PANE, AMORE E COSI’ SIA

Il treno del caro amico arrivò in perfetto orario, per poi ripartire verso la stazione successiva. Mentre stava per salire, vide scendere Fiamma, Riccardo, Gad, Giuliano e altri semi-dei con qualità divine di questo pianeta. Ehi, caro amico – gli disse Fiamma – che fai, non vieni alla manifestazione? Quale, chiese il caro amico! Sei proprio un antisemita, c’è il corteo, scendiamo in piazza contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo, per richiamare l’attenzione dei media italiani e internazionali sulle falsità di cui lo Stato ebraico è accusato ogni giorno e sul doppio standard applicato dalle organizzazioni internazionali nei confronti di Israele, per la verità e per Israele. Che fai, non vieni? E vide che dal treno scendeva un gruppo di barbuti insolenti, menzogneri, flagello e tormento dei loro vicini, con bandiere incorporate. La gente li guardava passare come la mucca quando passa il treno. Il caro amico salendo non rispose, e il treno ripartì. Accando a lui un uomo novantenne che gli mancavano quattro al secolo, i baffi dispari, un dopobarba odor corona da morto e ogni tanto, tirava rutti da far girare una giostra. Sulle gambe un vecchio cane gli teneva compagnia da chissà quanto tempo. Si presentò – Voi credete che il mondo sia questo miserabile paese – disse grattandosi il culo – i vostri rurali genitori non vi hanno mai messo in testa che possa esistere qualcosa d’altro. Il caro amico gli rispose, ma fu come parlare controvento. Gli altri lo ascoltavano ma non riuscivano mai a interromperlo. Di fronte al caro amico un quotidiano strapazzato “il Giornale”, la data non era recente ma di colpo il panorama si allargò.

Bando alla tristezza, il boom era nel titolo “L’Occidente reagisca alle minacce prima che sia tardi” dell’ultrasionista Fiamma Nirenstein (PDL, gruppo Knesset), la fautrice della maxi retata planetaria, e nel cominciare a leggerne il contenuto, anche al caro amico, la curiosità iniziò a scoppiettare sotto il culo. L’uomo accanto era un ex sansepolcrista, fascista della prima ora, e finita la guerra nel ’47 aveva preso con l’aratro una mina che gli aveva stoppato le orecchie, ed era diventato così sordo – raccontava – che l’anno dopo ne prese un’altra, e mentre il capotreno passò ai biglietti si alzò di scatto e disse quasi gridando: dev’essere scoppiata una mina giù al fiume, ho sentito un boato lontano. Nel gruppo dei bombardieri, a parte il capotreno, gli altri si notavano subito.

Ci danno quattro lire ma poi guadagneranno solo loro – continuava l’uomo accanto – Ci porteranno via tutto. Come fate a non capire? Mancavano pochi minuti alla successiva fermata d’arrivo, quando il treno iniziò a rallentare fino a fermarsi in una grigia stazioncina ad aspettare l’incrociante. Quello – disse il capotreno – è una testa matta, non dategli retta. Animo signori, novità, ci vogliono novità in questo paese. Nell’attesa, il tipo accanto adagiò la zucca allo schienale e cominciò a ronfare come una motosega a nastro, mentre il caro amico per distrazione iniziò a leggere l’articolo che gli era rimasto in mano:

(…)

L’Occidente reagisca alle minacce prima che sia tardi
di Fiamma Nirenstein, 30 settembre 2010

L’Occidente reagisca alle minacce prima che sia tardi. L’estremismo vuole colpire i simboli e invadere i nostri territori per dimostrare la superiorità dell’islam.

Il presunto piano per uccidere il Papa significa quello che si sospettava, ma che troppi cercavano di ignorare: l’islam radicale vuole colpire al cuore la nostra civiltà, puntando sui suoi emblemi. Gli arresti dei sei algerini arrivano dopo settimane di tensione e di segnali trascurati. L’islamismo violento parla attraverso fatti, più che con le parole: mirare al Papa vuol dire essere determinati a cancellare i pilastri dell’Occidente. Il pastore Terry Jones è un stolto che voleva bruciare il Corano. E dall’altra parte sono arrivati gli incidenti nel Kashmir con 15 morti e le chiese assaltate, e adesso ecco il progetto – almeno così sembra – di uccidere Ratzinger. L’islam più fondamentalista non vuole parlare, vuole solo comandare, colonizzando l’Europa, e gli Stati Uniti, vuole l’annientamento di Israele. È un’invasione potenziale e reale che sottovalutiamo troppo spesso. I posteri si ricorderebbero di noi non per la nostra tolleranza, ma per la nostra colpevole arrendevolezza.

Basta pensare alla storia della moschea di Ground Zero. Quello è un santuario del nostro mondo con la su libertà oltraggiosa per altre culture: là ci si concentra e si ripensa alle vittime di un assassinio di massa compiuto in nome del fascismo islamista, come lo chiamò adeguatamente George Bush. Se ci siete stati, sapete che ci si sente come in una chiesa, o in una sinagoga. E proprio questo è il punto. Là si colpì un simbolo dell’America giudaico cristiana. Là una Moschea rovescerebbe i significati, costruirebbe un centro di presenza islamica proprio un luogo che, per antonomasia, non lo è.

