CHIACCHIERE E VITALIZIO

Quale lavoratore in Italia si gode una pensione da più di tremila euro mensili per aver prestato la propria opera per soli 68 giorni? E’ questa la domanda che pone Antonio Borghesi (IdV) alla Camera per rappresentare un ulteriore fattore di distacco che isola il Palazzo dal popolo. E’ ovvio che soltanto un parlamentare della Repubblica possa avere una sostanziosa pensione (loro la chiamano “assegno vitalizio”) per poco più di un mese e mezzo di “lavoro”. E Borghesi pone un problema vero: nel Paese reale ci vogliono in genere quarant’anni di contributi versati per vedersi assegnata una pensione, nel Paese cosiddetto “legale” non soltanto bastano pochi giorni ma si parla di diverse migliaia di euro mensili.

Se si volesse dare un segno fortemente rappresentativo del distacco, questo delle “pensioni facili” in Parlamento sarebbe difficilmente superabile. Qualcuno potrebbe lanciare l’accusa di populismo, di demagogico richiamo al naturale odio che il cittadino comune prova per gli eletti dal popolo (“piove, governo ladro” è allocuzione che come minimo risale all’Ottocento) e potrebbe richiamare esempi nella storia patria e in quella sudamericana. Va bene. Borghesi ha chiesto con un ordine del giorno di provvedere «alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati».

In sintesi: se per la maturazione del diritto alla pensione si applicassero gli stessi criteri in uso nel Paese reale, la Camera risparmierebbe circa 150 milioni di euro l’anno. Per dovere di cronaca, segnaliamo che l’ordine del giorno firmato da Borghesi è stato bocciato con 498 no. I sì sono stati 22!

IdV: pensioni facili per i parlamentari
da P.S, RINASCITA

Riportiamo di seguito la trascrizione scritta dell’intervento in Aula:

ORDINE DEL GIORNO N.9/DOC. VIII
N. 6/5 BORGHESI ANTONIO (IDV)

Seduta n.371 del 21/09/2010
presieduta da Lupi Maurizio

Votazione nominale n.1

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro dell’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest’ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.

L’abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili. Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno. Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c’è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori. Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Presenti: 525
Votanti: 520
Astenuti: 5
Maggioranza: 261
Hanno votato sì: 22
Hanno votato no: 498

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge

(Vedi votazioni nominative)

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2 commenti

  1. […] Parlo con Giulio Andreotti” “Dipende…”. Nel post precedente è stato inserito un articolo dal quotidiano RINASCITA – IdV: pensioni facili per i […]

  2. […] i più raffinati), debito pubblico da default, corruzione, usura, truffe, speculazioni, affarismi e sprechi diffusi, il Palazzo degli onorevoli privilegiati raggranella euro su euro e continua, nella criticità del […]


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