ADOTTA UN FINI

«Sarebbe grave tornare alla soggezione dei pm all’Esecutivo, com’era nel fascismo», dice Gianfranco Fini. Era diventato fascista nel ’68 perché al Manzoni di Bologna gli avevano impedito di vedere “Berretti Verdi”, dove «John Wayne parte per il Vietnam a combattere eroicamente i musi gialli comunisti». Memorabile, il 26 dicembre 2006, alla celebrazione per il 60° anniversario della nascita del Movimento Sociale Italiano, c’era tutto lo stato maggiore di Arroganza Nazionale, mancava solo lui che era stato l’ultimo segretario. Dal 1992, il sistema politico italiano ha subito una brusca accelerazione, sotto la spinta di Tangentopoli, dell’esplodere della questione morale in forma di questione giudiziaria, aggravata dalla presenza di una grave crisi finanziaria dello Stato e sostenuta dalla trasformazione in senso maggioritario del sistema elettorale.

Se la prima ha prodotto una devastante delegittimazione del regime politico esistente, e la seconda ha dislocato una parte consistente degli interessi proprietari al di fuori della loro tradizionale area di rappresentanza governativa (vedi il ruolo della Lega Nord), il terzo fattore della trasformazione, la riforma elettorale, ha modificato strutturalmente l’assetto del sistema dei partiti, in una direzione che non poteva non essere capitalizzata dalla destra. Gridava allora Fini: «Basta con il garantismo, basta con questa larva di Stato impotente, basta con la legge che premia i delinquenti e abbandona i cittadini onesti!»; «I capi mafiosi vanno passati per le armi, bisogna ripulire il Paese dal cancro della malavita»; «Dalla questione morale non si esce se i magistrati non andranno fino in fondo e chi parla di congiure e complotti ha invece il dovere di rinunciare all’immunità parlamentare!»; «La questione morale deve diventare l’Algeria della Repubblica italiana nata dalla Resistenza!». Poi venne Fiuggi e le svolte si moltiplicarono. Nel 1995, il Movimento Sociale Italiano celebra il suo XVIII e ultimo congresso che ne segna la trasformazione in un altro soggetto politico, Alleanza Nazionale, approvando un testo che tra le altre cose sosteneva: «L’antifascismo fu il momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato». Alla fine del ‘99, si lamenta: «Si continua a fare un uso politico della giustizia per eliminare dalla scena gli avversari politici». E vota contro le autorizzazioni a procedere o all’arresto richieste per Cesare Previti. Con tanti saluti all’Algeria della Repubblica italiana nata dalla Resistenza!

Il lupo però perde solo il pelo, e così il 19 ottobre scorso, mentre il suo gruppo Futuro e Impunità alla Camera votava contro l’autorizzazione a procedere e quindi salvando dal reato di corruzione l’ex ministro Pietro Lunardi; in Senato votava a favore del Lodo Alfano, compiacendo l’ex sdoganatore e “nemico pubblico numero 1 della legalità” Silvio Berlusconi. In anticipo ieri, in ritardo oggi, la catarsi continua. «Per essere determinanti in politica si deve saper essere anche figli di puttana». Parole sue.

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1 commento

  1. […] Renato Schifani, si dirigerà verso le isole della Croazia, mentre alla Camera il servo dei giudei Gianfranco Fini, appassionato di immersioni in Kippah, ritornerà con la famiglia ad Ansedonia. […]


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