IRLANDA, BANCHE E USURAI S’OFFRONO

La sovranità economica è nelle mani dei popoli o dei mercanti di denaro? AAA, anche la patria dei folletti ha un problema. Per meglio dire, l’Irlanda ha enormi problemi: infatti, per i prossimi 4 anni il governo irlandese, così come già accaduto per quello greco (già usurato da prestiti bilaterali per 110 miliardi concessi dai singoli Stati), si dovrà piegare alle logiche usuraie del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e quelle tecnocratiche dell’Ue per ripianare un debito di oltre 730 miliardi di dollari. Il “piano di salvataggio”, dopo settimane di imbarazzanti smentite del governo di Dublino, sarebbe di circa 90 miliardi di euro – spartiti tra banche – che, salvo eccezioni di massima, dovranno essere restituiti al modico tasso di usura del 5%. Ma questo è solo l’inizio poichè nei prossimi giorni si definiranno ammontare esatto, quote a carico e condizioni. Le più evidenti catastrofi economiche e politiche non sono mai riconosciute pubblicamente fino a quando è impossibile nasconderle. 

I recenti dati resi noti da Eurostat, secondo il processo di revisione delle statistiche macroeconomiche europee, relative al 2009, imputano all’Irlanda una percentuale di debito pubblico pari al 65% e un rapporto debito/PIL negativo al 14,4%. Per comprendere l’entità del danno, per astrazione statistica, è come se ciascun irlandese avesse accumulato (o generato) annualmente una quota di debito pubblico pari a 20.300 euro pro capite. Finora il governo di Dublino ha nazionalizzato solo alcuni istituti di credito: Ebs, Anglo Irish, Irish Nationwide, oltre a iniettare corpose dosi di liquidità in Bank of Ireland e Allied Irish Bank. In totale gli istituti di credito hanno richiesto interventi per 50 miliardi di euro, quasi il 30% del PIL. La “crisi irlandese”, nel contesto, è stata causata unicamente dalle banche che ora, per evitare il fallimento necessitano di interventi immediati per 10 miliardi di euro. Quel che però preoccupa è che l’attesa potrebbe fare lievitare i costi. Per la gioia degli speculatori che, come per la defunta Grecia, saranno pronti a dividersi il banchetto.

I ministri delle Finanze europei concordano con l’Ecofin, l’FMI e l’usuraia BCE che “bisogna aiutare” anche l’Irlanda se si vuole salvaguardare la stabilità finanziaria sia per i 27 Stati membri dell’Unione europea che per i 16 già dell’Eurozona. L’aiuto consiste nell’erogazione di un prestito usuraio allo Stato che lo richiede con obiettivo di preservare la stabilità finanziaria dell’unione monetaria. Il contributo più sostanzioso da erogare all’Irlanda, quello dell’European Financial Stability Facility (EFSF) va però approvato all’unanimità, e non sarà facile per 16 Stati membri di Eurolandia mettersi d’accordo su che condizioni imporre al governo irlandese.

(Clicca sull’immagine per consultare il debito pubblico dell’Irlanda)

Insomma, riprendendo le parole del presidente del Consiglio europeo H.V.Rompuy: «Siamo in una crisi di sopravvivenza. Dobbiamo lavorare insieme per far sopravvivere l’eurozona, perché non se non sopravvive l’eurozona, non sopravviverà l’Unione Europea». Alla notizia di salvataggio le borse europee hanno risposto in negativo e, come piace in questi casi ripetere alla vulgata italiota, bruciato miliardi di euro/dollari (come se i soldi si bruciassero con un cerino). Il mercato irlandese è precipitato, schiacciato dal tonfo delle banche: Bank of Ireland è arrivata a cedere il 22,11% mentre Allied Irish Bank ha toccato quota -18,14%.

Tecnocrati di finto buon senso e camerieri del Gra$$o banchiere ci assicuravano che la questione della crisi era risolta, mentre l’usura la bestia centipede che soffoca il figlio nel ventre, moltiplicava l’opera di annullamento di ogni sovranità economica e nazionale.

Ieri intanto è stato lanciato un nuovo allarme su scala Eurozona. Il fabbisogno statale del Portogallo è salito a 11,9 miliardi di euro (in aumento di 215 milioni) nei primi 10 mesi dell’anno, un segnale che le misure di austerità varate da Lisbona finora non hanno arrestato la spesa pubblica. La spesa è infatti aumentata del 2,8% (a fronte di un aumento del 4,6% delle entrate), e minaccia gli sforzi del governo di persuadere i mercati che il Portogallo non è l’Irlanda.

Ma risolvere temporaneamente i problemi di uno Stato può aggravarne la posizione di altri, come ha mostrato la reazione dei mercati? Bisogna comprendere, senza cadere in retorica, che ogni “salvataggio” riduce le risorse disponibili (l’EFSF infatti eroga garanzie fino a 440 miliardi di euro che vengono assegnate dagli Stati membri dell’Eurozona fondatori e garanti del Fondo. L’Italia partecipa per il 12,49% nel capitale della Bce e questo si trasforma in una garanzia pari a 17,9 dei 440 miliardi di euro) per gli altri Stati che potrebbero trovarsi nelle condizioni di Grecia e Irlanda.

Potranno quindi mai bastare in futuro per tutti gli altri Stati garanti del “dorato Fondo”, le quote rimanenti dei 440 miliardi di euro dopo che Grecia e Irlanda (e forse poi Portogallo) ne hanno già divorato una grossa fetta, senza allertare i mercati europei, banche che rischiano il crac, conti pubblici fuori controllo e crisi politiche pronte ad esplodere in qualsiasi momento?

