2011: AFGHANISTAN, BLOOD FOR OIL

Un soldato italiano del contingente impegnato in Afghanistan è stato ucciso oggi, da un cecchino (riporta una nota del Contingente italiano a Herat), nel distretto del Gulistan, nell’ovest del Paese. Il caporalmaggiore Matteo Miotto, 24 anni, di Thiene (VI), in forza al 7/o reggimento alpini di Belluno è stato ucciso mentre era in servizio di guardia all’interno della base “Snow”. Salgono a 35 le vittime italiane dall’inizio della missione Isaf del 2004, sono 13 nel 2010. «Una fatalità che suscita rabbia. I cecchini non sono una novità, ma finora non avevano mai ferito nessuno», ha detto il ministro della missione umanitaria di pace Ignazio La Russa. Benché non si vedano indizi di vittoria (al vertice di Lisbona è stato deciso il piano di transizione che inizierà con il nuovo anno con l’obiettivo di concludere tutte le operazioni di combattimento entro la fine del 2014), il premio Nobel per la pace orwelliana – per i suoi straordinari sforzi nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli –, Barack Obama in visita alle truppe d’occupazione in Afghanistan ha ugualmente ribadito che dal luglio prossimo inizierà una “responsabile” riduzione del contingente Usa che oggi conta quasi 100 mila militari (tre volte superiore a quella di 22 mesi fa) indicando inoltre come “realistica” la data del 2014 per la “transizione completa” della responsabilità sulla sicurezza alle cosiddette forze afghane.

Le promesse di Obama

Lista delle 10 promesse fatte in campagna elettorale da Obama che riguardano il mondo intero:   
  • Ridurre le emissioni di anidride carbonica degli Usa dell’80% entro il 2050 e svolgere un ruolo forte e positivo nel negoziare un trattato vincolante per rimpiazzare il Protocollo di Kyoto in scadenza;
  • Ritirare le truppe dall’Iraq entro 16 mesi, senza mantenere basi permanenti nel paese;
  • Stabilire l’obiettivo chiaro di eliminare le armi nucleari dal pianeta;
  • Chiudere il centro detentivo di Guantanamo;
  • Raddoppiare gli aiuti Usa per dimezzare la povertà estrema entro il 2015 ed accelerare la lotta a Aids/Hiv, tubercolosi e malaria;
  • Aprire relazioni diplomatiche con paesi come Iran e Siria, per perseguire la pacifica risoluzione delle tensioni;
  • De-politicizzare i servizi segreti in modo che non si ripetano mai più manipolazioni come quelle che hanno spinto gli Usa in Iraq;
  • Lanciare uno sforzo diplomatico all’altezza di fermare le stragi in Darfur;
  • Accettare di negoziare solo nuovi accordi commerciali che contengano protezioni ambientali e del lavoro;
  • Investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per supportare le energie rinnovabili e raggiungere un milione di auto elettriche in strada entro il 2015;

Nel decalogo delle promesse non c’è alcun riferimento all’Afghanistan. Non è un caso. Barack Obama prometteva un cambiamento che otto anni di Bush avevano reso indispensabile, faceva storia con il colore della sua pelle, lanciava in ogni angolo del mondo messaggi di speranza. Sino ad ora l’unica promessa mantenuta è stata il cagnolino regalato alle figlie Malia e Sasha. Tant’è.

In Afghanistan la guerra che Obama considera centrale nella lotta al terrorismo va male. Le perdite delle forze Nato salgono: 2.281 militari sono stati uccisi dal 2001. Oltre il 60% sono americani. I fronti interni dei Paesi impegnati in prima linea mostrano qualche crepa, il governo-fantoccio del narcotrafficante Karzai crea più problemi di quanti ne risolva. Corruzione inclusa. Nel 2011 l’Italia spenderà 68 milioni di euro in più al mese, circa 800 milioni l’anno, per partecipare all’invasione atlantica imposta dagli “amici” americani. Un quadro desolante. La plutocrazia mondialista, in anticipo con sanzioni unilaterali, nel 2011 preparerà il colpo di scena finale: un progetto di base per l’attacco alla Repubblica Islamica dell’Iran.

La base legale ostentata per giustificare la presenza delle truppe americane in Afghanistan (così come per l’invasione in Iraq la menzogna delle armi di distruzione di massa mai trovate) è costituita dalla “Autorizzazione all’uso della forza militare”, deliberazione congiunta approvata dal Congresso degli Stati Uniti il 18 Settembre 2001 – una settimana dopo gli attentati al World Trade and Financial Center di New York – la quale autorizzava l’impiego della forza militare finalizzato alla distruzione di Al Qaeda. Adesso, dopo quasi dieci anni, il pretesto che i soldati americani stiano in Afghanistan per stanare Al Qaeda è stato quasi abbandonato. In sua vece si dichiara ora che la guerra viene fatta contro i “Talibani”, etichetta applicata indistintamente a qualsiasi afghano che resista all’occupazione atlantica capeggiata dagli Stati Uniti. Il fatto che il pretesto originale per l’invasione dell’Afghanistan sia stato lasciato cadere pone la domanda: con quale pretesa giustificazione legale il governo degli Stati Uniti e i suoi servili alleati hanno continuato la guerra in Afghanistan e la stanno ora intensificando? La verità è che non ne esiste alcuna, resta solo la cruda realtà di una guerra imperialista di saccheggio e di dominazione.

Il costo umano di tale operazione è già impressionante:

Le statistiche mostrano che dall’inizio dell’invasione militare Enduring Freedom (7 ottobre 2001), sono stati 2.281 i militari Isaf deceduti in Afghanistan (711 nel 2010), dei quali 1.449 americani (498 nel 2010). E l’invasione continua…

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