CALISTO TANZI, I SUOI PRIMI 18 ANNI

«Non mi aspettavo una sentenza così severa», ha commentato il galeotto Calisto Tanzi condannato a 18 anni di reclusione (il pm aveva chiesto per lui 20 anni) dal giudice Eleonora Fiego del Tribunale di Parma che ha letto la sentenza – Tanzi è stato primo beneficiario in termini economici del castello di falsità creato, nonché‚ primo artefice consapevole della creazione del castello stesso – per il fallimento da 14 miliardi di euro, sette anni fa, del colosso alimentare Parmalat. Colpevoli in tutto 17 ex dirigenti: Fausto Tonna (ex direttore finanziario, richiesta pm 9 anni e 6 mesi), condannato a 14 anni; Giovanni Tanzi (fratello di Calisto, richiesta pm 12 anni), condannato a 10 anni e 6 mesi; Luciano Siligardi (ex cda Parmalat finanziaria, richiesta pm 6 anni), condannato a 6 anni; Domenico Barili (ex direttore marketing, richiesta pm 7 anni e 6 mesi), condannato a 8 anni; Paolo Sciumè, (ex cda, richiesta pm 6 anni), condannato a 5 anni e 4 mesi; Camillo Florini (ex manager settore turistico, richiesta pm 6 anni), condannato a 5 anni; Giovanni Bonici (ex presidente Parmalat Venezuela, ex Bonlat, richiesta pm 5 anni), condannato a 5 anni. Davide Fratta (richiesta pm 4 anni), condannato a 4 anni; Rosario Lucio Calogero, (revisore Hogson Landau e amministratore società Parmalat, richiesta pm 5 anni), condannato a 5 anni e 4 mesi; Mario Mutti (richiesta pm 4 anni), condannato a 4 anni; Enrico Barachini (ex consigliere Parmalat finanziaria, richiesta pm 4 anni), condannato a 4 anni; Giuliano Panizzi (ex cda, richiesta pm 4 anni), condannato a 4 anni; Fabio Branchi (commercialista ex amministratore di società legate alla famiglia Tanzi, richiesta pm 5 anni), condannato a 5 anni e 4 mesi; Alfredo Gaetani, (ex presidente di Eurolat, richiesta pm 2 anni), è stato assolto da tutti i capi di imputazione; Sergio Erede (ex cda, richiesta pm 2 anni pena sospesa), condannato a 1 anno e 6 mesi per bancarotta semplice. 3 anni erano stati chiesti per Paolo Compiani (ex ad di Cosal ed Emmegi, richiesta pm 3 anni), è stato assolto da tutti i capi di imputazione. A tutti gli imputati viene contestata la bancarotta fraudolenta per il crac Parmalat da 14 miliardi di euro del 2003, mentre solo alcuni devono rispondere di associazione a delinquere.

Per Calisto Tanzi, già condannato a Milano, in appello, a 10 anni per l’accusa di aggiotaggio, le vicende giudiziarie non finiscono qui. Sono infatti ancora in corso le inchieste su Parma calcio e quella sui quadri d’autore nascosti prima del crac del 2003 e rinvenuti nell’abitazione dell’imprenditore parmense. Prosegue inoltre il processo per Parmatour.

IL FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ PARMALAT

Il crac Parmalat, il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa, fu scoperto solo verso la fine del 2003, anche se le difficoltà finanziarie dell’azienda erano emerse già agli inizi degli anni Novanta. Il cuore della rovinosa bancarotta da 14 miliardi di euro, furono le falsificazioni di bilancio che iniziarono nei primi anni Novanta e che permisero alla multinazionale del latte di procrastinare l’emersione del dissesto in una spirale perversa in cui i debiti in scadenza venivano ripagati con altri debiti. La ricostruzione del pm Lucia Russo ha individuato una prima fase, fino al 1998, di falsificazione grossolane e un secondo periodo, dal 1998 al 2003, in cui i falsi venivano prodotti con scientificità.

