C’ERA UNA VOLTA IL LAVORO

Il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è aperto con una dedica ai giovani – “Dedico ai giovani il messaggio di fine anno, perché i problemi che si pongono loro sono gli stessi dell’Italia” – queste le prime parole nel tradizionale messaggio rivolto “alle italiane e agli italiani”. Proprio i giovani sono stati il filo conduttore del discorso di Napolitano: «Quando i giovani chiedono risposte sanno bene di non poter avere un futuro di certezze, magari all’ombra dello Stato. Denunciano un vuoto, vogliono opportunità che lo Stato non può garantire aumentando il debito pubblico. Il peso ricadrebbe proprio sulle spalle dei giovani». Più in generale, nell’ovvietà del discorso di Napolitano neanche una parola, niente, su quanti lavoratori hanno perso la vita sul luogo di lavoro inteso come il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza che competono ai datori di lavoro e alle aziende. Andiamo a guardare la situazione del mondo del lavoro in Italia, una situazione disastrosa e fallimentare: il tasso di disoccupazione a ottobre è salito all’8,7%, mentre il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel terzo trimestre del 2010 ha raggiunto il 24,7%. (dati ISTAT). E per i giovani quale sarà l’avvenire nel mondo del lavoro? 

Come si è sempre detto, continuando a ingrassare gli industriali che scaricano sulla comunità le loro incapacità organizzative e che, dopo aver ricevuto dorati contributi e aiuti costituiti da ammortizzatori sociali (è l’INPS a pagare la cassa integrazione), chiudono le aziende e le trasferiscono all’estero, a pagare il prezzo più salato saranno i giovani che sono i precari per natura poichè le politiche governative liberiste e antisociali non hanno mai realizzato una legge finalizzata a favorire l’occupazione giovanile. Sperare quindi in qualcosa di buono da parte dello Stato è pura utopia. Sperare in questo sistema, che produce record negativi di debito pubblico (nel mese di ottobre ha raggiunto 1.867,398 miliardi di euro, vale a dire che su ogni cittadino grava un debito di 31.123 euro) e le cui strutture sono a disposizione del mondialismo economico in cui i governanti altro non sono che camerieri del capitalismo, possa fare qualcosa per le generazioni che entrano nel mondo del lavoro è pura immaginazione.

Molti neolaureati sono spesso costretti ad accettare lavori che con la loro specializzazione non hanno niente a che vedere (professionalità è un vocabolo che non esiste quasi più nel mondo del lavoro) rivolgendosi alle cosiddette “agenzie di intermediazione”, associazioni atte allo sfruttamento dei giovani, poichè in cambio della propria vita sociale offrono flessibilità nel mecato del lavoro, mano libera nei licenziamenti e precarietà legalizzata. Con il precariato si induce il lavoratore a prostituirsi, pur di avere o mantenere un posto di lavoro, poichè il concetto di base della flessibilità è quello secondo cui il posto di lavoro non deve essere garantito a nessuno.

I sindacati non tutelano più gli interessi dei lavoratori poichè hanno abdicato alle loro funzioni e sono diventati complici dei governi che li ricambiano con la creazione di enti vari che portano nelle loro casse enormi quantità di denaro. La gestione dei fondi pensione, da parte dei sindacati, che fanno riferimento alle multinazionali finanziarie, hanno trasformato i sindacati stessi in vere e proprie SpA. Ne conseguono le firme nei contratti collettivi di lavoro finalizzate in accordi “al ribasso” mirati alla rinuncia dei più elementari diritti acquisiti dai lavoratori: malattia, orario di lavoro, turni, pause, refezione, riforme pensionistiche varie, scatti di anzianità, annullamento dei benefici del trattamento di fine rapporto. Insomma, governo e industriali, con l’avallo miope delle parti sociali, non investono più nell’economia reale e nella produzione bensì nelle finanziarie che mettono a rischio capitali e soprattutto posti di lavoro.

Non esiste alcun piano per il lavoro e certe aziende che dovrebbero essere nazionalizzate sono invece foraggiate dal governo. Nella logica liberista conta solo la produttività dell’impresa. Qualità ed efficienza nell’attuale quadro competitivo sono diventati fattori congiunti di successo aziendale. Il perseguimento della qualità e dell’efficienza si fondano sullo sfruttamento del lavoratore, inteso come “risorsa umana” cui è affidata la realizzazione di progetti di miglioramento dei processi produttivi aziendali, che porterà a una maggiore competitività sul mercato; simbolo di un’azienda che maliziosamente interpreta il successo come responsabilità verso il benessere comune. Ecco, quindi, una conseguenza della globalizzazione: la continua “caccia agli sprechi” per il miglioramento dei processi aziendali.

È questo l’obiettivo del World Class Manufacturing (WCM) applicato, non a caso per fare un esempio alla multinazionale Fiat dell’ad Sergio Marchionne e della famiglia Agnelli/Elkann: eliminare gli sprechi produttivi. Il WCM è un programma di innovazione basato sul miglioramento continuo che attraverso il miglioramento di tutte le prestazioni, il coinvolgimento di tutti i livelli e funzioni aziendali, l’adozione dei principi della qualità totale, della lean production e della “fabbrica integrata”, porterebbe all’eccellenza dell’intero ciclo logistico-produttivo di un’impresa. Il lavoratore in questo sistema integrato di derivazione Giapponese è semplicemente merce di scambio.

