LE AVVENTURE DI PINOCCHIO: IL LODO ALFANO

 C’era una volta una zoccola di nome Italia, che faceva il mestiere più antico del mondo. Aveva nominato un burattino di legno e l’aveva chiamato Silvio. “Come sarebbe bello se fosse un politico vero!” sospirò quando finì di contare le schede… «Questa legge non è stata una mia iniziativa, ma una proposta del mio partito. Io non sono più interessato a portarla avanti. Non voglio che si dica che faccio leggi “ad personam”, leggi vergogna. Altro che leggi vergogna: sono sedici o diciassette anni che vengo perseguitato dai magistrati per fatti già chiariti. Ho giurato sui miei cinque figli e sui miei nipoti che non sono responsabile di nessuno dei fatti che mi vengono attribuiti». Come sempre però, c’è maretta nel centrodestra quando si affrontano provvedimenti ad hoc per salvare il Capo del governo, e siccome tutti i nominati tengono famiglia il 19 ottobre scorso i basisti del PDL, con la ventesima norma ad personam, hanno chiuso il primo atto dando il via libera allo stop retroattivo dei processi, all’insaputa del Capobanda però. Merito anche della complicità dei finioti che hanno salvato il presidente del Consiglio dai suoi processi per corruzione e frode fiscale, avallando la quarantesima legge vergogna. Il Capobanda, immacolato e mai mandante, dice di non saperne nulla: “Ich habe noch nie irgendeinen Schutz beansprucht” – Non ho mai reclamato alcuna forma di tutela -, ha detto venerdì scorso Silvio Berlusconi al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Il primo tentativo, andato a vuoto, di porre le più alte cariche dello Stato al riparo da iniziative giudiziarie durante il loro mandato risale al settembre del 2002, governo Berlusconi II (FI, AN, CCD-CDU poi UDC, Lega Nord, Indipendenti): Lodo Maccanico. Venne proposto (e poi sconfessato) dal senatore margheritino Antonio Maccanico al fine di evitare che nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo potesse essere lesa l’immagine internazionale dell’Italia con la condanna del suo premier in un processo.

Alle polemiche che seguirono derivate soprattutto dal sospetto che il provvedimento fosse stato avanzato allo scopo non dichiarato di sollevare Silvio Berlusconi dalle accuse imputategli nel processo SME (poi di fatto conclusosi con la sua assoluzione per intervenuta amnistia derivante proprio dall’applicazione del Lodo), venne trasformato come spesso accade per magia di un qualche missionario dell’impunità in Lodo Schifani (Legge 140/03).

«Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale»

L’articolo 1 della legge fu poi, a seguito di un’ordinanza del Tribunale di Milano, dichiarato incostituzionale e quindi annullato dalla Corte Costituzionale con sentenza n°24 del 20 gennaio 2004.

A seguito della sconfitta alle elezioni Regionali del 2005, nel centrodestra si aprì una nuova crisi che si riversò sul governo portando alle dimissioni di Silvio Berlusconi, il 20 aprile 2005. Due giorni dopo il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi incaricò nuovamente Silvio Berlusconi di formare un nuovo governo che venne presentato il 26 aprile alla Camera e ottenne la fiducia al Senato il giorno 28, dando formalmente inizio al governo Berlusconi III (FI, AN, UDC, Lega Nord, Nuovo PSI, Partito Repubblicano Italiano, Indipendenti). Poco meno di un anno dopo, il giorno 11 febbraio 2006, il presidente della Repubblica firmò il Decreto di Scioglimento delle camere.

Dopo la sciagurata parentesi della XV legislatura, governo dell’Unione di Romano Prodi II, sbriciolatasi nella crisi di governo aperta dal voto di sfiducia in Senato il 24 gennaio 2008 e alla rimissione del mandato esplorativo da parte del presidente del Senato Franco Marini, il neoeletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sciolse le Camere il 6 febbraio 2008.

