«LOOKS CAN KILL» E IL GIOCO E’ FATTO

L’aeronautica inglese si dota di un nuovo casco che permette di far fuoco puntando lo sguardo verso l’obiettivo. I piloti dei Typhoon della Raf potranno colpire un aereo nemico in tutte le posizioni. Non è proprio lo sguardo della morte ma ci si avvicina parecchio. I piloti della Raf, la Royal Air Force inglese, hanno infatti a disposizione un nuovo tipo di casco – sviluppato dalla britannica BAE System – che permette di far fuoco usando gli occhi: basta “puntare” lo sguardo sull’obiettivo, proiettato dal computer sulla visiera-monitor, e il gioco è fatto. Il casco della morte – costo: 250.000 sterline (300mila euro) – è usato sui Typhoon della Raf e può colpire un aereo nemico in tutte le posizioni, purché sia nella visuale del pilota. «Di solito – spiega al The Sun il pilota Mark Bowman – bisogna posizionarsi dietro a un aereo per poterlo colpire. Con questo casco posso invece comandare le armi con la testa. E’ la fine del combattimento aereo tradizionale».

Gli biettivi appaiono sulla parte interna della visiera del pilota che gli permette di sceglierne uno e fare fuoco. Può anche colpire un bersaglio che è di lato, sopra o sotto – finché si può vedere. Funziona utilizzando minuscoli sensori ottici sul casco. Questi sono raccolti da altri sensori in cabina di guida.

Costa invece 10.000 sterline (12mila euro) il “braccialetto rileva-talebani” già sperimentato dai paracadutisti britannici in Afghanistan. Si chiama Boomerang Warrior-X, pesa 300 grammi e si indossa sopra il braccio. Un segnale acustico viene emesso nel momento dell’individuazione del fuoco nemico mentre sul display appaiono le coordinate del posizionamento del cecchino. Sarà progressivamente utilizzando un dispositivo nuovo che può individuare la posizione esatta del nemico (in questo caso dei talebani) più di un mezzo miglio (1000 metri) di distanza.

E’ stato sviluppato dalla britannica Raytheon BBN Technologies, per proteggere le truppe quando sono più vulnerabili a piedi e senza la copertura di veicoli o edifici. Il sistema fornisce una copertura a 360 gradi, senza falsi allarmi. Quando il soldato si muove, il sistema compensa il movimento del soldato e aggiorna continuamente la posizione della “minaccia” su un display di polso.

Il sensore può mantenere la posizione relativa del tiratore fino a 60 secondi mentre il soldato corre o rotola. In più, il piccolo dispositivo può anche comunicare con il Joint Tactical Air Controller e trasmettere la posizione esatta del nemico per piloti da caccia per un attacco aereo.

Nel 2003, a Mosul, nel nord dell’Iraq, arrivò la Terza Divisione americana, la leggendaria «hi-tech Division». Sembrava un’armata da fantascienza. Su ogni Hummer, le gigantesche jeep fatte per essere indistruttibili, stava un computer che mostrava il campo di battaglia come lo vedevano assieme gli aerei spia, i satelliti o i rapporti delle forze speciali infiltrate tra le linee nemiche. Il tutto in mezzo alla polvere che turbinava dai finestrini. Cinque anni dopo, in Afghanistan, lo stesso schermo che è la combinazione tra un computer, un gps e una radio, venne messo a disposizione di ogni pattuglia italiana. Non su ogni mezzo, perché il giocattolino costava troppo, ma uno per ogni pattuglia di alpini. La Brigata Sassari arrivò in Iraq nel 2003 con i Vm, blindati che i soldati avevano ribattezzato «Scarrafoni» o «Bare viaggianti» perché le protezioni resistevano egregiamente ai mitra, ma già contro un razzo o, peggio, contro una mina, cedevano. Allora, addio soldati.

Oggi gli italiani hanno i Lince, il gioiellino Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, che in più occasioni avrebbe dovuto salvare la vita dei soldati del contingente italiano in Afghanistan. La risposta nostrana agli Hummer. L’esercito italiano sta cambiando, sta diventando più moderno. Professionale. Negli uomini e nei mezzi. A Nassiriya ci vollero le polemiche per la morte di Matteo Vanzan per far arrivare gli elicotteri d’attacco Mangusta. A Nassiriya il top della tecnologia sembravano essere i visori notturni. Su alcuni blindati Puma, vennero montate costosissime torrette Hitrole con telecamere a infrarossi e termiche che vedono qualunque cosa nel raggio di due chilometri e, nel caso, protetti dentro lo scafo, sparano con la precisione del puntamento laser. 

Per l’ennesima volta in dieci anni, da quando cioè gli eserciti occidentali hanno occupato l’Afghanistan, l’industria della guerra, unica economia che non conosce crisi, sta facendo passi da gigante. Il dubbio ora è un altro: basterà tutto questo sforzo militare e tecnologico del più avanzato degli eserciti del mondo, a fermare un popolo aggredito che difende la propria patria e la propria autodeterminazione?

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