IN MORTE DEL LAVORO

Una vecchia storiella dissidente sovietica racconta di un immaginario Napoleone in viaggio a Mosca: viene portato a visitare un ufficio del Kgb, e commenta: “con un servizio segreto così non avrei mai sottovalutato i rischi della battaglia di Waterloo!”; poi viene condotto in una caserma dell’Armata rossa, e meravigliato esclama: “con un esercito così non sarei mai stato sconfitto nella battaglia di Waterloo!”; infine al condottiero francese viene fatta visitare la redazione della Pravda, ed egli prorompe: “con un giornale così, nessuno avrebbe mai saputo che ho perso la battaglia di Waterloo!”. Ecco, se oggi invece questo Napoleone a-temporale visitasse una sede dell’Inps o dell’Inail della sgangherata Repubblica italiana, direbbe che nella battaglia di Waterloo i feriti e gli infortunati avrebbero invidiato i morti.

Quando si elencano le (numerose) opere lodevoli e popolari messe in atto dal regime fascista, si corre sempre il rischio di sprofondare nel patetico: sembra quasi che si senta il bisogno di giustificarsi, di fornire una controprova alla valutazione positiva di un periodo storico, di dover mettere qualcosa sul piattino positivo della bilancia, dando per scontato che quello negativo sia oberato dai più gravi e vergognosi carichi. Fatto sta che queste realizzazioni politiche rappresentano una incontrovertibile verità storica, nonché una manifestazione lampante dell’istituzionalizzazione in chiave socialista dei programmi politici dei fascismi europei. L’Inps e l’Inail ne furono due chiarissimi esempi. Inizialmente costituiti con le denominazioni di Infps (Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale) e Infail (Istituto Nazionale Fascista di Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), furono in seguito alla sconfitta bellica de-fascistizzati, quanto meno nel nome, dato che conservarono per decenni immutata la loro missione sociale di tutela e sostegno ai lavoratori.

I suddetti Istituti erano emanazione diretta dello spirito sindacalista rivoluzionario inveratosi nella Carta del Lavoro redatta da Carlo Costamagna alla fine degli anni Venti del secolo scorso, ed erano preposti all’attuazione della previdenza obbligatoria, all’assicurazione dei lavoratori sulle malattie e gl’infortuni e alla tutela dei lavoratori stessi nei periodi di maternità, di sospensione dal lavoro o di disoccupazione.

Il principio alla base del loro funzionamento è semplice e lineare, nonché ispirato da una concezione realmente socialista, nazionale e comunitaria del popolo e della collettività lavoratrice: nel corso della propria vita lavorativa parte della retribuzione viene equamente destinata a un monte contributivo che sarà destinato alla tutela sociale dei lavoratori non solo dopo il pensionamento, ma anche in tutti quei casi della vita che potrebbero porlo in una condizione di disagio, come ad esempio la malattia e la disoccupazione. Tutto ciò indipendentemente dalla effettiva fruizione di tale tutela/indennizzo: il lavoratore che si ammala venti volte nell’arco della sua vita è tenuto a versare proporzionalmente la stessa somma di quello che non ha mai fatto un solo giorno di assenza dal lavoro. Questo sistema si è protratto (così non verremo tacciati di “nostalgismo”) ben oltre la fine del regime che tali Istituti aveva patrocinato, ed è stato riportato – nonostante l’impetuosa crescita della burocratizzazione clientelare – nelle istituzioni della Repubblica italiana nata proprio dalla sconfitta del regime.

[La sede romana della Direzione generale Inps all’Eur, nato su progetto assegnato tra il 1938 ed il 1939 all’architetto milanese Giovanni Muzio con i romani Mario Paniconi e Giulio Pediconi, in occasione della grande Esposizione Universale dell’E42]

Dalla fine del XX secolo è stata invece avviata una fase contraddistinta da una serie di c.d. “riforme” che hanno inficiato il funzionamento del sistema pubblico-previdenziale nazionale, non solo nei suoi aspetti più evidenti (ridimensionamento delle pensioni, posticipazione dell’età pensionistica, passaggio – questa volta sì: classista – dal sistema retributivo al sistema contributivo), ma anche attraverso mutazioni patologiche della stessa legislazione del lavoro che hanno reso di fatto limitate le misure previdenziali e assistenziali previste dallo Stato a tutela dei lavoratori.

