SHAS, LA CULTURA DELL’ODIO E DEL RAZZISMO

Il leader spirituale del partito ultraortodosso ‘Shas’ si fa sentire, ancora una volta e invita all’assassinio di tutti i palestinesi, tra cui anche il capo dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud ‘Abbas. Lo riferisce l’agenzia Infopal. Le ultime dichiarazioni del rabbino Ovadia, risalgono a sabato scorso, 28 agosto, e la notizia, ripresa da gran parte della stampa, era stata data in prima battuta dal quotidiano israeliano Haaretz. In passato, il rabbino in questione aveva intrapreso la strada dell’odio con una serie di dichiarazioni della stessa natura di quelle odierne: nel 1991 aveva inneggiato all’annientamento degli arabi; nel 2000 ne chiedeva l’assassinio e li definiva al pari di “scarafaggi che vanno sterminati come il più pericoloso dei serpenti velenosi”. Un anno dopo, alle offese il rabbino Ovadia aveva aggiunto razzi e missili con cui eliminare interamente i palestinesi e, nel 2004, aveva paragonato l’uccisione di un musulmano a quella di un verme. Oggi, Ovadia torna a inneggiare allo sterminio dei palestinesi, definiti “malefici e dannati” e prega perché “Dio li possa colpire e cancellare – una volta per tutte – dalla faccia della terra attraverso la peste.

Bisogna annichilirli con i missili, senza alcuna pietà”, sentimento che, dall’alto della sua rispettabile carica religiosa ebraica, giunge a proibire nei riguardi dei palestinesi. Già osteggiati da più parti – sia in ambiente palestinese, sia in quello israeliano, con le parole del rabbino d’Israele, i negoziati previsti per il prossimo 2 settembre a Washington tra le parti sono messi di nuovo a dura prova. Le reazioni di critica e sgomento da parte palestinese non si sono fatte attendere soprattutto di fronte al preoccupante silenzio del governo israeliano per il pensiero di Ovadia – anch’egli al governo con il suo partito Shas con dieci seggi in parlamento.

Da Damasco, 13 organizzazioni palestinesi hanno chiesto ad ‘Abbas di astenersi dal partecipare all’incontro negli Usa. “Le conclusioni – rimarca dalla Siria, il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaalnon saranno considerate legittime e vincolanti per il popolo palestinese”. Anche da Fatah si elevano proteste per il silenzio e per l’avallo delle dichiarazioni di odio. L’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) mette in guardia dal rischio di assistere inermi ad assassini politici come quello minacciato contro ‘Abbas. Il silenzio ufficiale in Israele preoccupa per il messaggio implicito che porta con sé: quello del benestare all’incitamento all’odio del rabbino di Shas.

Tuttavia, quando provengono da ambienti israeliani, simili dichiarazioni svelano la natura del conflitto tra occupati e occupanti, questi ultimi dotati di un linguaggio aggressivo perché forti dell’impunità di un governo che opera una pulizia etnica ai danni del popolo palestinese in Palestina.

da IRIB

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2 commenti

  1. […] nuovo video documenta il comportamento razzista dell’esercito sionista nei confronti dei prigionieri palestinesi, soprattutto donne e i bambini. […]

  2. […] alcun peso in ambito storico) sperando nella lacrima facile degli “stolti goyim” (tutti i non ebrei) nell’emozione, nella compassione, nel risentimento verso i  pretesi […]


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