LOBBY EBRAICA, L’UNDICESIMO COMANDAMENTO

Israele ha incaricato le sue ambasciate in 10 paesi europei, tra cui il Regno Unito, ciascuna a reclutare 1.000 membri della cittadinanza pubblica, destinati ad agire in rappresentanza delle sue politiche nell’ambito di una campagna propagandistica. Un cablo del Ministero degli affari esteri è stato inviato alle ambasciate nei giorni scorsi, da Avigdor Lieberman, il controverso ministro degli esteri di estrema destra, con le istruzioni necessarie per adottare una serie di azioni volte a migliorare la posizione di Israele in Europa. Il più insolito è stato il fine di identificare fino a 1000 persone, entro metà gennaio, per agire come “alleati” di Israele. Una fonte li ha descritti come “amici che non sono disposti a ricevere solo messaggi, ma a promuovere attivamente tali messaggi”. Questi individui – che possono essere attivisti ebrei o cristiani, accademici, giornalisti e studenti saranno istruiti regolarmente da funzionari israeliani e incoraggiati a parlare a favore di Israele, nel corso di riunioni pubbliche, o scrivere lettere o articoli per la stampa. Cinque capitali europee sono state identificate anche per una spinta più convenzionale dei PR. Le ambasciate israeliane a Londra, Parigi, Berlino, Madrid e Roma riceveranno fondi per assumere le imprese specializzate in pubbliche relazioni, lobbisti e spin doctor.

Alle società di PR verrà chiesto di concentrarsi su messaggi politici, come: la posizione di Israele su colloqui con i palestinesi, soggetti che possono contribuire al “brand” di Israele, come il turismo e tecnologia, tematiche regionali di cui Israele intende richiamare l’attenzione, come i diritti umani in Iran o in paesi arabi. Il ministero degli affari esteri ha anche suggerito che le ambasciate in tutta Europa organizzino, mensilmente, eventi di alto profilo pubblico per promuovere politiche di Israele e del suo governo, e le visite in Israele di persone influenti.

Lieberman ha in programma di incontrare gli ambasciatori di paesi europei il mese prossimo, per spingere la nuova offensiva di pubbliche relazioni. Un funzionario israeliano ha rifiutato di commentare la comunicazione, ma ha detto: “Ovviamente siamo sempre alla ricerca di modi per migliorare la nostra comunicazione, non c’è niente di strano in ciò”, aggiungendo: “C’è preoccupazione per il modo in cui Israele è percepito all’estero, e non vi è particolare preoccupazione di alcuni paesi in Europa occidentale”. Israele ha già lanciato le unità a migliorare la sua immagine attraverso la hasbara – che letteralmente significa spiegazione, anche se in alternativa, viene interpretata come diplomazia pubblica, spin o di propaganda. Durante la sua guerra di tre settimane a Gaza, che ha avuto inizio nel dicembre 2008, Israele ha lanciato una strategia di PR attraverso la Direzione nazionale di informazione per dei messaggi chiave da coordinare su base giornaliera. Il governo israeliano, militari e ambasciate sono esperti nell’uso dei social media come Twitter, Facebook e YouTube per promuovere materiale.

Organizzazioni come Bicom, la Gran Bretagna-Israele Communications Research Centre, nel Regno Unito e il Progetto Israele negli Stati Uniti, che si descrivono come indipendenti, sono dediti alla promozione di politiche israeliane. Entrambe le organizzazioni offrono, tramite incontri periodici, contatti e visite ai corrispondenti stranieri in Israele e Palestina, e viaggi tutto pagato in Israele ai giornalisti, anche dal Guardian, in base altrove. Altri paesi si impegnano in simili unità di PR. Ruanda ha assunto la Racepoint, società londinese per alimentare le storie positive nei media. Bell Pottinger, guidata da Lord Bell, ex consigliere di Lady Thatcher, rappresenta lo Sri Lanka e il Madagascar.