[Il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro, è considerato l’icona architettonica del ’900. Progettato dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano, fu costruito tra il 1938 e il 1943 e inaugurato il 30 novembre 1940 nonostante i lavori fossero ancora in corso].

Alcuni esempi. I contratti a termine – Assurti oramai a simbolo del cosiddetto “precariato”, i contratti a scadenza sono ormai una consolidata consuetudine che trascende dal bisogno straordinario di manodopera o dall’essere l’anticamera di un assunzione a tempo indeterminato. A causa di questo nuovo istituto giuslavoristico si sono manifestate nell’arco di pochi anni numerose nefaste conseguenze: a) i periodi di malattia e di infortunio – inseriti in un contesto in cui il rapporto di lavoro può avere la durate anche di poche settimane – comportano nella grande maggioranza dei casi una “condanna” nei confronti del dipendente a non vedersi rinnovato o prorogato il contratto; b) l’impossibilità di vedersi retribuito dall’Inps un periodo di assenza dal lavoro necessariamente prolungato, quale ad esempio è la maternità; c) l’impossibilità da parte del lavoratore di rendersi edotto dei propri diritti, proprio a cagione della brevità del rapporto di lavoro stesso: questo ultimo aspetto ha portato al notevole incremento statistico (dati Inail) delle “malattie professionali”.

Con tale locuzione si intendono tutte quelle patologie – giuridicamente equiparate all’infortunio – che colpiscono il lavoratore a causa di incombenze logoranti e altamente faticose nell’ambito del lavoro svolto: se ad esempio la normativa sulla sicurezza sul lavoro prevede che un carrello al traino manuale non possa essere caricato con più di tre quintali, è perché le commissioni mediche dell’Inail o del ministero del lavoro hanno previsto quel limite quale soglia di sicurezza per non compromettere la salute fisiologica del lavoratore; ma se sono un lavoratore trimestrale sbattuto in un capannone dopo una sbrigativa lezioncina sulle norme di sicurezza, verosimilmente non sarò al corrente di questa normativa, e anche se dovessi esserlo sarei portato a caricare il carrello con una tonnellata, per non contrariare il datore di lavoro e fare bella figura nella speranza di rinnovo del contratto.

Però se si spinge per otto ore al giorno e per tre mesi un peso di mille chili, ci si spezza la schiena; non è un infortunio, non ci è caduto un carico addosso: all’infortunio è però equiparato (dall’Inail), e prende il nome quindi di “malattia professionale”, ormai divenuta l’infortunio del precario, delle fasce più deboli e non tutelate di lavoratori. L’elusione/evasione contributiva – Nella regolamentazione del sistema retributivo dei lavoratori, trovano posto svariate modalità di corresponsione degli emolumenti che si manifestano nella busta paga sotto forma di molteplicivoci retributive”. Tra queste la prima in ordine d’importanza è la “retribuzione ordinaria”, che – al pari di straordinari, festività, etc. – corrisponde alla moltiplicazione delle ore lavorate per il compenso orario pattuito. Su tale retribuzione vengono calcolati appunto i contributi da versarsi (prevalentemente a carico del datore di lavoro) agli Enti previdenziali e assistenziali, Inps e Inail su tutti.