In questa filosofia della catena di montaggio del terzo millennio che, tradotta nel sistema «Ergo-Uas», verrà applicata nello stabilimento piemontese di Mirafiori, secondo l’accordo firmato tra la multinazionale Fiat e i sindacati, Fiom-Cgil esclusa. In questa ottica si impone dunque di rivedere radicalmente il processo produttivo al fine di rispondere con successo alle nuove criticità di mercato.

Nell’articolo che segue – Corriere della Sera del 28 dicembre 2010:

Fabbrica Italia taglia le pause e scopre il «protocollo Detroit»
di Enrico Marro

ROMA – Azzerare le operazioni improduttive come camminare, aspettare, cercare un attrezzo, metterlo a posto. Sfruttare ogni secondo della prestazione lavorativa a fini produttivi. Questo succede, per esempio, se un operaio non deve più fare alcuni passi per recuperare il pezzo da montare sulla scocca del veicolo, ma lo prende da un carrellino collegato alla stessa scocca. Più produttività, tagliando i tempi morti. E più ergonomia per diminuire le operazioni più logoranti per il fisico, come il sollevamento o il trasporto di oggetti pesanti. È questa la filosofia della catena di montaggio del terzo millennio che, tradotta nel sistema «Ergo-Uas», verrà applicata, «dal 4 aprile 2011», nello stabilimento Mirafiori, secondo l’accordo firmato tra la Fiat e i sindacati, Fiom-Cgil esclusa. E che, poiché il lavoro dovrebbe essere meno pesante, permetterà di ridurre le pause di ogni operaio dalle attuali tre, per 40 minuti complessivi, a tre da 10 minuti ciascuna. Insomma: 10 minuti in meno di riposo al giorno e altrettanti di lavoro retribuito in più. Produttività e salario salgono, è incontestabile. Più difficile, invece, dimostrare che non ci siano ripercussioni sulla salute e lo stress. È un fatto che fare l’operaio alla linea di montaggio sia ancora un’attività logorante, nonostante i grandi miglioramenti avvenuti. La Fiom, per esempio, ha recentemente denunciato, non smentita dalla Fiat, che il 27% dei dipendenti di Mirafiori 1.500 su 5.500 ha ridotte capacità lavorative accertate dai medici aziendali e che a Melfi, fabbrica piena di operai ancora giovani, tale percentuale sale addirittura il 40% 2.200 su 5.500. Il sistema Ergo-Uas era stato introdotto sperimentalmente in Fiat nel 2008. Adesso nelle newco di Pomigliano e Mirafiori andrà a regime. Si tratta di un metodo nell’ambito del protocollo Wcm World class manufacturing che le principali case automobilistiche mondiali hanno cominciato ad adottare già negli anni Ottanta per mettersi alla pari con le performance della giapponese Toyota che aveva rivoluzionato il sistema fordista con il just in time eliminazione delle scorte di magazzino e l’incremento dei ritmi produttivi. Alla «Descrizione del sistema Ergo-Uas» è dedicato l’allegato 7 dell’ accordo di Mirafiori. La premessa è che i recenti sviluppi dell’ ergonomia scienza che studia come migliorare il rapporto uomo-macchina consentono di «aggiornare i sistemi di misurazione del lavoro». Il metodo è in parte vecchio e in parte nuovo. Di vecchio c’è che la singola operazione viene misurata «da personale tecnico specializzato» col cronometro allo scopo di «determinare il tempo necessario all’esecuzione di un dato lavoro». Come base per la rilevazione si prende «il rendimento di un uomo mediamente ben allenato, che conosce bene il lavoro e che dà un costante rendimento senza stancarsi». A questi tempi vengono applicati, e qui sta la novità, dei correttivi, i «fattori di maggiorazione» propri dell’ Ergo-Uas, «calcolati in funzione dell’insieme di operazioni assegnate nell’arco del turno di lavoro» e considerando una serie di «fattori di rischio», dalle «posture» che l’operaio deve assumere alle «azioni di forza» che deve compiere. Obiettivo: «Assegnare sufficiente recupero per uscire dalla zona a rischio elevato. Assegnare sufficiente recupero per lavorare correttamente in aree a rischio medio-basso». Alla fine si arriva alle tabelle dei tempi e alla conseguente velocità di corsa della linea di montaggio e alla definizione delle pause. A Mirafiori come a Detroit. A Pomigliano come a Pechino.

In pratica si utilizzeranno metodi e strumenti legali che legittimano il precariato, utilizzati senza scrupoli dagli industriali anche grazie al collaborazionismo messo in atto dalle sigle sindacali firmatarie dei contratti. Un giovane su quattro è disoccupato e uno su due è precario. Questa è solo la punta dell’iceberg del “quasi” tracollo del lavoro in Italia, per ora evitato dalle varie casse integrazioni. A tutto questo si aggiunge il livello dei salari che in Italia è uno dei più bassi d’Europa. Il tutto, con buona pace dello stato sociale, è condito dalla soddisfazione del curatore fallimentare del lavoro Maurizio Sacconi: «L’accordo firmato per lo stabilimento Fiat di Mirafiori non è scellerato poichè assicura l’investimento di Fiat e aumenta gli stipendi ai lavoratori».

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.