IL MIGLIO VERDE DEGLI UTILI IDIOTI BIPARTISAN

«Lei è chiaramente la testa di questo serpente», così il giudice disse di Teresa Lewis nel 2003, quando la condannò a morte per iniezione letale, descrivendola come la mente degli omicidi a sangue freddo di suo marito e suo figlio mentre dormivano, per poi incassare i soldi dell’assicurazione. Teresa Lewis non c’è più. Dopo che il governatore della Virginia e la Corte Federale degli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di clemenza per la donna, mentalmente disabile di 41 anni, il boia ha messo fine alla sua esistenza iniettandole in vena una soluzione letale (la prima donna giustiziata negli Usa dal 2005 e la prima in Virginia dal 1912) nonostante il suo handicap dimostrava che non sarebbe stata in grado di programmare l’omicidio, accusa per cui è stata riconosciuta colpevole. Una brutta storia che si è conclusa negli Stati Uniti, in un clima di sostanziale indifferenza. Il suo caso però era stato rilanciato ieri dalle parole del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ha voluto paragonare la sua vicenda a quella di Sakineh: «Non entro in questa polemica. Dico solo che lapidare è una forma orribile per dare la morte, ma è sempre una pena capitale, come l’iniezione di stasera. Gli Stati Uniti continuano a violare i diritti umani. Poi non possono attaccare più di tanto la Cina, la Corea e altri paesi. Insomma, chi è senza peccato, scagli la prima pietra». Tuttavia, il dibattito s’è spento immediatamente. Solo su internet si è lottato fino all’ultimo per salvarla. Le sue ultime parole: «I just want Kathy to know I love her and I’m very sorry».

Due pesi e due misure. Ora è Teheran che accusa Washington di essersi mobilitata contro l’esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, fingendo invece di ignorare il caso tutto americano di Teresa Lewis, la disabile mentale giustiziata dallo stato della Virginia. L’ultima speranza della Lewis risiedeva nell’appello alla Corte Suprema statunitense presentato dai suoi legali, che hanno insistito sull’incostituzionalità dell’esecuzione per la disabilità mentale della loro assistita, ampiamente dimostrata dagli psicologi. Il destino della donna, infatti, era segnato dopo che il governatore Bob McDonnell aveva respinto la richiesta di clemenza.

Il 30 ottobre 2002, Matthew J. Shallenberger e Rodney L. Fuller uccisero Julian C. Lewis Jr. (51) e  Charles J. Lewis (25), nella loro casa. Il 15 maggio 2003, Teresa Lewis è stata dichiarata colpevole del reato di omicidio che prevede la pena capitale, per il suo ruolo nel delitto, tale condanna è stata emessa dal giudice e non dalla giuria. I pubblici ministeri hanno sostenuto che la donna aveva convinto Matthew Shallenberger e Rodney Fuller, con il sesso, con i regali e con la promessa di condividere i proventi dell’assicurazione sulla vita, a commettere gli omicidi. Basandosi sostanzialmente sulla descrizione del delitto presentata dal pubblico ministero, il magistrato ha giudicato che Teresa Lewis è stata la “mente” degli omicidi e ha emesso la condanna a morte. I pubblici ministeri erano d’accordo che Rodney Fuller fosse condannato all’ergastolo, in cambio della sua confessione e della sua collaborazione, e il giudice, “in coscienza”, ha affermato di non poter condannare Matthew Shallenberger a una pena più severa di quella ricevuta da Fuller.

Uno psicologo effettuò il test per il quoziente di intelligenza (QI) a Teresa Lewis prima della sentenza ottenendone un punteggio pari a 72, che indica una funzione intellettiva che rientra nella definizione di “disabilità mentale borderline”. Alcune indagini seguite alla condanna hanno mostrato prove ulteriori della sua disabilità mentale. Un altro psicologo, scelto dallo stato della Virginia, ha valutato il suo QI a 70. Gli esperti medici hanno diagnosticato che il suo disturbo di personalità era causato da una dipendenza dagli antidolorifici precedente ai delitti, mettendo fortemente in dubbio l’etichetta di “mente” del delitto che le era stata data.