In seguito alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, e per mezzo della porcata elettorale firmata Roberto Calderoli (Lega Nord), il pifferaiomagico Silvio Berlusconi a colpi di promesse elettorali si riprende il governo del BelPaese. Torna Berlusconi torna il disonore. Legislativo appunto.

Il 26 giugno 2008 il ministro della Giustizia del nuovo governo Berlusconi IV (PdL, Lega Nord, Mpa), il prestanome Angelino Alfano, presenta al Consiglio dei Ministri un nuovo ddl: Lodo Alfano (Legge 124/2008), sempre allo scopo di mettere al riparo (ma va?) le più alte cariche dello Stato da iniziative giudiziarie durante il loro mandato, ma superando i motivi di incostituzionalità alla base della sentenza n°24 emessa quattro anni prima dalla Consulta. Il 22 luglio 2008, con 171 voti a favore, 128 contrari e 6 astenuti l’Assemblea approvò in via definitiva il disegno di legge recante: “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”. Nonostante il nuovo testo recepisse le le principali obiezioni dei giudici costituzionali, come ebbe modo di osservare anche il presidente Napolitano, il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma. Tutto da rifare.

Ma veramente il nemico pubblico numero 1 della legalità, Silvio Berlusconi, quel “LODO” non l’aveva mai voluto? Assolutamente no. Andiamo per ordine…

[Video YouTube da BzBruno]

Il 4 luglio 2008 durante una Conferenza Stampa (ripresa su Rete4 dall’indecoroso servo Emilio Fede), a proposito degli interventi del Governo sulla giustizia, il recordman universale dei processi di tutta la storia dell’uomo e anche delle altre creature che vivono sugli altri pianeti (molti dei quali archiviati in corso di indagine o  in taluni casi prescritti poiché il fatto non è più previsto dalla legge come reato poichè salvato da leggi approvate dalla maggioranza parlamentare da lui stesso guidata), affermò:

«In una democrazia quando si verificano cose come quelle che si sono verificate in Italia con una parte della magistratura che si è data come compito quello di sovvertire il risultato delle elezioni e la volontà del popolo italiano, mi sembra che il Lodo di cui si parla sia il minimo che una democrazia possa apprestare a difesa della propria libertà».

[Video YouTube da lucamengoni]

Il 7 ottobre 2009, Silvio Berlusconi, visibilmente indignato commentò la sentenza di bocciatura al Lodo Alfano emessa dalla Consulta, che (povero Sivio!) si era permessa “costituzionalmente” di ostacolarne la propria avanzata asfaltatrice ed incostituzionale:

«Niente, non succede nulla, andiamo avanti abbiamo governato cinque anni con o senza Lodo, io non c’ho mai creduto perchè con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra, era impossibile che approvassero questo. Dopotutto, voglio dire, la sintesi qual’è: Meno male che Silvio c’è. Perchè se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo e con il supporto del 70% di tutti gli italiani saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che sapete. E quindi, bene così, abbiamo una minoranza di magistrati rossi, organizzatissima, che usano la giustizia a fini di lotta politica è uno; abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra; abbiamo tutti gli spettacoli di approfondimento della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, che sono di sinistra; ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici, il Capo dello Stato sapete voi da che parte sta e abbiamo undici nella Corte Costituzionale eletti dai Capi dello Stato della sinistra che fanno della Corte Costituzionale non un organo di garanzia ma un organo politico…»

Andiamo avanti, disse il pifferaiomagico degli spot politici, Silvio Berlusconi. Meno male che Silvio c’è, e non ci fa! E mentre la corruzione dilaga, la cricca se ne frega. Non sono bastate neanche le parole del nuovo presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel suo intervento, in occasione della cerimonia di insediamento: «Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, persistono e preoccupano i cittadini ma anche le istituzioni il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli». Detto fatto. In maniera del tutto coordinata, la preoccupatissima cricca istituzionale dei nominati, si precipita prima alla Camera per negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Pietro Lunardi, accusato di essersi fatto corrompere da Propaganda Fide e di aver comprato da questa un’intera palazzina a prezzo di favore, poi ricambiando e concedendo 2 milioni di euro di finanziamento pubblico per fare ristrutturare un immobile della Santa Sede. Il Vaticano ringrazia.

