LA LIBERTA’ DI OPINIONE COME ILLUSIONE

«La macchia del paradiso pluralista è costituita dal fatto che il coro celeste canta con un robusto accento da classi superiori. Probabilmente il 90% della popolazione, all’incirca, non ha accesso alcuno all’interno del sistema pressione» [1]. Quante volte ci sentiamo dire, “ma almeno oggi c’è la libertà!” da chi quasi sentisse la necessità di giustificare le pecche e le manchevolezze del sistema o, al limite, se ne volesse in qualche modo consolare. In realtà è tutta aria fritta, tutto fumo negli occhi, solo fumo negli occhi. Potremmo sintetizzare in questo modo il significato reale della libertà di opinione associata alla democrazia: Dì pure quello che vuoi, urla quanto ti pare, fino a quando avrai fiato in gola o ti stancherai, sarà come parlare al muro, un muro di gomma appunto, contro il quale ogni sforzo è vano.

(…) Nel video YouTube l’esecuzione di Don Bastiano, scena tratta dal celebre film «Il Marchese del Grillo» di Mario Monicelli con Alberto Sordi, Caroline Berg, Flavio Bucci: “E voi, massa di pecoroni invigliacchiti, sempre pronti a inginocchiarvi, a chinare la testa davanti ai potenti! Adesso inginocchiatevi, e chinate la testa davanti a uno che la testa non lha chinata mai, se non davanti a questo strummolo qua [la ghigliottina]! Inginocchiatevi, forza! E fatevi il segno della croce! E ricordatevi che pure Nostro Signore Gesù Cristo è morto da infame, sul patibolo, che è diventato poi il simbolo della redenzione! Inginocchiatevi, tutti quanti! E segnatevi, avanti! E adesso pure io posso perdonare a chi mi ha fatto male. In primis, al Papa, che si crede il padrone del Cielo. In secundis, a Napulione, che si crede il padrone della Terra. E per ultimo al boia, qua, che si crede il padrone della Morte. Ma soprattutto, posso perdonare a voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo! E adesso, boia, mandami pure allaltro mondo, da quel Dio Onnipotente, Lui sì padrone del Cielo e della Terra, al quale – al posto dellaltra guancia – io porgo…tutta la capoccia!” (…)

Una realtà questa ben rappresentata nel celebre film di Danton del regista polacco Andrei Wajda, allorchè durante il processo a suo carico per aver tramato insieme ad altri contro Robespierre, Georges Danton, perfettamente interpretato da un magistrale Gèrard Depardieu, utilizza in una personale e appassionata difesa ad oltranza la sua voce fino a perderla in un’aula fatta sgomberare e resa deserta dal giudice che dovrà pronunciare un verdetto già “deciso”.

Magari non si tratterà di ciò che accade a Danton, che alla fine del processo viene condannato alla ghigliottina, ma è un dato di fatto che si oppone al sistema senza avere alcuna visibilità nei mass media televisivi, rimane isolato e ininfluente e a ben poco gli serve la libertà di opinione. Una libertà di opinione sulla quale c’è ancora molto da discettare. Oggi infatti, a dispetto di Voltaire che sosteneva il famoso concetto “Non condivido ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perchè tu possa continuare a dirlo”, la libertà d’opinione e quella di espressione sono nei fatti negate a chi si pone fuori dal coro.

Nei paesi dell’Europa esistono leggi speciali che perseguono chi sostiene cose politicamente scorrette. Ne sanno bene qualcosa gli storici revisionisti che in Germania, Francia, Austria, pagano ancora con il carcere la loro libertà di ricerca e il loro considerare la storia, non una serie di panzane inventate ad arte dai vincitori, bensì una scienza che va studiata sui documenti e con un continuo lavoro di aggiornamento, esattamente come avviene per le altre. E chi potrebbe sostenere che Germania, Francia e Austria non sono paesi “democratici”? In questi paesi insomma è libero solo chi accetta le regole del gioco. Chi le rifiuta o è un pazzo o è un criminale.

Qualcosa del genere accadeva in effetti anche nell’Unione Sovietica dove chi osava criticare il socialismo reale veniva considerato matto e rinchiuso negli ospedali psichiatrici o inviato in Siberia. Ricordate Aleksandr Solgenitsin e l’Arcipelago Gulag?

