CHI HA INCASTRATO JULIAN ASSANGE?

Dopo la diffusione sul web di migliaia di cablogrammi relativi ai rapporti tra gli Stati Uniti e le “diplomazie” di tutto il mondo, Julian Assange, l’uomo più ricercato dai Tribunali del pianeta dopo Silvio Berlusconi, un mese dopo essersi dato alla macchia (tra interviste in diretta tv e videochat) si è consegnato alle autorità londinesi di Scotland Yard che lo hanno arrestato “su appuntamento”. Il giudice Howard Riddle del tribunale londinese di Westminster ha giudicato Assange “a rischio di fuga” negandogli la libertà su cauzione dopo che si era presentato volontariamente agli agenti di un commissariato nel centro della capitale britannica. La Svezia vuole metterlo sotto processo per due reati di molestie sessuali (anche se lui si è sempre dichiarato innocente), uno di stupro, uno di coercizione illegale. Gli Stati Uniti, a detta del portavoce del ministero degli Esteri Usa, Philip Crowley, ci tengono a precisare che per quanto riguarda l’arresto di Assange «Quel che ha fatto WikiLeaks è un crimine per gli Stati Uniti», si tratta comunque di un affare tra il Regno Unito e la Svezia. Chapeau. E che Assange è stato posto in stato di detenzione «sulla base di un mandato di estradizione proveniente dalla Svezia». Chapeau, chapeau. Avete capito? Gli Stati Uniti prima sputtanano segretamente il mondo negando l’evidenza e senza che nessuno degli sciocchi gabbati pretenda da loro un briciolo di scuse, poi scatenano una caccia all’uomo planetaria (con tanto di propaganda filogovernativa) che neanche per Al Quaeda in Afghanistan, e infine passano il cerino a britannici e svedesi. «Assange è innocente, quello nei suoi confronti è un processo politico», ha detto l’avvocato Mark Stephens. Nel frattempo, Assange è rinchiuso nelle patrie galere britanniche di Wandsworth. Con i bonifici bloccati per il boicottaggio di Visa e Mastercard. «La pubblicazione dei documenti prosegue come nei piani», ha detto Kristinn Hrafnsson lasciando capire che l’arresto di Assange non scatenerà sul web, almeno per il momento, il «Giorno del Giudizio»: l’apertura del vaso di pandora contenente il «file di assicurazione» criptato con una password di 256 caratteri. «I files pubblicati da WikiLeaks in questi giorni non sono utilizzabili dalla Corte penale internazionale dell’Aja, nemmeno se contengono indizi che documentano eventuali crimini di guerra», a dirlo è stato Luis  Moreno-Ocampo, procuratore generale della Corte, durante una  conferenza stampa all’ONU. Per quanto riguarda i cablogrammi, in particolare quelli sulle operazioni militari in Afghanistan, il Pg ha  detto: «Penso che nessun giudice li userebbe in una corte  perchè si tratta di documenti che non hanno validità  legale». Allora chi, in realtà, è sotto processo: Julian Assange o WikiLeaks?

Protagoniste della disavventura di Assange (aspettiamo con ansia il plastico di Bruno Vespa), due ragazze svedesi conosciute a Enköping durante una conferenza stampa. Paragonabile ai «festini selvaggi» del puttaniere di Arcore “Debole, vanesio e inetto come leader europeo moderno, che con i suoi bunga bunga presidenziali “E’ fisicamente e politicamente debole, e le frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”. Puttana Italia. Almeno le vichinghe erano maggiorenni oltrechè consenzienti. Ora, se in Svezia si punta sul sesso per inchiodare Assange, negli Usa c’è invece chi preme per farlo sbattere dentro per spionaggio (così sul Wall Street Journal la senatrice democratica Dianne Feinstein). Il consigliere del premier canadese Stephen Harper, in un’intervista televisiva ha dichiarato che secondo lui Assange dovrebbe essere ucciso. Alla faccia della diplomazia. Mentre Sarah Palin (foto sopra) che lo ha definito un terrorista «Assange should be hunted like a terrorist», dice che “dovrebbe essere ricercato come Bin Laden”. Quindi, visti i precedenti della CIA e dell’FBI, possiamo con certezza ammettere che è al sicuro. Mentre la “diplomazia” degli esportatori di democrazia nel mondo ha messo in moto la schiacciante macchina della propaganda giustizialista e censoria nei confronti di Assange e WikiLeaks, complici i soliti sguatteri senza dignità della disinformazione che proni continuano a divulgare notizie false, bombardando le tenere menti dell’opinione pubblica globale – anche il ministro (inutile) e servo sciocco Franco Frattini ha ragliato: «Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo. Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato», il bello però deve ancora arrivare…

