CHI TROVA UN AMICO STIA ATTENTO AL TESORO

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di S.L. da Cosenza, che scrive: Le “elezioni di mezzo termine” si avvicinano e l’ex senatore nero dell’Illinois, Barack Obama, deve inventarsi qualcosa per risalire il dirupo dell’impopolarità in cui è progressivamente scivolato. Secondo un recente sondaggio di opinione pubblicato dall’Istituto Rasmussen, la popolarità del premio Nobel per la pace orwelliana è scesa ulteriormente al 42% dal precedente 44%, mentre gli americani che disapprovano il suo operato sono il 56%. Obama ha dedicato la settimana appena conclusa a grandi temi di politica estera, come la guerra in Iraq e Medio Oriente, ben sapendo che i suoi nemici e alcuni “amici di partito” stanno arrotando i coltelli per fargli la festa. Per l’anatra zoppa Obama, perdere la maggioranza del Congresso vorrebbe dire non riuscire a far passare tutte le scadenze relative al bilancio, alla difesa e alle riforme, che aspettano di essere finanziate per non restare carta straccia.

Per questi motivi, Barack Obama, è rimasto folgorato sulla via di Damasco, colpito da un’improvvisa frenesia diplomatica in vista dell’ormai fatale “giorno del giudizio”. Di conseguenza, logica impone che tutti gli sforzi si concentrino sugli amici in Medio Oriente, con improbabili progetti di pace che rappresentano una riproposizione di tutto il fritto misto degli anni passati. Le principali partite aperte, oltre al Medio Oriente, rimangono l’Iraq, i disperati tentativi di trovare una soluzione al rompicapo iraniano e l’Afghanistan. Insomma, un’operazione di “maquillage”, mirata a raccattare consensi più tra le mura domestiche che nel resto del pianeta.

Tornando all’analisi iniziale, la Casa Bianca deve stare anche molto attenta a non lasciare campo libero ad altre “volpi” che scorazzano nello scacchiere internazionale e che sono capaci di sfruttare ogni abbassamento del livello di guardia. Un nome a caso: quel mattacchione di Kim Jong-Il, al secolo il “Caro leader” della Corea del Nord, che una ne fa e cento ne pensa. Quando non lo senti nominare per un paio di mesi devi cominciare a preoccuparti, perchè significa solo che sta gettando zucchero nel serbatoio della benzina. Poco distante, a Pechino, da sempre patron dell’ultimo Paese stalinista (è un eufemismo) del mondo, si sta cercando di riguadagnare punti agli occhi della Casa Bianca, proponendo una ripresa dei colloqui “a sei”, che includono, oltre alle due Coree anche Russia, Stati Uniti e Giapppone.

Domanda: «Quante scatole di tonno, taniche di benzina, gallette d’ordinanza e sacchi di riso dovranno essere spediti a Pyongyang per evitare che al “Caro leader” salti il ticchio e cominci a svendere missili e bombe atomiche alle multinazionali del terrore?». La risposta potrebbe essere “assai”.

 

Perchè Kim Jong-Il sarà un tantino nevrotico, ma certo non è fesso. Un giorno sì e l’altro pure alza il prezzo della “pace nel mondo” e se non lo accontentano può capitare, guarda tu, che una fregata sudcoreana venga affondata per tenere il focherello della tensione sempre vivo. Tutto ciò non è che faccia levare gridi di giubilo agli amici cinesi. Una volta, dalle parti del Fiume Giallo, libretto rosso e rivoluzione erano di moda. Ma, si sa, le ideologie non hanno mai riempito la pancia di nessuno e, nel Terzo Millennio, elettrodomestici e pollame tirano di più rispetto ai pensieri del vecchio timoniere Mao, ormai scaraventato da tutta la “nuova guardia” nel ripostiglio della storia. Resta la strana alleanza tra il capitalismo rosso Made in China che avanza a passo di ruspa e l’ultimo dei Mohicani con la falce e martello, un residuato bellico capace però di tenere sotto scacco oltre 20 milioni di persone. Kim Jong-Il sarà un comunista degenere, ma è soprattutto un buongustaio: ama alla follia le ostriche, champagne e aragoste fresche di giornata. E per garantirsi una tranquilla pensione, prima di tutto fucila gli amici, tanto i nemici già li conosce.

L’interesse dei cinesi è quello di tenere gli amici di Washington a bagnomaria, senza però tirare troppo la corda. Una mossa resa opportuna non solo dallo squilibrio fra consumi e risparmi americani ma, ancora di più, dall’enorme costo della politica estera degli Stati Uniti. Più di 100.000 soldati in Afghanistan, ancora più in passato in Iraq e basi militari seminate in tutto il mondo hanno contribuito a produrre un deficit nel bilancio federale che è durato fino ad ora solo perche la Cina è divenuta il grande acquirente del debito pubblico americano.

Anche gli acquisti cinesi non possono durare all’infinito e, in ogni caso, più gli Stati Uniti prendono a prestito denaro dal resto del mondo, più il resto del mondo diventa potente nei confronti degli Stati Uniti. Ecco perchè c’è il pericolo di scrivere sul ghiaccio la montagna di debiti che il Governo federale americano ha scaricato sugli omini con gli occhi a mandorla. Resta il fatto che la strategia del tira e molla nordcoreano è sempre la stessa da oltre cinquant’anni. Se da un lato minaccia sfraceli dall’altro è sull’orlo di un’estinzione di massa per fame.

Ancora oggi Onu e Ue producono metri cubi di carta straccia (risoluzioni e condanne) che, vista la crisi, a Pyongyang sono destinate a poco gloriosi utilizzi. Gli stessi che gli amici del maggiordomo di Wall Street potrebbero riservargli il primo martedì di novembre. Il voto americano di mezzo termine dovrebbe anche far riflettere coloro che in Italia spingono per un bipolarismo all’americana. What’s good for business, is good for America. Ahi serva Italia!

da S.L, Cosenza

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4 commenti

  1. […] già scritto, ma tanto vale tornare sull’argomento. Il peso del messaggio è evidente: Obama aveva […]

  2. […] per eccellenza, il modello che ispira o dovrebbe ispirare le democrazie occidentali. A parte la percentuale sempre più in calo degli elettori che effettivamente si recano ai seggi per votare, attualmente […]

  3. […] di rappresentanza vera di tutti i popoli sfruttati. I Cinesi sono infatti ancora più pazienti: sono in possesso di buoni del tesoro americani in tale quantità da fare saltare il sistema del doll… ma aspettano, non se ne servono, hanno valutato che il tempo lavora a loro […]

  4. […] e in cambio dà dollari fruscianti, finanziando il deficit con l’inflazione. Se continua così, quelli in suo possesso supereranno la quota di proprietà della Cina, che ammonta a 2 mila miliardi di dollari. Questo dato dovrebbe terrorizzarci. La Fed stessa […]


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