Esistono poi altre “voci”, quali ad esempio l’ “indennità di trasferta” o l’ “indennità chilometrica” che in linea teorica andrebbero corrisposte ai lavoratori dipendenti che sono tenuti a spostarsi fuori dal territorio comunale in ragione delle proprie mansioni lavorative. Spesso tuttavia non è così, e tale forma di retribuzione viene corrisposta anche a chi di trasferte non ne compie alcuna: si verificano quindi dei casi in cui un operaio che resta per tutto il turno chiuso in fabbrica venga retribuito con 1200 euro mensili, si cui 700 quale retribuzione ordinaria, e 500 come indennità di trasferta. L’operaio in questione vede il suo “netto in busta” di 1200 euro ed è contento. Ma ancor più contento è il datore di lavoro, che “sa” che su tali fittizie indennità non si pagano né imposte né contributi; il vantaggio economico è quindi per lui notevole. Il lavoratore, invece, giunto all’età della pensione, si troverà a riscuotere un vitalizio calcolato sui 700 euro, e non sui 1200. E gli ispettorati del lavoro accettano tutto ciò tacitamente: sì, quegli stessi ispettori che vanno nei bar e fanno cinquemila euro di multa se il barista non indossa il cappellino, considerano del tutto normale che un lavoratore metalmeccanico o un impiegato contabile compiano ventiquattro trasferte al mese.

I contratti a chiamata Conosciuti anche come “lavoratori intermittenti”, i lavoratori a chiamata sono nell’immaginario collettivo gli studenti che ogni tanto vengono, appunto, “chiamati” dal datore di lavoro per fare una serata il cameriere in pizzeria, o la consegna dei giornali di notte. Niente di più falso. Anche tale istituto si è diffuso in tutti i settori del lavoro nazionale, a chiamata sono anche gli impiegati negli uffici e gli operai nelle fabbriche. E’ sostanzialmente la legalizzazione del lavoro nero, che azzera di fatto le funzioni ispettive e sanzionatorie degli Ispettorati del lavoro.

Se un lavoratore è presente sul luogo di lavoro sei giorni alla settimana e per tutto il mese, e in un particolare giorno si riceve un’ispezione dell’ufficio del lavoro sarà sufficiente indicare come lavorativo quel singolo giorno sul registro delle presenze, e tutti gli altri possono essere tranquillamente retribuiti in nero (senza quindi contribuzione e assicurazione). Se inoltre – come spesso accade – di ispezioni non se ne dovessero ricevere, si può far lavorare un dipendente duecento ore al mese per un anno, e sostenere di non averlo “chiamato” mai. Se tutto ciò non dovesse bastare, a ulteriore dimostrazione del livello di subordinazione delle istituzioni alle criminali dinamiche del mercato, sono di recente stati istituiti i “buoni lavoro” (i cosiddetti “voucher”) che, oltre a essere una sostanziale legalizzazione del lavoro nero al pari dei contratti a chiamata, hanno di fatto restaurato l’istituto del cottimo: il buono lavoro viene infatti erogato al lavoratore per ogni “prestazione”, senza specificare se si tratti di un’ora, di un giorno o di un mese.

Come si comporta l’ordinamento per tutelare i diritti di questi lavoratori che ultimamente vengono definiti, con un pietoso eufemismo, “atipici”? Con le consuete modalità che la democrazia capitalista impone: equità nell’enunciazione dei principi e rapina nella sostanza. Si consideri ad esempio la citata eventualità di infortunio sul lavoro: secondo la normativa al lavoratore a chiamata deve essere riservato lo stesso trattamento di cui godono i normali lavoratori dipendenti, e cioè devono vedersi erogare – in caso di infortunio – un’indennità dall’Inail. Tutto bene quindi? Neanche un po’: la norma infatti specifica in séguito che tale indennità dovrà essere corrisposta al lavoratore relativamente al numero di giornate lavorative in cui questi sarebbe stato chiamato al lavoro dal datore di lavoro. E cioè: zero.