L’ARRESTO DI CALISTO TANZI

Il 19 dicembre 2003, Bank of America disconosce l’autenticità di un documento che attesta l’esistenza di posizioni in titoli e liquidità per quasi 4 miliardi di euro di pertinenza di Bonlat, società delle Isole Cayman del gruppo Parmalat. Standard & Poor’s declassa i titoli Parmalat a default. Calisto Tanzi che viene arrestato il 27 dicembre a Milano su ordine della Procura di Parma per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. L’accusa era di aver creato un sistema perverso fatto di connivenze con il mondo politico e bancario e a tutto svantaggio dei risparmiatori che avevano investito in questa società non sapendo che per anni aveva accumulato debiti su debiti senza che nessun organo di controllo, in primo luogo Consob e Banca d’Italia, se ne fosse accorto. Il 28 dicembre 2003 parte un ordine di custodia cautelare anche della Procura milanese: aggiotaggio e false comunicazioni a revisori. Il Tribunale delibera l’insolvenza.

LE BANCHE INDAGATE

Dal 10 febbraio 2004, nell’ambito dell’inchiesta aperta sul gruppo Parmalat, sono indagate sette banche a Milano per aggiotaggio: Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley, UBSDeutsche Bank, Popolare Lodi e SGR Intesa, Nextra. Il 17 febbraio 2004 vengono arrestati su ordine dei pm di Parma i figli di Tanzi Stefano e Francesca, il fratello Giovanni, quattro dirigenti della holding che opera nel turismo per distrazioni di 900 milioni.

I PROCESSI A MILANO E PARMA

Il 1 marzo 2005 la Cassazione: a Milano, aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in comunicazioni; a Parma, associazione a delinquere e bancarotta. Il 9 aprile il gip di Parma concede a Calisto Tanzi i domiciliari. Il 26 maggio la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per 29 persone fisiche e tre persone giuridiche, tra cui Calisto Tanzi, componenti dell’ex cda, ex sindaci, direttori, contabili, revisori dei conti, funzionari di Bank of America. Richiesta di giudizio anche per Bank of America e le società di revisione Grant Thornton e Deloitte&Touche. Le accuse: aggiotaggio, false comunicazioni dei revisori e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob. Il 26 settembre Calisto Tanzi torna in libertà dopo 275 giorni. Il processo a Milano inizia il 28 settembre: oltre a Calisto Tanzi sono imputate altre 18 persone.

LA PRIMA SENTENZA: 2008 

Il 6 ottobre la Procura di Milano chiede 13 anni di reclusione per Calisto Tanzi per il crac Parmalat. Il 9 dicembre si conclude con la riconferma delle richieste di condanna. I giudici della prima sezione del Tribunale di Milano entrano in camera di consiglio il 17 dicembre e il 18 dicembre Calisto Tanzi è riconosciuto colpevole di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, concorso in falso con i revisori e condannato a 10 anni di reclusione. Nel capoluogo lombardo resta aperto un processo a carico delle banche.

CONFERMA DELLA CORTE DI APPELLO: 2010

Il 26 maggio 2010 la Corte di Appello di Milano conferma la sentenza di primo grado. Calisto Tanzi dovrà risarcire gli oltre 32 mila piccoli risparmiatori con 100 milioni di euro. Il 4 agosto il capo dello Stato Giorgio Napolitano revoca a Tanzi l’onorificenza come Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, la più alta che lo Stato italiano riconosca ai suoi cittadini più meritevoli. Il 17 settembre, Giorgio Napolitano,  firma il decreto di revoca «per indegnità» della decorazione di Cavaliere al Merito del Lavoro, che era gli stata conferita il 2 giugno 1984.

LE ORIGINI DI PARMALAT

L’impresa di Collecchio venne fondata nel 1962 da Calisto Tanzi. L’imprenditore aveva 22 anni quando prese in mano la piccola azienda del nonno trasformandola in una multinazionale con più di 130 stabilimenti in cinque continenti. Nel 1973 il fatturato era salito a 20 miliardi di lire, diventati 550 nel 1983. Un successo che scatenò l’ambizione di Tanzi e l’interesse dei politici. Tanzi espanse l’attività in vari comparti (yogurt, i succhi di frutta, merendine) con acquisizioni a debito e quindi su basi finanziarie molto fragili. Una strategia resa possibile grazie alle amicizie di importanti politici democristiani (Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti) e di grandi banchieri cattolici (Ferdinando Ventriglia del Banco di Napoli, Gianni Zandano del S.Paolo, Piero Barucci del Monte Paschi), che allora dominavano il sistema bancario.