Saranno dovutamente ringraziati anche i finioti Giulia Bongiorno, Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Angela Napoli, Benedetto Della Vedova, Roberto Menia, Silvano Moffa, Pasquale Viespoli. Anche il mattone del finiota Adolfo Urso è salvo: vuoi mettere, anche lui tiene famiglia, con un mutuo da 2 milioni e mezzo di euro (con rate mensili da 8 mila euro) acceso al Banco di Napoli di Montecitorio, per pagare l’80% di altrettanti immobili in zona Prati per un mutuo trentennale da 1,6 milioni di euro e uno da 800 mila, cosa ci si poteva aspettare? Mentre Flavia Perina però ci tiene a dirlo: «Io non c’ero sono malata». Poi però vorremmo sapere dall’esimio prof. Renato Brunetta (mancato premio Nobel dell’economia), forse incrine al riconoscimento del miracolo, come sia possibile che un “fannullone” ammalato rilasci interviste con tanto di telecamere al seguito e nei salotti profumati di pane e vaniglia nel BelPaese delle crociate inutili. Ma la perla da incastonare è quella del coccodrillo finiota Fabio Granata, il moralizzatore futurista che al momento del voto su Pietro Lunardi, è uscito dall’Aula!

Testualmente dal suo blog:   

«Bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che il voto al Senato sul lodo Alfano e alla Camera ha creato un combinato disposto che ha disorientato l’opinione pubblica e gran parte dei nostri quadri e militanti. Mentre sul lodo, fin da Mirabello la posizione di Fini è stata favorevole, considerandolo l’unico possibile strumento di salvaguardia delle alte cariche dello Stato, dopo essere stati decisivi nel bloccare il processo breve e le sue conseguenze devastanti sul sistema giudiziario, il voto su Lunardi, pur motivato come semplice richiesta di nuovi atti, è stato un grave errore politico».

Venerdì scorso, il Capobanda, intervistato dal quotidiano tedesco di centrodestra Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), rispondendo a una domanda specifica sulle leggi ad personam, immacolato e mai mandante, ha detto seraficamente di non saperne nulla: “Ich habe noch nie irgendeinen Schutz beansprucht” – Non ho mai ancora reclamato alcuna forma di tutela. Stiano tranquilli gli italioti del BelPaese, meno male che Bersani c’è, da giorni barricato nel loft con vista sul Circo Massimo: «Ritiriamo il lodo Alfano dal Parlamento dice al Capobanda del Pdl e mettiamoci una bella discussione sulla riforma del fisco». Avete capito? Silvio Berlusconi non vuole il Lodo Alfano, sono i basisti che glielo impongonoA sua insaputa!

STRAFLOSIGKEIT MACHT FREI…

L’articolo pubblicato sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, il 22 ottobre 2010:

Ich kandidiere auf jeden Fall noch einmal
22 oktober 2010 

Der italienische Ministerpräsident Berlusconi setzt darauf, dass Parlamentspräsident Fini ihn weiter unterstützt. Sollte es Neuwahlen geben, will er deswegen auch wieder kandidieren. Im F.A.Z.-Interview spricht er über seine Mehrheit, den schwankenden Kurs der EU und eine sanftere Iran-Politik.

Herr Ministerpräsident, wie stabil ist Italien? Ihr früherer Bündnispartner, Parlamentspräsident Fini, will eine eigene Partei gründen. Ihre Mehrheit wackelt. Es könnte Wahlen geben. Würden Sie dann wieder antreten? Auf jeden Fall werde ich kandidieren. Wir werden schon vor der Wahl sehen, ob das Programm der Fini-Partei so ist, dass wir sie in eine Koalition mit hineinnehmen wollen. Aber zunächst ist Italien weiter ein Land mit einer stabilen politischen Führung und einer starken Exekutive, die sich auf die Zustimmung einer breiten Mehrheit stützen kann. Bei allen Wahlen nach 2008 hat meine Partei ihre Vormacht behauptet. Vor wenigen Tagen habe ich dem Parlament ein Programm für die nächsten drei Jahre vorgelegt und dafür das Vertrauen erhalten. Ich kann mir nur vorstellen, dass Finis Partei unsere Regierung weiter unterstützen wird.

