L’ABISSO DEL DEBITO PUBBLICO EUROPEO

L’Italia ha chiuso il 2009 con un rapporto deficit/PIL al -5,3% (-2,7% nel 2008; -1,5% nel 2007; -3,4% nel 2006) e un debito pubblico del 116% (106,3% nel 2008/2007; 106,6% nel 2006). La spesa pubblica, secondo i dati dell’ufficio di statistica, si è attestata al 51,9% (48,8% nel 2008; 47,9% nel 2007; 48,7% nel 2006), mentre le entrate sono risultate stabili al 46,6% (46,2% nel 2008; 46,4% nel 2007; 45,4% nel 2006). Il debito pubblico complessivo dei 27 Stati Membri dell’Unione Europea, riferito al 2009: 74% (61,8% nel 2008; 58,8% nel 2007; 61,5% nel 2006). Per quanto riguarda Eurolandia (i 16 Stati che hanno aderito all’euro), il debito pubblico nel 2009 è risultato pari a 79,2% (69,8% nel 2008; 66,2% nel 2007; 68,5% nel 2006). Nel totale, il deficit/PIL più elevato è quello osservato in Grecia (15,4%), Irlanda (14,4), Regno Unito (11,4%) e Spagna (11,1%). Quanto al debito pubblico, il più alto d’Europa è quello della Grecia (126,8%), seguito dall’Italia (116%). Sono questi i dati resi noti da Eurostat, che ha terminato il processo di revisione delle statistiche macroeconomiche europee. Ma il peggio deve ancora venire…

Proprio ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel (che nel maggio scorso aveva chiesto al Bundestag la rapida approvazione del prestito usuraio ad Atene, poichè “E’ in gioco l’euro”), ha rimesso in guardia contro il rischio di instabilità della moneta unica: «se fallisce l’euro, fallisce l’Europa», ha detto la leader conservatrice durante il suo discorso al congresso della Cdu, ribadendo che è possibile cambiare i trattati Ue. Qualcosa non va più nel dorato mondo elitario che sta distruggendo la vita dei popoli nel nome del profitto e dell’usura?

La crisi europea del debito sovrano, che è stato causato dal debito pubblico degli Stati membri, ma è aumentata a causa delle azioni intraprese per salvare le banche, dopo la crisi del 2008, dimostra almeno tre cose: La prima è che non esiste valuta senza uno stato. La seconda è che il capitalismo non può essere gestito dal solo mercato. Terzo, che le misure di austerity non faranno uscire l’Europa dalla crisi, ma in realtà continueranno a peggiorare la situazione, fino a quando l’euro non crollerà.

L’assurda idea di governo economico basato esclusivamente sul mercato e la sua capacità di autoregolarsi, è alla base della grande illusione europea senza  leadership ma unita dall’euro, che ha controllato le differenze interne economiche e sociali secondo la logica dei mercati finanziari, asfaltando l’idea naturale di governo europeo dei popoli, privilegiandone solo la gestione di “misure di austerità” e di “repressione”. Di fatto, il divario che si è creato tra i paesi economicamente forti e quelli che sono industrialmente deboli, condizionato dalla politica del Banca centrale europea, non potrà che peggiorare. Basta osservare l’andamento europeo del debito pubblico, in articolar modo della Grecia che per il 2009 è stato del 126,8%, mentre sempre secondo la revisione al rialzo dei conti pubblici compiuta da Bruxelles, il rapporto deficit/PIL è stato pari a -5,7% nel 2006, a -6,4% nel 2007, a -9,4% nel 2008 per arrivare al -15,4% nel 2009. Si tratta delle cifre più elevate dell’intera Ue.

Nella seguente tabella (autore IL GRAFFIO NEWS), in maniera quanto più chiara, abbiamo riportato i dati resi noti da Eurostat, elencando i 27 Stati membri dell’Ue secondo l’ordine decrescente per ciascun debito pubblico accumulato nell’ultimo anno di riferimento 2009, completato dal rapporto deficit/PIL:

 (DP=Debito Pubblico; DEF/PIL=Deficit/Prodotto interno lordo)

