LA FARSA DEI COLLOQUI U$RAELIANI-PALESTINESI

La patetica capitolazione di Washington a Israele nella perorazione di un insignificante congelamento di tre mesi dell’espansione degli insediamenti – la parte araba di Gerusalemme Est esclusa – dovrebbe essere ricordata come uno dei momenti più umilianti della storia diplomatica USA. In settembre è scaduto l’ultimo congelamento degli insediamenti portando i palestinesi a cessare i colloqui diretti con Israele. Ora l’amministrazione Obama nel disperato tentativo di indurre Israele a un nuovo congelamento e risuscitare così i colloqui, si aggrappa a invisibili fili di paglia e a sontuosi doni al governo israeliano di estrema destra. I regali includono tre miliardi di dollari per aerei da combattimento. La prodigalità risulta casualmente essere un’altra sovvenzione dei contribuenti all’industria USA degli armamenti, che guadagna due volte da programmi di espansione della militarizzazione del Medio Oriente. I produttori USA di armamenti sono sovvenzionati non solo per sviluppare e produrre equipaggiamenti avanzati per uno stato che è virtualmente parte del sistema militare-industriale USA ma anche per fornire equipaggiamenti militari di seconda classe agli stati del Golfo: attualmente una vendita di armi senza precedenti da 60 miliardi di dollari all’Arabia Saudita, transazione che ricicla anche petrodollari a un’economia USA malridotta. 

Le industrie civili dell’alta tecnologia statunitensi e israeliane sono intimamente integrate. Desta poca meraviglia che il sostegno più fervente alle azioni di Israele provenga dalla stampa industriale e dal Partito Repubblicano, il più estremo dei due partiti politici orientati alle imprese.

Il pretesto per l’enorme vendita di armamenti all’Arabia Saudita è la difesa contro la “minaccia iraniana”. Tuttavia la minaccia iraniana non è militare, come hanno sottolineato il Pentagono e i servizi d’informazione USA. Se l’Iran sviluppasse una forza militare nucleare lo scopo sarebbe di deterrenza, presumibilmente per evitare un attacco israelo-statunitense.

La vera minaccia, agli occhi di Washington, consiste nel fatto che l’Iran sta cercando di espandere la sua influenza sui paesi vicini, “stabilizzati” dall’invasione e dall’occupazione USA. La versione ufficiale è che gli stati arabi stanno implorando l’aiuto militare USA per difendersi dall’Iran. Vera o falsa, la pretesa offre visione del concetto dominante di democrazia.

Quali che siano le preferenze dei dittatori al governo, gli arabi in un recente sondaggio Brookings hanno classificato le maggiori minacce alla regione come: Israele (88%), gli Stati Uniti (77%) e l’Iran (10%). E’ interessante che dirigenti USA, come rivelato dai dispacci appena pubblicati da WikiLeaks, abbiano totalmente ignorato l’opinione pubblica araba per attenersi al punto di vista dei dittatori al potere.

I regali degli USA a Israele includono anche il sostegno diplomatico, secondo i rapporti attuali. Washington si impegna a porre il veto a iniziative del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che possano infastidire i capi di Israele e a far cadere ogni richiesta di ulteriore proroga di un blocco degli insediamenti.

Quindi, aderendo alla pausa di tre mesi Israele non sarà più disturbato dall’ufficiale pagatore nell’espandere le sue azioni criminali nei territori occupati. Che tali azioni siano criminali non è in dubbio fin dalla fine del 1967, quando la principale autorità legale di Israele, il giurista internazionale Theodor Meron, avvertì il governo che i suoi programmi di iniziare insediamenti nei territori occupati violavano la Quarta Convenzione di Ginevra, un principio base della legge umanitaria internazionale stabilito nel 1949 per rendere illegali gli orrori del regime nazista. La conclusione di Meron fu avallata dal Ministro della Giustizia, Ya’akov Shimson Shapira, e poco tempo dopo dal Ministro della Difesa Moshe Dayan, scrive lo storico Gershom Gorenberg in L’impero Accidentale.