Es wird von einer “neuen Mitte” im bipolaren Parteiensystem zwischen rechter und linker Mitte gesprochen. Kann diese Mitte bei Wahlen entscheiden? Ich kann mir zur Zeit nicht vorstellen, dass ein solches „Zentrum“ in der Lage wäre, eine Regierung zu stellen. Nach den Umfragen würde ein Wahlbündnis aller Parteien der Mitte gerade einmal zehn bis zwölf Prozent der Stimmen erhalten. Italien ist in den vergangenen Jahren unter meiner Führung einen wichtigen Schritt in Richtung „Bipolarismus“ gegangen, hin zur Demokratie mit alternierenden Regierungen. Das sollte nicht so schnell aufgegeben werden.

Die Zeitungen berichten derzeit über neue Verfahren wegen Steuerhinterziehung und Korruption. Die Wahrheit ist völlig anders, als sie die linke Presse darstellt. Keiner der Anklagepunkte, derer ich seit 17 Jahren von der Staatsanwaltschaft beschuldigt werde, ist wahr. Tatsache ist, dass ich von linken Richtern angegriffen werde, die ihre Macht für den politischen Kampf rechtswidrig missbrauchen.

Aber es gibt doch auch eine Debatte über spezielle Schutzgesetze für Sie. Daran bin ich aber nicht beteiligt. Das fechten meine Verbündeten für mich durch, und sie wollen nur die rechtmäßigen Mittel der Demokratie einsetzen. Um es klar zu sagen: Auf unserer Demokratie lastet ein Mühlstein. Wir haben in der Staatsanwaltschaft eine Strömung von Juristen, die subversiv handelt und dabei versucht, gegen die vorzugehen, die rechtmäßig vom Volk gewählt wurden.

Die Prozesse laufen schon sehr lange. Das begann 1994 während meiner ersten Amtszeit. Ich wurde zwar Jahre später freigesprochen. Doch die Anklagen hatten in der Zwischenzeit die Regierung zu Fall gebracht, und so kam die Linke zwischendurch an die Macht. Das will die Opposition jetzt wieder so machen.

Was sind Ihre drei wichtigsten Punkte für eine Justizreform? Die Trennung der Berufswege von Staatsanwälten und Richtern; die Beschleunigung der Prozesse; und drittens die Stärkung der Bürgerrechte. Keiner der Punkte betrifft mich direkt.

Welchen Schutz wollen Sie für sich selbst? Ich habe noch nie irgendeinen Schutz beansprucht. Meine Partei hat einen Gesetzentwurf eingebracht, wonach Prozesse gegen den Präsidenten und den Regierungschef während ihrer Amtszeit suspendiert werden; auch die Verjährungsfristen laufen während der Amtszeit nicht weiter. Ein solches Gesetz gibt es in vielen Ländern.

Quale tutela vorrebbe per lei stesso? Non ho mai reclamato ancora alcuna forma di tutela. Il mio partito ha presentato una proposta di legge per sospendere quei processi contro il presidente e il primo ministro durante il proprio mandato; la limitazione di non continuare a governare per tutta la durata del mandato. Non esiste una legge, come in molti paesi.

Um welche Summen geht es eigentlich bei Ihren Prozessen? Ich habe schon 104 Ermittlungsverfahren durchgemacht; mehr als 1000 Staatsanwälte haben sich mit mir und meinen Unternehmen befasst. Ich habe mehr als 300 Millionen Euro für Rechtsanwaltsgebühren ausgegeben. Dabei wurde ich dann aber nie verurteilt. Immerhin ist ein Großteil der Richter seriös. Es ging meist also um die Beeinflussung der Medien, letztlich um lächerliche Vorwürfe.

