UÒLTER, IL FURBACCHIONE DELLE FRATTOCCHIE

Accadde domani. Professionisti della politica si nasce… Uòlter Veltroni cominciò a fare politica come segretario della Fgci, l’organizzazione giovanile del Pci, ai tempi della scuola e nel 1976 è stato eletto consigliere comunale di Roma nelle liste del Partito Comunista Italiano fino al 1981. Nel 1987 è deputato. L’anno successivo entrò a far parte del comitato centrale del Pci, dichiarandosi favorevole alla svolta della Bolognina e alla nascita del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1992 venne nominato direttore de “L’Unità”. Nel 1994 una consultazione degli iscritti del PDS su chi fosse il candidato preferito per la carica di segretario nazionale indicò proprio lui. Tuttavia a termini di statuto del partito la nomina era di competenza del consiglio nazionale, che a Veltroni preferì Massimo D’Alema per 249 voti a 173. Nel 1995 gli chiesero per la prima volta: è mai stato comunista? Uòlter rispose incastonando la sua prima perla nel Pantheon delle espiazioni spiegando che no, non lo era stato: «Non ho mai partecipato a un corso alle Frattocchie, non sono mai stato in una scuola di partito, non sono neanche andato all’estero nei Paesi socialisti. La prima volta che sono andato a Mosca è stato nel 1990, ma era su invito di Gorbaciov, per parlare di democrazia. Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così».

Nel 1996 Romano Prodi lo chiamò a condividere la leadership de “l’Ulivo” e, dopo la vittoria della coalizione di Centrosinistra, divenne vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e ambientali con l’incarico per lo spettacolo e lo sport (17 maggio 1996). Nel 1998, dopo la caduta del governo Prodi, tornò a dedicare la sua opera al partito, che, in seguito divenne Democratici di Sinistra. Sotto la sua guida, i DS arrivano al minimo storico, con il 16,6% dei voti alle Elezioni Politiche del 2001 e conseguenti dimissioni dalla segreteria.

Nel marzo 2001, a Roma, in piena campagna elettorale, Uòlter Veltroni, dichiarò: «Non so quanto tempo mi impegnerà l’incarico di sindaco. Ma comunque a un certo punto finirà e invece di diventare uno di quei politici per i quali si cerca un posto in un consiglio di amministrazione, vorrei dedicarmi alla questione dell’Africa». Tre mesi dopo, il 1 giugno 2001, venne eletto sindaco della Capitale. In un’intervista a “il Giornale” nell’ottobre 2002, confidò di avere «in testa e nel cuore la voglia di andare in Africa e svolgere un ruolo sociale». Desiderio che l’ineffabile Uòlter confermò nel febbraio successivo alla rivista “Chi”, ribadendo: «Una cosa ho chiara nella mente: che alla fine del mio mandato non voglio nessun altro incarico. Fare il sindaco lo considero il mio ultimo lavoro in politica. Potrei arrivare al 2011, anno in cui avrò 56 anni. Spero a quel punto di poter andare a fare un’esperienza lunga in Africa dove ho lasciato un pezzo di me».

Ancora nel maggio del 2003, in un’intervista alla televisione “France 2”, specificò cosa avrebbe fatto una volta scaduto il mandato al Campidoglio: «Andare in Africa con mia moglie e lavorare laggiù, per qualche Ong, se le condizioni della mia famiglia saranno tranquille e se ne avrò la forza». Quindi, a partire dall’estate del 2004, cominciarono le «giravolte veltroniane» sull’ipotesi di un suo futuro nel continente nero. Alla Festa dell’Unità di Roma il giornalista Gianni Minoli gli chiese se nel 2011 sarebbe andato in Africa a fare volontariato, e lui rispose: «Che io sia vicino o lontano, il mio posto è in questa comunità e nel centrosinistra». A Genova, nella primavera successiva, la seconda retromarcia: «Fare programmi a lunga durata è molto difficile. Non so quali saranno le mie condizioni familiari, le varie situazioni della vita. Il mio progetto di vita è quello di considerare conclusa questa lunga stagione della mia vita che è stata l’impegno nella vita politica nazionale».

