4 NOVEMBRE: TRA IPOCRISIA E ORRORE

Si sono aperte stamani con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le celebrazioni per il 4 Novembre: “Giorno dell’Unità nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”. Ad attendere il capo dello Stato, accolto dall’Inno d’Italia con il ministro della Difesa Ignazio La Russa, le tre alte cariche dello Stato: il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Insomma, c’erano tutti i complici che hanno sottoscritto le “missioni di pace italiota” in Iraq (33 morti) e Afghanistan (34 morti), partecipando servilmente come forza di polizia all’aggressione atlantica. Mentre l’offensiva Usa e Nato in favore del governo fantoccio di Karzai è pressocchè fallita e la libera stampa italiota, complice il silenzio dei pennivendoli embedded, si autocensura dalle migliaia di imbarazzanti documenti segreti pubblicati da WikiLeaks (es: assunzione di responsabilità sulla falsa versione dell’assalto italiano ad un’ambulanza), il presidente della Repubblica coloniale italiota Giorgio Napolitano, annuncia solennemente: «L’intervento italiano in Afghanistan si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall’articolo 11 della nostra Costituzione».

«Il 4 novembre di 92 anni fa – scrive il capo dello Stato nel messaggio inviato alle Forze Armate – aveva termine il primo conflitto mondiale e si completava il grande disegno dell’Italia unita. Oggi, all’Altare della Patria, a nome di tutti gli italiani, renderò il mio deferente omaggio a tutti coloro che sono caduti per costruire un’Italia libera, democratica e prospera. In quel momento di commosso raccoglimento – sottolinea Napolitano – il mio pensiero andrà in particolare ai tanti giovani che, anche recentemente, hanno perso la vita mentre assolvevano il proprio compito nelle missioni di pace. Il loro ricordo così vivo e doloroso in tutti noi ci deve indurre non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare gli sforzi, anche per onorare la memoria di quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio, che altrimenti sarebbe stato vano. Nell’attuale periodo storico di profondi mutamenti e drammatiche trasformazioni che mettono in pericolo i valori fondanti della nostra società e il nostro stesso benessere economico e sociale – sostiene il presidente della Repubblica – nessun paese libero e democratico può sottrarsi al dovere di contribuire alla stabilità e alla sicurezza della comunità internazionale. Le Nazioni Unite, l’Alleanza Atlantica, l’Unione Europea sono interpreti e strumenti operativi di questo dovere condiviso. Ed è nel quadro dei dispositivi di intervento messi in campo da queste istituzioni e sulla base di decisioni consensuali assunte nell’ambito dei loro organi collegiali di governo che le Forze Armate italiane operano insieme a quelle di moltissimi altri Stati sovrani, nel pieno rispetto dei principi sanciti dall’articolo 11 della nostra Costituzione. E’ perciò dovere delle autorità politiche e militari preposte continuare ad aggiornare e migliorare strategie, strutture e capacità operative delle Forze Armate, per rendere più efficace il contrasto delle minacce da fronteggiare, garantendo nel contempo la massima protezione ai contingenti impiegati e alle popolazioni civili coinvolte. Ma è anche dovere di tutte le istituzioni e di ogni cittadino – afferma – sostenere, in Italia e nel contesto sinergico delle organizzazioni internazionali, a partire dall’Unione Europea, questo primario impegno democraticamente condiviso su scala globale. Nella ricorrenza del 4 novembre, che quest’anno, nel quadro delle Celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia, assume significato ancor più profondo, rendiamo onore ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri e ai finanzieri che operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo. Riconosciamone l’impegno e la professionalità e ringraziamoli per i progressi che ci hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro. Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro paese e della comunità internazionale. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia», conclude Napolitano.

Correva l’anno 1956…

All’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre “l’Unità” definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la “pace nel mondo”:

«Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? E’ assurdo oggi continuare a negare che all’interno del partito ungherese – in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi in quel paese – non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle masse contro il partito. E’ assurdo oggi continuare a negare che questa azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente, la causa della tragedia ungherese. Il compagno Giolitti ha detto di essersi convinto che il processo di distensione non è irreversibile, pur continuando a ritenere, come riteniamo tutti noi, che la distensione e la coesistenza debbano rimanere il nostro obiettivo, l’obiettivo della nostra lotta. Ma poi ci ha detto che l’intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere – e qui sarebbe stato meglio che, senza cadere lui nella doppiezza che ha di continuo rimproverato agli altri, si fosse più chiaramente pronunciato – che l’intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell’Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».

I magiari hanno perdonato Boris Eltsin, erede dei loro carnefici. Si sono sforzati a mandar giù anche un boccone indigesto come Vladimir Putin «l’opportunista» ma Giorgio Napolitano no, proprio non lo volevano in Ungheria. Il 26 settembre 2006, a Budapest, Napolitano rese omaggio alle vittime della rivoluzione del 1956, soffocata nel sangue dai carri armati sovietici. In quell’occasione disse: «Ho reso questo omaggio sulla tomba di Imre Nagy a nome dell’Italia, di tutta l’Italia, e nel ricordo di quanti governavano l’Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell’insurrezione ungherese e contro l’intervento militare sovietico». Bella faccia tosta. Non una dichiariazione sulle responsabilità sue e dei suoi «compagni» di partito, non una richiesta di perdono alle vittime (oltre 20.000), non un’affermazione che inchiodasse il comunismo «male assoluto».

Oggi, 4 novembre 2010, Giorgio Napolitano…

«L’intervento italiano in Afghanistan si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall’articolo 11 della nostra Costituzione. Le dolorosissime perdite di giovani vite che abbiamo dovuto sopportare al pari di tutti i grandi Paesi partecipanti alla missione ci inducono non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare i nostri sforzi per onorare quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio raccogliendone i frutti».

