L’ESENZIONE DELL’ICI VA «CONTESTUALIZZATA»?

La sai l’ultima? «È vero che i francesi sono tutti ladri? Tutti no, ma buona parte sì». Un personaggio della caratura di Silvio, le petit tondu Napoleone Bonaparte, un giorno disse: “Sono circondato da preti che ripetono incessantemente che il loro regno non è di questo mondo, e intanto mettono le mani su tutto quello che possono afferrare”. L’interesse della Commissione Ue per l’esenzione dal pagamento dell’ICI, concessa dall’Italia a favore di alcuni soggetti, ha riaperto un dibattito che più in generale riguarda il trattamento “speciale” riservato alla Chiesa cattolica da parte del legislatore. Premessa. Venerdì 1 ottobre scorso, l’ex venditore di spazzole elettriche porta a porta, ex fotografo a matrimoni e funerali, ex bassista e cantante da crociera, Silvio Berlusconi, che però grazie al duro lavoro e al brillante talento imprenditoriale ha creato dal nulla un grande impero finanziario (holding misteriose, società fantasma, defunti o improbabili prestanome, contatti con ambienti inquietanti) e che poi ha sacrificato la cura dei propri interessi per consacrarsi al servizio del BelPaese (leggasi Popolo bue), già Presidente del Consiglio dei Ministri, capo del Governo e del partito di maggioranza relativa; nonché proprietario di un impero televisivo, principale editore italiano nel settore libri e periodici,  leader nel settore delle grandi distribuzioni, dell’edilizia, della finanza e delle assicurazioni; paraculo più ricco d’Italia e del pianeta, proprietario di 20 tra appartamenti, case, ville e castelli; eroe a piede libero legittimamente impedito a farsi processare ed entità ectoplasmatica nelle Aule di Giustizia per procedimenti giudiziari in corso, prescritti o archiviati; procuratore della Giudea in servizio permanente salvo poi paraculeggiare con tutti; futuro premio Nobel che sconfiggerà il cancro; pifferaiomagico e parolaio di Apicella, era stato colto in flagrante (non dalla Guardia di Finanza) per aver bestemmiato in diretta. Neppure i vescovi hanno potuto difenderlo. Tutti tranne uno, S.E. Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e membro della Congregazione delle Cause dei Santi, unico esponente nelle gerarchie ecclesiastiche a sentire il dovere di difendere l’indifendibile, sul “Giornale” di casa Berlusconi (e dove altrimenti): «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose». Non è che queste contestualizzazioni si applicano solo a particolari categorie di persone?

Da oggi l’esenzione dell’Ici concessa dallo stato italiano agli enti ecclesiastici non commerciali sarà formalmente nel mirino della Commissione Ue, che aprirà un’inchiesta formale. Nel documento dell’indagine si afferma che esistono «dubbi» sulla compatibilità dello sconto fiscale con le norme europee. L’Italia avrà due mesi di tempo per rispondere. La norma esaminata è quella sull’esenzione totale dell’Ici per gli enti ecclesiastici del 2005 (norma modificata dal governo Prodi II nel 2006). In particolare, la Commissione concentra l’attenzione sull’esenzione concessa agli enti ecclesiastici che esercitano attività «non esclusivamente commerciali».

Secondo i freddi e aridi tecnocrati di Bruxelles, un ente che offre dei servizi godendo di uno sconto o di uno sgravio fiscale si trova in una posizione di vantaggio concorrenziale rispetto ad altri che offrono servizi analoghi senza le stesse condizioni di favore, sulla base di norme discriminatorie. Il fatto che si tratti per gli enti ecclesiastici di una attività «non esclusiva», è questo il ragionamento della Commissione, non deve essere considerato rilevante. Per quanto riguarda l’esenzione del 50% del pagamento dell’Ires per le associazioni che hanno come scopo l’assistenza e la beneficenza, non sarà necessario il lancio di una procedura attraverso una decisione formale della Commissione, la procedura sarà aperta dai servizi della Concorrenza nella forma di «procedura concordata».

