IL PROCURATORE DELLA GIUDEA

Mercoledì scorso, in un’intervista a tutto campo del quotidiano francese “Le Figaro”, riguardante questioni d’interesse politico nazionale ed europeo, Silvio Berlusconi è tornato a (ri)chiedere l’insaprimento delle sanzioni contro l’Iran per via del suo programma nucleare. Se l’Iran insiste a sviluppare il suo programma nucleare le sanzioni dovranno essere rafforzate” dice Berlusconi ignorando che secondo quanto stabilito dall’International Atomic Energy Agency (IAEA) avere il nucleare civile è un diritto di tutti i paesi firmatari del Trattato di non proliferazione nucleare (scaricabile in basso), trattato che la Repubblica Islamica dell’Iran ha già firmato nel 2003 con un protocollo aggiuntivo che tiene conto del progresso scientifico. Berlusconi invita inoltre altri paesi come la Cina, l’India e quelli del Golfo Persico a stringere il cappio delle sanzioni intorno a Teheran senza specificare quale sia la colpa degli iraniani che vogliono solo il progresso e la produzione di energia a basso costo tramite il nucleare. Come da copione, la servile informazione italiota, ha pensato bene di riportare l’esclusiva dell’intervista frammentandone il contenuto a più riprese, deviandone abilmente l’attenzione su argomenti differenti. Un mezzo già collaudato di disinformazione di massa…

DI SEGUITO, RIPORTIAMO LE VICENDE CHE SEGUIRONO LA FIRMA IRANIANA AL PROTOCOLLO AGGIUNTIVO DEL TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE:

Secondo le nuove disposizioni incluse nel protocollo aggiuntivo del Trattato di non proliferazione nucleare, il firmatario deve notificare all’IAEA gli impianti nucleari in costruzione, mentre in passato, doveva notificarlo sei mesi prima dell’attivazione. Con le nuove disposizioni, Teheran confermò la costruzione in corso dei nuovi impianti di Natanz e Arak. Il protocollo aggiuntivo non prevedeva un regime transitorio nel passare da un sistema giuridico all’altro, così l’ex presidente riformista iraniano Seyyed Mohammad Khātami (subentrato alla presidenza di ‘Ali Akbar Hāshemi Rafsanjāni e rimasto in carica dal 2 agosto 1997 al 2 agosto 2005) si accordò nel discutere i dettagli con il gruppo di contatto composto da Unione Europea, Germania, Francia e Regno Unito (meglio noto come UE+3, poi divenuto Club del 5+1), per sospendere l’arricchimento dell’uranio come segno di pacificazione.

Premesso che la Repubblica Islamica dell”Iran si è già dotata da almeno 20 anni (risalente ai tempi dello Scià Mohammad Reza Pahlavi), ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia, dal Pakistan e, indirettamente dalla Cina e Corea del Nord, allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l’Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae), l’accerchiamento americano dell’Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l’uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: decisione che vari paesi temono possa nascondere un tentativo di costruzione di armi nucleari. Un’importante decisione di politica economica è stata il progetto di aprire a marzo del 2006 una borsa nella quale gli operatori scambiano partite di gas e petrolio in euro oltreché in dollari, sulla falsariga di quanto deciso nel 2000 dall’Iraq di Saddam Hussein (e poi venne la democrazia…).

Il 14 agosto 2002 il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (guidato dal movimento dissidente iraniano armato MEK), durante una conferenza stampa a Washington, annunciò che l’Iran stava costruendo nei pressi della città di Natanz un impianto segreto per l’arricchimento dell’uranio con il metodo della centrifugazione. L’aver tenuto segreti per molto tempo i piani riguardanti l’arricchimento dell’uranio, spinse ad inviare sul posto degli ispettori ma il presidente dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, Mohamed El Baradei, dichiarò più volte alla stampa che gli ispettori non trovarono mai alcuna presenza di tracce di esafloruro di uranio altamente arricchito nelle centrifughe.