Uscito dalla storia il marxismo fai da te, autoeliminatosi per implosione, rimane il verbo dell’apostolo pacifinto Giorgio Napolitano, nella giungla in cui triofa la legge del più furbo, del più cinico, con buona memoria di quanti finiscono nelle macchine del tritacarne su larga scala. Alla sua età bisogna andare in fondo al contachilometri, far schizzare la lancetta in cielo, poi forse ci sarà tempo per andare piano: «L’intervento italiano in Afghanistan si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall’articolo 11 della nostra Costituzione».

L’art.11 della Costituzione, recita senza deroghe:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

A questi lacrimevoli politicanti che ancora spacciano per missioni di pace le guerre di aggressione, non basta assistere al rientro di ben 67 bare, nostri giovani mandati a morire per gli anglo-americani, non interessa lorsignori sapere che in Iraq sono stati massacrati 109.000 civili e chissà quante altre vittime afghane innocenti, di cui non conosceremo mai il nome. No, proprio no.

L’Italia democratica, a mezzo stampa pubblica, celebra tricolori alle finestre. Bandiere a mezz’asta. Un minuto di silenzio nelle scuole e negli uffici. Chi dissente è uno sciacallo, un terrorista. Roma ritorna capitale perchè lo Stato possa celebrarsi coi funerali di stato. Consoliamoci con le puttane minorenni di Silvio Berlusconi o con gli ottusi organizzatori del Festival funebre di Sanremo che vorrebbero far eseguire ai cantanti in concorso i sonetti dei partigiani e dei fascisti in una delle serate dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia.

Oggi, 4 novembre 2010, un medico afghano ha deciso di denunciare l’uso dell’uranio impoverito (U-238) da parte delle forze d’occupazione straniere presenti in Afghanistan, pubblicando alcune foto veramente raccapriccianti delle malformazioni provocate sui neonati del suo paese. Il dottor Mohammad Dawood Miraki ha messo a disposizione dell’agenzia iraniana FARS le foto da lui scattate per documentare la situazione drammatica che si è venuta a creare in Afghanistan per via dell’uso dell’uranio impoverito nelle munizioni della NATO.

«In Afghanistan – dice il medico – al contrario di tutto il mondo quando un bambino nasce la mamma non chiede se è maschio o femmina, ma chiede se è normale o malformato».

I militari italiani, i vertici militari e politici, in violazione dell’art. 11 della Costituzione, partecipano a una guerra, non difensiva ma offensiva, in cui i conclamati propositi di aiuto alla società afghana non servono più da tempo a nascondere la realtà. Sarebbe opportuno processare per alto tradimento tutti quegli ipocriti fiancheggiatori che osano ripetere fino all’estenuazione la “necessità di consolidare la democrazia in Afghanistan.

L’Italia spende 68 milioni di euro al mese, circa 800 milioni l’anno, per partecipare all’invasione atlantica imposta dagli “amici” americani. Ecco una delle tante vergogne della missione di pace umanitaria in Afghanistan. Ecco l’unica motivazione rimasta agli Stati Uniti e ai loro alleati complici occidentali, per legittimare il massacro agli occhi dell’opinione pubblica. L’Italia che in Afghanistan si batte per la propria sicurezza e per contrastare il terrorismo internazionale: E’ una menzogna colossale. Ecco il lato oscuro delle invasioni atlantiche che continua ad essere occultato nel BelPaese, in deroga all’art.11 della Costituzione:

LE FOTO CHE SEGUONO
RIGUARDANTI L’USO DI URANIO IMPOVERITO (U-238)
E LE MALFORMAZIONI CHE STA PROVOCANDO SULLE NASCITE
IN AFGHANISTAN 
CONTENGONO IMMAGINI FORTI ED ESPLICITAMENTE VIOLENTE
CHE POTREBBERO TURBARE PERSONE
PARTICOLARMENTE SENSIBILI.
 LA VISIONE E’ LIMITATA RIGOROSAMENTE AGLI ADULTI.

foto da
IRIB World Service, IRAN Italian Radio
IRIB World Service – Redazione Italiana

 

Vergogna presidente, vergogna…

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4 commenti

  1. Era opportuno che come sito serio la vostra redazione citasse la fonte di queste foto ossia Radio Italia, la sezione in lingua italiana della radio dell’Iran.

  2. @ Prince of Persia

    Ce ne scusiamo con i diretti interessati della
    IRAN Italian Radio – IRIB World Service, Redazione Italiana

    Per una svista non voluta abbiamo dimenticato di inserire la fonte delle immagini (inseriamo sempre le fonti web di collegamento), e per motivi tecnici di collegamento alla piattaforma wordpress che si sono protratti per tutta la giornata di oggi, non ci è stato possibile rettificarlo sollecitamente. Invitiamo i lettori del blog a consultare le foto al seguente indirizzo web:

    http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/86080-afghanistan-uranio-impoverito-foto-inedite-su-esito-campagna-“di-pace”-di-usa-e-alleativisione-sconsigliata-a-persone-sensibili

    Cordialmente,
    staff IL GRAFFIO NEWS

  3. […] di dubbio e si dovrebbe essere in grado di agire con vigore malgrado il dubbio”. Alla luce dei soldati morti in Afghanistan qual è il ruolo dell’Italia nella guerra e come si può modificare? In termini più crudi, […]

  4. […] in chiave revi-sionista e lacchè, una cosa è chiara: un servo è sempre un servo, dalla nascita (politica s’intende) però poi si perfeziona nel […]


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