LA SPY-STORY DEI PRESUNTI STUPRI. (da DAILYMAIL ONLINE e RIXSTEP) Nell’agosto scorso Julian Assange viene invitato a Stoccolma per relazionare a un seminario sul ruolo dei media nella guerra in Afghanistan, organizzato dal partito di sinistra “Brotherhood Movement” un’ambigua associazione cristiana legata al partito social-democratico svedese. La referente per l’organizzazione è Anna Ardin (foto sx), trentenne funzionaria del movimento, conosciuta come “femminista radicale”. Anna Ardin e Julian Assange non si erano mai incontrati sino ad allora (come invece continuano a disinformare i media), solo una serie di conversazioni via internet (pagina Twitter di lui e blog WordPress di lei) più qualche telefonata galeotta per concludere l’accordo e ospitarlo nel suo centralissimo appartamento nel quartiere Sodermalm di Stoccolma. Seguono cenetta a lume di candela e sesso (top-secret). Il giorno del seminario è presente un’altra donna, Sofia Wilén (foto dx), volpina in jeans e golfino rosa seduta in prima fila, impiegata comunale di Enköping, appassionata di WikiLeaks, che quando scopre che Assange sarebbe stato a Stoccolma, contatta il Brotherhood Movement per offrirsi come volontaria al seminario. Terminato il seminario Assange si reca a pranzo con amici. E qui le informazioni entrano in conflitto. Una fonte dice che è stata lei a chiedere di unirsi agli amici, un’altra che è stato Assange a invitarla. Tant’è! Uno degli amici ricorda che Sofia era ansiosa di attirare l’attenzione di Assange. In seguito dirà alla polizia che al ristorante, Assange le mise un braccio intorno al collo: “Ero lusingata. Era chiaro che stesse flirtando con me”. L’attrazione però era reciproca. Dopo pranzo, i due vanno al cinema. Secondo il racconto di Sofia, si sono trovati in una situazione di “intimità”, e dopo essere andati a fare una passeggiata nel parco, Assange le disse che la trovava “attraente”. Ma doveva recarsi a un “crayfish party”, una festa alcolico-estiva della tradizione svedese organizzata in suo onore dalla trentenne Anna Ardin.

Durante la festa Julian Assange avrebbe telefonato a Sofia Wilén e due giorni dopo (a seguito di un’altra telefonata che stavolta Sofia fece ad Assange) si danno appuntamento a Stoccolma. Si incontrano e decidono di andare a casa di lei a Enköping per fare sesso (top-secret). Secondo la sua testimonianza alla polizia, Assange ha usato un preservativo. Geniale. Il mattino seguente hanno di nuovo fatto sesso, ma stavolta lui non ha usato protezioni. Geniale bis. Julian Assange torna a Stoccolma e Sofia Wilén, preoccupata di aver contratto forse una malattia venerea o di essere rimasta incinta (attenzione, il giorno dopo!) chiama Anna Ardin – che aveva incontrato al seminario, e che aveva ospitato Assange – e si confida con lei sulla notte di sesso non protetto. Dopo aver riflettuto sul da farsi, il 20 agosto 2010, alle ore 14:00, Anna Ardin e Sofia Wilén Sarah si recano entrambe alla polizia Klara di Stoccolma per sporgere denuncia contro Assange.

La poliziotta che raccolse le loro dichiarazioni separatamente, poiché avevano parlato di un preservativo manomesso e del rifiuto di usare protezioni, giunge alla conclusione che entrambe le donne erano vittime: che Anna era stata oggetto di molestie sessuali e Sofia era stata stuprata. Assange però insiste che i rapporti sessuali con entrambe le donne erano consensuali. A questo punto, con la stampa che incalzava, era chiaro che le autorità avevano per le mani un dossier scottante. Portarono di corsa le carte a casa del procuratore generale, che immediatamente scartò l’ipotesi di stupro archiviando le accuse. (ANSA, 21 agosto 2010, 17:36).

Domanda: Non è strano che Anna Ardin, che poi denuncerà Assange per ciò che è successo la notte prima, la sera dopo organizzi una festa in suo onore? Ma il caso cominciò a sfuggire al controllo delle autorità. Le due donne si sono poi rivolte a Claes Borgstrom, un “avvocato dei sessi” sostenitore della campagna per estendere la fattispecie legale dello stupro per assicurare gli stupratori alla giustizia.

Con un’email inviata al quotidiano Dagens Nyheter e un messaggio su Twitter, Julian Assange respinse ogni accusa. Il mandato di arresto emesso dalla procura svedese nei confronti di Julian Assange durò poche ore. La stessa procura ritirò il provvedimento affermando che le accuse erano «infondate».

Come risultato di tutto questo, il “caso” venne riaperto, e l’Interpol iniziò a diffondere il mandato di arresto internazionale contro Assange, ricercato per “reati sessuali”. Quello che è successo dopo, gli appelli degli avvocati di Assange (preoccupato per la sua incolumità nel caso in cui fosse estradato in Svezia) respinti da Corte d’Appello e Corte Suprema, e le accuse di aver creato un caso politico per bloccare l’azione di WikiLeaks (negli Stati Uniti il ministero di Giustizia sta valutando se incriminare Assange per spionaggio), è storia nota. Solo il governo australiano, per ora accusa gli Stati Uniti di essere responsabili della fuga di notizie di WikiLeaks, e non “il signor Assange”. «I responsabili sono gli Stati Uniti», ha dichiarato il ministro degli Esteri, Kevin Rudd. Che asino il ministro (inutile) Frattini. Gesù Cristo, che non è morto di freddo, è stato incastrato per molto meno…

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3 commenti

  1. […] in vista del processo che domani deciderà sulla richiesta di estradizione da parte della Svezia sulla base di un’accusa per stupro. «Wikileaks vuole distruggere il mondo», aveva detto il ministro (inutile) degli Esteri, Franco […]

  2. […] (due reati di molestie sessuali, uno di stupro e uno di coercizione illegale), addebiti che il fondatore di WikiLeaks respinge parlando di complotto: il principale è quello di avere costretto una delle presunte vittime ad un rapporto sessuale […]

  3. […] C’è stata un’azione repressiva enorme contro WikiLeaks da quando sono state rese pubbliche le notizie di crimini da parte dei militari americani in Afganistan e Iraq. Alcuni ritengono che la pressione brutale cui è sottoposto Bradley sia diretta a costringerlo a coinvolgere il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. […]


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