Come la Grecia (-15,4%) e l’Irlanda (-14,4%), anche Spagna (-11,1%), Portogallo (-9,3%), Belgio (-6,0%) e Francia (-7,5%) e l’Italia (-5,3%), hanno un indebitamento altrettanto preoccupante (dati Eurostat 2009). Alla luce di questi inquietanti scenari (poichè tutti i debiti sono interconnessi tra loro) potrebbe darsi che, in futuro, un qualche Stato membro meno indebitato (esempio la Germania) ritorni alla moneta nazionale. Ciò per svincolarsi dal fallimento dell’Europa fondata sulle banche, a vantaggio della sovranità economica che gli compete. Il che significherebbe riappropriarsi anche della sovranità monetaria e riavere il privilegio di stampare moneta propria per pagare parti del debito contratto in Euro rilanciando così l’economia nazionale senza limiti.

Nel frattempo la Germania (DP: 73,4%; DEF/PIL: -3,0%; dati Eurostat 2009), che resta l’unica economia in netta crescita, vuole arrivare alla costituzione di un Fondo di soccorso permanente della zona euro dal 2013, anno di espirazione del Fondo europeo di stabilità finanziaria, creato dopo la crisi greca della primavera scorsa. L’idea di Berlino è però quella di far pagare anche gli investitori privati in caso di default di uno stato. Dal canto suo il primo ministro greco, Georges Papandreou ha accusato Berlino di aver rilanciato, con questa condizione, la speculazione sul debito pubblico del suo paese, dell’Irlanda e del Portogallo che, a causa del forte debito pubblico, appoggia l’usuraia BCE, che vuole l’attuazione di un piano di azione in tempi stretti, per bloccare sul nascere la crisi irlandese.

Nell’attesa che la patria dei folletti giustifichi ogni suo personale disastro con dolorose “misure di austerità” imposte dagli usurai di Bruxelles (è al vaglio una manovra correttiva da 15 miliardi in 4 anni pari al 10% del PIL: 2/3 di tagli alla spesa pubblica, tra cui welfare e numero di dipendenti pubblici; 1/3 di nuove tasse, con l’obiettivo di ricondurre il deficit, che ora viaggia oltre il 30% del PIL, sotto la soglia del 3%, prevista dai trattati europei, entro il 2014), l’agenzia di rating Moody’s ha annunciato che taglierà in misura sostanziale il giudizio sui titoli di Stato irlandesi.

La mano dell’usura è pronta ad affondare i suoi artigli nella carcassa irlandese anch’essa modellata sui principi della speculazione, dove il monopolio del credito è privato ed è esercitato a favore dei bankster.

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3 commenti

  1. […] L’Irlanda ottiene il via libera al pacchetto di aiuti Ue-Fmi, ma in piazza a Dublino contro il prestito scendono migliaia di cittadini e lavoratori. Bruxelles ha deciso, con l’approvazione dei ministri delle Finanze Ue, di concedere così un prestito da 85 miliardi di euro all’Eire. A differenza del caso greco, ci sono infatti tre Paesi Ue (Gran Bretagna, Svezia e Danimarca) che non fanno parte dell’Eurozona ma che parteciperanno tramite un sistema complementare di prestiti bilaterali all’assistenza finanziaria Ue-Fmi. Secondo fonti delle istituzioni europee citate dalla stampa internazionale, nel piano da 85 miliardi di euro ve ne saranno  circa 35 destinati specificatamente alla riorganizzazione del sistema bancario irlandese fortemente in crisi. Il Fondo monetario   internazionale dovrebbe contribuire al prestito a Dublino con circa 22,5 milioni di euro, mentre gli Stati Ue con 45, ricalcando quindi la proporzione di un terzo Fmi e due terzi Ue già applicata per la Grecia, ma con un tasso usuraio del 6%, più elevato di quello applicato ad Atene, a cui si è chiesto il 5 e per l’ultima tranche di aiuti il 5,2. Il governo irlandese dovrebbe contribuire poi con 17,5 miliardi di euro liberando le riserve dal fondo-pensioni statale per i dipendenti pubblici. Per ottenere gli aiuti, l’Irlanda si è impegnata a una stretta condizionalità che prevede un piano quadriennale di risanamento dei conti pubblici con tagli per 15 miliardi di euro di cui 6 nel solo 2011. A completare il quadro, per riportare una maggiore stabilità finanziaria nell’Eurozona e dare una “risposta sistemica” alla crisi, sul tavolo Ue anche il compromesso trovato domenica, secondo quanto riferito da fonti europee, tra il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, con i vertici dell’Ue sul futuro coinvolgimento “caso per caso” dei privati, implicando così nel sistema lo stesso settore finanziario che ora specula sul debito sovrano dei Paesi Ue, che potrà prendere parte nel meccanismo salva-Stati permanente, la cui entrata in vigore è prevista per la metà del 2013 dopo l’arrivo a scadenza dell’attuale sistema, lo European financial stability facility. […]

  2. […] stato, di fatto i più importanti e numerosi. Cerchiamo di capire che cosa è successo: l’Irlanda non ha accettato di lasciar fallire le sue banche, le ha salvate pagando per loro circa 60 miliardi […]

  3. […] Chi ha un minimo di senso umano della storia  non può che condividere il dolore dell’Irlanda, umiliata dai mercati. Ma l’idea che una grande nazione come la Spagna possa essere messa in ginocchio per i capricci […]


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