STATO MEMBRO DELL’UE DP 2009 (%) DP 2008 (%) DP 2007 (%) DP 2006 (%) DEF/PIL 2009 (%) DEF/PIL 2008 (%) DEF/PIL 2007 (%) DEF/PIL 2006 (%)
GRECIA 126,8 110,3 105,0 106,1 -15,4 -9,4 -6,4 -5,7
ITALIA 116,0 106,3 103,6 106,6 -5,3 -2,7 -1,5 -3,4
BELGIO 96,2 89,6 84,2 88,1 -6,0 -1,3 -0,3 -0,2
UNGHERIA 78,4 72,3 66,1 65,7 -4,4 -3,7 -5,0 -9,3
FRANCIA 78,1 67,5 63,8 63,7 -7,5 -3,3 -2,7 -2,3
PORTOGALLO 76,1 65,3 62,7 63,9 -9,3 -2,9 -2,8 -4,1
GERMANIA 73,4 66,3 64,9 67,6 -3,0 -0,1 -0,3 -1,6
MALTA 68,6 63,1 61,7 63,4 -3,8 -4,8 -2,3 -2,7
UK (*) 68,2 52,1 44,5 43,4 -11,4 -5,0 -2,7 -2,7
AUSTRIA 67,5 62,5 59,3 62,1 -3,5 -0,5 -0,4 -1,5
IRLANDA 65,5 44,3 25,0 24,8 -14,4 -7,3 -0,0 -2,9
OLANDA 60,8 58,2 45,3 47,4 -5,4 -0,6 -0,2 -0,5
CIPRO 58,0 48,3 58,3 64,6 -6,0 -0,9 -3,4 -1,2
SPAGNA 53,2 39,8 36,1 39,6 -11,1 -4,2 -1,9 -2,0
POLONIA 50,9 47,1 45,0 47,7 -7,2 -3,7 -1,9 -3,6
FINLANDIA 43,8 34,1 35,2 39,7 -2,5 -4,2 -5,2 -4,0
SVEZIA 41,9 38,2 40,0 45,0 -0,9 -2,2 -3,6 -2,3
DANIMARCA 41,4 34,2 27,4 32,1 -2,7 -3,4 -4,8 -5,2
LETTONIA 36,7 19,7 9,0 10,7 -10,2 -4,2 -0,3 -0,5
SLOVACCHIA 35,4 27,8 29,6 30,5 -7,9 -2,1 -1,8 -3,2
SLOVENIA 35,4 22,5 23,4 26,7 -5,8 -1,1 -0,0 -1,3
REP. CECA 35,3 30,0 29,0 29,4 -5,8 -2,7 -0,7 -2,6
LITUANIA 29,5 15,6 16,9 18,0 -9,2 -3,3 -1,0 -0,4
ROMANIA 23,9 13,4 12,6 12,4 -8,6 -5,7 -2,6 -2,2
BULGARIA 14,7 13,7 17,2 21,6 -4,7 -1,7 -1,1 -1,9
LUSSEMBURGO 14,5 13,6 6,7 6,7 -0,7 -3,0 -3,7 -1,4
ESTONIA 7,2 4,6 3,7 4,4 -1,7 -2,8 -2,5 -2,4

 (*) Dati riferiti all’anno 2009 nel periodo finanziario 1 aprile – 31 marzo 

In questo contesto, le “misure di austerity” imposte a tutti i paesi di Eurolandia saranno impossibili da realizzare. Oggi la vecchia Europa è diventato un meccanismo di trasferimento di denaro dagli Stati membri ricchi ai meno ricchi esteso sul mercato comune. Scandali finanziari, speculazioni, recessione, indebitamento ed intrecci d’interessi sono tutti strettamente connessi alla virtualità delle Borse e dei mercati finanziari. Al sistema economico-finanziario dominante si associa una grave crisi in atto nel dominio dei flussi telematici di capitali, negli scambi e nella liquidità bancaria. Tutto ha origine nel sempre più potente riciclaggio e circolazione di denaro e capitali. Miliardi di soldi, ogni giorno, vengono “bruciati” (termine preferito dalla vulgata) dalle Borse che affondano a picco.

Affaristi e speculatori, sempre impuniti, esportatori di libertà e benessere hanno steso e affondato i loro artigli sui mercati dell’Alta finanza con la complicità di camerieri politici, per annientare la volontà popolare con regole astratte subordinate alle loro esigenze politico-economiche. Tutte le leggi finanziarie che rispondono a politiche economiche controllate dagli Istituti bancari rendono gli Stati a sovranità completamente limitata. La realtà però è sempre meno credibile e molto diversa da quella che ci viene propinata dai media. L’informazione, subdola arma di distrazione di massa, non intende scomodare il Gra$$o Banchiere che rimane foraggiato dalla politica perseguita da governi sempre inclini a salvare gli istituti in crisi a spese dell’erario. La puttana democrazia, in fondo, non può che parlare, vive della parola e per la parola, e in tempo di crisi l’informazione non domanda di essere propagandata, vuole invece essere comandata cedendo il passo alla pronta obbedienza. E non c’è politico che non si lancerebbe nelle più basse manovre elettorali per portare i contribuenti alla urne.  