Jetzt geht es um Steuerhinterziehung. Die Zeitungen berichten über Steuervergehen aus dem Jahre 2003 in Rom. Damals hatte ich als Ministerpräsident nichts mit der Mediaset-Gruppe zu tun; sie wird von meinem Sohn und meiner Tochter geleitet. Dem Unternehmen wird für 2003 vorgeworfen, 1,9 Millionen Euro unterschlagen zu haben, während es für diesen Zeitraum 450 Millionen Euro Abgaben entrichtete. 2004 zahlte das Unternehmen 450 Millionen Euro Steuern und soll die dem gegenüber geringfügige Summe von 800 000 Euro unterschlagen haben. Mit Steuerdingen meiner Unternehmensgruppe habe ich mich übrigens nie befasst.

Sprechen wir über die Wirtschaftskrise. Italiens Schuldenberg ist hoch. Wie stabil ist die italienische Wirtschaft? Von der Haushaltspolitik kann ich mit Stolz behaupten, dass meine Regierung inmitten der schweren internationalen Wirtschafts- und Finanzkrise ihre Hausaufgaben gemacht hat. Leider haben uns frühere Regierungen eine der höchsten Staatsverschuldungen in der Welt vererbt. Diese Regierungen des „historischen Kompromisses“ mit der kommunistischen Partei hatten einen Negativrekord erreicht und die Staatsverschuldung von 1980 bis 1992 auf das Achtfache erhöht.

Also alles die Schuld Ihrer Vorgänger? Heute muss gespart werden. Europa schreibt uns das auch vor. Ich muss allerdings erwähnen, dass die Privatverschuldung der Italiener niedriger ist als die in anderen europäischen Ländern. Mit den aktuellen Einsparmaßnahmen von 25 Milliarden Euro ist unser Ziel auch noch nicht erreicht, wir müssen weiter sparen. Im Juli lag das Haushaltsdefizit bei fünf Prozent des Bruttoinlandsprodukts; bis zum Jahre 2012 müssen wir es auf etwa drei Prozent drücken.

Sie fürchten nicht, dass die Kreditwürdigkeit Italiens in Gefahr gerät? Natürlich nicht.

Was halten Sie von den Plänen, den europäischen Stabilitätspakt so zu reformieren, dass Haushaltssünder stärker bestraft werden? Ich war derjenige, der sich beim letzten Gipfel für strengere Bewertungskriterien eingesetzt hat. Bei der Schlusserklärung gab es dann die Vereinbarung, nicht nur die Staatsverschuldung zu berücksichtigen, sondern auch Stabilität, Nachhaltigkeit und private Verschuldung. Bei den privaten Schulden stehen wir ähnlich gut wie Deutschland da. In Italien ist der Staat hoch verschuldet, reich dagegen sind die Familien. Wir haben ein solides Bankensystem. Der Staat musste keiner Bank helfen. Unser Rentensystem ist eines der modernsten in Europa.

Die Bundesregierung ist für eine Änderung der europäischen Verträge, um so Haushaltsdisziplin zu erreichen. Für wie realistisch halten Sie dieses Vorhaben? Ich gehe offen in diese Diskussion. Ich bin nicht festgelegt.

Funktionieren eigentlich die neuen Institutionen unter dem Lissabon-Vertrag? Die EU hat bisher noch zu wenig dafür getan, ihr Ansehen bei der Bevölkerung zu verbessern. Die EU zeigt sich weniger als Garant für Frieden und Wohlstand, sondern als Winkeladvokat, der nur Kriterienkataloge und Hindernisse zu schaffen scheint. Die Kommission muss sich gegenüber der Bevölkerung besser darstellen. Es ist doch so, dass jeder Kommissar spricht und jeder Sprecher Erklärungen abgibt. Es fehlt ein klarer Kurs.