Il lettore avveduto e avvezzo a queste brutalità non si scomporrà, ma intanto migliaia di famiglie diventano povere. Poi i socio-economistici vanno in tv a fare i pianti greci: “c’è la crisi, diamo sostegno alle famiglie”. E viene elargita qualche elemosina. Ma in sostegno alle famiglie basterebbe il ripristino del controllo dello Stato sulla vasca di pescecani; altro che social card. Una campagna di massiccia disinformazione vuole relegare chi contesta questo stato di cose al rango degli insofferenti avvezzi al piagnisteo. O come li ha definiti un indegno ministro della passata legislaturai bamboccioni”. Quelli che vogliono la pappa pronta, il posto fisso, il biberon caldo dell’assistenzialismo. Questa logica, volgare e infondata, va infranta.

 

Il martello adatto allo scopo è il senso dello Stato, è la consapevolezza politica socialista e nazionale. Distanti anni luce dall’invidia classista che reclama un posto al banchetto della vita, auspicare che lo Stato intervenga non solo nella regolazione dei rapporti di lavoro, ma anche nella saldatura del vincolo che unisce indissolubilmente il lavoro alla nazione, alla comunità di destino. Vincolo che può essere stretto solo dall’unica economia possibile, l’unica che può condurre alla piena occupazione: quella socializzatrice, nazionalizzatrice, patrocinante il valore primario della politica su quello dei mercati e delle istituzioni statali su quelle bancarie. Il vero Stato quindi, contrapposto a quel sistema istituzionale a compartimenti stagni riempiti e svuotati a seconda delle fluttuazioni dei mercati e dei bisogni fisiologici del ventre molle della finanza. Quel vero Stato che – repetita iuvant – “siamo Noi”.

da Fabrizio Fiorini, RINASCITA

[Video YouTube da UOMOdellaSINISTRA]

Il TASSO DI DISOCCUPAZIONE in Italia è salito nel secondo trimestre all’8,5% rispetto all’8,4% dei primi tre mesi del 2010. Lo comunica l’Istat spiegando che il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge il 27,9%, con un massimo del 40,3% per le donne nel Mezzogiorno.

Il DEBITO PUBBLICO in Italia a luglio è salito toccando un nuovo record: 1.838,296 miliardi di euro. E’ quanto riportato dal Supplemento del Bollettino statistico n°46 di Bankitalia dedicato alla finanza pubblica. Nei primi sette mesi del 2010 le entrate tributarie si sono attestate a quota 210,374 miliardi di euro, registrando un calo del 3,4% rispetto al corrispondente periodo del 2009.

I DATI INFORTUNI SUL LAVORO 2009, presentati dal presidente INAIL, Marco Fabio Sartori, e ricavati dal bilancio delle denunce pervenute alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2010, sono stati: 790.000 le denunce di infortunio sul lavoro relarive al 2009 per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85.000 in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3%. La riduzione maggiore ha riguardato gli infortuni in occasione di lavoro – quelli effettivamente verificatisi durante lo svolgimento delle attività lavorative – per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte di un calo del 6,1% degli infortuni in itinere (avvenuti durante il tragitto casa/lavoro e viceversa). Analoga – anche se in misura meno sostenuta – la flessione dei casi mortali: quelli in occasione di lavoro sono passati dagli 829 del 2008 ai 767 del 2009 (-7,5%), mentre i decessi in itinere sono scesi da 291 a 283 (-2,7%). Sempre nell’ambito degli infortuni mortali in occasione di lavoro, il numero di quelli occorsi sulla strada a lavoratori che operano in questo specifico ambito (autotrasportatori di merci o di persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale, ecc.), sono scesi comunque dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009 (-10,4%). E’ dal 1993 – quando vi fu un calo dell’11,7% degli incidenti rispetto al 1992 – che nell’andamento complessivo degli infortuni non si registrava una flessione di questo livello.