Nel febbraio del 2007, il Club del 5+1, approvò una prima bozza di sanzioni in sede ONU. Le nuove sanzioni seguirono quelle decise contro Teheran dal Consiglio di Sicurezza il 23 dicembre 2006, nella risoluzione 1737, che seguiva la risoluzione 1696, per non aver sospeso il programma di arricchimento dell’uranio, come richiesto dalla Comunità internazionale. Queste sanzioni furono accompagnate da “minacce diplomatiche” degli Stati Uniti (i primi nella storia dell’umanità ad aver sganciato due testate atomiche all’uranio nel giro di pochi giorni e provocando un olocausto che a 65 anni di distanza ancora evidenzia le contaminazioni da radiazioni sulla popolazione civile giapponese e che per essere smaltite devono aspettare ancora 240.000 anni) che “consigliavano” agli iraniani di cessare l’arricchimento dell’uranio per evitare “spiacevoli conseguenze”. Forse, da specialisti in questo campo, le stesse spiacevoli conseguenze che subirono i giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, il 6 e 9 agosto 1945.

Il governo iraniano, trovando illegittime proprio in base al Trattato di non proliferazione nucleare tali sanzioni, affermò per voce del suo capo negoziatore Ali Larijani che l’Iran non avrebbe avuto altra scelta se non quella di abbandonare il Trattato se fossero proseguite ulteriori pressioni sul proprio programma nucleare a scopo di elettrogenerazione e propulsione. Inoltre, sempre in risposta alle decisioni ONU, l’Iran installò progressivamente altre centrifughe a Natanz, ufficialmente per la produzione su scala industriale di uranio leggermente arricchito da utilizzare come combustibile per alimentare la centrale elettronucleare monoreattore di Bushehr (costruita con l’aiuto della Russia in base a un contratto stipulato nel 1995). Il 9 aprile 2009 entrò in funzione a Isfahan anche il secondo impianto iraniano di arricchimento dell’uranio su scala industriale.

Con Mahmud Ahmadinejād, invece, la Repubblica Islamica dell’Iran ha avviato un proprio programma nucleare. Eletto presidente (dopo il ballottaggio del 24 giugno 2005, entrò in carica il 3 agosto 2005), e ricevendone l’approvazione della Guida Suprema, l’ayatollāh Ali Khamenei, l’Iran aveva già da tempo consentito all’AIEA di effettuare le ispezioni necessarie per la transizione, e quando decise di riprendere il processo di arricchimento dell’uranio, vennero deliberatamente inoltrate le moratorie. Da quel momento, il Club degli europei – che vedono con disprezzo l’Iran come il “regime dei mullah”- incolpano gli iraniani per non aver mantenuto la parola data. L’amministrazione Ahmadinejad afferma in proposito che, come tutti i governi del mondo, è vincolata dai trattati ratificati dal Parlamento, ma non dalla politica dell’amministrazione precedente. Questo fù l’inizio del conflitto legale. Germania, Francia e Regno Unito ottennero il sostegno del G8 e convinsero il Consiglio dei governatori dell’IAEA a deferire la controversia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il voto del consiglio di amministrazione (4 Febbraio 2006) prefigurò quello del Consiglio di sicurezza del 9 giugno 2010 e le grandi potenze fecero blocco, mentre Cuba, Siria e Venezuela votarono contro.

Il procuratore della Giudea…

Silvio Berlusconi si era decisamente contraddistinto per le sue affermazioni anti-iraniane nella ultima visita in Israele (2 febbraio 2010), dopo che le autorità israeliane chiesero ufficialmente a lui di aumentare le pressioni sull’Iran. E, alludendo al presidente Ahmadinejad, disse che gli ricordava “personaggi nefasti della storia”. Fu in quella visita che Berlusconi definì addirittura “giusta” l’aggressione contro la popolazione civile a Gaza sferrata da Israeleoperazione PIOMBO FUSOche causò 1400 morti, tra cui 400 bambini, tutti liquefatti dall’utilizzo indiscriminato di bombe al fosforo bianco (vietate dal Trattato di Ginevra del 1980). Un crimine contro l’Umanità. Facendo inoltre uno scherzo di cattivo gusto sulla realtà amara del muro dell’Apartheid in Palestina dicendo di non averlo nemmeno visto.

Il muro che circonda Betlemme? «Mi spiace deluderla, ma non me ne sono accorto in quanto stavo rimettendo a posto le miei idee, prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente incontrandolo. So di deluderla e me ne scuso»: così il capo del governo italiano a sovranità limitata, Silvio Berlusconi, rispose a un giornalista che, durante la conferenza stampa congiunta con Abu Mazen proprio a Betlemme, gli chiese che impressione gli avesse fatto vedere e attraversare il muro di cemento che circondava la cittadina.

