DIE LEGENDE MACHT FREI

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di F.W. da Bressanone (Bolzano), che scrive: Si narra che una volta, genitori scervellati e governanti autoritarie raccontavano ai bambini, per farli stare buoni, storie spaventose di orchi e lupi e streghe che sarebbero venuti a mangiarli o a punirli se non si comportavano bene e non stavano zitti e buoni. Al giorno d’oggi i gruppi di potere attraverso i loro servi prezzolati, gli intellettuali e i giornalisti, inventano e mettono in giro favole aggiornate di orchi e lupi, che vanno sotto il nome di “leggende metropolitane”. Una volta appurata l’esistenza di tali leggende che amplificano o distorcono taluni fatti fino al punto da fabbricare pure e semplici menzogne, è necessario capire chi sono questi professionisti della bugia, tutti politicamente corretti e moralmente corrotti, e quali sono i loro ispiratori e i loro fini. A questo riguardo è utile riflettere su due recenti articoli di queste leggende: la prima, pubblicata il 26 agosto 2010 su “il Giornale” a firma di Domizia Carafoli; la seconda, pubblicata il 27 agosto 2010 su “l’Unità” a firma di Marina Mastroluca. La loro strategia, consiste nel ripetere bugie colossali talmente tante volte da farle apparire, alla fine, come indiscusse verità. Non c’è nulla di male. A patto di non predicare l’opposto di ciò che si fa. Ma questo è sport nazionale, al quale neppure le vergini della carta stampata si sottraggono. Ergo, entrambi i quotidiani van bene giusto per incartare uova e ombrelli…

26 agosto 2010
Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna

di Domizia Carafoli

Uno studio genetico condotto sui parenti del Führer dimostra in modo scientifico che il dittatore non era affatto ariano. Ben 39 discendenti del fondatore del Reich sono stati sottoposti a esami.

Ebreo e pure nordafricano. Algerino, magrebino, come uno dei tanti poveracci che oggi la povertà spinge verso l’Europa. Popoli «inferiori» che non devono contaminare la purezza della «superiore razza ariana». Se qualcuno avesse voluto immaginare un «contrappasso» per Adolf Hitler nello sconosciuto girone infernale in cui si trova, non ne avrebbe potuto trovare uno più crudele. Per lui, ovviamente. Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene era voce da tempo circolante, con svariate e talvolta fantasiose ipotesi. Ma ora sembra che sia la scienza a dimostrare, senza possibilità di confutazione, l’origine ebraica e forse anche nordafricana del Führer. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna. A indagare sono stati due belgi, il giornalista Jean-Paul Mulders e lo storico Marc Vermeeren che, con somma pazienza hanno rintracciato ben 39 discendenti di Hitler (cosa non facile dato che tutti costoro cercano in ogni modo di nascondere l’imbarazzante parentela) dai quali hanno ottenuto altrettanti campioni di saliva. Rigorose analisi di laboratorio – scrive l’inglese Daily Telegraph che riprende la notizia dalla rivista belga Knack – avrebbero rintracciato il cromosoma Aplogruppo Eib 1b1, rarissimo fra gli occidentali e comune invece fra gli ebrei ashkenaziti e sefarditi, nonché fra i berberi del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia. I risultati hanno ottenuto l’avallo della prestigiosa Università Cattolica di Lovanio.

Vedi un pò le sorprese che ti riservano le indagini cromosomiche, a conferma, come ben sanno i genetisti, che di razze «pure» non ne esistono al mondo ma siamo tutti frutto di milioni di incroci. Lo sostiene anche il genetista italiano Guido Barbujani, autore nel 2003 di un sarcastico romanzo intitolato per l’appunto Questione di razza (Mondadori). E tanto più difficile è separare le origini dei cittadini in quel crogiuolo di etnie fra occidente germanico ed Europa orientale che era l’impero austroungarico dove Adolf nacque il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, cittadina nei pressi del confine bavarese. Klara era la terza moglie di Alois, dal quale ebbe sei figli. Sopravvissero solo Adolf e la sorella Paula.

Fra i tanti misteri che hanno circondato la figura di Hitler in vita e in morte c’è anche quello della sua famiglia. Si è accertato che Alois, padre detestato da Adolf, era figlio illegittimo: da ragazzo portava il nome della madre, Anna Maria Schicklgruber, modesta cameriera in una locanda di Graz. Più tardi adottò il nome del padre naturale (che però pare non lo abbia mai voluto riconoscere), Johann Georg Hiedler o forse Hüttler, che successive trascrizioni trasformarono in Hitler. Altre fonti sostengono che Anna Maria rimase incinta di un giovane ebreo di nome Frankenberger, ma pare si tratti di notizia infondata.

Dove sta il mistero? Sta nel cognome Schicklgruber, comune fra gli ebrei ai quali l’imperatrice Maria Teresa concesse la cittadinanza austriaca dopo la loro conversione al cattolicesimo. Dunque la nonna paterna di Hitler molto probabilmente era un’ebrea convertita. Hitler aveva almeno un buon quarto di sangue ebreo nelle vene. Secondo mistero: la causa dell’odio folle che il Führer portò agli ebrei fin dagli esordi in politica. Anche qui le ipotesi sono le più svariate. C’è chi, come il «cacciatore di nazisti» Simon Wiesenthal, ha sostenuto che una prostituta ebrea contagiò il giovane Adolf con la sifilide al tempo del suo soggiorno viennese. Altri dicono che portasse tenace rancore ad un medico ebreo, Eduard Bloch, che sottopose a cure sbagliate la madre Klara. Ma storici più accurati avrebbero invece appurato che la povera Klara, affetta da un carcinoma al seno diagnosticato troppo tardi che la uccise a soli 47 anni, fu invece curata con grande dedizione e capacità professionale dal dottor Bloch al quale Hitler – profondamente legato alla madre – professò sempre eterna riconoscenza. Che cosa ne fu poi del medico ebreo al tempo della persecuzione antisemita, questo non si sa. Forse, per sua fortuna, morì prima.

