NON CHIEDERE, NON DIRE

Don’t Ask, Don’t Tell (DADT) “è il termine con cui comunemente ci si riferisce alla linea politica degli Stati Uniti d’America in merito alla questione dell’orientamento sessuale dei membri del servizio militare. Questa politica limita i tentativi dell’esercito di individuare membri o candidati omosessuali o bisessuali non dichiarati, al contempo escludendo dal servizio militare le persone apertamente gay, lesbiche o bisessuali. Le restrizioni sono imposte dalla legge federale Pub.L. 103-160 (10 U.S.C. § 654)”. Nel 1967 Martin Luther King Jr tenne un discorso alla Chiesa Battista di Ebenezer intitolato “Oltre il Vietnam” nel quale dichiarava che la sua coscienza non gli avrebbe permesso di restare in silenzio sulla questione del Vietnam, sugli orrori della guerra, sulla minaccia della violenza alla nostra esistenza. In questo discorso sottolineava l’ironia del fatto che giovani di colore fossero benvenuti nell’esercito per bruciare i villaggi e uccidere la gente del Vietnam nel nome di una democrazia e di una libertà non ancora garantire loro nel paese per il quale combattevano. Potevano uccidere e compiere devastazioni nei combattimenti all’estero a fianco a fianco con gli americani bianchi ma in patria non potevano sedere uno accanto all’altro nella stessa scuola o mangiare allo stesso ristorante. 

Non ho potuto fare a meno di ricordare questo discorso quando un collega ha suggerito che l’abrogazione della legislazione del “Non chiedere, non dire” dimostrava che, di nuovo con le parole di King, “l’arco dell’universo pende verso la giustizia”. Ma questo collega ha tralasciato la parola più importante in quella frase: “l’arco dell’universo morale pende verso la giustizia.” Cosa c’è di ‘morale’ nella guerra? La è guerra è, e sarà sempre, immorale perché ci chiede di violare il primo principio della condotta morale: non uccidere. E mentre è morale e giusto prendere una ferma posizione di coscienza, cosa che la comunità gay e lesbica ottiene non nascondendo la propria identità sessuale, preferendo essere trasparenti riguardo a chi si ama, non è diritto morale di nessuno scatenare guerre e uccidere.

Membri della comunità gay e lesbica: questa legge non è un passo in avanti verso la giustizia. Il matrimonio sarebbe giustizia. Garantire finanziamenti per sradicare i reati di odio contro i gay o contro le lesbiche, sarebbe giustizia. Servire apertamente nell’esercito? Certo, è una vittoria. C’è stata una battaglia con le unghie e con i denti per questo, ed è stata vinta. Rappresenta una nuova generazione per la quale l’identità sessuale è, politicamente, un non-problema. Potrebbe addirittura forse intaccare il sistema bellico dall’interno se si è portati a credere che l’omofobia alimenti il militarismo. Ma, per favore, amici, non chiamatela giustizia. Ricordando ancora una volta King “un’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia dovunque” e gli attacchi dei droni ai villaggi pachistani condotti da uominie donne USA in servizio – indipendentemente dalla loro identità sessuale – non sono e non potranno mai essere giustizia. Mai. Non pensiamo solo alle vittime cui la violenza è indirizzata: come ha scritto recentemente David Swanson nel suo superbo ‘Guerra alla menzogna’ coloro che sopravvivono alla guerra è di gran lunga più probabile che siano ora addestrati e condizionati a fare cose con cui, una volta fatte, non siescono a convivere”.

D’altro canto, c’è qualcosa da imparare dalla campagna vittoriosa per porre fine alla discriminazione sessuale nell’esercito e precisamente essere consapevoli di questa profonda contraddizione, rendersi conto che questa vittoria nel campo della identità sessuale è stata conseguita al prezzo di un sacrificio molto più grande: il problema della coscienza riguardo alla guerra. Non porsi problemi riguardo alle famiglie della gente dell’Afghanistan. Non chiedersi se amano la vita o hanno figli dell’età dei tuoi. Non chiedersi se abbiano la capacità di amare anche quelli che hanno bombardato i loro villaggi. Non dire che si contestano i motivi in base ai quali il governo ci ha mandato a scatenare una guerra all’estero. Non dire di essere spaventati a morte. Non dire che si hanno incubi. Non dire che, tornando a casa, se non prima, si medita il suicidio. Non dire che ci si sente persi, isolati. Perché chiedere e dire queste cose spalanca la possibilità di finire la carriera militare e nel tempo, chissà, di porre termine allo stesso militarismo mediante la forza della verità.

La violenza è la forza di cambiamento più debole che abbiamo a disposizione, e la più distruttiva per coloro che ne fanno uso. Non ci vuole una persona forte per usare la violenza, né ci si ritrova più forti dopo averla usata. Non dite nulla di questo a nessuno…

Il dottor King ha detto che abbiamo una scelta: o non violenza o non esistenza. Solo una persona che ha compreso la non violenza può voler rinunciare alla carriera per motivi di coscienza; voler rendere un servizio al paese costruendo e non demolendo, voler dare un contributo duraturo alla giustizia nel suo complesso, non a ciò che si avverte come una specie di giustizia per se stessi. Abbiamo spesso osservato che noi che abbiamo idee progressiste possiamo essere tratti in inganno dalla nostra concentrazione relativamente limitata all’eguaglianza per un gruppo o un altro, dimenticando il problema dell’eguaglianza per tutti. I poveri possono avanzare economicamente facendosi condizionare a uccidere per conto dello stato; ora le lesbiche e i gay possono uscire dall’ombra sociale (e non minimizziamo il valore di questo) sottoponendosi a un tipo di disumanizzazione più profondo. Sono vittorie di Pirro. Non rallegriamoci fino a quando non avremo ottenuto l’unica vittoria che dura: la vittoria di tutti contro la violenza che danneggia tutti noi.

da Stephanie N.Van Hook e Michael N.Nagler, ZNETITALY

Annunci

1 commento

  1. […] e Barack Hussein Obama, apparentemente divisi, quando si tratta di questioni di dettaglio come i gay nell’esercito e l’aborto, ma che sono perfettamente allineati quando si tratta di salvare le banche che gli […]


Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.