Hat der Lissabon-Vertrag die Arbeitsweise der EU verbessert, oder ist die Union, was ihre Führung anbelangt, noch unübersichtlicher geworden? Der Vertrag ist nicht lange genug in Kraft, um darüber ein abschließendes Urteil zu fällen. Die Unübersichtlichkeit besteht bei den Aufgaben des Kommissionspräsidenten und des Präsidenten des Europäischen Rates. Das merkt man bei den Treffen der Staats- und Regierungschefs.

Gegenwärtig wird überall in Europa über Einwanderung und Integration diskutiert. Hat die Politik da etwas versäumt? Was muss von Einwanderern verlangt werden? Viel zu lange haben manche EU-Länder das Thema illegale Einwanderung ignoriert, das alle Länder tangiert, nicht nur EU-Staaten am Mittelmeer. Dabei ist vertraglich festgeschrieben: Die Verwaltung der Grenzen, alle Asylrechtsfragen und die Einwanderung sind Angelegenheiten von gemeinsamem Interesse, für die wir nach gemeinsamen Kriterien gemeinschaftlich die Verantwortung tragen müssen. Das Problem der legalen Zuwanderung ist besonders stark in Deutschland und Frankreich. Wir haben hingegen eine kleinere Zahl von Ausländern; 3,5 Millionen legale Einwanderer.

Und was ist mit den Illegalen? Italien treibt eine gezielte Politik gegen illegale Einwanderung. Ich habe mit allen nordafrikanischen Anrainerstaaten Kontakt aufgenommen. Und wir haben Abkommen geschlossen, nach denen die Grenzen verstärkt kontrolliert werden.

Und die Integration? Integration ist ein wichtiges Thema für mich: Die Rechte der Einwanderer stehen nicht für sich, sie müssen mit den Pflichten einhergehen. Das ist ein zentrales Anliegen liberaler Integrationspolitik. Es genügt nicht, die Freizügigkeit zu schützen. Jeder europäische Staat hat das Recht und die Pflicht, von den Personen, die sich innerhalb seiner Grenzen bewegen, die Einhaltung der geltenden Gesetze zu fordern. Jeder hat sich an die Regeln des Ortes zu halten, an dem er sich niederlässt, und muss sich mit ehrlichen Mitteln seinen Unterhalt verdienen.

Ist die Einwanderung der Hauptgrund für das Erstarken des Populismus in Europa? Im Norden Europas gewiss, weniger bei uns.

Gerade trafen sich Präsident Sarkozy und Kanzlerin Merkel mit dem russischen Präsidenten Medwedjew. Unterstützen Sie deren Ziel, Russland stärker im Westen zu verankern? Absolut! Es ist grundlegend für Europa und den Westen, engste Beziehungen mit Russland zu unterhalten. Der russischen Führung bin ich freundschaftlich verbunden, und ich habe es sehr begrüßt, dass sich Präsident Obama sofort nach seiner Amtseinführung um eine Wiederbelebung der Beziehungen zu Moskau bemühte. Leider sind die Beziehungen zwischen Russland und Europa noch immer unzulänglich: Moskau unterhält starke bilaterale Kontakte zu einigen Staaten, besonders zu Deutschland und Italien. Es fehlt jedoch der gemeinsame Wille aller in der EU, die Beziehungen auf eine neue Ebene zu heben. Dieses Jahr wurde die Partnerschaft für die Modernisierung zwischen Moskau und Brüssel festgelegt, doch ist Russland, zum Beispiel, nicht vollends in den europäisch-atlantischen Sicherheitsrahmen integriert. Die Raketenabwehr könnte eine Chance dazu bieten.

Sind Sie für einen EU-Russland-Sicherheitsrat? Ich bin für jedes Abkommen, das Russland stärker an die EU und den Westen anbindet. Ich habe als Kind des Kalten Kriegs jahrzehntelang unter der Bedrohung des Ost-West-Konflikts gelebt.

