In Afghanistan c’è la guerra ma non si deve dire

La genialata dell’ineffabile ministro della Difesa, Ignazio La Russa, era stata di “mandare in missione”, nome in codice Operazione sottoveste, le soubrette Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez ad allietare la Befana dei militari italiani in Afghanistan. Un tentativo italiota di imitare gli americani quando le star di Hollywood venivano spedite per brevi tour allo scopo di allietare le truppe dello zio Sam durante le guerre di Corea e Vietnam. Il cinepanettone saltò dopo l’uccisione del caporalmaggiore Matteo Miotto. Oggi la notizia di un altro attacco contro i militari italiani a Bala Murghab in Afghanistan, verso le 12:05 ora italiana. Un militare è morto, il caporalmaggiore Luca Sanna, 33 anni di Oristano, ucciso da un aggressore con divisa dell’esercito afghano mentre un altro soldato italiano è rimasto ferito. Lo scontro a fuoco è avvenuto nell’avamposto italiano “Highlander”, uno dei distaccamenti intorno al villaggio di Bala Murghab, nell’ovest, presidiato da alpini dell’8° Reggimento di stanza in Italia a Cividale del Friuli, riferiscono fonti della Difesa. Salgono a 36 le vittime tra i militari italiani nella guerra in Afghanistan dall’inizio della “missione di pace” Isaf del 2004.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco avvenuto a Bala Murghab ha espresso i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del militare caduto nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, e un affettuoso augurio al militare ferito. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Non dovrebbe trattarsi di un usuale conflitto a fuoco, ma aspettiamo le conferme» Secondo La Russa, sono due le ipotesi ancora al vaglio degli investigatori: o che il terrorista non fosse un militare ma indossasse l’uniforme, oppure – «meno probabile» – che fosse un infiltrato nell’esercito afgano, arruolatosi proprio per compiere azioni di questo tipo.

Dopo l’uccisione di un altro militare italiano in Afghanistan, conclude il ministro in conferenza stampa «possiamo solo ribadire ancora una volta che non è in discussione la bontà delle ragioni che ci inducono a perseguire gli scopi della missione». «Esprimo a nome mio personale e di tutto il governo profondo dolore per la morte di un nostro soldato in Afghanistan mentre svolgeva un’importante missione di pace per la stabilità e contro il terrorismo» ha dichiarato invece il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Si tratta purtroppo di un ulteriore, carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro quotidiana lotta contro il terrorismo internazionale», ha dichiarato il Ministro (inutile) degli Esteri Franco Frattini.

Art. 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

I militari italiani, i vertici militari e politici, in violazione dell’art. 11 della Costituzione, partecipano a una guerra, non difensiva ma offensiva, in cui i conclamati propositi di aiuto alla società afghana non servono più da tempo a nascondere la realtà. Andrebbero processati per alto tradimento tutti gli ipocriti fiancheggiatori che osano ripetere fino all’estenuazione la “necessità di consolidare la democrazia in Afghanistan”.

Siccome non siamo “ufficialmente” in guerra, poichè in Afghanistan ci siamo andati 7 anni fa per regalare dolci, giocattoli, succhi di frutta e palloncini colorati ai bambini, il riservista Bruno Vespa, nel salotto dei veterani di “Porta a Porta” si è già assicurato la presenza sia di un esponente del governo che di uno dell’opposizione, i quali faranno ciò che si fa in ogni democrazia, diranno le stesse cose: In Afghanistan c’è la Befana, ma non si deve dire!

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2 commenti

  1. […] della firma del protocollo d’intesa perchè c’è stata stamattina la cerimonia funebre dell’ennesima vittima italiana in Afghanistan, una cerimionia struggente e di grande spiritualità che ci invita a meditare e riflettere, proprio […]

  2. […] Con l’inserimento poi della Nato e con l’allargamento della sua giurisdizione a tutto l’Afghanistan, il ruolo è diventato più definito in termini tattici e più confuso in termini strategici e politici. Anzi quelli politici sono proprio scomparsi. A ogni disgrazia si sente parlare ingenuamente di exit strategy, senza tenere conto che dopo l’uscita dal punto di vista politico internazionale ci sono ancora molte questione irrisolte da affrontare. Oggi in Afghanistan non esiste alcuna grande strategia, tantomeno di “uscita”. Prima di parlare di uscita bisognerebbe ridefinire la “strategia” che ci vede ancora lì. In Afghanistan si combatte una guerra d’occupazione. Questo è chiaro. Guerra è la parola che i nostri (si fa per dire) dirigenti politici e militari hanno sempre eluso. Mancando così al dovere di verità che la democrazia pretende da chi ne esercita le magistrature. Soltanto in Italia si continua con la finzione politica secondo la quale noi siamo lì a svolgere una “missione di pace”. […]


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