IL POLLO DELLA NAZIONE

Governo in carica uguale seggio sicuro in Parlamento, parola di Silvano Moffa, Giampiero Catone e Maria Grazia Siliquini, le colombe futuriste che hanno dato il colpo di grazia ai falchi Gianfranco Fini e Italo Bocchino. L’aula della Camera stava per votare sulla mozione di sfiducia. E il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cosa fa? Si avvicina al “nemico”, il capogruppo finiota Bocchino, e gli stringe la mano. Sembra un gesto cordiale e invece è sprezzante: «Grazie, grazie per il tuo intervento», gli dice (imperdibile, per chi si fosse perso l’intervento in Aula dello statista Bocchino, clicca qui). Nella lunga giornata della resa dei conti, Fini la vede però diversamente e ironizza su quei «tre voltafaccia nati dice lui che di tradimenti se ne intende da una disinteressata folgorazione sulla via di Damasco». Ma tant’è, da Damasco a Gerusalemme la strada è breve, comunque sia quei tre voti sono stati importanti e finisce con Berlusconi che, con la conta all’ultima vacca, incassa anche la fiducia della Camera: 314 sì a cui contribuiscono gli ammuntinati del centrosinistra Calearo, Cesario e Scilipoti. Il premier è soddisfatto.

E’ infatti riuscito in quel progetto a cui lavorava da tempo: spaccare il gruppo FLI. «Con loro è chiuso ogni spazio di trattativa», ha commentato. Gianfranco Fini, ultimo segretario di un partito tradizionalmente etichettato come «neo fascista», rimasto per quasi 50 anni ai margini del sistema politico italiano, del quale ha rappresentato per eccellenza il «polo escluso», la necessaria parte maledetta, che d’improvviso diviene forza di governo, è stato asfaltato.

Scriveva Marcello Veneziani: (…) Se provate ad esaminare il suo linguaggio vi accorgete che la fonte principale delle sue riflessioni politiche e del suo successo mediatico sono i proverbi o comunque le frasi fatte. Dice con tono erudito «Chi la fa l’aspetti» e la stampa lo esalta scrivendo: che statista. Poi dice come se stesse rivelando una verità nascosta: «La legge è uguale per tutti» e tutti lì a incensare il suo coraggio e la sua lucidità. Poi prosegue in tono scientifico: «Meglio soli che male accompagnati», e gli analisti osservano l’acume strategico delle sue scelte. Un giorno dirà: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio» e inebriati dalla sottile allusione, gli osservatori diranno: abbiamo finalmente un vero leader per la destra europea e democratica del futuro (…). Nella giornata che segna una delle sconfitte più brucianti della sua mediocre carriera politica, dovrà ancora una volta riciclarsi. Solo, rassegnato e ridicolo. E la svolta continua…

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