Dall’inizio dell’anno ad ora (dati aggiornati al 25 settembre 2010), per lavoro, ci sono:

  • 770 morti
  • 770.428 infortuni
  • 19.260 invalidi

LA CARTA DEL LAVORO (1927)
da Msdfli

Sempre nell’intento di approfondire i temi che costituiscono l’idea socialista nazionale ripropongo all’attenzione di tutti, i contenuti della CARTA DEL LAVORO approvata il 21 Aprile del 1927 dal Gran Consiglio del Fascismo. Interessante riflettere su come fosse importante nella politica economica mussoliniana il lavoratore, il suo benessere e come i rapporti di lavoro fossero regolati secondo un sistema di pacifica e fattiva convivenza  tra “padrone” e prestatore d’opera senza che nessuna contrapposizione potesse pregiudicare il lavoro stesso. Una serie di norme scritte sulla base di una attenta analisi che il Fascismo fece nella società di allora e ispirata su principi e valori della persona dove lo spirito corporativo veniva espresso massimamente nella disciplina del lavoro e nell’effettivo benessere delle persone costituenti lo stato- nazione. Si evince dalla lettura un’organizzazione precisa e concreta di un governo che è consapevole di  quali siano gli obiettivi da raggiungere, ma soprattutto dimostra una programmazione a lungo termine della sua azione operativa nella quale la persona è il centro della sua politica. Avevamo già pubblicato questo interessante documento ma è bene riproporne spesso una rilettura periodica.

Lo spirito del regime corporativo, che mira a fondere in una piena armonia di intenti e di opere tutte le forze produttive del Paese, è mirabilmente espresso da quella Carta del Lavoro la quale racchiude in una poderosa sintesi i principi basilari del nuovo ordinamento economico nazionale. Nel Gran Consiglio del gennaio 1927 fu stabilito che la Carta del Lavoro sarebbe stata promulgata il 21 aprile del medesimo anno. La promessa fu mantenuta. Dopo «tre mesi di paziente lavoro di raccolta, di coordinamento e di studi su memorie, dati e rapporti, dopo 4 ore di ampia e cordiale disamina nella seduta del Gran Consiglio, il documento – veramente storico – è stato redatto e approvato nel testo rielaborato frase per frase dal Duce. La «Carta del Lavoro» – voluta e ispirata dal Capo del Governo e Duce del Fascismo – è e rimarrà il titolo massimo di nobiltà, di orgoglio, di fede della Rivoluzione Fascista e un esempio per le altre Nazioni civili”. Il 21 aprile 1927, celebrandosi il Natale di Roma e la Festa Italiana del Lavoro, il Gran Consiglio Fascista presieduto da Benito Mussolini, Capo del Governo e Duce del Fascismo, promulgò la « Carta del Lavoro » la quale costituisce uno degli atti fondamentali della Rivoluzione Fascista. Ne riportiamo il testo perchè si tratta di un documento, che, per la sua brevità e l’alta sua importanza, è necessario sia conosciuto integralmente.

DELLO STATO CORPORATIVO E DELLA SUA ORGANIZZAZIONE

1. – La Nazione Italiana è un organismo avente fine, vita, mezzi di azione superiore a quelli degli individui divisi o raggruppati che lo compongono. È una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato fascista.

2. – Il lavoro sotto le sue forme intellettuali, tecniche e manuali è un dovere sociale. A questo titolo e solo a questo titolo è tutelato dallo Stato.

3. – L’organizzazione professionale (o sindacale) è libera. Ma solo il sindacato riconosciuto legalmente, e sottoposto al controllo, ha il diritto di rappresentare legalmente tutta la categoria di datori di lavoro per cui è costituito ; di tutelarne di fronte allo Stato o alle altre associazioni professionali, gli interessi ; di stipulare contratti collettivi di lavoro obbligatori tutti gli appartenenti alla categoria ; di imporre loro contributi e di esercitare, rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.

4. – Nel contratto collettivo di lavoro trova la sua espressione completa la solidarietà tra i vari fattori della produzione, mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori e la loro subordinazione agli interessi superiori della produzione.

5. – La magistratura del lavoro è l’organo con cui lo Stato interviene a regolare le controversie del lavoro sia che vertano sull’osservanza dei patti e delle altre norme esistenti, sia che vertano sulla determinazione di nuove condizioni di lavoro.

