IL CAPITALISMO ETICO DI NANI E BALLERINE

L’equazione tra etica ed economia si potrebbe così enunciare: più è ricco il sistema dei valori morali di un paese più è ricca la sua economia. In una concezione più evoluta del capitalismo, al motore dell’economia fondato sull’egoismo e sul perseguimento del tornaconto personale, si è aggiunta la dimensione etica. «L’Italia ha attraversato la crisi economica meglio di molti altri Paesi, anche se non ha ancora risolto i suoi problemi strutturali». Lo ha dichiarato il ministro che da vicino sembra lontano, Renato Brunetta, giovedì scorso a Genova parlando con i giornalisti al convegno di Confindustria “Occupazione e competitività”. «Le banche – ha spiegato il ministro tascabile Brunetta – hanno fatto la loro parte, non sono state particolarmente stressate, il governo ha fatto la sua parte nel dare le garanzie ai risparmiatori, il risultato è stato che non abbiamo avuto nessuna crisi bancaria. Il sistema degli ammortizzatori sociali ha funzionato molto bene per i lavoratori e per le imprese. L’Italia non è mai stata sotto attacco, è rimasta fuori dalle criticità». E’ chiaro? I risultati sono stati all’altezza di ciò che era già stato previsto. Mentre l’Europa ci “invidia” per il nostro debito pubblico nazionale, per il più alto tasso di disoccupazione mai registrato nella storia di questa sciagurata Repvbblica, per gli infortuni e i morti dimenticati sul luogo di lavoro, per le buste paga e le liquidazioni di quadri e dirigenti aziendali, per i miseri salari da fame degli operai, l’atteggiamento ottimista del ministro Brunetta rimette in moto la macchina della propaganda, drogata dalle chiacchiere del salotto buono che però continua a fare la sua parte.

A Viareggio, poco prima di trasferirsi a Genova per il convegno confindustriale, Emma Marcegaglia lanciava un sasso nello stagno: «Siamo entrati nella crisi già in crisi, negli ultimi dieci anni l’economia italiana è cresciuta dell’1% in meno rispetto agli altri Paesi europei». Cosa ha detto la Marcegaglia per ricevere applausi fragorosi dalla platea? Qualcuno le ha fatto notare che in Liguria le aziende collassano totalmente, i cantieri navali, fiore all’occhiello della Regione, sono prossimi alla chiusura?

Il mancato premio Nobel per l’economia Renato Brunetta ha replicato che «il nostro tasso di disoccupazione viaggia due punti sotto la media europea e che il tasso di crescita è stimato sull’1%, «ma – ha aggiunto – io sono ottimista e dico qualcosa di più». La chiosa finale è da incorniciare: «L’Italia non ha risolto i suoi problemi strutturali, e non è pensabile chiedere al nostro Paese tassi di crescita come quelli dei migliori performer europei: non li aveva prima della crisi non si capisce perchè dovrebbe averli oggi».

Sono tanti i fattori che concorrono all’aumento delle disuguaglianze tra questi i fenomeni determinati dal progresso tecnologico, dall’inadeguatezza del sistema dell’istruzione e, dulcis in fundo, dalla globalizzazione (leggasi: povertà) del mercato del lavoro. Da un lato, l’offerta di lavoro qualificato non tiene più il passo della domanda nei paesi che hanno una specializzazione produttiva avanzata. Dall’altro, il progressivo aumento della popolazione nei paesi emergenti ha generato incremento di offerta di lavoro sul mercato mondiale e compresso enormemente i salari dei lavoratori meno qualificati nei paesi ricchi.

Il mondo industrializzato ha subito l’impatto di questi cambiamenti; In Italia, il risparmio è relativamente elevato, i salari sono molto meno dispersi, ergo gli ammortizzatori sociali più estesi. Questa risposta non risolve certamente i problemi e che invece determina altre distorsioni. Gli effetti della globalizzazione, progresso tecnologico, disuguaglianza e compressione salariale, aumento dell’instabilità finanziaria e mutui ipotecari in l’Italia li abbiamo pagati in termini di minore crescita della produttività e con più disoccupazione. La scarsa crescita della produttività ha sì rallentato la dinamica salariale e compresso i consumi, ma in Italia le distorsioni sono acute perché la compressione dei salari contrattuali ha alimentato il sommerso, accentuando le distanze tra Nord e Sud e aumentando fortemente le disuguaglianze in termini di redditi complessivi. Queste disuguaglianze sono parzialmente contenute con trasferimenti pubblici (pensioni, sussidi, impiego pubblico) mentre risulta insufficiente la dimensione del mercato del credito privato, il che spiega l’elevato risparmio degli italiani.

Premesso che:

Il TASSO DI DISOCCUPAZIONE in Italia è salito nel secondo trimestre all’8,5% rispetto all’8,4% dei primi tre mesi del 2010. Lo comunica l’Istat spiegando che il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge il 27,9%, con un massimo del 40,3% per le donne nel Mezzogiorno.

