LO SHOW DEL MINISTRO TASCABILE BRUNETTA

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta (Nomina: Dpcm 08/05/08; Delega: Dpcm 13/06/08), torna sulla polemica scatenata dalle sue stesse parole quando in un’intervista al quotidiano “Il Giornale” aveva detto: «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa».  Si è ripetuto, senza vergogna, intervenendo a “Il Brunetta della domenica” su Rtl, rispondendo alle domande di Andrea Pamparana e degli ascoltatori: «Chiunque non sia ipocrita può dirmi se c’è da dissentire su questa affermazione. Occorre far convergere tutte le parti del sud e del resto d’Italia che ha enclave non virtuose con il resto del paese. E in questo senso il federalismo è una grande opportunità. Ai tanti struzzi dico: andate a studiare, guardate i danni prodotti dalle classi dirigenti del sud. Ieri mi sono divertito a sentire le polemiche di alcuni esponenti di sinistra più o meno ignoranti. Ma io ho scritto due libri sul sud. Andateveli a leggere».

Quando la serata stava per finire, rimase seduto (ma non c’era differenza) e annunciò solennemente: «Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero anche bravo, ero…non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta…ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più». Era il 18 giugno 2008, nel corso di una puntata di Matrix, sollecitato da Enrico Mentana a parlare di qualche suo errore.

LE FRASI CELEBRI:

«Sono meglio di Padre Pio» (Radio3 – “Faccia a faccia”, 2 ottobre 2008)

«Il Paese è con me, ma un pezzo del Paese no, e me ne sono fatto una ragione: il Paese delle rendite e dei poteri forti, e quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra» (Corriere della sera, 16 novembre 2008)

«Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro» (Agi News, 2 aprile 2009)

«Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto “panzone” che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano» (Corriere della Sera, 27 maggio 2009)

«Nessuna volontà di offendere nessuno, ma solo una constatazione scherzosa per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada. Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell’ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Meno burocrazia, tra le forze dell’ordine e più qualificazione dell’ordine pubblico» (La Repubblica, 28 maggio 2009)

«In Italia la povertà è diminuita, sembra paradossale e controcorrente ma queste sono le statistiche. Rumoreggiate pure ma queste sono le statistiche» (La Repubblica, 9 giugno 2009)

«Chi è fuori dalle istituzioni e fa opposizione extraistituzionale, questo va additato alla gente, perché lorsignori stanno preparando un vero e proprio colpo di stato. Rifate la vostra battaglia politica, la vostra battaglia valoriale, se ne siete capaci. Abbandonate al destino subdolo questa elite di merda. Lo dico alla sinistra politica, a quella perbene. A quella per male, vadano pure a morire ammazzati» (La Repubblica, 19 settembre 2009)

«Parlo da laico mangiapreti, dobbiamo collaborare con la Chiesa nei settori in cui la Chiesa fa meglio dello Stato. Ma non collaboreremo a chi gioca al massacro, facendo ideologia politica con la tonaca» (La Repubblica, 19 settembre 2009)

«Io, povero, non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi» (Corriere della Sera, 20 settembre 2009)

«A partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla» (Corriere della Sera, 2 gennaio 2010)

«Fino a quando non sono andato a vivere da solo era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto. Di questo mi sono vergognato. Obbligherei per legge i figli ad uscire di casa a 18 anni» (Corriere della sera, 17 gennaio 2010)

Amen!

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3 commenti

  1. […] mancato premio Nobel per l’economia Renato Brunetta ha replicato che «il nostro tasso di disoccupazione viaggia due punti sotto la […]

  2. […] che solo un mediocre arrogante può avere, vaneggiò di aver voluto e potuto vincere il premio Nobel per l’Economia – “Ero anche bravo…” – ma di aver rinunciato poichè prevalse l’amore […]

  3. […] Renato Brunetta, il Ministro tascabile per la P.A. e l’Innovazione. Il 18 giugno 2008, a Matrix, disse solennemente: «Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero anche bravo, ero… non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta… ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più. Ho fatto un errore». […]


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