CAVALIERI «INDEGNI» D’ITALIA

Calisto Tanzi, non è più Cavaliere del Lavoro. Amen. Il Presidente della Repubblica coloniale italiota, Giorgio Napolitano, ha firmato venerdì scorso il decreto di revoca «per indegnità» della decorazione di Cavaliere al Merito del Lavoro, che era gli stata conferita il 2 giugno 1984 con la seguente motivazione: «Diplomato in ragioneria, ha interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve. Ma la sua vocazione era un’altra e nel 1962 fonda la Parmalat SpA di cui è Amministratore Unico e principale azionista. La Società è diventata una multinazionale del latte in brick e in ogni altro tipo di confezione. lavora mediamente 20.000 q.li di latte al giorno distribuiti in 140.000 punti di vendita. Molte consociate e molte diversificazioni nel settore alimentare. Il marchio della Società si è diffuso grazie anche alla sponsorizzazione sportiva nel campo della Formula Uno, dello sci, del calcio e di altre discipline agonistiche». 

TANZI STORY:

Arrestato nel 2003 nell’ambito delle inchieste sul crac Parmalat, era riuscito a creare un sistema perverso dal quale per anni tutti hanno tratto la propria convenienza (politici, banche, giornali) eccetto i piccoli investitori, sui quali si sono riversati gli enormi costi di un’esposizione debitoria accumulatasi negli anni senza essere frenata da nessuno dei soggetti istituzionalmente deputati a vigilare sulla solidità patrimoniale della Parmalat: Consob, Banca d’Italia, società di rating, società di revisione.

L’ex patron di Collecchio è stato condannato all’interdizione perpetua dei pubblici uffici. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo alla Consob. Dovrà anche risarcire Bank of America con 80mila euro. Per lui, la pubblica accusa aveva chiesto una condanna di 13 anni.

Gli assolti: Per non aver commesso il fatto, assolti gli altri imputati al processo tranne la società Italaudit, ex Grant Thornton, condannata al pagamento di una provvisionale di 240 mila euro più una confisca di 540 mila euro. Assolti gli uomini di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Louis Moncada e i consiglieri di amministrazione indipendente Paolo Sciumè, Luciano Spilingardi, Enrico Barachini e Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela.

Patteggiamenti: Accolti i patteggiamenti chiesti da alcuni imputati, in continuazione con le pene a loro già comminate dal tribunale di Parma. Respinti, perché la pena è stata ritenuta dai giudici “incongrua”, i patteggiamenti chiesti da Lorenzo Tenca e Maurizio Bianchi, ex revisori di Grant Thornton.

Risparmiatori delusi: Il professor Carlo Federico Grosso, che nel processo sul crac Parmalat ha rappresentato circa 30mila risparmiatori, avrebbe preferito “una soluzione diversa rispetto alla condanna di Calisto Tanzi e all’assoluzione degli altri imputati perché ci avrebbe assicurato un titolo da far valere ai fini del risarcimento”. “L’interesse dei miei assistiti – ha spiegato – è rivolto soprattutto ai processi a Parma per bancarotta fraudolenta, in relazione alla quale la prova è più solida che per l’aggiotaggio”.

Consob: L’avvocato della Consob, Emanuela Di Lazzaro, pur avendo ottenuto 380 mila euro per “danno al mercato” dal solo Calisto Tanzi esprime “delusione” per l’assoluzione dai reati di ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e aggiotaggio dei tre consiglieri indipendenti di Parmalat, Paolo Sciumè, Enrico Barachini e Luciano Silingardi. “Sono coloro che avrebbero dovuto assicurare la correttezza delle informazioni e la loro regolarità – ha spiegato il legale – la loro assoluzione consiste in un messaggio debole verso coloro che dovrebbero essere garanti della correttezza”.

Il difensore:Prendo atto che l’unico responsabile è evidentemente Calisto Tanzi”: questo l’unico commento a caldo rilasciato dalla difesa di Tanzi. Ma è presto per parlare di un ricorso in appello: “Prima – dice l’avvocato Giampiero Biancolella – dobbiamo leggere i motivi di questa sentenza”.