Berlusconi è anche l’unico leader occidentale ad avere detto “ringraziato Israele per la sua esistenza” ed aver definito il regime sionistail più democratico del Medioriente”. Ricordò anche che le aziende italiane facevano sempre meno affari con il governo di Teheran grazie a una precisa linea voluta dal governo (italiano s’intende!). Parole che il ministro (inutile) degli Esteri, Franco Frattini, sottoscrisse servilmente. Certo non sembrano le stesse persone, Silvio Berlusconi e Franco Frattini, che nel 2003 quando occupavano lo stesso ruolo decisero di non entrate nel Club del 5+1 per le trattative sul nucleare iraniano, che però adesso sta tanto loro a cuore. E pensare che all’epoca l’Iran era addirittura disposto ad accettare che l’Italia guidasse quel gruppo. Il pappagallo di Gerusalemme, Franco Frattini, non sembra nemmeno lo stesso che per due volte, meno di un anno fa, cercò di andare in Iran per incontrare esponenti istituzionali iraniani, salvo poi ripensarci quando era sulla scaletta dell’aereo. E sempre lo stesso Franco Frattini, molto distante dalle posizioni attuali, era a favore della linea del dialogo e dell’amicizia.

Ma è troppo chiedere a Palazzo Chigi e alla Farnesina di avere, da qui al futuro, linee meno ondivaghe e di parlare con la stessa lingua? Per questo le affermazioni di Berlusconi e servitù al seguito, considerando i loro orientamenti filosionisti formulati a danno della Repubblica Islamica dell’Iran, sorprendono solo i più sciocchi e quelli che sbavano festosamente nel raccogliere l’osso lanciato dal padrone. Ahi serva Italia…

Nell’intervista a Le Figaro, Berlusconi ammette pure che le sanzioni contro Teheran penalizzano le compagnie italiane (una volta l’Italia era il primo partner economico dell’Iran) ma a quanto pare, gli sta più a cuore servire Israele che difendere gli interessi della proprio popolo.

TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE
Londra, Mosca, Washington 1° luglio 1968

L’intervista originale pubblicata su LE FIGARO:

INTERVIEW EXCLUSIVE – Le président du Conseil italien veut croire «que la convergence franco-italienne aide à secouer» l’Union européenne sur la question des Roms et de l’immigration.

L’horizon politique s’est éclairci depuis le week-end dernier pour Silvio Berlusconi. La perspective d’élections anticipées, née de la dissidence du président de la Chambre des députés, Gianfranco Fini, s’est éloignée. Il a maintenant bon espoir d’obtenir la confiance qu’il sollicitera du Parlement le 28 septembre prochain, sur un programme couvrant les cinq réformes qu’il compte entreprendre pour mener la législature à son terme, en 2013: justice, fiscalité, fédéralisme, politique de soutien au Mezzogiorno et sécurité.

C’est donc un président du Conseil détendu et très cordial qui a accordé mercredi au Figaro une interview exclusive centrée pour l’essentiel sur l’Europe et sur ses relations «excellentes» avec Nicolas Sarkozy. L’entretien s’est déroulé dans son hôtel particulier du palais Grazioli, sa résidence privée, à deux pas de la place de Venise, au cœur de Rome.

LE FIGARO – Vous participez jeud au Conseil européen. La Commission européenne, après le Fonds Monétaire International (FMI), a relevé ses prévisions de croissance en Europe pour 2010. Pensez-vous que la sortie de crise soit proche?

Silvio BERLUSCONIJe suis optimiste. Je le suis par nature. Je le suis encore plus aujourd’hui. Les facteurs psychologiques sont très importants en matière économique. Les gouvernements européens doivent envoyer des signaux positifs aux consommateurs et aux entreprises. Il est difficile d’imaginer qu’on puisse soutenir aujourd’hui la croissance par des politiques publiques de relance. La situation actuelle ne le permet pas. Nous devons d’abord «débureaucratiser» l’Europe et créer ainsi de meilleures conditions pour permettre à nos entreprises de s’étendre à l’étranger et d’atteindre avec leurs produits tous les marchés. Enfin, au Conseil européen, j’ai fait valoir le principe sacro-saint que pour évaluer la solidité économique d’un pays, il faut aussi prendre en considération l’épargne privée et pas seulement le déficit public. De ce point de vue, l’Italie dispose d’un taux d’épargne privée supérieur à celui des autres pays. 85% des ménages sont propriétaires de leur maison et notre système bancaire est très solide.