E’ un fatto che la democrazia ha di fatto stravolto il concetto e il valore stesso della politica. La politica, invece di costruire la scienza per amministrare il bene della comunità, è diventata oggi un insieme di trucchi legalizzati e finalizzati a captare il consenso delle popolazioni. Il primo interrogativo da noi posto all’inizio di questa trattazione è quello relativo alla questione se davvero il popolo elegga la sua classe dirigente. Cioè se faccia in tutta libertà e senza condizionamenti di sorta. La risposta, molto semplice, è no, assolutamente no. Se nell’Atene di Pericle, la popolazione era soggetta all’influenza dell’abilità oratoria dei politici del tempo che comunque possedevano almeno questa virtù, in una società di massa complessa e problematica come la nostra, la massa è dominata dai mass-media che tenendola al guinzaglio, ne determinano le scelte con mezzi tecnologici altamente sofisticati.

Le opinioni sono fabbricate ad arte e su misura dai mass media che diffondono immagini, suoni e realtà messi a punto, negli studios televisivi o cinematografici, da occhiuti scienziati della propaganda e da tecnici superspecializzati della comunicazione. Attraverso un bombardamento massmediatico senza pausa, più che di un’influenza, si può parlare di una vera e propria cloroformizzazione delle coscienze, abituate a pensare in modo acefalo secondo banali luoghi comuni. Domandarsi cosa c’è dietro è impossibile. Il voto, espresso ogni tot anni, fa del popolo una sterile comparsa sulla scena in cui gli attori e i protagonisti son ben altri. Una volta estorto il voto, il popolo esce di scena.

Qualcuno recentemente ha parlato di un “governo invisibile” che si serve del gioco democratico per controllare azioni e comportamenti fino ai minimi particolari. La nostra non è solo l’epoca di “Echelon” e dello spionaggio informatico, ma è anche l’epoca del dominio della pubblicità e del lavaggio dei cervelli operato in modo martellante e sistematico. Senza scomodare le teorie di Pavlov che dimostrano come quella della persuasione, occulta o palese che sia, è ormai una vera e propria scienza, la gente viene abituata dai mass media a pensare e a comportarsi secondo schemi preconfezionati e funzionali a chi detiene le leve del potere.

Tutto serve ad ottundere le coscienze, ad addormentarle, a orientarle: la scelta delle tematiche che vengono affrontate, la maniera in cui vengono trattate, i risultati prestabiliti che vengono fatti “intuire” ad arte agli ignari spettatori. Dopo un massiccio e scientifico bombardamento “persuasivo”, in massima parte sublimale, ci vuole coraggio a parlare di opinione publica, di libertà di pensiero o di voto liberamente espresso. Il modo di agire del sistema democratico in questo ambito è molto peggiore di quello di qualunque regime autoritario, proprio perchè si fonda sull’inganno di una pretesa quanto presunta, libertà di opinione. Una libertà di opinione che, se pure privilegio di poch forti e collaudate coscienze critiche, per la gran massa è assolutamente inesistente.

La democrazia ha abituato gli uomini a credere che democrazia e libertà coincidano e senza democrazia la libertà non sia possibile. Guai a dissentire. Da un lato proclamarsi apertamente non democratici oggi significa farsi passare per pazzo, suscitando cori di disapprovazioni e rimbrotti di ogni genere, dall’altro la democrazia non esita a ricorrere alle leggi speciali per impedire che i “non democratici” possano in qualche modo organizzarsi, magari, in forza politica alternativa.

In Italia i punti 21 e 33 della costituzione repubblicana, quelli cioè relativi alla libertà di opinione e di espressione, vengono bellamente e sistematicamente violati proprio da quelle autorità che dovrebbero tutelarli.