6. – Le associazioni professionali legalmente riconosciute, assicurano l’eguaglianza giuridica tra i datori di lavori e i lavoratori, mantengono la disciplina della produzione del lavoro e ne promuovono il perfezionamento. Le corporazioni costituiscono l’organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione nazionale, le corporazioni sono dalla legge riconosciute come organi dello Stato.

7. – Lo Stato corporativo considera la iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell’interesse della Nazione. L’organizzazione privata della produzione, essendo una funzione d’interesse nazionale, l’organizzatore dell’impresa è responsabile dell’indirizzo della produzione di fronte allo Stato. Dalla collaborazione dello forze produttive deriva fra esse reciprocità di diritti e di doveri. Il prestatore d’opera, tecnico, impiegato, od operaio, è un collaboratore attivo dell’impresa economica, la direzione della quale spetta al datore di lavoro che ne ha le responsabilità.

8. – Le associazioni professionali di datori di lavoro hanno obbligo di promuovere in tutti i modi l’aumento e il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi. Le rappresentanze di coloro che esercitano una libera professione o un’arte e le associazioni di pubblici dipendenti concorrono alla tutela degli interessi dell’arte, della scienza e delle lettere, al perfezionamento della produzione e al conseguimento dei fini morali dell’ordinamento corporativo.

9. – L’intervento dello Stato nella produzione economica ha luogo soltanto quando manchi o sia insufficiente l’iniziativa privata o quando siano in giuoco interessi politici dello Stato. Tale intervento può assumere la forma del controllo, dell’ incoraggiamento e della gestione diretta.

10. – Nelle controversie collettive del lavoro l’azione giudiziaria non può essere intentata se l’organo corporativo non ha prima esperito il tentativo di conciliazione. Nelle controversie individuali concernenti l’interpretazione e l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, le associazioni professionali hanno facoltà di interporre i loro uffici per la conciliazione. La competenza per tali controversie è dovuta alla Magistratura ordinaria con l’aggiunta di assessori designati dalle associazioni professionali interessate.

DEL CONTRATTO DI LAVORO E DELLE GARANZIE DEL LAVORO

11. – Le associazioni professionali hanno l’obbligo di regolare, mediante contratti collettivi, i rapporti di lavoro fra le categorie di datori di lavoro e di lavoratori che rappresentano. Il contratto collettivo di lavoro si stipula fra associazioni di primo grado sotto la guida e il controllo delle organizzazioni centrali, salva la facoltà di sostituzione da parte dell’associazione di grado superiore, nei casi previsti. dalla legge e dagli statuti. Ogni contratto collettivo di lavoro, sotto pena di nullità, deve contenere norme precise sui rapporti disciplinari, sul periodo di prova, sulla misura o sul pagamento della retribuzione, sull’orario di lavoro.

12. – L’azione del sindacato, l’opera conciliativa degli organi corporativi e la sentenza della Magistratura del lavoro garantiscono la corrispondenza del salario alle esigenze normali della vita, alle possibilità della produzione e al rendimento del lavoro. La determinazione del salario è sottratta a qualsiasi norma generale e affidata all’accordo delle parti nei contratti collettivi.

13. – I dati rilevati dalle pubbliche amministrazioni, dall’Istituto Centrale di Statistica e dalle Associazioni professionali legalmente riconosciute circa le condizioni della produzione e del lavoro e la situazione del mercato monetario e le variazioni del tenore di vita dei prestatori d’opera, coordinati ed elaborati dal Ministero delle Corporazioni, daranno il criterio per contemperare gli interessi delle varie classi fra di loro e di queste coll’ interesse superiore della produzione.

