SCHIAVI DEGLI INTERESSI ALTRUI

Si troverà mai un cameriere che si ribelli al suo padrone? Mentre l’utilizzatore finale Silvio Berlusconi ha rilanciato che senza voto di fiducia si va alle urne, Peppone Bersani e Don Camillo Casini lavorano per quella che il genero del gotha del cemento Caltagirone (l’undicesimo italiano più ricco con 1,5 miliardi di dollari e 655° al mondo) chiama “grosse koalition”, ricordando l’esperienza tedesca. Dal canto suo, il terzo segretario (in un anno, sic!) dell’intellighenzia liberista del Partito Democratico, esperto in lenzuolate al tempo in cui era Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Prodi II (ex consulente Goldman Sachs) e che suscitarono più ilarità che perplessità, non avendo la forza né il coraggio di chiamare il suo elettorato a scendere in piazza per dare la spallata finale al governo Berlusconi IV, vorrebbe aprire un percorso “per un governo di transizione o di responsabilità nazionale”, auspicando che “sia possibile un rapporto di vicinanza e di costruzione comune con l’Udc”. L’Unione dei Caltagirone, appunto.

Intanto le ombre grigie di Luciano Violante e Gianclaudio Bressa lavorano per confezionare una bozza di riforma della legge elettorale in previsione di un sistema proporzionale, con le preferenze a doppio turno (perchè non invece un proporzionale puro?). Altro paravento dietro il quale gli stessi gruppi “democratici” potranno continuare a lucrare sul potere dello Stato e perseguire perciò i loro scopi, poichè nel BelPaese la volontà popolare non è imperativa, né vincolante da mandato (art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»).

Oltre a tentare di sfiduciare, il 29 novembre prossimo, il ministro Bondi (come fosse l’unico responsabile, da due secoli e mezzo, del disastro in cui latita tutto il patrimonio culturale nazionale, e per fortuna che Bersani e Casini non passavano di lì quando si sbriciolava il “loft del gladiatore”, cui il BelPaese delle meraviglie si è lacrimevolmente indignato!), la gioiosa macchina cattoliberista è al lavoro per impedire il voto anticipato (ma i “signori dei sondaggi” li danno vincenti o li hanno, come da commissione, gonfiati?) perché attacca l’amico dei banchieri Bersani: «L’unica via, per far fronte ai problemi italiani e alle fosche previsioni finanziarie europee, si chiama per PD e UDC governo di transizione o di responsabilità nazionale», un esecutivo che, aggiunge il papalino, riesca a ricalcare il virtuoso modello della “grossa coalizione” tedesco. Insomma, una politica industriale di stampo postsovietico, fondata sulla programmazione orizzontale e verticale, in salsa postdemocristiana. Il portavoce delle lobby finanziarie Casini, per memoria, è sempre lo stesso che nell’ottobre del 2006, discutendo sul dopo-Prodi, dalle colonne del Corsera chiosava: «Non so se Prodi cadrà, non sono mica il mago di Avellino. Ma se cade, non ci saranno le elezioni. Nessuno le vorrebbe davvero, eccetto Prodi. Non le vuole D’Alema, non le vuole Rutelli…».

A preoccupare Peppone e Don Camillo, incredibilmente, è lo scenario internazionale perché, sostiene il professionista dell’inciucio, legami con capitali bancari e operazioni immobiliari “dopo l’Irlanda, il Portogallo e la Grecia noi siamo il paese più a rischio default”. Dov’era Casini quando Irlanda, Portogallo e soprattutto Grecia venivano spolpate dall’usura e dalla speculazione dell’Alta finanza? A stracciarsi le vesti in confessorio? Allarme condiviso dal titolare del loft con vista sul Circo Massimo: “Ci attendono mesi davvero difficili, perché la situazione economica internazionale non tende al sereno, il governo fa melina e punta a guadagnare una, due settimane per inventarsi qualcosa”.