Tutto sotto controllo? Assolutamente no. La tecnocrazia di Bruxelles, che ora esercita la più severa sorveglianza sulla Grecia, in questi anni non ha saputo (leggasi non ha voluto) fare  niente per evitare il peggio. Ma se la politica consiste nell’integrare paesi grazie alla prosperità, può succedere che di fronte alla mancanza di mezzi per questo scopo (o “coesione”, come si chiama in gergo eurocrate) si preferisca chiudere gli occhi. Per tenere in piedi queste bugie vitali, fingendo che siano realtà, è necessario un grande sforzo retorico. Apparentemente viviamo in una società del controllo e dell’osservazione costante, una società basata sulle valutazioni e sulle certificazioni. Per questo paghiamo istituti di ricerca e di indagine specializzati. Le più evidenti catastrofi economiche e politiche non sono mai riconosciute pubblicamente fino a quando è impossibile nasconderle. Gli addetti alle previsioni potrebbero adattare le loro analisi allo stato reale delle nostre società, se è vero che i controlli sono così accurati. La Grecia quindi è solo un esempio.

La bramosia di aumentare il potere di condizionamento economico ha spinto ad allargare l’Europa a tanti Stati che non erano assolutamente in grado di reggere i parametri economici e di bilancio necessari. Malafede e riserva mentale dei singoli Stati componenti, ancora troppo legati a logiche di un potere locale, nazionale che non è disposto a cedere né a delegare ad un governo centrale, hanno creato vuoti in quelle che avrebbero dovuto essere le connessioni e le reciproche compensazioni tra economie diverse.

Non solo PIGS. Come la Grecia: Irlanda (-14,4%), Spagna (-11,1%), Portogallo (-9,3%), Belgio (-6,0%) e Francia (-7,5%) – cui però stranamente l’informazione non parla – e l’Italia, hanno un indebitamento altrettanto preoccupante. Il 7 giugno scorso i ministri delle finanze dell’Eurozona finalizzarono la creazione del Fondo europeo di stabilità finanziaria (della durata di 3 anni e con sede in Lussemburgo) per gli Stati membri dell’Ue in crisi. Tale durata era stata pattuita per salvare le economie europee messe in pericolo dall’eventuale insolvenza. Il Fondo di stabilizzazione (deciso nella riunione dell’Eurogruppo il 9 maggio scorso, nell’ambito del piano di intervento a difesa dell’euro) aveva un capitale iniziale di 440 miliardi di euro per emettere obbligazioni garantite a fronte di prestiti a Stati membri Ue in difficoltà, quale scudo contro il rischio del ripetersi della crisi greca. Altri 60 miliardi di euro venivano poi stanziati a tale fine dai fondi del bilancio europeo e un contributo supplementare (fino a 250 miliardi di euro), fornito dalla centrale dell’usura del Fondo Monetario Internazionale (FMI), per un totale di 750 miliardi di euro.

Gli sciocchi ministri finanziari definirono quindi gli ultimi dettagli tecnici del Fondo, la cui “missione” era emettere titoli obbligazionari coperti da garanzia (nella misura del 120% della quota di ciascuno Stato membro) e impiegare le somme raccolte in crediti a favore degli Stati membri in difficoltà finanziarie. L’emissione di titoli avvenne previa richiesta dello Stato interessato per poter essere utilizzati in operazioni di rifinanziamento da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Tutti gli Stati membri dell’Eurozona prevedevano di divenire azionisti del Fondo, ciascuno nella proporzione della propria quota di capitale. L’erogazione dei crediti (cosa che madama informazione omette sempre di riportare) rimaneva in ogni caso condizionata all’accettazione di misure di austerità da parte dello Stato ricevente, analogamente a quanto avvenuto nel caso del finanziamento alla Grecia. La raccomandazione, fondamentale, rimaneva l’adozione di “misure addizionali” già dal 2011 e negli anni seguenti con il suggerimento ad attuare “riforme strutturali” del mercato del lavoro e del sistema pensionistico.

