IRLANDA, IL POPOLO CONTESTA PRESTITO E TAGLI

 

L’Irlanda ottiene il via libera al pacchetto di aiuti Ue-Fmi, ma in piazza a Dublino contro il prestito scendono migliaia di cittadini e lavoratori. Bruxelles ha deciso, con l’approvazione dei ministri delle Finanze Ue, di concedere così un prestito da 85 miliardi di euro all’Eire. A differenza del caso greco, ci sono infatti tre Paesi Ue (Gran Bretagna, Svezia e Danimarca) che non fanno parte dell’Eurozona ma che parteciperanno tramite un sistema complementare di prestiti bilaterali all’assistenza finanziaria Ue-Fmi. Secondo fonti delle istituzioni europee citate dalla stampa internazionale, nel piano da 85 miliardi di euro ve ne saranno  circa 35 destinati specificatamente alla riorganizzazione del sistema bancario irlandese fortemente in crisi. Il Fondo monetario   internazionale dovrebbe contribuire al prestito a Dublino con circa 22,5 milioni di euro, mentre gli Stati Ue con 45, ricalcando quindi la proporzione di un terzo Fmi e due terzi Ue già applicata per la Grecia, ma con un tasso usuraio del 6%, più elevato di quello applicato ad Atene, a cui si è chiesto il 5 e per l’ultima tranche di aiuti il 5,2. Il governo irlandese dovrebbe contribuire poi con 17,5 miliardi di euro liberando le riserve dal fondo-pensioni statale per i dipendenti pubblici. Per ottenere gli aiuti, l’Irlanda si è impegnata a una stretta condizionalità che prevede un piano quadriennale di risanamento dei conti pubblici con tagli per 15 miliardi di euro di cui 6 nel solo 2011. A completare il quadro, per riportare una maggiore stabilità finanziaria nell’Eurozona e dare una “risposta sistemica” alla crisi, sul tavolo Ue anche il compromesso trovato domenica, secondo quanto riferito da fonti europee, tra il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, con i vertici dell’Ue sul futuro coinvolgimento “caso per caso” dei privati, implicando così nel sistema lo stesso settore finanziario che ora specula sul debito sovrano dei Paesi Ue, che potrà prendere parte nel meccanismo salva-Stati permanente, la cui entrata in vigore è prevista per la metà del 2013 dopo l’arrivo a scadenza dell’attuale sistema, lo European financial stability facility. Continua a leggere

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WIKILEAKS, LA TEMPESTA PERFETTA

«Wikileaks vuole distruggere il mondo», lo ha detto il ministro (inutile) degli Esteri, Franco Frattini, all’indomani dell’inizio della diffusione di files segreti in pubblicazione sul sito Wikileaks (251.287 files, oltre 3.000 quelli che riguardano l’Italia), ribadendo che non intende commentare nel merito. Il titolare della Farnesina di una cosa però è consapevole: l’Italia è la puttana degli Stati Uniti d’America, e tace. Ieri invece, preoccupatissimo, aveva manifestato il proprio timore ancor prima che iniziassero a circolare le scottanti anticipazioni: «Sarà l’11 settembre della diplomazia mondiale». In questa baraonda, l’Europa tranello accampata a Bruxelles, è travolta da una pioggia di documenti che non risparmia nessuno. E gli Stati, che sguazzano col naso nella melma, appendono i loro imbarazzi all’attaccapanni di una democrazia in fallimento. Continua a leggere

PROPAGANDA SIONISTA, SE LA CONOSCI LA EVITI

Come riferito da Haaretz, il Ministero degli esteri israeliano, guidato dall’estremista sionista Avigdor Lieberman, si appresta a mobilitare gli “amici” dell’entità sionista in Europa per una vasta campagna di disinformazione, chiamata pubbliche relazioni, a partire dal prossimo gennaio. Secondo l’Arabmonitor per la realizzazione del piano sono state mobilitate le rappresentanze diplomatiche israeliane a Londra, Berlino, Roma, Madrid, Parigi, L’Aja, Oslo e Copenaghen. In ogni Paese si prevede di ricorrere all’uso di un migliaio di persone, sembra su base volontaria, per diffondere il verbo israeliano. La campagna prevede il ricorso anche all’uso di società di pubbliche relazioni, che verranno pagate a questo scopo. Ogni ambasciatore israeliano presente nelle capitali elencate deve preparare per il 16 gennaio una lista di mille “amici” sul territorio del Paese dove opera, i quali verranno istruiti periodicamente dall’Ambasciata sulle azioni da intraprendere. Tra i candidati ci dovranno essere, secondo le istruzioni, membri della locale comunità ebraica, attivisti di organizzazioni cristiane, giornalisti, politici, intellettuali, accademici ed esponenti di organizzazioni studentesche. Questi dovranno promuovere manifestazoni, raduni, incontri, intervenire nella stampa. Intanto, le rappresentanze diplomatiche forniranno materiale informativo, preparato apposta da un team specializzato del Ministero degli esteri di Tel Aviv, ai lobbisti di professione e alle agenzie di pubbliche relazioni, documentazione da far pervenire a personalità “influenti”. Il materiale non riguarderà solo Israele, ma anche l’Iran, la Siria, i movimenti di Resistenza nazionali che combattono l’occupazione ebraica. Gli ambasciatori dovranno cercare di organizzare, inoltre, visite di gruppi di personalità “influenti” in Israele e di dar vita, almeno una volta al mese, a un evento pubblico di alto livello.

