BERSANI, L’ARRAMPICATORE SOCIALE

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di P.B da Lucca, che scrive: «In Italia non sei nessuno se non sali sul tetto di un edificio. Nel secolo scorso si usava bloccare il traffico, si improvvisavano barricate per le strade, si formavano cortei anche spontanei: nel Terzo millennio i lavoratori si arrampicano sui tetti e sulle gru e in casi estremi minacciano anche di darsi fuoco. Insomma, utilizzano queste “nuove” variabili di protesta per rendersi visibili all’attenzione distratta dell’opinione pubblica, interessata sempre più ai miliardi (che non avranno mai) del “Superenalotto”, del “Gratta e vinci” e dell’inutile del Grande Fratello. Hanno protestato i lavoratori dell’indotto Fiat di Termini Imerese, i dipendenti dell’ex Eutelia sulla Mole Antonelliana a Torino, della Geas a Cagliari e Sassari, dell’Exide a Casalnuovo, dell’Alcoa, della Merloni, dell’Esab Saldatura di Mesero, alla Firema di Caserta, dell’Alcatel, di Fincantieri a Castellammare di Stabia, di Acquaservizi a Ercolano, dei 6 stranieri clandestini, a Brescia, arrampicati su una gru e, scusateci se abbiamo dimenticato di menzionarne tantissimi altri, una cosa è certa: il disagio sociale in Italia è drammatico. Tutte queste forme di protesta, estreme e pericolose, hanno però un unico filo conduttore, la difesa del posto di lavoro. I lavoratori assistono, sui tetti, smarriti al modo di fare dei governanti che dovranno confrontarsi con la crisi interna che li attende. Al momento però le uniche misure più evidenti intraprese sono state quelle di salvare le banche e foraggiare aiuti per gli industriali, illudendo il Popolo bue che poi costoro divideranno il guadagno con i lavoratori, mentre continuano “senza opposizione” a limare e smantellare il sempre più deficitario stato sociale».

Alcuni studenti sono da martedì scorso sul tetto della facoltà di Architettura in piazza Borghese a Roma come forma di protesta contro la riforma Gelmini. «Intendiamo rimanerci ad oltranza – annunciano – finché non verrà accantonato l’iter parlamentare della riforma Gelmini». «Siamo costretti ad arroccarci su un edificio di un sapere ancora pubblico per difenderlo dagli attacchi di un governo che vuole privatizzare l’intero sistema universitario – spiegano i manifestanti – partendo dagli atenei con il taglio al Ffo e la riforma Gelmini che in queste ore sta per essere approvata alla Camera. Siamo sull’orlo del baratro per l’istruzione pubblica in Italia – affermano – proprio come noi sopra a questo tetto».

Ora sento che anche Montezemolo potrebbe scendere in politica. Che schifezza. I camerieri dei banchieri non sanno più che cosa inventarsi per saccheggiare qualche in voto in più e magari lavarsi la coscienza. Il segretario del PD Pier Luigi Bersani, che non è da meno, è salito anch’egli sul tetto della facoltà di Architettura (con il sigaro in bocca) a largo Borghese a Roma insieme a ricercatori e studenti che protestano contro la riforma Gelmini, bocciando la riforma in votazione alla Camera «le riforme senza popolo non si possono fare», assicurando l’opposizione del PD.

I governi tecnici, di transizione o di responsabilità nazionale, senza popolo ma a braccetto con i portavoce delle lobby finanziarie dellUDC, invece si possono fare, amico dei banchieri on. Bersani?

Anche il segretario del PD riformista è diventato protagonista d’accatto di proteste che iniziano ad arrivare all’attenzione del Popolo bue con preoccupante regolarità. Dalla poltrona del loft, tempo di allertare un compiacente servo dell’informazione che faccia da spalla, si arrampica sui tetti che scottano ed espone la sua lectio magistralis

«Perfino in Grecia – sostiene Bersani che ha raccolto le proteste degli studenti – stanno facendo riforme sociali e per la conoscenza. Prima o poi ci arriveremo anche noi, se ci date una mano riprenderemo la riforma perchè noi siamo un partito reale e facciamo le riforme di cui la gente ha bisogno».

La logica di fondo, insita nella riforma Gelmini è quella di subordinare la scuola pubblica e di porla al servizio del mercato e della competizione economica, smantellandola a diretto vantaggio delle scuole private. La scuola come il supermercato dell’offerta “usa e getta”. Tutti gli studenti, di qualsiasi ordine e grado, soggetti a questo orrore di riforma, non hanno più alcun barlume di speranza per il loro futuro, semplicemente, perchè non riceveranno nè un’istruzione, nè una formazione. Soltanto chi paga, vive. Chi non paga, lo Stato finanziario se ne libera. Questo non è solo ingiusto, fa semplicemente schifo. E la Gelmini ci mette la faccia.

Il gruppo di studenti che è entrato dentro il portone di Palazzo Madama e lanciato uova contro le vetrate del secondo ingresso della sede del Senato hanno tutta la mia solidarietà, spero anche la vostra. Mi auguro che le coscienze di tanti altri si sveglino e li affianchino nella protesta per il loro futuro. E qui non c’entra il colore politico o l’appartenenza a un qualsiasi supermercato politico. Perchè è quando ti levano anche il diritto ad avere il tuo futuro che inizi a ribellarti!