14. – La retribuzione deve essere corrisposta nella forma più consentanea alle esigenze del lavoratore e dell’impresa. Quando la retribuzione sia stabilita a cottimo e la liquidazione dei cottimi sia fatta a periodi superiori alla quindicina, sono dovuti adeguati acconti quindicinali o settimanali. Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici viene retribuito con una percentuale in più, rispetto al lavoro diurno. Quando il lavoro sia retribuito a cottimo le tariffe di cottimo devono essere determinate in modo che all’operaio laborioso, di normale capacità lavorativa, sia consentito di conseguire un guadagno minimo oltre la paga base.

15. – Il prestatore d’opera ha diritto al riposo settimanale in coincidenza con le domeniche. I contratti collettivi applicheranno il principio tenendo conto delle norme di legge esistenti, delle esigenze tecniche delle imprese, e nei limiti di tali esigenze procureranno altresì che siano rispettate le festività civili e religiose, secondo le tradizioni locali. L’orario di lavoro dovrà essere scrupolosamente ed intensamente osservato dal prestatore d’opera.

16. – Dopo un anno di ininterrotto servizio il prestatore d’opera nelle imprese a lavoro continuo, ha diritto ad un periodo annuo di riposo feriale retribuito.

17. – Nelle imprese a lavoro continuo, il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, ad una indennità proporzionata agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore.

18. – Nelle imprese a lavoro continuo, il trapasso dell’Azienda non risolve il contratto di lavoro ed il personale ad essa addetto conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare. Egualmente la malattia del lavoratore che non ecceda una determinata durata non risolve il contratto di lavoro. Il richiamo alle armi o in servizio della M. V. S. N. non è causa di licenziamento.

19. – Le infrazioni alla disciplina e gli atti che perturbino il normale andamento dell’azienda commessi dai prenditori di lavoro, sono puniti, secondo la gravità della mancanza, con la multa, con la sospensione dal lavoro e per i casi più gravi con il licenziamento immediato senza indennità. Saranno specificati i casi in cui l’imprenditore può infliggere la multa o la sospensione o il licenziamento senza indennità.

20. – Il prestatore di opera di nuova assunzione è soggetto ad un periodo di prova, durante il quale è reciproco il diritto alla risoluzione del contratto col solo pagamento della retribuzione per il tempo in cui il lavoro è stato effettivamente prestato.

21. – Il contratto collettivo di lavoro estende i suoi benefici e la sua disciplina anche ai lavoratori a domicilio. Speciali norme saranno dettate dallo Stato per assicurare la polizia e l’igiene del lavoro a domicilio.

DEGLI UFFICI DI COLLOCAMENTO

22. – Soltanto lo Stato può accertare e controllare il fenomeno della occupazione dei lavoratori, indice complesso delle condizioni della produzione e del lavoro.

23. – L’Ufficio di collocamento a base paritetica è sotto il controllo degli organi corporativi. I datori di lavoro hanno l’obbligo di assumere i prestatori d’opera pel tramite di detti uffici. Ad essi è data facoltà di scelta nell’ambito degli iscritti negli elenchi, con preferenza a coloro che appartengono al Partito e ai Sindacati Fascisti, secondo la loro anzianità di iscrizione.

24. – Le associazioni professionali di lavoratori hanno l’obbligo di esercitare una azione selettiva fra i lavoratori, diretta a elevarne sempre di più la capacità tecnica e il valore morale.

25. – Gli organi corporativi sorvegliano perchè siano osservate le leggi sulla prevenzione degli infortuni e sulla polizia del lavoro da parte dei singoli soggetti alle associazioni collegate.

DELLA PREVIDENZA, DELL’ASSISTENZA, DELLA EDUCAZIONE E DELLA ISTRUZIONE

26. – La previdenza è un’alta manifestazione del principio di collaborazione. Il datore di lavoro e il prestatore d’opera devono concorrere proporzionalmente agli oneri di essa. Lo Stato, mediante gli organi corporativi e le associazioni professionali, procurerà di coordinare e di unificare, quanto più è possibile, il sistema e gli Istituti della Previdenza.