In sintesi: Per poter accedere al Fondo europeo di stabilità finanziaria è necessario che lo Stato membro dell’Eurozona interessato sia in difficoltà finanziarie. Ma non basta. L’erogazione dei crediti è condizionata all’accettazione di “misure di austerity”. Ottenuta l’erogazione dei crediti dalla Banca Centrale Europea (BCE), allo Stato membreo dell’Eurozona è fatto obbligo restituire il prestito iniziale erogato al modico tasso di usura del 5%. Resta inteso che, su suggerimento del Gra$$o Banchiere, devono essere attuate tutte quelle “misure addizionali” intese come riforme strutturali del mercato del lavoro e del sistema pensionistico.

L’Italia che ha un tasso di disoccupazione all’8,3% e un debito pubblico di 1.844,817 miliardi di euro, come se per astrazione statistica ciascun italiano avesse accumulato una quota di debito pubblico pari 30.510 euro, avendo servilmente obbedito a questi ordini, rimane sempre “a rischio”, “sotto osservazione”, “sotto stretto controllo” ecc, ecc, ma non è stata dichiarata fallita poichè tenuta artificialmente in vita dagli usurai del FMI e della BCE che, quando lo riterranno opportuno, la daranno in pasto alla speculazione predatoria dell’Alta finanza internazionale. Un esempio: L’Italia per poter accedere al Fondo europeo di stabilità finanziaria ha già mestamente dichiarato ai padroni di Bruxelles difficoltà finanziarie tali da non poter riuscire a rispettare i parametri imposti dal Trattato truffa di Maastricht. Essendo l’erogazione dei crediti condizionata all’accettazione di “misure di austerità”, l’ineffabile ministro Tremonti ha varato una manovrina finanziaria da 25 miliardi di euro. Ottenuta l’erogazione dei crediti da parte della Banca Centrale Europea (BCE), l’Italia è divenuta debitrice al modico tasso di usura del 5%. Infine, su suggerimento del Gra$$o Banchiere, ha attuato parzialmente quelle misure addizionali (di cui sopra) intese come riforme strutturali del mercato del lavoro (art.18 recentemente annacquato dal ministro Sacconi) e del sistema pensionistico (pensione a 65 anni per le donne). Ahi, serva Italia…

Invece di contrastare la riduzione degli stipendi, opporsi ai tagli nei servizi pubblici, ridistribuire la ricchezza della quale il capitalismo finanziario si è appropriato, convertire la crescita economica nello sviluppo sostenibile, tutte le “misure di austerità” consigliate dall’Ue insieme alle riforme sociali imposte per smantellare quel che rimane dello Stato Sociale nazionale di ciascuno, sono volte in tal senso: salvare l’Euro per non perdere la faccia.

Quindi a cosa serve tenere in vita una moneta, l’Euro, oramai morta? Sicuramente a foraggiare con interessi usurai lo strumento dell’Alta finanza europea. Un’impietosa condanna dell’usura, dunque, oggi più che mai d’attualità in un mondo globalizzato che vede il trionfo della finanza apolide usuraria e del grande capitale a scapito del lavoro dei popoli e della solidarietà sociale. Ma cos’è esattamente l’usura? È il denaro ricavato dal mero utilizzo del denaro. Per battere moneta, impongono una sorta di tassa, detta signoraggio. E gli Stati pagano un vergognoso signoraggio. Eurolandia ha adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto gli Stati europei la possono solo usare e non possedere. Uno Stato con moneta sovrana, può emettere debito sovrano e finanziarlo all’infinito con l’emissione di altra moneta, l’Europa è quindi prigioniera di debiti che non potrà più controllare e rifinanziare se non con una moneta sovrana.

Non sarebbe da escludere un possibile ritorno alle monete nazionali, almeno per alcuni Stati dell’Eurozona più deboli e quindi fortemente indebitati. Così come non è da escludere una qualche singola fuga di uno Stato più ricco per eludere il patto di stabilità europeo, con ripercussioni sulla politica economica e sociale all’interno di tutti gli Stati membri di Eurolandia. Il messaggio lanciato dalla cancelliera Angela Merkel è stato chiaro, cui fa eco l’allarme lanciato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, a poche ore dalla riunione a Bruxelles dei ministri (sciocchi) delle Finanze dell’Eurogruppo, che avrà al centro dei lavori la crisi di Irlanda e Portogallo: «Siamo in una crisi di sopravvivenza. Dobbiamo lavorare insieme per far sopravvivere l’eurozona, perché non se non sopravvive l’eurozona, non sopravviverà l’Unione Europea». Il paradiso finanziario, la giostra del capitalismo predatorio è totalmente nel caos, e la sensazione generale è che il peggio debba ancora arrivare.