Il “caro leader”, del Partito Democratico ha poi affrontato il tema delle risorse e del risanamento dei conti: «Non si può chiedere di scomodarsi sempre agli stessi. Agli operai più di 18 turni quanti ne vuoi chiedere?». Mai come in questi tempi il distacco fra la classe politica, i lavoratori e il popolo bue è diventato tanto evidente. L’entità politica insignificante Bersani, senza arte nè parte, crede invece che si possa accorciare l’enorme indifferenza arrampicandosi sul tetto di un edificio travestito da “politico per passione”.  

Tant’è! La crisi della Grecia, come quella dell’Irlanda e poi forse del Portogallo, Spagna, Italia e di tutti i paesi dell’ex blocco sovietico con una economia disastrata ma annessi comunque al dorato business dell’usura e della speculazione dai mercanti europei del libero mercato, è stata fatta pagare interamente al popolo e ai lavoratori: tagli alle pensioni, riduzione di redditi, perdita dei posti di lavoro, cassa integrazione come ammortizzatore sociale (sic!), precarizzazione della vita, delocalizzazioni a basso costo, flessibilità e orari usuranti, licenziamenti e scioperi virtuali. Naturalmente, i lavoratori ringraziano tutti quei personaggi che hanno contribuito a mettere in campo le leggi che legalizzano il precariato, lo schiavismo del Terzo millennio.

Ricorderà sicuramente l’on. Bersani, di formazione marxista, riformista, baritono nel coro parrocchiale del suo paesino natale con la passione per San Gregorio Magno, ai tempi in cui era ministro dei Trasporti quando lanciò l’ultimatum dal salotto profumato di “Porta a Porta”: «Se la nuova legge sugli scioperi non sarà approvata tra qualche settimana il governo dovrà intervenire, anche con un decreto». Ecco, con quella scellerata legge si diede il via libera alle nuove regole in materia di regolamentazione del diritto di sciopero (compresa la riforma della precettazione nei servizi pubblici essenziali) e si limitò fortemente il sacrosanto diritto di far valere le ragioni del disagio sociale, fino ad annacquarlo definitivamente.

Ma tutto ha un principio ispiratore: le liberalizzazioni. Bersani divenne famoso anche per i suoi Decreti: quello sulla liberalizzazione del mercato elettrico del 1999 (il decreto che di fatto ha introdotto in Italia la liberalizzazione del settore elettrico che fin dalla nazionalizzazione del 1962 era di fatto monopolistico e che avrebbe consentito ad altri operatori di diventare così concorrenti) e quello propriamente detto sulle liberalizzazioni del 2007 (le lenzuolate). Nel primo caso, non è cambiato assolutamente nulla, in quanto rimane ENEL l’operatore principale che però ha consentito di snellire le fila della società elettrica (leggasi licenziamenti dei lavoratori) e di stabilire al rialzo il prezzo della corrente; Nel secondo caso invece, siamo più fortunati, infatti, se sui banchi dei supermercati (leggasi Coop) troviamo l’aspirina è merito suo. Oppure se al lunedì troviamo un parrucchiere aperto, è sempre merito suo. Così come è merito suo aver fatto infuriare i tassisti che, vedendosi ridotte il numero delle licenze, hanno aumentato i costi delle tariffe. Oppure è merito suo l’abolizione del costo di ricarica (facendo intervenire anche l’Ue), cosa che ha di fatto completamente modificato i piani tariffari degli operatori del settore della telefonia, con evidenti ritocchi al rialzo a danno dei consumatori. E, dulcis in fundo, l’ennesimo favore alle banche per ciò che riguarda i pagamenti con carte di credito e transazioni varie, oltrechè un mezzo di maggiore controllo dello Stato sui cittadini (per nome della lotta all’evasione che è triplicata). Questo è stato Bersani, con le sue liberalizzazioni che suscitarono più ilarità che perplessità.

I lavoratori italiani, offesi dalla politica e traditi dai sindacati riformisti che firmano tutte le porcherie ai tavoli di concertazione, continueranno a lottare sia nelle piazze che sui posti di lavoro. Probabilmente il Bersani politico e nemico dei lavoratori riuscirà a rimanere a galla, mentre le prossime vittime saranno senza dubbio chi ancora lotterà per la disperazione di perdere il posto di lavoro. Chi sarà costretto nei prossimi giorni a salire sul tetto per evitare di finire in mezzo alla strada? La risposta, unica e possibile, di fronte a questi governanti vigliacchi che intendono rifarsi sulla pelle del popolo lavoratore è una sola: rivolta sociale.

da P.B, Lucca

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p.s. sul tetto della facoltà di Architettura in piazza Borghese a Roma sono saliti anche il segretario Antonio Di Pietro e il senatore Pancho Pardi, entrambi IDV.

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2 commenti

  1. […] di lanciarsi nel vuoto per protestare contro il legittimo impedimento, o magari un qualsiasi altro arrampicatore sociale di questa disgraziata Repubblica in cui gli sprechi sono all’ordine del giorno e […]

  2. […] che vengono indicati come di “Sinistra”, vedi Obama, Gordon Brown e per restare in Italia Pierluigi Bersani, sono i più decisi nel sostenere i principi e le delizie del Libero Mercato che presuppone che lo […]


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