27. – Lo Stato Fascista si propone:

1° il perfezionamento dell’assicurazione Infortuni ;
2° il miglioramento e l’estensione dell’assicurazione maternità ;
3° l’assicurazione delle malattie professionali e della tubercolosi come avviamento all’assicurazione generale contro tutto le malattie ;
4° il perfezionamento dell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria ;
5° l’adozione di forme speciali assicurative dotalizie per i giovani lavoratori.

28. – È compito delle associazioni di lavoratori la tutela dei loro rappresentati nelle pratiche amministrative e giudiziarie relative all’Assicurazione infortuni e alle assicurazioni sociali ;
Nei contratti collettivi di lavoro sarà stabilita, quando sia tecnicamente possibile, la costituzione di casse Mutue per malattia col contributo dei datori e dei prestatori di opera da amministrarsi da rappresentanti degli uni e degli altri, sotto la vigilanza degli organi corporativi.

29. – L’assistenza ai propri rappresentanti, soci e non soci, è un diritto e un dovere delle associazioni professionali. Queste debbono esercitare direttamente le loro funzioni di assistenza, nè possono delegarle ad altri enti od istituti se non per obiettivi d’indole generale, eccedenti gli interessi delle singole categorie.30. – L’educazione e l’istruzione specie l’istruzione professionale, dei loro rappresentati, soci e non soci, è uno dei principali doveri delle associazioni professionali. Esse devono affiancare l’azione delle Opere nazionali relative al Dopolavoro e delle altre iniziative di educazione.

— — —

La Carta del Lavoro è ispirata a tutto il pensiero politico Mussoliniano e al sindacalismo che Egli ha portato, dalle vicende storiche e dottrinarie dell’anteguerra e della guerra e della rivoluzione, a fondamento dello Stato Fascista : grandezza della Nazione, elevazione del lavoro in tutte le sue manifestazioni, elevazione dell’associazione professionale (sindacato) alla dignità di pubblico istituto, subordinazione dell’attività individuale all’interesse della Nazione (tutto nello Stato, nulla fuori e contro lo Stato), parità giuridica delle categorie di fronte allo Stato, collaborazione tra le forze dell’economia nazionale, incremento della produzione, intervento utile e sapiente dello Stato nei rapporti del lavoro e nelle attività economiche, miglioramento delle condizioni fisiche, economiche, culturali, professionali e spirituali delle masse lavoratrici attraverso una perfezionata legislazione sociale, sono i punti basilari su cui si erge – mirabile nella concezione – la nuova struttura politica (giuridica ed economica) dettata dalla Carta del Lavoro. I principi contenuti nella Carta del Lavoro hanno valore di legge in virtù di deliberazione del Gran Consiglio Fascista ed hanno trovato attuazione e applicazione di fatto nella legislazione sociale e del lavoro e in altre manifestazioni dell’attività nazionale sindacale. Dopo un’affermazione di natura politica e morale intorno agli elementi Nazione e Lavoro, essi principi regolano in senso giuridico, economico e amministrativo l’ordinamento sindacale e corporativo, i rapporti del lavoro, l’intervento dello Stato nell’economia nazionale, l’impiego della mano d’opera, l’assistenza, la previdenza, l’educazione (specie professionale) dei lavoratori.

  • Dall’Articolo 46, Parte prima – DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI – TITOLO III, RAPPORTI ECONOMICI, allegato all’inserto satirico della democratica nostra Costituzione: «Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende».
Annunci

3 commenti

  1. […] Avvisami via e-mail della presenza di nuovi commenti a questo articolo IN MORTE DEL LAVORO […]

  2. […] modo le classi meno abbienti, insieme di una massa di poveri in canna e di sottoproletari, restano escluse in partenza da quelli che sono assolutamente giochi di potere tra consorterie che si contendono la torta. […]

  3. […] porcata. Non soltanto butta alle ortiche quasi un secolo di conquiste sociali italiane e trasforma l’Inps in una banca per pochi, ma, unito al parallelo sfondamento del limite dei quarant’anni per le […]


Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.