Chissà che invece Casini e Bersani non si inventino qualcosa che sia altro, nella loro tragicomica avventura per questo difficile scenario internazionale, magari tentando insieme alla carta del governo di responsabilità nazionale, anima morta del mancato inciucio, una personalità a detta loro superpartes che, e qui ci sarebbe di che preoccuparsi, per il governo del BelPaese è stato sinonimo in passato di svendite occulte: l’attuale amministratore di condominio del secondo debito pubblico d’Europa e del catastrofico debito pubblico italiano, il governatore di Bakitalia SpA Mario Draghi.

Già, quasi una barzelletta, le banche che ci avvisano di stare attenti agli usurai. E che, oltre a derubare la gente con i derivati, tassi d’interesse sui fidi e prestiti in genere hanno anche il coraggio di darci consigli. Non è forse vero che il BelPaese nel 1996 è ricorso a trucchetti contabili simili a quelli greci? E chi era a Palazzo Chigi allora? Romano Prodi, ex consulente Goldman Sachs. E chi era il direttore generale del Tesoro? Mario Draghi, che di Goldman Sachs è diventato consulente qualche anno dopo. E che ruolo hanno avuto Tommaso Padoa Schioppa, nonché lo stesso Mario Draghi, nello scandalo Easy Credit, che consentì, guarda caso, a Goldman Sachs, Citigroup e Jp Morgan Chase, una truffa ai danni dello stato per 600 milioni di euro? Di quell’inchiesta non si è più saputo nulla, ma a Goldman Sachs il governo italiano ha continuato ad affidare emissioni di global bonds per miliardi di euro.

I primi quindi a pretendere un chiarimento dovrebbero essere l’elettorato cattolico di Casini e quello progressista di Bersani che diede fiducia a Prodi, a Padoa Schioppa e che oggi, con una certa ingenuità, si commuovono pensando a Mario Draghi. «Perché – spiega il leader centrista – in condizioni normali il PD e l’UDC sarebbero alternativi ma ora il paese ha problemi seri e se continuiamo a dividerci tra guelfi e ghibellini non riusciremo mai a fare riforme serie per paura del voto». “Il 27 marzo? La maggioranza non decide tutto da sola. Se vanno in crisi prendano su le gambe e vadano al Quirinale”, dice Bersani.

Di male in peggio. Le conseguenze della crisi offrono dunque a PD e UDC (con l’aggiunta dei finiani e dei rutelliani paracadutati per premio di maggioranza e per nomina da alfacentauri), la possibilità di rovesciare il programma P2ista berlusconiano per individuare un punto di equilibrio massonico tra centro e sinistra, per terminare di smantellare gli ultimi baluardi di Stato Sociale Nazionale. Questo schema, basato sulla convinzione di parlare con un profilo liberista all’elettorato cattolico e moderato su temi economici, etico-sociali e di potere, è altresì un impasto di liberismo e di individualismo che spiega abbastanza bene quale sia diventato il perimetro elettorale centrista e sinistroide in questi anni.

A meno di «nuove svolte» (“scelte alla responsabilità”, tanto per continuare a ingannare il popolo bue), o nell’attesa delle Idi di marzo, siamo arrivati alla frutta. Il dessert di Berlusconi con le sue mignotte e il caffè di Tremonti con le sue rassicurazioni da falso profeta, concluderanno l’ultima cena. Così tutti saranno contenti e sorrideranno, tanto il Gra$$o banchiere quanto i politici che lo hanno servito. E gli italiani con le pezze al culo, finito questo banchetto potranno anche andare a vomitare.

Annunci

3 commenti

  1. […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  2. […] dall’allarme del debito pubblico da abbattere. Una proposta che fa da spalla ad una indecente opposizione, che la dice lunga sull’indirizzo politico che potrebbe assumere un eventuale governo allargato […]

  3. […] merda nei tubi. Il genero del gotha del cemento Caltagirone (UdC: Unione dei Caltagirone, appunto), Pier Ferdinando Casini torna ai laghi di […]


Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.