da IRIB WORLD SERVICE REDAZIONE ITALIANA

NOAM CHOMSKY E LA LIBERTA’ DI PAROLA

[Dal blog CIVIUM LIBERTAS del prof. Antonio Caracciolo] «Discorso alla Conferenza di Istanbul sulla Libertà di Parola» di Noam Chomsky, 20 ottobre 2010. Il titolo di una delle nostre precedenti sessioni era Cogito, “Penso”. Può essere utile per ricordare che anche più fondamentale della libera espressione è il diritto di pensare. E che esso non è stato privo di sfide. Proprio qui, ad esempio. Suppongo che il caso più famoso sia quello di Ismail Besikci che ha sopportato molti anni di prigione con l’accusa di aver commesso “crimini del pensiero”. E, anche peggio, per aver osato mettere in parole i suoi pensieri nella sua documentazione dei crimini contro i curdi in Siria, Iran, Iraq e infine in Turchia, offesa, quest’ultima, imperdonabile. Continua a leggere

HAI L’ELETTRICITA’? ALLORA HAI LA TV!

Canone Rai “ancorato” alla bolletta della luce. E’ questa l’ultima idea del neo ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani per contrastare la forte evasione dalla tassa. “A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricitàspiega il ministro in un’intervista al Corriere della Seraverrà chiesto di pagare il canone perché, se uno ha l’elettricità, ha anche l’apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovrà dimostrarlo e solo in quel caso non pagherà”. Quello che Romani non spiega, però, è come dovrebbe fare un cittadino a mostrare di non avere in casa un apparecchio tv. Invitando i controllori a bere un caffè? Forse, magari dopo aver spostato in cantina tutti gli apparecchi radio televisivi. Di certo, la norma introduce una “presunzione di possesso di tv” che non ha precedenti. Continua a leggere

MANI IN ALTO, QUESTA E’ UNA RAPINA!

Mentre cresce la giusta protesta degli studenti contro il governo Berlusconi ed i tagli previsti nella riforma del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, un altro pescecane di scuderia è pronto a partecipare al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati in Parlamento. Quando nessuno sa che pesci pigliare tutti pensano a lui, Luca Cordero di Montezemolo, il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori: «Ho il dovere di fare qualcosa per il mio paese perché lo sforzo corale di ricostruzione della nostra nazione deve vedere la partecipazione di moltissimi, non di pochi che si sentono superman. Il “one man show è finito”». Il tutto mentre la crisi, tecnicamente innegabile, favorisce la discesa in campo di mercanti che si riempiono la bocca, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Puttana Italia…

BERSANI, L’ARRAMPICATORE SOCIALE

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di P.B da Lucca, che scrive: «In Italia non sei nessuno se non sali sul tetto di un edificio. Nel secolo scorso si usava bloccare il traffico, si improvvisavano barricate per le strade, si formavano cortei anche spontanei: nel Terzo millennio i lavoratori si arrampicano sui tetti e sulle gru e in casi estremi minacciano anche di darsi fuoco. Insomma, utilizzano queste “nuove” variabili di protesta per rendersi visibili all’attenzione distratta dell’opinione pubblica, interessata sempre più ai miliardi (che non avranno mai) del “Superenalotto”, del “Gratta e vinci” e dell’inutile del Grande Fratello. Hanno protestato i lavoratori dell’indotto Fiat di Termini Imerese, i dipendenti dell’ex Eutelia sulla Mole Antonelliana a Torino, della Geas a Cagliari e Sassari, dell’Exide a Casalnuovo, dell’Alcoa, della Merloni, dell’Esab Saldatura di Mesero, alla Firema di Caserta, dell’Alcatel, di Fincantieri a Castellammare di Stabia, di Acquaservizi a Ercolano, dei 6 stranieri clandestini, a Brescia, arrampicati su una gru e, scusateci se abbiamo dimenticato di menzionarne tantissimi altri, una cosa è certa: il disagio sociale in Italia è drammatico. Tutte queste forme di protesta, estreme e pericolose, hanno però un unico filo conduttore, la difesa del posto di lavoro. I lavoratori assistono, sui tetti, smarriti al modo di fare dei governanti che dovranno confrontarsi con la crisi interna che li attende. Al momento però le uniche misure più evidenti intraprese sono state quelle di salvare le banche e foraggiare aiuti per gli industriali, illudendo il Popolo bue che poi costoro divideranno il guadagno con i lavoratori, mentre continuano “senza opposizione” a limare e smantellare il sempre più deficitario stato sociale». Continua a leggere

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