Dayan informò i suoi colleghi ministri: “Dobbiamo consolidare la nostra presa in modo che, nel tempo, riusciremo a ‘digerire’ la Giudea e la Samaria (la West Bank) e a fonderle nel ‘piccolo’ Israele” contemporaneamente “smembrando la contiguità territoriale” della West Bank, tutto con il solito pretesto “che il passo è necessario a fini militari”. Dayan non ebbe dubbi, o rimorsi, per quanto stava raccomandando: “Insediare gli israeliani nei territori occupati contravviene, come è noto, alle convenzioni internazionali” osservò. “Ma in ciò non vi è nulla di essenzialmente nuovo”. Il presupposto corretto di Dayan era che il boss di Washington avrebbe potuto obiettare formalmente, ma con una strizzatina d’occhio, e avrebbe continuato a fornire il decisivo sostegno militare, economico e diplomatico alle imprese criminali.

La criminalità è stata sottolineata da ripetute risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, più recentemente dalla Corte Internazionale di Giustizia, con l’accordo di fondo del giudice USA Thomas Buergenthal in una dichiarazione separata. Le azioni di Israele violano anche le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza riguardanti Gerusalemme. Ma va tutto bene, fino a quando Washington continua a far l’occhiolino.

Tornando a Washington, i superfalchi Repubblicani sono anche più ferventi nel loro appoggio ai crimini israeliani. Eric Cantor, il nuovo leader di maggioranza alla Camera dei Deputati “proposto una nuova soluzione per proteggere gli aiuti a Israele dalle attuali polemiche sugli aiuti all’estero”, riferisce Glenn Kessler sul Washington Postdando una voce specifica per il suo finanziamento, togliendolo così dallo stanziamento complessivo per i paesi del resto del mondo”.

Il problema dell’espansione degli insediamenti è semplicemente un diversivo. Il problema reale è l’esistenza degli insediamenti e dei relativi sviluppi di infrastrutture. Essi sono stati attentamente progettati in modo tale che Israele si è già impossessata del quaranta per cento della West Bank occupata, comprese le periferie di Gerusalemme e di Tel Aviv; la terra arabile; e le fondi principali di acqua della regione, tutte dalla parte israeliana del Muro di Separazione, in realtà un muro di annessione.

Dal 1967 Israele ha ampiamente esteso i confini di Gerusalemme in violazione delle decisioni del Consiglio di Sicurezza e nonostante l’opposizione universale (compresi gli USA, almeno formalmente). La concentrazione sull’espansione degli insediamenti, e l’umiliazione di Washington, non sono gli unici elementi farseschi degli attuali negoziati. La struttura stessa è una farsa. Gli USA vengono dipinti come “l’onesto intermediario” che cerca di mettere d’accordo due avversari recalcitranti. Ma negoziati seri verrebbero condotti da una qualche parte neutrale, con Israele e gli Stati Uniti da una parte e il mondo dall’altra.

Non è certo un segreto che per 35 anni gli USA e Israele si siano posti virtualmente soli in contrasto con un consenso a una soluzione politica che è quasi universale, compresi gli stati arabi, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (Iran incluso) e tutte le altre parti rilevanti. Con brevi e rari scostamenti, i due paesi irrigiditi nel rifiuto hanno preferito l’espansione illegale alla sicurezza. A meno che la posizione di Washington cambi, una soluzione politica è efficacemente bandita. E l’espansione, con i suoi riverberi in tutta la regione e nel mondo, continua.

da Noam Chomsky

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3 commenti

  1. […] massacrano gente che difende la poca terra che le rimane, demoliscono migliaia di case palestinesi, tolgono ogni libertà di movimento al presidente, internazionalmente riconosciuto, dell’Autorità Nazionale Palestinese. Ecco, soprattutto, […]

  2. […] oggi non è una soluzione. Non lo è perchè non è praticabile, perchè non porta alla giustizia, e perchè non porta alla pace. Non è praticabile perchè, guardando a quello che dovrebbe essere ora lo Stato di Palestina, più […]

  3. […] avesse accettato di bloccare la costruzione di colonie sul suolo palestinese per tre mesi durante i negoziati di pace dello scorso novembre 2010. Un regalo succulento, che per altro non servì a convincere il primo ministro Benjamin Netanyahu. […]


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