LA CRISI

Una prima crisi si verificò già nel 1987-88. La difficile situazione finanziaria della Parmalat era nota a tutti, anche ai concorrenti. Infatti è in quegli anni che l’olandese Kraft offrì di rilevare tutto per una cifra tra i 700 e gli 800 miliardi di lire. Non se ne fece nulla. Tanzi andò avanti per la sua strada e proprio allora iniziò la manipolazione dei dati. Per risolvere i problemi si decise di portare Parmalat in Borsa. Il salvataggio fu guidato da un banchiere d’affari vicino all’Opus Dei, Gianmario Roveraro, che accompagnò la società in Borsa, ma Tanzi perseguì sulla sua linea d’espansione dissennata, puntando sul debito e sull’appoggio dei banchieri e degli amici politici.

TANZI, CRAGNOTTI, GERONZI

Nel frattempo, la Sme (azienda pubblica) decise di privatizzare le sue aziende alimentari, che comprendevano Cirio, Bertolli, ed altri marchi noti. Entrò in scena Sergio Cragnotti (ex Enimont dei tempi di Raoul Gardini), il quale, grazie all’appoggio di banche e gruppi finanziari, acquistò Cirio e la Centrale del latte di Roma, sotto la regia del banchiere Cesare Geronzi, consigliere delegato del Banco di Roma. Tanzi, per permettere a Sergio Cragnotti di rientrare verso un’esposizione che aveva soprattutto verso Banco di Roma, comprò il polo del latte ad un prezzo altissimo, per oltre 700 miliardi. Sempre sotto la regia di Geronzi, acquistò le acque minerali di Giuseppe Ciarrapico, perchè anche lui doveva rientrare dai suoi debiti. Questo comportamento spinse Tanzi nel cosiddetto «schema Ponzi»: pagare i debiti contraendo altri debiti, ogni volta con interessi crescenti, restando intrappolati in una spirale perversa. Questo è lo schema mortale in cui Parmalat, secondo gli esperti, è rimasta intrappolata. Per i grandi gruppi bancari internazionali Parmalat era attraente perché pagava commissioni mostruose. Quando le banche non gli davano più credito si offrivano emissioni obbligazionarie nei posti più disparati del mondo. Le banche sono tuttora accusate di aver collocato bond Parmalat pur sapendo in quali situazioni versava la società.

Il Tribunale di Parma presieduto da Eleonora Fiengo è entrato, alle 11.15, in camera di consiglio per emettere la sentenza su Calisto Tanzi e altri 16 imputati del processo per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere del crac Parmalat. Come si legge nelle motivazioni: «Tanzi è stato primo beneficiario in termini economici del castello di falsità creato, nonché‚ primo artefice consapevole della creazione del castello stesso». Dunque, i giudici riconoscono che seppure le banche possono aver avuto una parte in commedia, favorendo la concessione di credito, fu Tanzi, e solo lui, a costruire attorno all’azienda un “castello di menzogne e invenzioni” che poi ha portato al tracollo. Tanzi paga, le banche no.

Ammonta invece a 2 miliardi di euro la provvisionale riconosciuta alla Parmalat come risarcimento che tutti i condannati dovranno risarcire alla nuova azienda sorta sulle ceneri del crac fallimentare. La provvisionale per i risparmiatori è del 5% sul valore nominale delle azioni (circa 30 milioni).

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7 commenti

  1. […] (leggasi sedere per non offendere i più raffinati), debito pubblico da default, corruzione, usura, truffe, speculazioni, affarismi e sprechi diffusi, il Palazzo degli onorevoli privilegiati raggranella […]

  2. […] solite banche mediante il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca 121, Argentina, ecc. fatti sottoscrivere ai vari soggetti ed amministrazioni, pubbliche e […]

  3. […] direttore finanziario di Parmalat, ragionier Tonna, nel processo Parmalat, afferma […]

  4. […] nei cosiddetti “Salotti Buoni” milanesi e torinesi, quelli dell’Alta Finanza, di taluni personaggi caratterizzati da una fortuna troppo […]

  5. […] obbligare una persona con famiglia a trasferirsi in un’altra città, magari perchè il Tanzi di turno ha fatto […]

  6. […] accettando pene severe che indicano la gravità dei fatti e che aprono la strada alla condanna degli altri imputati per gli stessi […]

  7. […] 6 dicembre 2003 in Mediobanca si riuniscono Calisto Tanzi con il suo entourage e le principali banche: viene ufficializzata l’impossibilità di rimborsare il prestito […]


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