Mindestens ein Teil der russischen Elite denkt aber nach wie vor in den Kategorien des Kalten Kriegs. Putin und Medwedjew behaupten, sie wollten Russland modernisieren. Glauben Sie ihnen? Der Übergang vom Totalitarismus zur Demokratie ist lang und schwer. Ich bin aber davon überzeugt, dass die russische Führung die besten Absichten hat. Medwedjew und Putin sind ein Glück für Russland und für uns. Ich kenne beide sehr gut. Putin ist als Person das Gegenteil von dem, wie er in der westliche Presse dargestellt wird. Er ist sensibel, offen, hat Sinn für Freundschaft, Respekt für jeden, besonders für die einfache Bevölkerung und ein tiefes Verständnis für Demokratie.

Der Nato-Gipfel in Lissabon im November steht bevor. Könnten sich dort Konflikte ergeben? Mit Vernunft und Mäßigung lassen sich Probleme vermeiden. Die Probleme, die es aber gibt, bestehen zwischen uns und Iran. Als Ältester nach Erfahrung und Lebensalter im Kreis der Regierungschefs sehe ich mich da besonders als Vermittler.

Stichwort Iran: Werden Sanktionen Teheran von seinen militärischen Nuklearplänen abbringen? Auch wir haben uns an den Sanktionen beteiligt; doch ich fürchte, dass Sanktionen keinen Erfolg bringen werden. Wir haben in vielen Fällen gesehen, etwa in Kuba, dass Sanktionen eher dazu führen, dass sich das Regime verfestigt und als Märtyrer darstellt. Ein sanfter und umsichtiger Ansatz wäre hilfreicher.

Das klingt schön, „sanft und umsichtig“. Wer könnte so einen Kurs verfolgen? China und Russland. Ich habe gerade vergangene Woche den chinesischen Ministerpräsidenten Wen Jiabao gebeten, in dieser Richtung Einfluss zu nehmen. In Bezug auf Israel können wir nur hoffen, dass die nukleare Bedrohung nicht als so groß empfunden wird, dass Israel militärisch gegen Iran vorgeht.

Lässt sich das iranische Regime in die internationale Gemeinschaft integrieren? Das müssen wir zumindest versuchen; das ist der einzige Weg, Iran aus seiner Sackgasse zu holen.

Kurz nach Lissabon findet der G-20-Gipfel statt, bei dem es auch um die Wechselkurse geht. Droht ein Währungskrieg? Das kann keiner sagen. Es wird allerdings schwer werden, ein globales Abkommen zu schließen. Aber an so einem Krieg hat niemand Interesse. Natürlich kann man an China denken. Fachleute schätzen, dass der Renminbi um zwanzig bis dreißig Prozent unterbewertet ist; das ist ein Problem für den Handel mit diesem Land. Ich sehe aber auch da nicht das Risiko eines Währungskrieges. Schon in der Vergangenheit haben die chinesischen Behörden diesbezüglich eine gewisse Aufgeschlossenheit gezeigt, und ich wünsche mir, dass dies so bleibt.

Wir haben gar nicht über die deutsch-italienischen Beziehungen gesprochen. Weil sie so gut sind oder weil wir einander gleichgültig geworden sind? Die Beziehungen sind hervorragend. Unsere Wirtschaftssysteme ergänzen sich und sind in vielerlei Hinsicht voneinander abhängig. Italiens Außenhandel mit Deutschland ist größer als der mit Frankreich und Großbritannien zusammen. Auch die politischen Beziehungen sind hervorragend. Ich schätze Bundeskanzlerin Merkel als Person. Sie ist verantwortungsbewusst und zielstrebig und arbeitet sich stets gewissenhaft in jedes Dossier ein, fast schon perfektionistisch. Mir wurde 2009 beim Gipfel in Kehl und Straßburg vorgeworfen, ich sei ihr gegenüber unhöflich gewesen, weil ich telefoniert hätte, anstatt ihr zuzuhören. Tatsächlich habe ich nur telefoniert, weil alle Partner von mir wollten, dass ich den türkischen Ministerpräsidenten Erdogan davon überzeuge, dass Rasmussen ein guter neuer Nato-Generalsekretär sein würde. Frau Merkel machte ihre Geste, um zu erfahren, wie das Telefonat lief. Nichts weiter.

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