À quelles difficultés l’Italie est-elle toutefois confrontée? À deux difficultés particulières. La première est le poids d’une dette publique supérieure au PIB, que nous avons héritée des gouvernements précédents. À quoi s’ajoute notre absence d’énergie nucléaire. Par le passé, les écologistes et les communistes ont empêché l’Italie de se doter de centrales nucléaires. Cela a renchérit de 30% nos coûts de production. Cela dit, je demeure optimiste sur la reprise. Au cours des vingt derniers jours, j’ai rencontré 150 chefs d’entreprise. Pas un seul n’était pessimiste. Tous considèrent que la crise est derrière eux.

Sur quoi fondez-vous cet optimisme? Tous les observateurs internationaux s’accordent à dire que l’Italie s’en sort mieux que les autres pays. C’est dû au fait que notre politique étrangère fondée sur «la diplomatie commerciale» a conduit à l’augmentation de nos exportations. Notre action diplomatique s’est traduite par des commandes à l’étranger de 15 milliards d’euros pour nos entreprises. Nous sommes aussi en train d’alléger le poids de l’État sur les entreprises et les citoyens par la simplification des lois, l’abolition des contraintes inutiles, la réduction de la bureaucratie et la modernisation de l’administration. Nous avons déjà réalisé la réforme de l’école, de l’université et des collectivités locales.

La France présidera le G8 et le G20 à partir du mois de novembre. Qu’attendez-vous de cette double présidence et quelles seront vos contributions? Je suis prêt à travailler avec le président Sarkozy avec toute mon expérience, ayant moi-même présidé un G8 à trois reprises. Je m’attends à une conduite robuste qui sache combiner les exigences croissantes de coordination entre G8 et G20. Le G8 doit conserver toute sa validité, surtout en tant qu’organe de gouvernance politique. Mon souhait est qu’il puisse y avoir un rapport aussi étroit que possible entre Paris et Rome. Il est également important que les initiatives prises par le G8 et le G20 trouvent un prolongement naturel dans des résolutions formelles des Nations unies.

Comment entendez-vous utiliser au profit de l’Europe vos bonnes relations personnelles avec Nicolas Sarkozy? C’est vrai que nos relations personnelles sont excellentes. Nous partageons la même idée de l’Europe, celle d’une Europe proche des gens, d’une Europe de l’action. La saison des réformes institutionnelles et des traités est révolue. Voici venu le moment de l’action. J’ai étroitement collaboré avec Nicolas Sarkozy durant sa présidence de l’Union européenne. Nous avons conjuré ensemble la guerre entre la Russie et la Géorgie et nous avons résolu la crise du gaz entre la Russie et l’Ukraine. S’agissant de la crise grecque, tout le monde a pu voir que la bonne entente entre la France et l’Italie a permis de faire adopter le plan européen d’aides à ce pays, de conjurer le risque d’un effondrement de l’euro et d’enrayer la propagation de la contagion à l’ensemble de l’Europe. Nous avons aussi, Nicolas Sarkozy et moi, souligné à plusieurs reprises ce que nous considérons comme des priorités pour l’Europe: la sécurité, aussi bien interne à l’espace européen qu’en dehors de cet espace. Je pense aussi à la sécurité énergétique, qui passe par la relance de notre énergie nucléaire, à laquelle la France sera associée.

La Commissaire européenne aux Droits des citoyens Viviane Reding a violemment attaqué la France sur sa politique à l’égard des Roms. Comprenez-vous la réponse très ferme du président Sarkozy? Mme Reding aurait mieux fait de traiter le sujet en privé avec les dirigeants français avant de s’exprimer publiquement comme elle l’a fait. Ce problème des Roms n’est pas spécifiquement français. Il concerne tous les pays d’Europe. Il faut donc ajouter ce sujet à l’ordre du jour du Conseil des chefs d’État et de gouvernement européens pour que nous en parlions tous ensemble afin de trouver une position commune. Cette question des Roms n’est d’ailleurs pas la seule qui se pose à l’Europe: il y a également l’immigration clandestine. L’Italie est particulièrement exposée du fait de l’étendue de ses côtes. L’Europe n’a pas encore compris complètement qu’il ne s’agit pas d’un problème uniquement français ou italien, ou grec, ou espagnol. Le président Sarkozy, en revanche, en est pleinement conscient. Nous espérons que la convergence franco-italienne aide à secouer l’Europe et à affronter le problème par des politiques communes.