[1] E.E. Schattschneider, The Semisovereign People, pag. 35

da Nicola Cospito
PERCHE’ NON SONO DEMOCRATICO
spiegato ai miei figli e ai miei alunni…

Art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 33. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

INVITO ALLA LETTURA. Dal libro di Nicola Cospito «PERCHE’ NON SONO DEMOCRATICO spiegato ai miei figli e ai miei alunni…», prefazione di Rutilio Sermonti – edizioni Nuova Impronta: Nicola Cospito non è un insegnante, tra le decine di migliaia di altri di ogni grado registrati nei ruoili di Viale Trastevere. Nicola è un educatore: categoria sparuta e ufficialmente ignorata, ma altamente preziosa, in assoluta disbiosi col balordo contesto generale. Disbiosi tale, che i rari esponenti della stessa devono forse ringraziare tale ufficiale ignoranza se a una qualsiasi oca giuliva, scodellata da un’anticamera di partito per la carica di On. Pallade Atena Pro Tempore della Repubblica, non salti un giorno o l’altro il ghiribizzo di imporre loro la cicuta, come al loro immortale predecessore. Non è vero che democrazia e libertà siano la stessa cosa. La democrazia è solo un sistema politico. Il peggiore. Si può essere per la libertà di tutti i cittadini e non essere democratici. E non è detto che l’alternativa alla democrazia debba essere necessariamente la dittatura. Del resto mentre i dittatori non si possono inventare, la democrazia è essa stessa la dittatura delle lobbies e dei furbi che ingannano il popolo con il suo consenso, variamente estorto. Cospito non è solo. Da Socrate a Platone, da Dante a Machiavelli, da Campanella a Guicciardini, da Sorel a Bardéche, per arrivare all’antiparlamentarismo italiano di Ottocento e Novecento, Cospito è certamente in buona compagnia.

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3 commenti

  1. […] cinque anni e la gente tende ad avere la memoria corta. Del resto mille e mille sono gli espedienti per distrarre gli elettori e continuare a tenerli al guinzaglio. E mille e mille i sistemi per costituire sempre nuove […]

  2. […] LA LIBERTA’ DI OPINIONE COME ILLUSIONE […]

  3. […] Italiani al mare, o in città, o comunque in vacanza: tempi ritenuti da sempre “ideali” per varare colpi di Stato o, come da reiterato vizietto, prelievi forzati dalle tasche dei cittadini, già tosati da gabelle infinite inventate da uno Stato che si è auto-ipotecato a favore di banche d’affari che scommettono sul suo stesso tracollo. Il momento ideale per colpire duro, e per evitare mobilitazioni generali di protesta. Tra il 16 e il 18 agosto, dunque, prelievo forzato dai redditi dei contribuenti, con tanto di decreto legge esecutivo (scaricabile in basso, ndr), così come richiesto dai due maggiordomi della Grande Finanza, Trichet e Draghi, il presente e il futuro governatore della Banca Centrale Europea, la Spectre che regna sovrana sulla nostra economia e sulle nostre finanze, materie ormai totalmente espropriate ai governi politici della sub-colonia Italia e della colonia Europa. E’ da vent’anni che questo quotidiano – già l’Umanità, poi Rinascita – lancia l’allarme sui rischi insiti nell’aver aperto le porte della Nazione alla  grande speculazione fondata sulla “finanza derivata”, sul “libero mercato” e sulla globalizzazione. E’ da vent’anni che denuncia il monetarismo liberal-liberista e mette in guardia sui tanti golpe usurai imposti al nostro popolo. E’ da dieci anni che grida “No all’euro”, moneta della speculazione e dell’Europa delle banche. E’ da due anni che mette in guardia sul “programma” di strangolamento degli Stati – non a caso definiti “pigs” – maiali – dagli angloamericani. E ora il “programma golpista” è qui, proprio sul collo di una Nazione già depauperata delle sue migliori aziende strategiche, svendute al peggior offerente dal 1992 ad oggi. Una Nazione privata del controllo dell’emissione della moneta: che è un semplice mezzo di scambio tra beni prodotti dal suo popolo lavoratore e non uno strumento di oppressione e profitto di banche private, come invece Andreatta, Prodi, Ciampi, Draghi e Amato decisero già un ventennio or sono. Una Nazione che non offre più futuro alle sue giovani generazioni, stretta com’è nella tenaglia della “flessibilità”, del precariato, della disoccupazione. Una Nazione rapinata e seviziata.  Grazie, “Democrazia”. […]


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