(PS) Lunedì 15 Novembre scorso è iniziato il processo penale presso il Tribunale penale di Forlì per USURA BANCARIA AGGRAVATA. Rapporti denunciati: uno scoperto di conto corrente ed un conto anticipi. Info: La Voce di Romagna

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20 commenti

  1. […] è stato sinonimo in passato di svendite occulte: l’attuale amministratore di condominio del secondo debito pubblico d’Europa e del catastrofico debito pubblico italiano, il governatore di Bakitalia SpA Mario […]

  2. […] e della alienazione capitalistica han diretto allo sfascio e all’ansia generalizzata le genti d’Irlanda, della Grecia, del Portogallo e della Spagna. Adesso tocca all’estenuato popolo italiano continuare a sottacere e rigar diritto, nel solco […]

  3. […] che frequentano, e sono quindi in grado di prendere decisioni ponderate sui singoli casi, così il debito sovrano ha perso ogni buonsenso nel suo modo di relazionarsi con le […]

  4. […] ha chiuso il 2010, il suo anno più difficile, con il dilagare della crisi del debito e gli attacchi della speculazione e apre il 2011 con l’ingresso dell’Estonia, che conta 1,3 […]

  5. […] di Soros, che come succede in questi casi, è un misto di previsioni e di minacce, è stata che la crisi di bilancio dell’Eurozona potrebbe portare ad un’Unione europea a due velocità e alla sua conseguente disintegrazione. Da […]

  6. […] dei tassi primari di sconto (il signoraggio) e quindi a fabbricare il solito accelerato debito degli Stati nazionali, proprio quello che attualmente strangola, con effetto domino, gran parte delle economie […]

  7. […] interessi della sua finanza con la disperata corsa europea a racimolare risorse nazionali – per riempire i buchi del debito pubblico – che ciascun paese è costretto a pagare per parare i colpi di una speculazione, sempre […]

  8. […] saranno comminate multe milionarie a quegli Stati che non riusciranno a ridurre il proprio “debito“. Drastici tagli verranno effetuati, anzi tutto, ai sussidi […]

  9. […] versavano le finanze olimpiche. E da quel momento in poi, mentre gli sciacalli di GS brindavano, la divisa del Vecchio Continente iniziava a vacillare, inseguendo un’emergenza appresso all’altra. La roulette russa innescata da questi incoscienti […]

  10. […] produzione, occupazione e consumi interni, mal si concilia con le pretese europee di ridurre il debito pubblico all’80%, in ottemperanza ai vincoli comunitari ed al trattato di Maastricht, mediante il […]

  11. […] manifatturiera in Cina per abbattere i costi fissi. Eppure né il crollo di Wall Street, né crisi del debito in Europa, né deflazione giapponese ha frenato l’inarrestabile marcia della Cina verso il primato […]

  12. […] più numerosi gli economisti che confermano il fallimento dell’Eurozona o che pronosticano una fallita della moneta unica nei prossimi […]

  13. […] e alla sua attuale fase monetarista. Nessuno Stato liberal-democratico può sopportare ricorrenti deficit di bilancio senza portarsi sull’orlo della bancarotta. L’esempio della Russia […]

  14. […] Il downgrade Usa, mai avvenuto in 70 di storia del rating, si aggiunge alle difficoltà dei debiti sovrani europei, minacciando la tenuta di titoli alla riapertura delle Borse. Solo pochi giorni fa Washington era […]

  15. […] a 96 miliardi di euro di investimenti in titoli governativi europei sovrani del club dei Pigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Nello specifico, l’Italia ha accumulato un debito pubblico pari a 1.901,919 miliardi di […]

  16. […] parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato […]

  17. […] si parla di “crisi del debito sovrano” oggi in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e (presto) nel Regno Unito, Francia o negli […]

  18. […] della crisi subprime “made in America“. Ora tocca alla crisi del debito sovrano “made in Europe“. Negli Stati Uniti i consumi (71% del Pil) devono fare i conti con una recessione di […]

  19. […] nulla o quasi per risolvere i problemi di tutti quegli Stati risucchiati nell’abisso del debito pubblico. E ora ci si (ri)trova difronte al grande fallimento dell’euro, la moneta vampira creata dal […]

  20. […] fatto nulla o quasi per risolvere i problemi di tutti quegli Stati risucchiati nell’abisso del debito pubblico. E ora ci si (ri)trova difronte al grande fallimento dell’euro, la moneta vampira creata dal […]


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