Il DEBITO PUBBLICO in Italia a luglio è salito toccando un nuovo record: 1.838,296 miliardi di euro. E’ quanto riportato dal Supplemento del Bollettino statistico n°46 di Bankitalia dedicato alla finanza pubblica. Nei primi sette mesi del 2010 le entrate tributarie si sono attestate a quota 210,374 miliardi di euro, registrando un calo del 3,4% rispetto al corrispondente periodo del 2009.

I DATI SUL LAVORO 2009, presentati dal presidente INAIL, Marco Fabio Sartori, e ricavati dal bilancio delle denunce pervenute alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2010, sono stati: 790.000 le denunce di infortunio sul lavoro relarive al 2009 per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85.000 in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3%. La riduzione maggiore ha riguardato gli infortuni in occasione di lavoro – quelli effettivamente verificatisi durante lo svolgimento delle attività lavorative – per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte di un calo del 6,1% degli infortuni in itinere (avvenuti durante il tragitto casa/lavoro e viceversa). Analoga – anche se in misura meno sostenuta – la flessione dei casi mortali: quelli in occasione di lavoro sono passati dagli 829 del 2008 ai 767 del 2009 (-7,5%), mentre i decessi in itinere sono scesi da 291 a 283 (-2,7%). Sempre nell’ambito degli infortuni mortali in occasione di lavoro, il numero di quelli occorsi sulla strada a lavoratori che operano in questo specifico ambito (autotrasportatori di merci o di persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale, ecc.), sono scesi comunque dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009 (-10,4%). E’ dal 1993 – quando vi fu un calo dell’11,7% degli incidenti rispetto al 1992 – che nell’andamento complessivo degli infortuni non si registrava una flessione di questo livello.

Tabella del Cuneo fiscale (trattenute fiscali, contributi previdenziali a carico del lavoratore e del datore di lavoro, meno contributi economici statali) in percentuale sul costo del lavoro.

I SALARI DEGLI OPERAI sono al palo e restano tra i più bassi tra i Paesi Ocse (rapporto annuale Taxing Wages). I nostri stipendi medi risultano al 23° posto della classifica (meglio di noi Grecia, Irlanda e Spagna) con il 16,5% in meno rispetto alla media Ocse, sia nel caso di lavoratori single che nel caso di lavoratori con famiglia. Il salario annuale netto del lavoratore medio è in Italia di 22.027 dollari, contro i 26.395 della media Ocse, i 28.454 della Ue a 15 e i 25.253 della Ue-19. La classifica riguarda il salario netto annuale medio di un lavoratore single senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari e a parità di potere d’acquisto. Se si guarda alla classifica del guadagno medio di un lavoratore con famiglia, unico percettore di reddito con a carico coniuge e due figli, il reddito netto degli italiani sale a 26.470 euro ma resta inchiodato, anche in questo caso, al 23/o posto della classifica Ocse. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al 6° posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%).

Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit.
Il banchiere che già percepiva uno stipendio di 4 milioni di euro l’anno,
dopo aver firmato la risoluzione consensuale con l’istituto di credito,
riceverà una buonuscita di circa 40 milioni di euro.

Gli STIPENDI DEI MANAGER sono aumentati! Il 9 aprile 2010 il quotidiano delle lobby industriali “Il Sole 24ORE”, pubblicò i dati relativi agli stipendi dei manager più pagati nel 2009, alcuni esempi: Stefano Parisi, l’amministratore delegato e direttore generale di Fastweb che si è autosospeso il 2 aprile per evitare il commissariamento della società coinvolta nell’indagine giudiziaria per la frode carosello sull’Iva, ha ricevuto uno stipendio di 3,924 milioni di euro al lordo delle tasse nel 2009. La sua busta paga è aumentata del 38,5% rispetto ai 2,83 milioni dell’anno precedente. Nel 2009 gli sono stati riconosciuti 3,167 milioni lordi come «bonus e altri incentivi», rispetto ai 2,03 milioni dell’esercizio precedente; Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb SpA finito in carcere nell’inchiesta sulla truffa carosello e dimessosi dal cda a fine marzo, ha ricevuto un gettone di 20mila euro; Virgilio Marrone, ex direttore generale e amministratore delegato dell’Ifi fino al 28 febbraio 2009, quando la società si è trasformata in Exor con la fusione con la controllata Ifil, ha ricevuto una buonuscita di 3,265 milioni lordi. I suoi compensi totali, secondo il bilancio Exor, sono stati di 3,525 milioni lordi nel 2009. A questi si aggiunge un gettone di 150mila euro per la presenza nel consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo. Adesso Marrone, che è anche nel cda Fiat, è stato segretario del consiglio di Exor, per 100mila euro l’anno. Fino al 2008 il suo compenso annuo si aggirava sui 700-800mila euro; John Elkann ha ricevuto 837mila euro come presidente di Exor, cui si sommano i 550mila euro come vicperesidente Fiat e i 3mila di gettone per la presidenza dell’editrice La Stampa, in totale 1.390.000 euro lordi l’anno scorso; Il presidente d’onore di Exor, Gianluigi Gabetti, ha ricevuto 1,244 milioni lordi; Un altro exploit è quello di due manager che hanno incassato robuste liquidazioni, l’ex amministratore delegato di Acea, Andrea Mangoni: la società ha chiuso un bilancio 2009 in perdita per 52 milioni, dopo che a Mangoni, uscito il 27 marzo 2009, sono stati riconosciuti 3,1 milioni, di cui 2,934 milioni per «esodo – trattamento integrativo». Buonuscita dorata anche per Massimo Minolfi, uscito con 2,74 milioni lordi dal Banco Popolare l’8 aprile 2009, tre mesi dopo che il nuovo amministratore delegato, Pier Francesco Saviotti, lo aveva nominato direttore generale unico. A sua volta, Saviotti ha una busta paga annua di 1,7 milioni lordi, cui si aggiungono 95.700 euro di gettoni per la presenza nei consigli Brembo, Stefanel e Tod’s; Giovanni Battista Mazzucchelli, amministratore delegato della Cattolica di assicurazioni, ha guadagnato 2,3 milioni (+5,3% sul 2008). Sale in classifica anche Massimo Ponzellini, presidente dell’Impregilo, grazie alla doppia busta paga perché dal 25 aprile 2009 è anche presidente della Banca Popolare di Milano, con 474mila euro che sommati ai compensi del gruppo di costruzioni portano il suo totale a 1,89 milioni lordi. Per approfondire: clicca qui.

