TURISTI PER CASO

Alla vigilia del quarantesimo anniversario della confisca delle proprietà italiane in Libia, operata da Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī (per gli amici di Silvio il colonnello Muammar Gheddafi), nel 1970, pochi mesi dopo il colpo di stato che lo portò al potere, i Rimpatriati attendono ancora giustizia dal Governo italiano che, nel Trattato di Amicizia tra Italia e Libia firmato dal premier Berlusconi e dal dittatore libico Gheddafi il 30 agosto 2008 «Nulla ha preteso dai libici come risarcimento, aggiungendo anzi un altro consistente esborso a favore di Gheddafi, a titolo di riparazione per i danni coloniali». Lo denuncia, in un comunicato, l’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia “pur comprendendo le ragioni politico/economiche che hanno reso necessario il nuovo corso”. “Anche l’indennizzo, men che simbolico, per i Rimpatriati – inserito nella legge di ratifica del Trattato per unanime volontà parlamentare – a distanza di un anno e mezzo non può ancora essere liquidato, perché il ministro Tremonti non appone la firma sul previsto decreto attuativo“.

«Tutto ciò oltre che ingiusto è assai amaro – commenta Giovanna Ortu presidente dell’AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia), nata nel 1939 in Libia da padre sardo e madre siciliana, cacciata nel luglio del 1970 e che da decenni si batte con grande tenacia – non si possono accampare scuse per eludere atti dovuti, soprattutto quando da autorevoli fonti e da documenti della Farnesina abbiamo appreso che, dietro il colpo di stato in Libia, ci furono i servizi segreti italiani e che Moro definì un errore della nostra politica estera l’aver affidato la sorte della collettività italiana di Libia e i loro beni alla protezione dello Stato egiziano». Dopo il colpo di stato e prima di essere espulsi dal Paese, 20.000 cittadini italiani persero, in violazione del trattato internazionale del 1956, tutti i beni, persino i contributi previdenziali versati prima all’Inps e poi all’istituto libico corrispondente.

Mentre il beduino Gheddafi è arrivato in Italia per celebrare con Berlusconi il secondo anniversario della firma del Trattato, allo scalo di Fiumicino è invece atteso l’arrivo di un volo speciale con a bordo 30 cavalli berberi che si esibiranno nel corso delle celebrazioni previste alla caserma Salvo D’Acquisto, alla presenza del presidente del premier Silvio Berlusconi. Circa 200 avvenenti ragazze in abiti eleganti, la sua scorta di amazzoni “reclutate” dall’agenzia Hostessweb, hanno accolto il suo arrivo nel cortile dell’Accademia libica a Roma. Anche in questa visita, diversamente dall’ultima volta, però, quando scelse la splendida cornice di Villa Doria Pamphilj, il beduino fisserà i paletti della sua immancabile tenda nel giardino della residenza dell’ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur, sulla Cassia.

Il 10 ottobre prossimo i Rimpatriati ricorderanno il 40° anniversario della loro espulsione dalla Libia con un grande convegno presso il Museo Storico dell’Aereonautica Militare di Vigna di Valle. Chi si ricorderà di loro? Riusciranno ad avere la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi che fino ad ora li ha ignorati?

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1 commento

  1. Il 31 agosto sono partitio con un aereo da Ciampino, li hanno invitati in lLibia.
    Parlo degli espulsi…
    Gheddagi si è ricordato.


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