CHI, NELLA POLITICA CHE SI FA INTERESSE

Nel BelPaese con le pezze al culo (leggasi sedere per non offendere i più raffinati), debito pubblico da default, corruzione, usura, truffe, speculazioni, affarismi e sprechi diffusi, il Palazzo degli onorevoli privilegiati raggranella euro su euro e continua, nella criticità del disagio sociale che sta per esplodere, a fare cassa. Mentre lorsignori, complici sedicenti sindacalisti, ai lavoratori impongono sacrifici dopo un’intera vita di lacrime e sangue farcita di flessibilità, cassa integrazione come ammortizzatore sociale, disagio, malattie professionali non riconosciute, salari da fame, precarietà e, nella peggiore delle ipotesi, morti bianche, la democrazia del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di vantaggi e prebende, elegge i rappresentanti del Popolo. L’unica libertà garantita dalla ricetta liberista è quella economica sulla quale, poichè è il volano del sistema, si è disposti a chiudere un occhio. Passiamo in rassegna al lavoro più numeroso. Quanto guadagna un operaio con anzianità, un’infermiera professionale, un artigiano specializzato, un’insegnante precaria di scuola media, un manovale? Nella nomenclatura e classificazione delle attività lavorative (dati ISTAT), la loro retribuzione è la decima parte dello stipendio che percepisce mensilmente un parlamentare, personalità mediocre cui non è richiesta alcuna specializzazione (basta andare a scorrere le biografie e vedere quali sono i loro titoli di studio: camera e senato) e privi di qualunque competenza e qualità che dovrebbe contraddistinguere un legislatore. E questo ancora di più, quando si assiste alla compravendita di poltrone, ostinandosi a tenere artificialmente in vita un esecutivo cui sarebbe logico staccare la spina. Nel bordello parlamentare, il cittadino elettore, confuso e disorientato, è soggetto sempre più manipolabile e il suo voto strumento nelle mani di funzionari interessati alla propria carriera tale da garantirsi indennità, diaria, rimborsi, pensione e sottosegretariati. Strepitosa l’intervista (Un giorno da pecora, 16/12/2010 – Radio 2) del personaggio simbolo delle conversioni illuminate dell’ultima ora, il deputato Domenico Scilipoti che ha lasciato Di Pietro e sostenuto la fiducia a Silvio Berlusconi, nell’interesse del popolo (sic!): «Non mi vergogno, io sto con gli italiani». Chissà quanti fan. 

 

Il cosiddetto “governo Scilipoti I” è salvo! E con esso, trame e delitti che credevamo essere rimasti senza colpevoli, vengono finalmente a galla chiarendo tutte le vicende più oscure della storia dell’Italia repubblicana:

Chi ha abbattuto le Torri Gemelle? Scilipoti. Chi è il responsabile della strage di Portella delle Ginestre? Scilipoti. Chi è il responsabile della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano? Scilipoti. Chi ha fatto deragliare il Treno del Sole nei pressi della stazione di Gioia Tauro? Scilipoti. Chi è il responsabile della strage alla Questura di Milano? Scilipoti. Chi è il responsabile della strage di Piazza della Loggia a Brescia? Scilipoti. Chi è il responsabile dell’attentato al treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro (Bologna)? Scilipoti. Chi è il responsabile della strage alla stazione di Bologna? Scilipoti. Chi, all’antivigilia di Natale, si è reso responsabile dell’attentato al treno rapido 904, ancora a San Benedetto Val di Sambro (Bologna)? Scilipoti. Chi ha avvelenato Michele Sindona? Scilipoti. Chi è il responsabile del rapimento di Aldo Moro? Scilipoti. Chi ha ucciso il commissario Calabresi? Scilipoti. Chi ha rapito Emanuela Orlandi? Scilipoti. Chi è il responsabile del crack al Banco Ambrosiano e della morte del “banchiere di dio” Roberto Calvi? Scilipoti. Chi era l’occulto manovratore della Banda della Magliana? Scilipoti. Chi ha ucciso il giornalista Carmine Pecorelli? Scilipoti. Chi ha sabotato l’aereo di Enrico Mattei? Scilipoti.  Chi era a capo della Uno bianca? Scilipoti. Chi ha abbattuto il Douglas Dc9 Itavia a Ustica? Scilipoti. Chi ha fatto saltare in aria i giudici Falcone e Borsellino? Scilipoti. Chi costruirà il Ponte sullo stretto di Messina? Scilipoti. Chi farà rientrare i soldati dall’Afghanistan? Scilipoti. Chi azzererà il debito pubblico nazionale? Scilipoti. Chi eliminerà le tasse? Scilipoti. Chi garantirà 1.000.000 di nuovi posti di lavoro? Scilipoti. Chi cancellerà le leggine vergogna di Silvio Berlusconi? Scilipoti. Chi cambierà la legge elettorale? Scilipoti…