La procura: Dal processo non esce bene, a livello di immagine, nemmeno la procura di Milano che ha avuto ragione soltanto sulla posizione di Tanzi, per il quale era stata sollecitata la condanna a 13 anni di reclusione. I pm Eugenio Fusco, Francesco Greco e Carlo Nocerino volevano la condanna di tutti gli altri imputati: “L’impianto accusatorio resta valido se si considera che tra dibattimento e riti alternativi 20 imputati su 29 sono stati condannati”, era stato il commento del procuratore aggiunto Greco. “Per quanto riguarda il capo d’imputazione riguardante Bank of America – ha spiegato il magistratoè stata riconosciuta la prescrizione, peraltro modificata a seguito della legge Cirielli”. Pertanto, per il magistrato, “l’impianto dell’inchiesta rimane confermato”.

Bank of America:La decisione del Tribunale stabilisce in modo inconfutabile che gli ex dipendenti della banca non hanno commesso il reato di aggiotaggio”, ha sottolineato l’istituto di credito. E aggiunge: “Nessuno dei dipendenti di Bank of America sapeva, o era in condizione di sapere, della reale situazione finanziaria della Parmalat”.

Prima sentenza: Si tratta della prima sentenza dibattimentale al mondo sul crac Parmalat, un buco da 14 miliardi di euro. Il verdetto arriva a cinque anni dall’inizio del disastro del gruppo agroalimentare di Collecchio e dalla dichiarazione di insolvenza. Da allora un’indagine difficile, passata attraverso una richiesta di processo con rito immediato bocciata dal gup di Milano, un’udienza preliminare durata sei mesi e poi un processo iniziato più di tre anni fa.

L’altro processo: A Milano è in corso un altro dibattimento per la cosiddetta responsabilità oggettiva che vede imputate alcune banche estere tra cui Bank of America. E’ il processo su cui puntano adesso le loro speranze i risparmiatori delusi dalla sentenza appena emessa perché l’istituto era certamente il più solvibile tra gli imputati.

Il 18 dicembre 2008 viene condannato in primo grado e successivamente il 26 maggio 2010 in appello, per aggiotaggio, a 10 anni di reclusione a Milano. È tuttora in corso il processo a Parma per bancarotta. 

Nell’agosto del 2010 gli venne revocato il titolo di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, l’onorificenza più alta che lo Stato italiano riconosca ai suoi cittadini più meritevoli, conferitagli il 27 dicembre 1999 dal Cavaliere Carlo Azeglio Ciampi. Alla base di quella decisione i cinque patteggiamenti e una condanna in secondo grado che l’ex patron Parmalat ha accumulato negli ultimi anni in conseguenza del crac del 2003. Amen. Dopo le vicende finanziarie e giudiziarie in cui era rimasto coinvolto Calisto Tanzi, il ministero dello Sviluppo Economico (assunto ad interim dal Cavaliere Silvio Berlusconi il 5 maggio 2010, in seguito alle dimissioni del ministro Claudio Scajola) aveva chiesto di cancellare l’onorificenza ritenendo che sussistessero «le condizioni previste dalla legge per la revoca». Sarà ora lo stesso ministero, come si afferma nel decreto presidenziale, a curare la trascrizione del provvedimento nell’albo dell’Ordine, oltre che a farlo pubblicare nella Gazzetta Ufficiale. Amen.

Privato dei titoli di maggior prestigio, Calisto Tanzi può comunque vantare ancora altre benemerenze: detiene ancora la medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte ed è assegnatario del premio Sant’Ilario che la città di Parma conferisce ai suoi cittadini più illustri. E chissà quanti “danè” nei dorati paradisi fiscali, gelosamente custoditi tra banche e società offshore. E per i “risparmiatori delusi”, invece? Amen… 

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3 commenti

  1. […] tendenza questa intesa non come degenerazione, ma come elemento costitutivo del sistema. E’ noto come in Italia, a Napoli, negli anni […]

  2. […] mi aspettavo una sentenza così severa», ha commentato il galeotto Calisto Tanzi condannato a 18 anni di reclusione (il pm aveva chiesto per lui 20 anni) dal giudice Eleonora Fiego […]

  3. […] dichiara che il conto per 4 miliardi di euro intestato a Parmalat non esiste. Scoppia il caso e Tanzi è arrestato insieme a sette dirigenti con l’accusa di bancarotta […]


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