In un’intervista al “Corriere della Sera” nell’aprile del 2005, il primo cittadino di Roma si augurò di «ottenere un secondo mandato da sindaco» – specificando  – «la mia storia politica si concluderà». L’8 gennaio 2006, l’ultima perla, ospite di Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa” su Rai3, confermò tra lo stupore generale: «Il fatto di esserci sempre è la garanzia che non ci sarò, perchè davvero io considero che se farò di nuovo il sindaco di Roma nei prossimi 5 anni, alla fine di questo secondo quinquennio io avrò concluso la mia esperienza politica. Sì perchè non bisogna fare la politica a vita. Bisogna continuare a fare le cose nelle quali si crede facendo altro, e ci sono tante cose che si possono fare. Io so che quando dico questo tutti mi guardano e diconoGUARDA CHE FURBACCHIONEdice così ma non è vero…ne parleremo tra 5 anni e si vedrà tra 5 anni se sarà vero o no».

[Video YouTube da vinceilrosso]

Commentando queste dichiarazioni, il primo a non credere a un futuro impegno nel continente nero del sindaco di Roma era stato l’ex sindacalista Cisl, “ma anche” ex presidente del Senato, e poi “esploratore”, Franco Marini. Il vecchio lupo marsicano “ma anche” ex Dc, fiutandolo bene affermò: «Walter è un furbo, un vero professionista della politica. Scrive libri di musica, sogna di andare in Africa e intanto sotto sotto lavora per sé».

Scaraventata nel ripostiglio delle bugie veltroniane la missione laica, venne il Partito Democratico, e al PD seguì la segreteria, con la segreteria il governo ombra, e il governo ombra divenne inciucio, l’abbraccio mortale che contribuì ad avviare la parabola discendente della fallimentare “macchina da guerra” del loft veltrusconiano. Yes we can, si può fare. Alle elezioni del 2008, imbarca i Radicali di Pannella nelle sue liste per 30 denari, si allea con l’IDV di Antonio Di Pietro (4,4%) e fa ottenere al suo partito il 33,2% dei voti – “ma anche” il 34% – a suo dire, decretando l’uscita di scena della sinistra italiana, socialisti inclusi o di quel che ne rimaneva. La sconfitta alle elezioni mette in crisi la sua leadership, tanto che sbatte la porta e se ne va. Sembra ai margini della vita politica italiana, fuori dai giochi. Amen. Ieri fervente kennediano, oggi deciso sostenitore del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama e, in estrema sintesi, l’ennesimo ritorno in ciò che gli riesce peggio, la politica.

Nel bel mezzo della campagna acquisti berlusconiana, il signorma anche”, dopo la finta tregua decide di scendere in campo e mettere in discussione la leadership di Pierluigi Bersani, attuale segretario del Partito Democratico.  Uòlter ha iniziato a lavorare per un documento che chiede un cambio di rotta al Partito Democratico. I suoi promotori, la triade degli “eterni secondiVeltroni-Gentiloni-Fioroni, assicurano di aver raccolto 75 firme tra i parlamentari, la metà del gruppo d’opposizione. Non è una corrente, è un movimento – affermano – ma anche” un’iniziativa forte e coraggiosa per il superamento della crisi del Partito Democratico e per il rilancio del suo progetto di “innovazione e riformismo”. La prima convention farà tappa al Lingotto “ma anche” a Orvieto. E se falliscono, inciampi del riformismo, rimane l’Africa. “Ma anche” questa è un’altra storia. Addavenì furbacchione… 

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6 commenti

  1. […] scoperto, mettendo da parte la foglia di fico delle primarie. Secondo l’ex braccio sinistro di Veltroni è quindi necessario affidarsi all’ex presidente di Confidustria se si vuole tornare a Palazzo […]

  2. […] arriva Piero Fassino. Il democratico è stato chiamato a rapporto da Walter Veltroni tre giorni fa e incaricato portavoce del partito per l’evento. Tanto per far capire che […]

  3. […] devastanti con il predominio delle altre etnie, peraltro molto prolifiche. Intanto Veltroni, ex sindaco della Capitale, dà la sua immancabile lezioncina in materia di accoglienza: “Il problema drammatico dei rom non […]

  4. […] Politiche Sociali del PD, nel “governo ombra” del professionista delle frattocchie Uòlter Veltroni. Poi il governo ombra divenne inciucio, l’abbraccio mortale che contribuì ad avviare la parabola […]

  5. […] e delle Politiche Sociali del PD, nel “governo ombra” del professionista delle frattocchie Uòlter Veltroni. Poi il governo ombra divenne inciucio, l’abbraccio mortale che contribuì ad avviare la […]

  6. […] e delle Politiche Sociali del PD, nel “governo ombra” del professionista delle frattocchie Uòlter Veltroni. Poi il governo ombra divenne inciucio, l’abbraccio mortale che contribuì ad avviare la parabola […]


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