«YEN CONNECTION», L’IMPERO STA CROLLANDO?

La banca privata giapponese Incubator Bank of Japan (IbJ), fondata nel 2004 e specializzata nella fornitura di servizi bancari per le piccole e medie imprese, venerdì scorso ha presentato istanza di fallimento al Tribunale distrettuale di Tokyo, apprestandosi a dichiarare la cessazione dei pagamenti, e segnando il primo fallimento nel settore bancario in Giappone dal 2003. Il ministro incaricato dei Servizi finanziari, Shazaburo Jimi ha confermato in una nota scritta che la IbJ depositerà i propri bilanci al tribunale di Tokyo. Secondo le autorità giapponesi questo fallimento non avrà alcun impatto sul sistema finanziario locale: «Sono fiducioso del fatto che questo caso non va a minacciare la stabilità finanziaria del Paese», ha detto il ministro.

Incubator Bank, in bancarotta, ha chiesto all’Agenzia nazionale per i servizi finanziari di beneficiare della normativa sulla tutela depositi, istituita nel 1971. E’ la prima volta nella storia del Giappone. All’istituto, finito nel mirino per le violazioni alle norme sulle ispezioni  del Financial Services Agency (FSA), è stato impedito di porre in essere qualsiasi tipo di operazione contabile nei 114 punti operativi in tutta la nazione, obbligandoli a proteggere i correntisti esistenti. FSA ha però consentito alla banca di poter andare sotto per un massimo di 10 milioni di yen (120.000 dollari).

Sarebbe il primo fallimento nel settore bancario del Giappone, dalle ultime due istanze di fallimento che vennero presentate dalla Resona Bank e dalla Ashikaga Bank Ltd, nel 2003. La legge sulla restrizione assicurativa dei depositi era stata approvata nel 2002 dopo che numerose banche andarono in bancarotta a seguito dell’esplosione della bolla speculativa nel 1990. Secondo la Financial Services Agency, al 30 giugno 2010, Incubator Bank aveva 829 dipendenti, depositi totali di 610 miliardi di yen, un patrimonio di 494 miliardi di yen ed un prestito di 448 miliardi di yen. La FSA ha applicato il tappo di garanzia dei depositi venerdì scorso perché le operazioni della banca sono molto diverse da quelle di altre banche e avrebbe uno scarso impatto sul sistema finanziario nel suo complesso. L’applicazione del limite del deposito è un caso straordinariamente eccezionale ma non è certo se il governo potrà ricorrere a questo sistema per altri casi in futuro, poichè al governo è consentito coprire solo fino a ¥ 10 milioni di depositi, così come gli interessi sul capitale.

La banca era stata condannata nel maggio scorso a sospendere tutte le operazioni contabili dopo che aveva ripetutamente violato le più elementari norme bancarie. Takeshi Kimura l’ex presidente per i servizi finanziari dell’Istituto, si dimise nello stesso mese dopo che Incubator Bank registrò una perdita netta di ¥ 5,1 miliardi. Kimura ed altri tre funzionari di banca vennero accusati di violare le leggi bancarie. Il fallimento, invece, è arrivato dopo che Takeshi Kimura venne arrestato nel mese di luglio con l’accusa di ostacolare le ispezioni dell’agenzia FSA che, più volte, ha criticato la banca per il modo in cui attirava i depositanti, definendolo un “azzardo morale per tutti gli abusi di sistema praticati”.

Durante una conferenza stampa a Tokyo, il presidente della banca Haruki Kohata ha detto che Incubator Bank aveva un passivo netto di ¥ 180.400.000.000 al 31 agosto. In una dichiarazione, il governatore della Banca centrale Masaaki Shirakawa ha detto che il sistema finanziario del Paese rimane stabile dopo le notizie del crollo. Il ministro delle Finanze, Yoshihiko Noda ha detto che non ci sarà alcun impatto sul sistema bancario.

SCHEMA PROCESSO DI FALLIMENTO BANCARIO GIAPPONESE

 

In Giappone, quando un’istituto finanziario fallisce, Deposit Insurance Corporation of Japan (DICJ) può essere nominato come amministratore sotto la legge di assicurazione dei depositi. Qui di seguito una sintesi di risoluzioni fallimentari per le quali DICJ (11 volte) ha agito come amministratore di gestione finanziario:

Kokumin Bank (data di chiusura: 11 aprile 1999); Kofuku Bank (22 maggio 1999); Tokyo Sowa Bank (12 giugno 1999); Namihaya Bank (7 agosto 1999); Niigata Chuo Bank (2 ottobre 1999); Nichinan Shinkin Bank (19 novembre 1999);  Kansai Kogin Credit Cooperative (16 dicembre 2000); Chogin Tokyo Credit Cooperative (29 dicembre 2000); Ishikawa Bank (28 dicembre 2001); Sogo Shinkin Bank (25 gennaio 2002); Chubu Bank (8 marzo 2002).

(…) Gli anni in cui il Giappone cresceva ad un tasso doppio rispetto alla media occidentale e si conquistava un primato in tutti i settori industriali di punta sono finiti da tempo. L’ultimo decennio ha visto l’economia giapponese immersa in una stagnazione quasi assoluta, prodotto dell’esplosione della immane bolla speculativa degli anni 80. Le contradditorie politiche neoliberiste applicate dagli ultimi governi a tutto servono tranne che a rimettere in moto il regolare meccanismo della crescita. Poiché verso la fine degli anni 80 la prosperità economica del Giappone si trovava a dipendere dalla continua crescita della bolla speculativa che forniva la base dell’espansione della domanda di beni di consumo e di investimento, l’esplosione della bolla stessa ha provocato un calo della domanda effettiva attraverso la dissoluzione dei valori dei patrimoni azionari, obbligazionari e fondiari. Le banche e le altre corporation finanziarie vennero colpite da una distruzione dei valori patrimoniali così persistente e gigantesca poiché avevano prestato enormi quantità di denaro al mercato speculativo di immobili e di azioni, soffrendo per il deterioramento dei prestiti ipotecari, cattivi prestiti dai quali non ci si potevano attendere rendimenti vista la fase di caduta dei valori dei patrimoni. Negli anni 90 l’economia giapponese è tuttavia drammaticamente peggiorata. Il tasso di crescita è diminuito in media sino all’1% annuo, in alcuni anni cadendo anche al di sotto dello zero, ciò che ha fatto definire gli anni 90 come il “decennio perduto dell’economia giapponese”. Decennio perduto che però non é ancora terminato come testimonia la crescita negativa dell’economia giapponese che presenta ormai la peggiore performance fra tutte le economie più avanzate (…)

Tuttavia, da quando la Resona Bank e la Ashikaga Bank Ltd subirono la procedura di diritto fallimentare nel 2003, il governo giapponese ha deciso di nazionalizzare gli istituti attraverso un’iniezione di fondi pubblici – tutelando in tal modo l’intero importo dei depositi – per evitare danni su larga scala di sistemi finanziari e delle economie regionali. La travagliata vicenda della banca privata giapponese Incubator Bank, dopo un’espansione ambiziosa e una serie di operazioni illecite che ne hanno determinato la sua rovina, è giunta al capolinea. E, forse, siamo appena all’inizio…

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2 commenti

  1. Meraviglioso Sito Internet congratulazioni!! Fantastico! Suggerirò questo sito internet ai miei amici!

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