QUANTE DIVISIONI HA IL PAPA NERO?

La televisione è la grande ingannatrice del secolo. Basta che alcuni mezzibusti siano installati nei posti chiave da qualche personalità politica ben piazzata o da manipolatori di soldi, che giocano con i miliardi che regolano la vita delle catene. Questi donatori d’abbracci fanno opinione, dominano l’opinione, stravolgono l’opinione. In virtù di quale diritto? Le difficoltà in cui il governo Berlusconi IV si dibatte, attaccato da ogni parte per la sempre più grave situazione economica e sociale e per il discredito che i continui scandali del suo Capobanda sono ricaduti sulle istituzioni e sul BelPaese, si alimentano le illusioni su una sua imminente caduta, come vulgata pretenderebbe, attraverso un colpo di palazzo in perfetto stile “25 luglio 1943” che portò alla destituzione del Duce da parte dei suoi gerarchi nel Gran Consiglio del Fascismo. La politica ridotta a un’insistita esibizione da parte dei suoi basisti sulla ribalta dei massmedia, senza agganci reali con la sostanza dei problemi che la politica seria dovrebbe proporsi di affrontare.

La conferma telecratica che il governo è alla canna del gas arriva dal finiota Italo Bocchino che ufficializza il ritiro dei ministri di FLI una volta approvata la Finanziaria («Nel caso in cui la prossima settimana il governo dovesse porre la questione di fiducia alla Camera sulla legge di stabilità, il gruppo di Futuro e libertà non parteciperà al voto»). Poi si tornerà alle urne per non cambiare assolutamente nulla o perchè si dia vita a un governo tecnico pilotato, come risulterebbe da un sondaggio Svg commissionato da Annozero (Il papa nero, 11/11/2010), dalla gioiosa macchina turboliberista di Mario Draghi (Governatore Bankitalia SpA), o del Gotha dell’industria e della finanza Luca Cordero di Montezemolo (presidente Ferrari SpA e già presidente di Confindustria), o dal novello giuda Gianfranco Fini (professionista in tradimenti e svolte continue). Ciò per dare una parvenza di soluzione “condivisibile” sperando che qualcuno si degni di dare delle risposte concrete al BelPaese in agonia.

E siccome il teatrino della politica vive in questi giorni di manovre tattiche, il leader del PD all’amatriciana, Pierlenin Bersani, non avendo la forza né il coraggio di chiamare il suo elettorato a scendere in piazza per dare la spallata finale al governo, imboscato tra le barricate invoca “qualcuno che gli stacchi la spina”, confidando sull’ex nemico fascista Gianfranco Fini. E si è offerto per un governo “a tempo” con “tutti quelli che ci stanno”, da Fini a Vendola, che gestisca il dopo Berlusconi facendo una nuova legge elettorale e i provvedimenti più urgenti per poi portare il BelPaese alle urne.

E’ quindi tutta un’altra musica in questa «repubblica dei reciclati» ove è ben noto che il contenuto ideologico di uno sceneggiato televisivo a puntate ha perlomeno un’importanza pari a quella dell’annuncio di un programma sottotilotato per i non udenti. Al di là delle osservazioni legate all’attualità e dei commenti sulle responsabilità dell’uno o dell’altro, l’avvento al potere, nel BelPaese, di nuovi predatori a tempo radicalmente modificati, in assenza di un piano d’insieme, di una qualsiasi referenza ideologica, condurrà a risultati perfettamente nulli.

Qualsiasi nazione, in tutti i tempi, ha sempre riservato per i traditori condanne esemplari. Per finire, rivolgiamo a quanti professorini in questi giorni alludono a paragoni azzardati, che gli imputati del processo che parteciparono il 25 luglio 1943 alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo, i gerarchi che firmarono l’ordine del giorno Grandi, vennero passati per le armi e fucilati alla schiena, un privilegio riservato ai maiali, tutti uguali.

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