Nel frattempo, il gabinetto israeliano ha approvato un piano per costruire un enorme centro di detenzione in grado di contenere fino a 10.000 immigrati clandestini e profughi vicino al confine con l’Egitto. Israele ha iniziato la costruzione di una recinzione lungo il confine, all’inizio di questo mese. La popolazione e le autorità di immigrazione hanno detto che tra i 1.200 e 1.500 persone, soprattutto dall’Africa sub-sahariana, hanno attraversato il confine ogni mese quest’anno, rispetto ai 300 al mese dello scorso anno. “C’è un’onda che è sempre più minacciosa per l’occupazione israeliana, una ondata di immigrati clandestini che si deve fermare a causa delle implicazioni aspre sul per il carattere di Israele”, ha detto il primo ministro israeliano, Binyamin Netanyahu.

Sempre oggi, il maggiore generale Uri Bar-Lev, il poliziotto più in alto sotto inchiesta per una presunta violenza sessuale e stupro, ha detto che avrebbe ritirato la sua candidatura a diventare commissario di polizia d’Israele e a prendere un periodo imprecisato di congedo. Ricordiamocelo quandogli amici di Israelelanceranno la loro offensiva sui social network, giornali e talk show.

da IRIB WORLD SERVICE REDAZIONE ITALIANA

Il seguente articolo con il geniale tocco dell’artista in apertura “ANTISEMITISMI” – E la «lobby ebraica» diventò «israeliana» – è stato pubblicato sul Corriere della Serva il 2 settembre 2007 a firma di Pierluigi Battista, leggetelo attentamente, ve lo riproponiamo:

Una piccola, graziosa modifica e il gioco è fatto. Si toglie «ebraica», sostituendola con «Israel». Si lascia «lobby», ed ecco la «Israel lobby», il titolo (ripreso pari pari da quello inglese) del libro di John Mearsheimer e Stephen Walt che dalla fine di settembre verrà pubblicato da Mondadori e che già negli Stati Uniti, riferisce Christian Rocca sul «Foglio», è stato salutato dal capo dei simpaticoni del Ku Klux Klan, David Duke, come «il testo della nuova Dichiarazione d’ indipendenza americana». Una piccola modifica lascia la «lobby ebraica» alle rozzezze (poi rettificate) di don Gelmini. «Israel Lobby» è più fine, più salottiera, meno infrequentabile. Ipotizza una grande manipolazione israeliana, mica ebraica. Una cospirazione dove i padroni della politica mondiale (e dei media, e della finanza) sono israeliani, mica ebrei. La prossima sarà la volta dei «Protocolli dei savi anziani di Tel Aviv», nemmeno di Gerusalemme, per non dar ragione agli israeliani. Israeliani, non ebrei, per carità. Quale grande casa editrice italiana se ne approprierà?

Censura o libertà di stare zitti? Con discreta manualità, sotto la regia di qualche pennivendolo pronto forse a lavorare con loro, rimarrà solo che leggere falsità pubblicate, diffuse, amplificate da una rete complice delle tante armi “democratiche” di dinformazione di massa nel BelPaese incantato dei media lacrimevolmente asservito alle cricche di potere. Una volta tracciato il programma, basta poco per sbattere il mostro in prima pagina, la regola è mettere in moto la macchina gigantesca e livellatrice della sua propaganda, con i suoi enormi cilindri compressori: infamia, ingiustizia, indifferenza e terrore. Senza diritto di replica. E si può capire come siano ben pochi gli spiriti liberi che possano resistere alla sua azione. Libertà di stampa, libertà di opinione, libertà di pensiero, libertà religiosa, libertà di associazione…quante libertà! Ma ci sarà almeno la libertà nella democrazia, per non cadere Ella stessa, nell’illogicità e nella negazione dei suoi stessi princìpi? Basta con queste provocazioni orchestrate dai soliti pappagalli improvvisati giornalisti. Quando scriveranno, un solo rigo, dei crimini sionisti contro l’olocausto del popolo Palestinese?

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3 commenti

  1. […] e fa a gara a chi si dimostra il più fedele al sionismo e a Israele. Il completo potere delle lobbies ebraiche nella conduzione della politica estera delle nazioni europee e dell’Occidente ha reso il […]

  2. […] di cui si macchiò l’antisemitismo hitleriano. Oggi, in Europa e fuori d’Europa, un’opinione pubblica esente nella sua grande maggioranza da ogni preconcetta ostilità al sionismo è, giorno dopo […]

  3. […] dalla politica di Tel Aviv. Con una combinazione di intimidazioni, dell’uso efficace della lobby israeliana negli Stati Uniti e della totale subordinazione dei vertici politici […]


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