Un’altra spiegazione potrebbe essere l’inesausto rancore che Hitler portò sempre al padre, uomo rozzo e incapace di affetto, che non credeva in lui né tantomeno nelle sue capacità artistiche (non gli si può nemmeno dar torto), e dal quale si sentì sempre incompreso e disprezzato. Il suo odio avrebbe incluso anche l’incolpevole nonna, che portava la vergogna di essere una ragazza madre, cosa che, in tempi di rigidi costumi, la collocava in fondo alla scala sociale, sia come ebrea che come cattolica. Altrettanto fantasiosa è la spiegazione che Hitler fornisce in Mein Kampf in cui sostiene di essere stato scioccato dall’incontro a Vienna con un «Ostjude», un ebreo dell’Europa orientale dall’aspetto stregonesco. Più probabile è invece la precoce influenza subita a Monaco negli anni Venti delle idee antisemite del giornalista-editore Dietrich Eckart con il quale strinse una duratura amicizia. Dopo tutto, l’antisemitismo non lo inventò Hitler. Lui vi aggiunse solo le contorte pulsioni che si aggiravano negli oscuri meandri della sua psiche.

L’articolo su il Giornale del 26 agosto 2010: clicca qui

27 agosto 2010
Intervista a Guido Barbujani
«Se Hitler era ebreo io sono un Apache» Parola di scienziato
di Marina Mastroluca

Il genetista autore di studi sul razzismo parla dello studio sul dna del Führer. «È divertente Ma sul piano biologico le razze non esistono»

Se c’è chi mette in guardia la Germania contro il rischio di istupidirsi a forza di diluire la popolazione originaria nel mare dell’immigrazione e islamica per di più proprio in questi giorni salta fuori la «prova scientifica» che persino Hitler non poteva vantare quella purezza ariana che andava cercando. Nel suo Dna, testato grazie alla collaborazione di 39 suoi discendenti, si sarebbe trovato il cromosoma Aplogruppo Eib 1b1, molto raro tra gli occidentali ma comune tra ebrei ashkenaziti e sefarditi e tra i nordafricani. Dunque proprio lui, l’ideatore della «soluzione finale», aveva origine ebraiche. La ricerca, partita da un giornalista e uno storico belgi e avallata secondo fonti di stampa dall’Università cattolica di Lovanio, suona come un contrappasso dantesco. Ma è così? «Non conosco lo studio ma affermazioni di questo tipo sono spesso sonore sciocchezze». A pensarla così è il genetista Guido Barbujani, autore con Pietro Cheli di «Sono razzista, ma sto cercando di smettere» (Editori Laterza), un saggio che prova a smantellare l’idea radicata che l’umanità sia classificabile in razze, più o meno dotate e che il razzismo abbia una qualche legittimità scientifica. Dunque, sembrerebbe che Hitler avesse almeno un pò di sangue ebreo.

«È difficile giudicare il valore scientifico di studi di questa natura. E vero che ci sono varianti del dna che sono più comuni in certi gruppi di popolazione piuttosto che in altri. Ma da qui a tirare delle conclusioni ce ne passa. Le faccio un esempio. Io ho il sangue di gruppo O. Questa caratteristica è molto comune tra gli indiani Apaches».

Allora lei è un indiano? Ma potrei esserlo anch’io. «Appunto. È esattamente il tipo di conclusioni alle quali non possiamo saltare. Qualche volta possiamo dire che un pezzetto di dna ha le stesse caratteristiche di quello che si ritrova più frequentemente nella popolazione ebraica. Ma potrebbe risalire anche a 30 generazioni prima, come dire mille anni».

O ad Adamo ed Eva… «Se vuole. Quanto poi alla popolazione ebraica, ha davvero un’”accozzaglia” di dna, quindi… Studi come quelli su Hitler sono divertenti, incuriosiscono. Ma è tutto qui».

Però si tratta di uno studio in cui la genetica viene usata per spuntare le armi del razzismo. «La ricerca seria dimostra che è vero che non siamo tutti uguali. Le differenze sono tante, le caratteristiche variano. Ma non possiamo continuare ad usare gli schemi ottocenteschi della razza, superati dalla storia e dalla scienza».

Quindi da un punto di vista genetico non si può parlare di razze? «Le razze dal punto di vista biologico non esistono. Se ne parla tanto ma per altre ragioni che hanno a che vedere con valutazioni soggettive e sociali, ma nessuna base scientifica. Prendiamo il caso di Obama: madre bianca, padre nero. Ma è stato definito il primo presidente nero della storia, anche se per molti neri non è abbastanza nero. È qualcosa che ha più a che vedere con i pregiudizi e con fattori culturali che con la genetica».

C’è stato qualche precedente simile a quello di Hitler-ebreo? «Mi viene in mente James Watson, che con Crick scoprì la struttura del Dna. Qualche anno fa fece scandalo dicendo che i neri sono meno intelligenti dei bianchi. Quando poi esaminò il proprio dna scoprì di avere un quarto del patrimonio genetico identico a quello delle popolazioni africane».

L’articolo su l’Unita (*PDF) del 27 agosto 2010: clicca qui

da F.WBressanone (Bolzano)

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