Avez-vous espoir que les négociations entre Mahmoud Abbas et Benjamin Nétanyahou puisse aboutir à la paix au Proche-Orient d’ici à un an? J’ai beaucoup d’espoir dans la reprise de ces négociations. L’Italie est le principal ami d’Israël en Europe, mais entretient aussi un rapport consolidé avec les Palestiniens et les Arabes modérés. Je crois dans la volonté de paix de Benjamin Nétanyahou et de Mahmoud Abbas, comme dans celle des opinions publiques israélienne et palestinienne, qui sont lasses d’un conflit ne profitant qu’aux seuls terroristes. Je suis convaincu que l’Europe peut jouer un rôle de soutien de deux manières. D’abord en accompagnant la négociation par des actions concrètes. J’ai d’ailleurs formulé en 1994 l’idée d’une forme de plan Marshall pour la Palestine permettant d’offrir à la Cisjordanie une perspective importante de développement économique. Je pense également qu’une fois l’accord réalisé, il faudra constituer avec les États-Unis, la Ligue arabe et la Russie un Comité des Garants qui veille étroitement à l’application de l’accord.

En Iran, après l’entrée en service du réacteur nucléaire de Bushehr, êtes-vous, comme la France et les États-Unis, partisan d’un renforcement des sanctions internationales? L’Italie et la France ont travaillé de pair ces derniers mois pour promouvoir les sanctions européennes visant à renforcer celles décidées au sein de l’ONU. Il est important que cet exemple européen soit suivi par d’autres. Je pense à des pays comme la Chine, l’Inde et les pays du Golfe, qui entretiennent des rapports économiques étroits avec l’Iran. Les sanctions ont un coût élevé pour nos entreprises comme pour Téhéran: espérons qu’elles puissent inciter les Iraniens à retourner dès que possible à la table de négociation. Si l’Iran insiste toutefois pour développer son propre programme nucléaire sans la nécessaire transparence, ces sanctions devront être renforcées. Cela ne fait aucun doute. Nous ne pouvons oublier les autres aspects des relations avec l’Iran, telle que la stabilisation en Afghanistan et en Irak, qui va aussi dans l’intérêt de l’Iran. Sans oublier les droits de l’Homme, dont le respect est essentiel pour créer un climat de confiance réciproque. Nous avons apprécié la décision de suspendre l’exécution de la condamnation à mort de Sakineh. Une forte mobilisation populaire s’est manifestée en France et en Italie en sa faveur. Espérons que cette suspension sera définitive.

Quel bilan tirez-vous depuis votre retour au pouvoir en mai 2008? J’ai affronté avec succès trois grandes difficultés: la grève du ramassage des ordures ménagères à Naples, le séisme à l’Aquila et la crise économique. En moins de deux mois, j’ai réussi à faire enlever 50.000 tonnes de déchets qui s’étaient accumulés dans les villes et les campagnes de la région de Campanie sous le gouvernement précédent, et dont le spectacle dévastait l’image de l’Italie. Il y a eu ensuite la situation d’urgence créée par le séisme du 6 avril 2009 dans les Abruzzes. En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison. Nous avons aussi reconstruit toutes les écoles détruites et fait en sorte qu’à la rentrée 2009, tous les écoliers et les étudiants puissent reprendre leurs cours. Devant une tragédie de cette ampleur, aucun autre gouvernement au monde n’a obtenu un tel résultat. Enfin, en pleine crise financière, nous avons sauvé Alitalia. C’est un résultat important. L’industrie italienne du tourisme avait besoin de continuer à disposer d’une compagnie aérienne nationale. Aujourd’hui, Alitalia fonctionne et ses comptes sont en ordre.

Pensez-vous aller au terme de votre mandat en 2013? Je n’ai aucun doute d’y parvenir. 

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3 commenti

  1. […] terrorista sionista contro l’ex amico iraniano che invece andava lapidato a colpi di sanzioni. La triste vicenda di Sakineh è però sparita dai giornali e dall’informazione, salvo poi […]

  2. […] Lisbona, del 19 novembre, i criminali di guerra della NATO hanno discusso anche di questo). Se le sanzioni precedono sempre le guerre, la propaganda plasma i cervellini democratici allo scopo di metterli di […]

  3. […] le fantomatiche “armi di distruzioni di massa”, l’Onu ha deciso nel giugno 2009 di applicare pesanti sanzioni economiche alla Repubblica Islamica, allo scopo di convincerla a desistere da quella che era stata definita un […]


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