L’ESERCITO DELLE SANGUISUGHE

Il 28 novembre 1986 una bomba esplose nella villa di Silvio Berlusconi in via Rovani a Milano, provocando pochi danni e lo sfondamento del cancello esterno. Silvio Berlusconi parlando al telefono con Marcello Dell’Utri – intercettato dalla Polizia nell’ambito delle indagini per la bancarotta fraudolenta ai tempi in cui era amministratore delegato della Bresciano Costruzioni – accusò Vittorio Mangano dell’affettuoso segnale, una bomba!

Il senatore Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attività di “mediazione” e si sarebbe posto quindi come “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua nelle motivazioni della sentenza a carico del senatore Pdl, Marcello Dell’Utri, condannato il 29 giugno scorso a 7 anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti antecedenti il ’92. In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti 9 anni di reclusione. Solo il Tg1, incredibilmente e senza vergogna, parlò di assoluzione!

Il mafioso Vittorio Mangano fu assunto, su intervento di Marcello Dell’Utri, come “stalliere” nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumità di Silvio Berlusconi. I giudici hanno ritenuto credibile il pentito Francesco Di Carlo, che ha ricostruito il sistema di “relazioni” di Dell’Utri con ambienti di Cosa nostra. Credono fondato soprattutto il suo racconto su una riunione svoltasi a Milano nel 1975 “negli uffici di Berlusconi” alla quale parteciparono, oltre a Marcello Dell’Utri, anche i boss Gaetano Cinà, Girolamo Teresi e Stefano Bontade che all’epoca era “uno dei più importanti capimafia”.

La presenza di Vittorio Mangano ad Arcore avrebbe avuto lo scopo di avvicinarsi a Silvio Berlusconi, “imprenditore milanese in rapida ascesa economica”, e garantire la sua incolumità“avviando un rapporto parassitario protrattosi per quasi due decenni”. Silvio Berlusconi avrebbe pagato “ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai familiari”. La vicenda dei pagamenti da parte di Silvio Berlusconi si intreccia, secondo i giudici, con altri versamenti per la “messa a posto” della Finivest che all’inizio degli anni ’80 aveva cominciato a gestire alcune emittenti televisive in Sicilia.

«Vittorio Mangano è stato il mio eroe. Era una persona in carcere, ammalata invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. E’ stato il mio eroe. Io non so se avrei resistito a quello a cui ha resistito lui». [Marcello Dell’Utri, 29 giugno 2010]

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
A CARICO DI MARCELLO DELL’UTRI

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2 commenti

  1. […] precarietà e, nella peggiore delle ipotesi, morti bianche, la democrazia del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di vantaggi e prebende, elegge i rappresentanti del Popolo. […]

  2. […] legalizzate i cui esponenti non avevano fatto alcuno sforzo per cancellare le modalità con le quali i propri antenati avevano […]


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