L’Italia? «Sono un inguaribile ottimista – replica il ministro tascabile Renato Brunetta – e prevedo una crescita dell’1,2% o anche 1,3% alla fine di quest’anno». A pancia piena si ragiona meglio. Al signor ministro viene attribuita una retribuzione mensile lorda pari a € 3.746,98 per 13 mensilità. Percepisce, inoltre, un’indennità parlamentare a carico del Parlamento, ai sensi dell’art.1 della legge 31 ottobre 1965, n.1261, rideterminata con la legge finanziaria 2006, aggiornata con delibera dell’Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, per un importo lordo mensile di € 11.703,64 per 12 mensilità.

Scusate, avrei bisogno di un sacchetto per VOMITARE. Dal punto di vista etico il comportamento di manager e governanti italiani è, a dir poco, patetico e scandaloso. Chiedono agli italiani di tirare la cinghia e poi nani e ballerine rallegrano i weekend a spese dei contribuenti. Mentre il governo è assente, impegnato a litigare sulla casa monegasca di Gianfranco Fini, per compensare, Brunetta e la Marcegaglia, sparano slogan popolari d’accatto. Pensino invece di convincere gli industriali a non portare via il lavoro dall’italia. VERGOGNA!

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1 commento

  1. Ho 59 anni finiti e, dopo 40 anni di lavoro negli ospedali campani -ora AZIENDE anche se non so ancora produttrici di “cosa”- mi ritrovo a dover rimanere in servizio per un altro anno (fino al 1° ottobre del 2012) prima di poter andare in pensione. Da quando l’ho saputo mi sveglio la notte e penso come fare per andare a Roma e “ringraziare” tutta quella manica di parassiti. estorsori, magnaccia e delinquenti per il “regalo”. Certo è che se la psicosi sfugge al mio ormai esile controllo altro che “statuetta del duomo di Milano”, gli dimostro come un lavoratore quando si è rotto il cazzo di sopportare tanti soprusi e fregature è capace pure di arrivare a “schiaffeggiare la testa del serpente”; questo non lo ucciderà ma gli insegnerà ad avere paura delle proprie potenziali vittime e cioè del popolo che dovrebbe rappresentare ma che, in realtà, sfrutta solo . il che sarebbe già un “grande risultato”. Che fanno, mi mettono il “sale sulla coda? Sai che risate ad un processo, ne farei si uno “show mediatico per lanciare più lontano il mio urlo di rabbia e ribellione, sarebbe tutta pubblicità gratuita. Hanno fatto il conto come si usa dire “all’andata” senza fare quello “al ritorno”. Almeno farò qualcosa per i miei figli, per questa generazione senza diritti e senza speranze, per questo mondo avviato all’autodistruzione anche a causa dell’inedia dei popoli, mi ribellerò allo strapotere di chi ora ci comanda e sputerò sui loro osceni privilegi ed io sarò solo il primo; un “esempio” potrebbe essere l’inizio della fine di questo sistema di merda e dei parassiti che lo rappresentano, senza esclusione di partito o ideologia del piffero in quanto sono solo prese per il culo per quelli che vanno ancora a votare come una manica di imbecilli.
    “Il Popolo non dovrebbe temere il proprio governo, sono i governi che dovrebbero temere il Popolo”. Non lo ha detto il solito “brigatista” manipolato da qualche infiltrato dell’intelligence, ma Thomas Jefferson, terzo Presidente degli USA. Meditate “gente”….meditate!
    Umberto Telarico


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