Il dibattito sulla pena di morte ci porterebbe troppo lontano, anche se sarebbe doveroso. Ciò che ci preme però è capire perchè pur di attaccare mediaticamente la Repubblica Islamica dell’Iran – nemico dichiarato degli Stati Unitii soliti idioti del pianeta si sono moltiplicati chiassosamente per una lapidazione sospesa solo temporaneamente, che comunque non c’è stata, quella dell’adultera Sakineh Mohammadi Ashtiani che dopo aver drogato il marito ha spinto l’amante ad ucciderlo, mobilitando le istituzioni coloniali italiote che, per voce del ministro (inutile) Franco Frattini e del procuratore della giudea Silvio Berlusconi ebbero la geniale idea di servire e riverire l’amico terrorista sionista contro l’ex amico iraniano che invece andava lapidato a colpi di sanzioni. La triste vicenda di Sakineh è però sparita dai giornali e dall’informazione, salvo poi ritornare utile quando farà comodo. Ma come, non è più in pericolo di vita?

Al contrario, non c’è assolutamente nessuna vergogna, indignazione o mobilitazione generale, per le migliaia di civili assassinati in Afghanistan dagli invasori della NATO, per tutti i bambini trucidati a sangue freddo dall’entità sionista in Palestina, per le centinaia di lapidazioni in Arabia Saudita o le decine di pene capitali negli Stati Uniti.

Sicuramente tutto ha un riferimento preciso, tutto fa parte di un minuzioso disegno, grande quanto l’unico neurone rimasto intatto nella scatola cranica degli utili idioti bipartisan, strapazzato mediaticamente, e da tempo in vacanza. L’informazione, nel suo complesso diverge ormai, e sempre più, dalle balle spaziali e parziali presentate continuamente dagli Stati Uniti d’America, e questo dovrebbe essere motivo di riflessione per tutti. Ma tant’è! Sul questo punto c’è anzi da dubitare che la presa mediatica “occidentale” in chiave antiiraniana sia destinata a scemare: sappiamo bene quanto la malafede assoluta di certi commentatori non sia disposta a incrinare i sordidi pretesti di una crociata ideologica.

Il miglio verde è stato servito. Pollo fritto, piselli dolci e una torta di mele, il tutto innaffiato da una bevanda, è stato il menù dell’ultimo pasto richiesto da Teresa. Una particolare attenzione è stata però rivolta a coloro che hanno eseguito l’iniezione letale. Come avrebbero potuto sopportare il peso di aver ucciso qualcuno nonostante gli sia conferita questa competenza dall’ordinamento giuridico? Gli Stati Uniti d’America hanno da tempo risolto in modo pratico la questione: Durante il procedimento di esecuzione della pena vengono scelte tre persone competenti della materia che, a loro volta, scelgono una delle tre siringhe tra le quali solo una contiene il contenuto letale. L’esecutore non può quindi sapere se la sua iniezione è stata quella letale, risolvendo così in maniera pratica un problema che riguarda la parte più intima della coscienza umana. Quella statunitense. La notte del boia è passata. L’esecuzione per iniezione letale di pentothal, come strumento delle condanne a morte utilizzato negli stati moderni, ha messo fine al macabro countdown alle 21:13 ora locale nel Greensville Correctional Center di Jarratt in Virginia. Alle 03,13 di stanotte, ora italiota in cui pubblichiamo questo post. Ma il pappagallo di Gerusalemme, dormiva, buonanotte Frattini.

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1 commento

  1. […] a suicidarsi. Mentre i detenuti americani, persone coscienti in carne ed ossa che vengono uccisi dallo Stato, alcuni dei quali inchiodati nel braccio della morte da un ingiusto processo, ricevono proprio dal […]


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