Chi invece continua a garantirsi uno stipendio onorevole, riciclati inclusi, arrampicandosi sui tetti e cavalcando la drammaticità del disagio sociale, poichè come recita un allegato al manuale di satira politica (art. 67) “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, alla faccia ma sempre nell’interesse del popolo che lo ha votato?

Chissà, forse, un giorno anche Domenico Scilipoti si arrampicherà sul tetto (nel frattempo rassegnatevi di vederlo rasoterra nel salotto profumato di Bruno Vespa) e magari minaccerà di lanciarsi nel vuoto per protestare contro il legittimo impedimento, o magari un qualsiasi altro arrampicatore sociale di questa disgraziata Repubblica in cui gli sprechi sono all’ordine del giorno e confezionati, silenziosamente, nelle leggi finanziarie di fine anno (vedi i 5 milioni di euro erogati per tradurre in italiano il Talmud ebraico). In una società di massa come quella moderna, con i ritmi frenetici che quasi tutti sono costretti a seguire nella vita quotidiana (arrampicamenti inclusi), resta ben poco spazio per una riflessione attenta e critica. Fatale dunque che i livelli della coscienza tendano ad abbassarsi  a scapito di attenzione e spirito critico. In tale situazione sono i più furbi e quelli privi di scrupoli ad approfittarsene. E’ vero che c’è sempre la possibilità di non votare una seconda volta chi si è comportato male, ma la legislatura dura normalmente cinque anni e la gente tende ad avere la memoria corta.

Il padre fondatore della legge porcata Roberto Calderoli lanciò il sasso: «Riduciamo del 5% gli stipendi di ministri e parlamentari», sono i «capoccioni vari, i manager pubblici, i presidenti delle authority ma anche il personale della Camera», vera sanguisuga del bilancio di Montecitorio. «Perché non rinunciamo tutti a tre mensilità da versare a chi perde il lavoro?», contropropone il ministro Gianfranco Rotondi. Bella idea, roba forte. Tre o forse qualcosina in più. Perché non dar retta a quanto disse Maurizio Gasparri? «Non solo piccole percentuali di riduzione degli stipendi, ma subito la rinuncia ad “almeno” tre indennità mensili». Applausi. Però «creiamo un fondo che noi alimentiamo con il taglio che ci facciamo, dandogli però una destinazione precisa. Altrimenti il cittadino non sa dove vanno a finire i soldi», ragionò il ministro Michela Vittoria Brambilla. Tre allora?

Il ministro Ignazio La Russa ci pensò su e rilanciò: «Devolvere ogni anno uno stipendio intero di tutti coloro che hanno responsabilità politiche o manageriali connesse alla politica. Il valore corrispondente dello stipendio sarà rimesso alla Finanziaria, magari scaglionato o rateizzato negli undici mesi».

Cinque per cento? Una mensilità? Due? Tre? Chi offre di più?

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5 commenti

  1. […] assistiamo a dibattiti televisivi dove politici, industriali e pseudo sindacalisti, con pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone, lanciano ai lavoratori il vergognoso messaggio secondo il quale devono rassegnarsi a non avere […]

  2. […] pseudo-democrazia dove una ventina di persone a capo di tre o quattro consigli di amministrazione decretano la sorte di un intero paese senza che noi, quaggiù in basso, possiamo dire o fare […]

  3. […] di boicottare i mondiali di calcio del 2014 in Brasile) e i vergognosi ricatti dei sedicenti “responsabili” (non pervenuti). Un governo troppo impegnato a risolvere le questioni personali del suo […]

  4. […] soldi Papi ne aveva pochi, li aveva spesi tutti il 14 dicembre scorso per comperare la fiducia dei futuri responsabili Calearo (ex Pd), Razzi (ex IdV), Scilipoti (ex IdV). Il prezziario per convincere un deputato o un […]

  5. […] XVI legislatura, fondata sul voto dell’alfiere della medicina olistica e luminare dell’agopuntura, Domenico Scilipoti, […]


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