QUANDO IL MURO FECE CRACK

Potsdam, 2 agosto 1945: «Quante divisioni ha il Papa?». Lo chiese boriosamente Stalin, ai custodi dell’ordine di Yalta, nella ridiscussione delle frontiere nell’Europa “liberata” per esigenza di nuovi metodi di gestione del potere. Arguzia da grande Capo – pensarono i compagni – la forza è sempre superiore alla ragione. Mosca, 5 marzo 1953: «Stalin è morto». L’Unità, scriveva: «Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità». Berlino Est, 15 giugno 1961: Walter Ulbricht capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Comunista: «Nessuno ha intenzione di costruire un muro». I buoni propositi non si smentiscono mai, tanto che la “striscia della morte” venne completata in pochissimo tempo. Berlino Est, 28 aprile 1989, Erich Mielke Ministro per la Sicurezza della DDR: «Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi». Oltre 5000 furono i tentativi di fuga verso Berlino Ovest, più di 200 i morti. Berlino Est, 9 novembre 1989: «Cade il muro». Ventotto anni di cortina di ferro che divisero in due la capitale della Germania.

La vulgata del comunismo intesa come utopia dal motto ideologico: “Da tutti secondo le proprie capacità, a tutti secondo le proprie necessità”, non ha trovato compiuta realizzazione rimanendo vetusta e secolare. Quando gli ex compagni coltelli dell’ex PCI celebrarono il ventennale della morte di Palmiro Togliatti, rivendicandone l’eredità politica, ideologica e morale, non una parola fu spesa per tutti i morti provocati dal comunismo, da Stalin e da tutti gli altri seguaci del pensiero marxista, compreso lo stesso Togliatti.

Sopra la dichiarazione che Palmiro Togliatti, ex segretario del PCI, fece al 16° Congresso del Partito bolscevico russo. Si legge, a chiare lettere, come nessun esule abbia un tale disprezzo per la propria Patria da rinunciarvi con così profonda soddisfazione. Essere orgoglioso di diventare cittadino sovietico, poi, dopo la strage di milioni di contadini, dopo la persecuzione e l’uccisione di poveri fedeli della Chiesa, colpevoli soltanto di essere quello che erano da secoli nella società russa, fa di Togliatti un uomo del quale siamo noi, Italiani, a vergognarci.

L’utile idiota Uòlter Veltroniper citare un esempio – in una lettera al quotidiano La Stampa del 16/10/1999, definì incompatibile il binomio comunismo uguale libertà. In pratica, con una simile abiura, liquidò senza colpo ferire la grigia storia del comunismo spaghettaro, ritagliandosi un angolino nel Pantheon dei traditori. 

Lo sbriciolamento iniziò con la marcia di Lipsia del 9 ottobre 1989, nella consapevolezza del Wir sind Das Folk, mentre Michail Gorbaciov sentiva vicina la caduta culminata nella leggerezza di Günter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, che disse in conferenza stampa: «Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente». I berlinesi lo presero in parola. Dall’est, colonne di fumanti trabant iniziarono ad attraversare i varchi, dal Checkpoint Charlie alla Porta di Brandeburgo.

Berlino Est, 9 Novembre 1989: «Il comunismo è stato liquidato». Mentre Stalin e tutti i suoi crimini erano già trapassati da tempo, le fantasiose “Divisioni” vennero smantellate ed i pezzi rivenduti al mercato nero per fame. Il muro di Berlino, un gigante di fango, mastodontica opera del “paradiso” comunista, minuziosamente presidiato da poliziotti (Vopos) e dal quale centinaia di berlinesi dell’est morirono nel tentativo di scavalcarlo, iniziò ad essere sbriciolato.

L’ultima vittima, il 6 febbraio 1989, fu Chris Gueffroy. Sono le ore 19, Gunther Schabowski, leader del SED di Berlino Est (il partito comunista), comunica che il muro verrà aperto per permettere “viaggi personali all’estero”. Poco dopo si manifesta una festa spontanea alla porta di Brandeburgo e nella Kurfurstendamm di Berlino Ovest. Il muro venne preso d’assalto e fatto a pezzi. Cominciò un’altra storia, tra fiumi di Coca Cola e la “civiltà” dell’hamburger, ma Chris non poteva saperlo.

E’ sempre doveroso ricordare l’evento che ha cambiato il mondo, in meglio o in peggio, fate voi. Ma è fondamentale ricordare anche le condizioni di vita in cui versano ancora molti popoli a causa dei soprusi di altri. Purtroppo, non basta abbattere fisicamente un muro per poter riacquistare una propria dignità e il diritto di vivere, occorre molto di più. Il mondo è pieno d’ipocrisia, ci si riempie la bocca di parole come libertà, democrazia e se, da una parte si festeggia la caduta di un muro, dall’altra se ne innalzano altri. Quando si parla del valore dell’abbattimento di barriere, è doveroso ricordare tutti i muri di separazione, ma neppure una parola, un cenno, sull’esistenza di altri muri della vergogna nel mondo che continuano a dividere e uccidere e che il mondo continua invece a mantenere in piedi.

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