LA CAPARRA DELLO ZIO SAM

Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, il Pentagono sta affrontando la realtà che l’aumento delle spese per la Difesa non sono più una cosa certa e che nuovi tagli ai fondi militari potrebbero essere all’orizzonte. Il Dipartimento della Difesa statunitense attualmente ha oltre 750 basi disseminate in 38 paesi del mondo, oltre 3 milioni il numero dei dipendenti e un bilancio di chiusura 2010 con una spesa complessiva pari a 530,8 miliardi di dollari. Il segretario alla Difesa Robert M. Gates, ha annunciato che il Pentagono taglierà la spesa prevista da 78 miliardi dollari nei prossimi cinque anni e ridurrà in dimensioni le unità della U.S. Army (budget 2010: $ 139,6 miliardi) e U.S Marine Corps (budget 2010: $ 155,8 miliardi). Lo scrive The Washington Post per cui i tagli rappresentano l’estrema conseguenza alla “costrizione fiscale” di fronte alla crisi economica, finanziaria e debito pubblico negli Stati Uniti poichè la spesa per la Difesa – che rappresenta un quinto del bilancio federale – non è più una “vacca sacra”. Ma quando tutte queste belle promesse? Non certo nell’immediato, bensì quando le guerre in Afghanistan e Iraq volgeranno al termine. Tant’è! In una conferenza stampa, Gates ha anche detto che il Pentagono cercherà di ottenere dal Congresso 553 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2012. Un aumento rispetto all’ultimo budget (549 miliardi di dollari), ma molto inferiore rispetto a quanto anticipato dai comandi militari. La guerra continua…

Un documento pubblicato dalla Commissione di esperti incaricata dal Pentagono ha individuato sprechi e inefficienze che raccomandando un taglio di spesa da 100 miliardi di dollari per la Difesa a bassa priorità entro il 2015: 35 miliardi di dollari al Department of the Navy (Marina, risparmiando sugli alloggi delle truppe); 29 miliardi di dollari al Department of the Army (Esercito, economie nei quartier generali e tagli nelle costruzioni); 34 miliardi di dollari al Department of the Air Force (Aeronautica, costi del carburante e risparmi vari).

Per ciò che riguarda la riduzione di costi a carico del Pentagono, il segretario alla Difesa Gates ha anche detto ai giornalisti: «We must come to realize that not every defense program is necessary, not every defense dollar is sacred or well-spent, and more of everything is simply not sustainable».

Ad esempio, ha ordinato di rinunciare alla spesa dei 15 miliardi di dollari previsti dal programma per la costruzione di un mezzo da sbarco anfibio nuovo per i Marines – il Expeditionary Fighting Vehicle – già commissionato alla General Dynamics. Il motivo? E salito di prezzo ed è diventato meno rilevante per come la guerra si è evoluta.

In cambio, ha detto, i militari saranno autorizzati a ridistribuire i 70 miliardi dollari in altri sistemi d’armamento e progetti, tra cui un nuovo bombardiere a lungo raggio per la U.S. Air Force (budget 2010: $ 143,4 miliardi; 680mila unità). Quindi più navi per la Marina e riammodernamento dei carri armati Abrams per l’esercito. Altri 30 miliardi di dollari, invece, andranno per pagare carburante, assistenza sanitaria e altri costi. Con tanti saluti all’Austerity tanto decantata!

Per arrivare a tagliare la spesa prevista da 78 miliardi dollari nei prossimi cinque anni, Gates ha aggiunto che ridurrà drasticamente il numero dei contractor militari privati di quasi un terzo nei prossimi tre anni, il numero di generali e ammiragli passeranno dagli attuali 900 ai successivi 800 dopo la riforma, congelerà i salari dei dipendenti militari e civili, ed aumenterà i premi di assistenza sanitaria per i pensionati militari e le loro famiglie per la prima volta dal 1995.

I 4 miliardi dollari inizialmente previsti per la produzione del Joint Strike Fighter, meglio conosciuto come l’F-35 Lightning II e commissionato alla Lockheed Martin sarà temporaneamente ritardato così come già previsto dal programma dei costi per la fornitura di velivoli di nuova generazione, per ciascuno dei servizi armati.

In cima alla lista dei pensieri del segretario Gates e dell’amministrazione del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama ci sarebbe anche la riduzione, in numero di unità, della forza effettiva delle truppe:

A partire dal 2015, l’Esercito e la Marina dovranno tagliare il numero dei soldati in servizio attivo. Le riduzioni contribuiranno a far risparmiare 6 miliardi di dollari su due anni e sono in coincidenza con il ritiro delle truppe previsto dalla guerra in Afghanistan. Il presidente Hamid Karzai, amministratore di condominio del governo-fantoccio afghano, ha promesso invece che le forze afghane si assumano la responsabilità di condurre la guerra alla fine del 2014. C’è da credergli, visti i precedenti, possiamo stare tranquilli.

Ci sono attualmente circa 202.000 Marines in servizio attivo, in crescita rispetto ai 175.000 nel 2007. L’Esercito ha circa 569.000 soldati in servizio attivo, tra cui un aumento temporaneo di 22.000 unità che è già prevista per scadere nel 2014. Gates ha anche annunciato che l’esercito potrebbe avere una nuova guida, il generale Martin Dempsey, già responsabile della formazione e della dottrina Comando che andrà a sostituire il generale George Casey. Ma per l’avvicendamento sarà necessario l’approvazione della Casa Bianca e del Senato.

I Repubblicani, tanto per cambiare, non hanno gradito. Il senatore John McCain dell’Arizona, si è detto “preoccupato” dalla nuova amministrazione Obama e dalle proposte di bilancio del Pentagono. Ma questa è un’altra storia…

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5 commenti

  1. […] fine rapidamente ad un conflitto con armi convenzionali (o comunque non nucleari). Sì che, gli enormi costi e il logorio della propria macchina militare che gli Usa devono sostenere per cercare di mantenere (in verità, con scarso successo) il controllo del territorio di questi […]

  2. […] quanto facesse un secolo fa la vecchia Inghilterra. E possiamo ben dominare i cieli e i mari, visto il quasi trilione di dollari all’anno che spendiamo per conseguire la nostra visione di un “dominio a pieno […]

  3. […] dei prossimi cinque anni – anche qui nell’ipotesi di essere rieletto nel 2012 – Barack vorrebbe togliere 78 miliardi al budget del Pentagono. Ci permettiamo di dubitarne. Le truppe d’occupazione a stelle e strisce non se ne sono ancora […]

  4. […] se il Medio Oriente esplode e gli Stati Uniti piombano nel “dibattito” sul budget alimentato in modo significativo dalle nostre guerre sbalorditivamente costose infinite questi due esperti propongono implicitamente che il Generale Petraeus e i suoi successori […]

  5. […] in miliardi di dollari che solo per un quarto del bilancio complessivo finiscono alla Difesa (il Dipartimento della Difesa statunitense attualmente ha oltre 750 basi disseminate in 38 paesi del…). Per non dire, poi, dell’impennata dei prezzi del petrolio in parte attribuibile alla guerra […]


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