VITA DA SFOLLATI

L’ex ministro Claudio Scajola ha una casa a Roma, comprata però da altri a sua insaputa, un modesto mezzanino di soli 180 mq con vista su un rudere (il Colosseo); Il presidente della Camera dei nominati Gianfranco Fini non dice se l’appartamentino monegasco da 55 mq di rue Princesse Charlotte 14, gentilmente donato da una nobildonna è suo, di suo cognato o di qualcun altro; i terremotati abbruzzesi di Onna, almeno quelli che ancora non vivono nelle 118 tendopoli made in Arcore, abitano in villette di legno prefabbricate realizzate su tre tipologie da 40, 50 e 60 mq «guardate al futuro», «In queste case c’è tutto – disse Silvio Berlusconi mentre risaliva sulla macchina – ci sono i bicchieri, le pentole, gli asciugamani, il sapone e nel frigorifero ogni ben di Dio. La promessa è mantenuta, ardita lo sapevamo, ma grazie a Dio è mantenuta»; L’ex moglie del pifferaiomagico, Veronica Lario, avrebbe lasciato villa Belvedere di soli 120mila mq e del valore di 78milioni di euro, dimora ventennale di famiglia, e si sarebbe trasferita all’Hotel de Ville, 5 camere di lusso e due suite con vista sul parco di Monza dopo aver giudicato come insufficiente l’offerta economica di 1 milione e 800 mila euro annui (oltre ai 300.000 euro mensili), propostale dal marito nel corso della causa di separazione; e dulcis in fundo, la battuta di Silvio Berlusconi sparata senza vergogna (una delle tante) nel suo discorso alla festa del Pdl a Milano: «Mi continuano a dire “Berlusconi a casa”. Creandomi un certo disagio, perchè disponendo di 20 case non saprei in quale andare». Immediati gli applausi della folla e di tutti quelli che hanno usufruito del rivoluzionario piano edilizio di stampo federalista per l’aumento di volumetria della propria abitazione del 20%. Ahi, serva Italia!

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PANE, AMORE E COSI’ SIA

Il treno del caro amico arrivò in perfetto orario, per poi ripartire verso la stazione successiva. Mentre stava per salire, vide scendere Fiamma, Riccardo, Gad, Giuliano e altri semi-dei con qualità divine di questo pianeta. Ehi, caro amico – gli disse Fiamma – che fai, non vieni alla manifestazione? Quale, chiese il caro amico! Sei proprio un antisemita, c’è il corteo, scendiamo in piazza contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo, per richiamare l’attenzione dei media italiani e internazionali sulle falsità di cui lo Stato ebraico è accusato ogni giorno e sul doppio standard applicato dalle organizzazioni internazionali nei confronti di Israele, per la verità e per Israele. Che fai, non vieni? E vide che dal treno scendeva un gruppo di barbuti insolenti, menzogneri, flagello e tormento dei loro vicini, con bandiere incorporate. La gente li guardava passare come la mucca quando passa il treno. Il caro amico salendo non rispose, e il treno ripartì. Accando a lui un uomo novantenne che gli mancavano quattro al secolo, i baffi dispari, un dopobarba odor corona da morto e ogni tanto, tirava rutti da far girare una giostra. Sulle gambe un vecchio cane gli teneva compagnia da chissà quanto tempo. Si presentò – Voi credete che il mondo sia questo miserabile paese – disse grattandosi il culo – i vostri rurali genitori non vi hanno mai messo in testa che possa esistere qualcosa d’altro. Il caro amico gli rispose, ma fu come parlare controvento. Gli altri lo ascoltavano ma non riuscivano mai a interromperlo. Di fronte al caro amico un quotidiano strapazzato “il Giornale”, la data non era recente ma di colpo il panorama si allargò. Continua a leggere

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