I servizi in questione riguardano varie attività: dalla scuola agli alberghi e servizi di varia ricettività agli ospedali. La Commissione aveva archiviato il caso due volte: una nel 2008, l’altra lo scorso febbraio con la motivazione che le informazioni ricevute da due soggetti ricorrenti non erano sufficienti per aprire una inchiesta formale secondo le normali procedure Antitrust. In ogni caso, anche qualora si fosse trattato di concessioni indebite, stando alle motivazioni avanzate dall’Antitrust ai ricorrenti, queste non avrebbero avuto un impatto tale da pregiudicare il commercio tra gli stati membri. Ciò che ha spinto il commissario Joaquin Almunia (al contrario della precedente responsabile della Concorrenza Neelie Kroes che non se la sentì di mettere sotto tiro gli enti ecclesiastici in Italia) è stato che i ricorrenti si sono rivolti al Tribunale Ue per chiedere ai giudici se la Commissione agì rispettando il diritto europeo non aprendo un’indagine formale limitandosi, invece, a rispondere all’Italia attraverso comunicazione dei servizi della Concorrenza. È stato il servizio giuridico della Commissione a consigliare Almunia di aprire formalmente l’inchiesta sugli sconti fiscali agli enti ecclesiastici ritenendo evidentemente molto probabile un giudizio del Tribunale Ue negativo per l’esecutivo europeo.

Come se già non bastassero tutti i finanziamenti e gli altri tipi di oneri economici e finanziari diretti alla Chiesa cattolica italiana elargiti a quattro palmenti dallo Stato italiano: otto per mille, finanziamenti a scuole e università private cattoliche, contrattualistica differenziata per insegnanti di religione cattolica nella scuola pubblica, finanziamenti a mezzi di comunicazione cattolici, finanziamenti per infrastrutture di proprietà dello Stato Vaticano, finanziamenti per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici, esenzioni fiscali ecc, ecc.

Ci risiamo. Secondo la ferocia dei giacobini di Bruxelles non far pagare l’ICI agli enti ecclesiastici è aiuto di Stato. Che facciamo, «contestualizziamo»?

Il Decreto Legge n.505 del 30 dicembre 1992, varato dal Governo Amato I, stabiliva alcune esenzioni per le proprietà della Chiesa. La questione su quale tipo di edifici e proprietà dovessero essere esentati o meno ha portato negli anni a diversi procedimenti giudiziari, fino a quando la norma venne in parte bocciata dalla Consulta nel 2004 che, con due sentenze chiarì che tale esenzione poteva essere applicata solo fino a quando nell’immobile fosse esercitata in via esclusiva una delle attività “meritevoli”: (…) tanto gli enti ecclesiastici che quelli con fini di istruzione o di beneficenza sono esentati dall’imposta, limitatamente agli immobili direttamente utilizzati per lo svolgimento delle loro attività istituzionali […] non lo sono, invece, per gli immobili destinati ad altro (…) un ente ecclesiastico può svolgere liberamente – nel rispetto delle leggi dello Stato – anche un’attività di carattere commerciale, ma non per questo si modifica la natura dell’attività stessa, e, soprattutto, le norme applicabili al suo svolgimento rimangono – anche agli effetti tributari – quelle previste per le attività commerciali (…). 

Tuttavia, il governo Berlusconi III con la finanziaria del 2005, estese tale beneficio anche agli immobili di proprietà di qualsiasi ente religioso, nonché ONLUS, in cui venissero esercitate attività commerciali. Nella formulazione originaria della norma, gli unici beneficiari dell’esenzione sarebbero stati gli immobili appartenenti alla Chiesa cattolica. La discriminazione ed il vantaggio apparivano, però, troppo palesi e si decise di estendere tale beneficio sia a tutte le confessioni religiose che alle ONLUS.

Alle polemiche sul provvedimento, la Conferenza Episcopale Italiana, per voce del suo ufficio nazionale alle comunicazioni sociali, rispose con un comunicato stampa in cui denuncia “gravi e fuorvianti inesattezze” di tali critiche, dato che l’esenzione da tale imposta era già definita per legge dal 1992 e il recente decreto legge non faceva che confermarla, esplicitando gli ambiti di applicazione. Nel decreto del 1992 venivano chiaramente elencati gli immobili esenti dall’imposta, quelli destinati esclusivamente allo svolgimento di attività: assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive. L’elenco però non comprendeva le attività a fini di lucro, vale a dire l’oggetto delle polemiche. 

Il contenuto del decreto, decaduto per mancata conversione in legge nei tempi utili, venne ripreso dal governo Prodi II nel decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006, in cui si estese l’esenzione anche alle organizzazioni no-profit e alle Chiese con cui lo Stato aveva stretto un’intesa. Il beneficio dell’esenzione venne quindi concesso nei confronti di quegli immobili, ONLUS o proprietà di enti religiosi, in cui venivano svolte attività non esclusivamente commerciali. Pertanto, con la modifica della legislazione la commissione per la concorrenza dell’Unione Europea interrompe le indagini che stava compiendo sull’esenzione, per riaprirle successivamente. Poi venne il 2008.

Amen…

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