I SIGNORI DEL DENARO ALL’ASSALTO DELL’ENI

L’avvio di una istruttoria dell’Antitrust nei confronti di Italgas per “possibile abuso di posizione dominante e di ostacolo alla concorrenza”, in relazione al nuovo bando di gara per la fornitura di gas metano ai Comuni di Roma e di Todi, è esemplificativa della fase di deriva liberista nella quale siamo immersi e allo stesso tempo della totale assenza nella maggioranza dei politici italiani di qualunque sentimento di quelli che siano gli interessi nazionali del nostro Paese in materia energetica.

L’Italgas è infatti una controllata della Snam Rete Gas, a sua volta controllata al 59,54% dall’Eni. L’Eni a sua volta è controllata al 20,321% dal Tesoro e al 9,999% dalla Cassa Depositi e Prestiti. L’Eni è quindi una società a prevalente capitale pubblico, per la quale il Tesoro, grazie al principio della “golden share”, si è attribuito il potere di nominare i vertici del gruppo, dal presidente all’amministratore delegato. Questi, nell’esercizio delle proprie funzioni, dovranno seguire le linee generali di indirizzo dettate dal governo. Da qui derivano sia i rapporti privilegiati stabiliti tra Eni e Gazprom in Russia e i contratti di fornitura a prezzo agevolato da qui al 2045, sia quelli più recenti con la Libia. Rapporti che hanno mutato, in parte, gli equilibri energetici in Europa e nell’area del Mediterraneo.

E proprio questo non piace agli ambienti “atlantici”, quelli politici di Washington e Londra e quelli economico-energetici delle compagnie petrolifere statunitensi, britanniche e anglo-olandesi. Quelle che suicidarono Enrico Mattei. A sua volta la Commissione europea contesta giuridicamente il principio della “golden share” con la prospettiva che esso venga invalidato e che gli ambienti atlantici che all’epoca delle privatizzazioni, impostate da Draghi e varate da Prodi (entrambi ex di Goldman Sachs) hanno rastrellato un bel mucchio di azioni, possano arrivare ad assumere il controllo dell’Eni, e trasferirne la direzione oltre Atlantico e farne una controllata della Exxon. La stessa azione del fondo Usa Knight Winke (azionista dell’Eni con un 1%) è funzionale alla liquidazione del gruppo italiano, vista la sua insistenza perché il gruppo italiano venda il controllo della Snam che ne rappresenta invece un punto di forza. Considerate tali premesse, l’azione dell’Antitrust che, in nome di un artificioso principio di libertà di mercato, condivide la richiesta del fondo Usa e chiede la vendita di Snam, non fa altro che l’interesse dei nemici dell’Italia e di quel poco di indipendenza che ci rimane.

da Filippo Ghira, RINASCITA

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