E’ un classico della storia dell’Islam: attaccare un territorio, o meglio ancora un santuario, e tradurlo in luogo di culto o comunque di presenza. Per l’Islam, ci dice la storia, è fondamentale costruire una moschea a Ground Zero, santuario della cultura americana. Guardiamo ai molti precedenti: nel 630 il Profeta Maometto porta 10mila soldati alla conquista della Mecca e trasforma il suo centro più importante, la Kasba, nella moschea Masjiid Al Haram. William J. Federer ha compilato un’ inquietante lista sul sito Stand Up America. La conquista islamica subito inizia l’attività di sostituzione dei santuari: in Siria la famosa che si dice posta sulla tomba di Giobbe viene trasformata con una guerra dal califfo Umar in Moschea nel 634. A Hevron la tomba dei patriarchi Abramo Isacco e Giacobbe, costruito da re Erode, viene trasformata a forza nel 1118 in Moschea dal Saladino; non si contano le sinagoghe trasformate in Moschee da Omar a Gerusalemme e è madornale l’importanza simbolica della gigantesca costruzione della Cupola della Roccia ordinata nel 691 sulle più importanti vestigia dell’ebraismo, ovvero dove sorgeva il Tempio di Erode. A Damasco, in Pakistan (dove si adorava il sole), a Cordoba (la chiesa visigota di San Vincenzo), e poi a Palermo dove la Chiesa di Santa Maria dell’Assunzione divenne la Grande Moschea del Bal’harm, e ancora a Delhi e in tutta l’India a varie riprese, e sul Golan dove l’antica sinagoga di Katzrin diventò moschea, in Grecia a Salonicco nel 1378 dove il monastero cattolico di Aghia Sophia cadde nelle mani dei turchi e fu distrutto e sostituto. E, saltando un lungo periodo, nel 1923, i Turchi espulsero i Greci e trasformarono le chiese ortodosse in moschee; più oltre, i bosniaci insieme ai loro alleati tedeschi durante la seconda guerra mondiale trasformarono il museo di Zagabria in Moschea. Per non parlare delle innumerevoli sinagoghe trasformate in moschee nei paesi arabi negli anni 50 quando gli ebrei furono cacciati. In Algeria quando i francesi si ritirarono nel 1962 la Cattedrale di San Filippo fu trasformata nella Moschea di Ketchaoua. Nel ’74 i Turchi trasformarono le chiese greco ortodosse, e nell’81 i Mussulmani immigrati in Olanda hanno trasformato la storia chiesa di sant’Ignazio nella Mochea di Fatih e una Sinagoga all’Aya nella Mosche di Aksa.

Un particolare importante: la moschea che si vuole costruire a Ground Zero, non è progettata nelle ben definita forma di Moschea i cui particolari architettonici sono codificati: si tratterebbe di un rabat, come Maometto chiamava un’ ‘area costruita nel cuore dei territori via via conquistati, in cui incontrarsi, rifocillarsi prepararsi. Sarebbe di profondo significato scrive Tamir Taheri, grande esperto di cultura islamica, per l’Islam non solo moderato, ma anche per quello che crede nella occupazione religiosa del mondo degli infedeli, nella ghazva come spesso viene chiamata la conquista. Inoltre il norme “Cordoba House” prescelto per la futura costruzione non ricorda solo la convivenza a Cordova delle tre religioni monoteiste, ma anche il fatto che ebrei e cristiani vi vivessero in condizione di dhimmi, ovvero di sottoposti ai cittadini islamici. Insomma l’Islam guadagnerebbe negli Stati Uniti una forma di visibilità senza precedenti con la costruzione della “House Cordoba”: sarebbe come i hijab e niab che sempre più spesso si vedono nelle nostre strade insieme alla preghiera islamista nelle strade di Parigi e di New York durante le ore di punta del traffico. Siamo nel cuore delle città occidentali, dice il messaggio, e sarà ora che ve ne accorgiate.

(…)

L’ennesimo trionfo di merda tiepida al profumo di pane e vaniglia dell’onorevole parlamentare, stipendiata dal contribuente italiano nell’interesse del regime sionista e nel disprezzo della volontà popolare, nominata da una legge porcata messa a punto da una cricca a piede libero composta da indagati e condannati nel BelPaese delle leggine vergogna. Niente è complicato se ci cammini dentro. Non si può vedere, è fatto di tante parti insieme che mescolandosi diventano invisibili. La testa di quell’uomo è incomprensibile, finchè non ti fermi ad ascoltarlo. L’articolo, bè, l’articolo, lasciamo perdere. Tutta questa solfa per dirti cose che già si dicevano qualche secolo fa, serpenti cui l’immagine è Giuda e la cui preghiera è un raglio d’asino.

Con un altro gran colpo tonante di culo, l’on. Fiamma Nirenstein (PDL, gruppo Knesset) è tornata e invia messaggi d’amore. Questa è l’Italia, saccheggiata nell’anima e violentata nelle leggi, da impiccagatti senza scrupoli e senza vergogna.

L’uomo accanto, scosso dal rumore della ferraglia che si rimetteva in cammino si risvegliò soddisfatto, guardò il caro amico, e senza potersi trattenere sprigionò una grande nube di vapore immensa e odorosa. Mentre il cane guardò il caro amico come a dire, questo è niente, e intanto non si vede più l’uomo ma una grande nube attraversata da un arcobaleno. E’ una puzza come se qualcuno avesse lasciato il gas acceso

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1 commento

  1. […] Ma questo trionfo di merda tiepida al profumo di pane e vaniglia l’avevamo già sentito nell’aria. Una puzza come se qualcuno avesse lasciato il gas acceso. […]


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