LACRIME A COMANDO

Digiamolo. Quattro militari italiani, tutte appartenenti al corpo degli alpini, sono morti mentre uno è rimasto ferito in un attentato nel distretto afghano di Gulistan, a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l’Helmand, zona affidata al controllo italiano. Con le quattro vittime di oggi, sale a 34 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione umanitaria di pace Isaf, nel 2004 (l’Italia ha circa 3.400 soldati in Afghanistan, la maggior parte nella parte occidentale del paese. Un numero che dovrebbe salire a 4.000 entro la fine dell’anno). Le quattro vittime erano a bordo del carro funebre blindato Lince VTLM di fabbricazione Fiat, in servizio di scorta a un convoglio di camion civili. Gli automezzi rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l’allestimento della base operativa Ice di Gulistan, denominata. Inevitabili le lacrime a comando degli onorevoli nominati di ogni schieramento e di qualche saltimbanco pronto a fingere di farlo – che in questi anni di guerra afghana non si sono mai sognati di mettere in discussione i servigi italiani alla potenza occupante statunitense – hanno espresso i loro sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei militari morti in Afghanistan. Il ministro cameriere per le Politiche comunitarie in funzione filo-sionista,  Andrea Ronchi: «Questo è il momento del dolore, del rispetto, del silenzio, della dignità. Il Paese, oggi più che mai, si stringe attorno ai nostri soldati, impegnati a portare la pace e la democrazia in quelle terre martoriate. In questo momento siamo vicini alla sofferenza delle famiglie». Dopo oltre 6 anni di inarrestabile ascesa di guerra presentata da una cospicua massa di fanatici plasmati a sua immagine e somiglianza con l’ausilio del condizionamento telecratico come “missione umanitaria di pace”, il vero volto dell’occupazione militare dell’Afghanistan sta lentamente emergendo dietro la maschera della propaganda. Non resta quindi che rassegnarsi all’idea di continuare contare i morti…

Il ministro della missione umanitaria di pace in guerra, il collezionista di soldatini Ignazio Benito Maria La Russa, in una conferenza stampa a Milano, ha comunicato i nomi dei quattro soldati italiani morti oggi in Afghanistan: primo caporalmaggiore Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero; caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni, di Gagliano del Capo (Lecce); primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, 26 anni, di Pisa; primo caporalmaggiore Sebastiano Ville, 27 anni, di Lentini (Siracusa). Il militare ferito è invece il caporalmaggiore scelto Luca Cornacchia, 28 anni, originario di Pescina (L’Aquila). Tutti i militari effettivi presso il VII Reggimento Alpini di Belluno brigata Julia.

APERTA UN’INCHIESTA – Con grande effetto scenico, affinchè la tragedia di pace italiota in salsa afghana sia completa, sull’accaduto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte dei militari italiani nella provincia di Farah, in Afghanistan. Gli accertamenti sono stati delegati dal capo del pool antiterrorismo Pietro Saviotti ai sostituti Giancarlo Amato e Francesco Scavo che procedono per attentato con finalità di terrorismo.

Gli uffici addetti alla disinformazione dell’italico storicume, accademico e giornalistico, hanno già avviato le procedure per trovare un alibi mirato ad escogitare il modo di neutralizzare la portata di una verità che avrebbe, da tempo, dovuto sconvolgere i palazzi della politica e, invece, come sempre, è stata, coperta dal silenzio.

La guerra è pace…
La libertà è schiavitù…
L’ignoranza è forza…

IL CORDOGLIO BIPARTISAN DEI COCCODRILLI NOMINATI DALLE SEGRETERIE DI PARTITO SU MANDATO DEL POPOLO BUE PER RIFINANZIARE LA “MISSIONE UMANITARIA DI PACE” IN AFGHANISTAN, CHE NON POTRANNO INVOCARE LA BUONA FEDE PERCHE’ NON SERVIVA ATTENDERE LA CONFERMA, PER QUANTO LACRIMEVOLE, PER AFFERMARE CHE L’ITALIA E’ IN GUERRA, PER CONTO DI ALTRI MA E’ IN GUERRA… 

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Appresa con profonda commozione la notizia del gravissimo attentato in cui hanno perso la vita quattro militari italiani impegnati nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan».

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «Ho appreso con dolore la notizia del tragico agguato ai nostri ragazzi impegnati a riportare la pace in Afghanistan».

Il Presidente del Senato, Renato Schifani: «L’Italia onora il sacrificio di questi nostri soldati coraggiosi, l’ennesimo pesante tributo di sangue che il nostro Paese paga in quelle terre lontane in una missione che difende la democrazia e la pace nel mondo».

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Credo che la risposta migliore consista nel ribadire l’impegno ad agire nella comunità internazionale perché il sacrificio dei nostri soldati non sia vano e il martoriato popolo afghano possa avere un giorno una prospettiva di pace e serenità».

Il ministro (inutile) degli Affari Esteri, Franco Frattini: «L’attentato contro i militari italiani è un altro esempio dell’altissimo costo umano che siamo costretti a pagare per una missione fondamentale per la nostra sicurezza nazionale. I terroristi che minacciano l’Europa vengono purtroppo da quelle aree di crisi e instabilità come l’Afghanistan ed è nostro dovere respingerli per non dare loro la possibilità di avvicinarsi alle nostre case e alle nostre famiglie».

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano: «Un grande cordoglio per questi quattro ragazzi che hanno creduto nella libertà e hanno combattuto sotto la bandiera italiana e una grandissima vicinanza alle loro famiglie».

Il segretario del PD, Pierluigi Bersani: «Si può anche morire per la democrazia, per la lotta al terrorismo, per la dignità e per i valori di civiltà, ma bisogna essere sicuri di arrivare a un risultato».

Il presidente dei deputati del PDL, Fabrizio Cicchitto: «Ai nostri militari impegnati in missione va il plauso sincero e convinto per come operano a servizio della pace nel mondo». 

La Cei (Conferenza Episcopale Italiana): «La tragica scomparsa di quattro giovani militari italiani mentre compivano con dedizione e professionalità il loro quotidiano lavoro a servizio della pace in Afghanistan suscita profondo dolore e ci invita alla preghiera».

La notizia è stata accolta con profonda tristezza anche nel box della Scuderia Ferrari a Suzuka:  «La morte di quattro nostri connazionali impegnati in una missione di pace ci addolora molto. Con lo spirito siamo vicini alle loro famiglie e vogliamo onorare la loro memoria».

Tutti insieme, senza vergogna, cercheranno di ritardare ancora, il più possibile e nel tempo, il riconoscimento definitivo delle responsabilità di uno Stato che, per il proprio tornaconto e per difendere gli interessi americani, ha provocato per l’Italia una guerra, fingendo però di averla subita e magari vinta.

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2 commenti

  1. […] partecipa all’invasione atlantica nella guerra d’occupazione afghana) e le unanime lacrime a comando degli onorevoli mandanti della Repubblica coloniale italiota che ne avevano rifinanziato la […]

  2. […] La Russa. Dolore e rabbia, all’aeroporto romano di Ciampino, da parte di alcuni parenti dei quattro alpini morti sabato in Afghanistan. «I parenti, in queste occasioni hanno diritto a qualsiasi risposta emotiva, […]


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