CRAVATTARI D’ITALIA

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di G.D.S. da Bologna, che scrive «Occorre accelerare sulla strada di nuove regole per le attività economiche e finanziarie, e per un nuovo ordine monetario, serve un organo che sovrintenda alla liquidità internazionale: una sorta di banca centrale globale». È quanto ha affermato ieri il presidente delle Generali, Cesare Geronzi, dal palco del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini (UN IMPIEGO PER CIASCUNO. OGNUNO AL SUO LAVORO. L’ITALIA E LA CRISI – Sala Neri, ore 15) sollecitando l’adozione di nuove regole in materie come la supervisione degli organi di controllo, gli effetti di contagio ed i rischi sistemici, i derivati, gli hedge fund e le agenzie di rating.

«Il tema della definizione delle nuove regole e delle attività economiche e finanziarie dopo la fase più virulenta della crisi – ha sottolineato Geronzi – è ancora all’ordine del giorno. Occorre accelerare il percorso soprattutto in Europa, avendo gli Usa approvato, una assai importante riforma, anche con il ricorso a sostanziali mediazioni. Tarda la definizione di una efficace nuova architettura della vigilanza nell’Unione. Non si può, a lungo, stare fermi in mezzo al guado».

Ricordando i tentativi per l’adozione di nuovi principi e del cosiddetto global legal standard per le attività economiche e finanziarie, il presidente delle Generali ha osservato quanto sia difficile il percorso per introdurre nuove regole e principi nella finanza globale. «Nonostante le elaborazioni del Financial Stability Board – ha detto Geronzi – i progressi finora segnati a livello internazionale non sono rilevanti».

Premesso che il Meeting di Comunione e Liberazione è oramai paragonabile all’elogio del discorso inutile: Chi è Cesare Geronzi? Ecco una breve scheda sul banchiere, un personaggio chiave quando si parla di fusioni bancarie in Italia:

Nel 1960 Cesare Geronzi entra in Banca d’Italia. Nel 1980 è vicedirettore generale del Banco di Napoli dal quale viene allontanato due anni più tardi, passando nel 1982, alla Cassa di Risparmio di Roma, come direttore generale. Alla fine degli anni ’80 il Banco di Santo Spirito, storica banca romana controllata dall’IRI, presieduto da Romano Prodi si trova in difficoltà economiche e Cesare Geronzi vorrebbe acquistarlo, ma non ha gli 800 miliardi di lire necessari. Per ottenere il capitale necessario, la Cassa di Risparmio di Roma vende al Banco di Santo Spirito i propri sportelli, diventando una holding, e con il denaro ottenuto rileva il capitale azionario. Nel 1990 al gruppo viene aggiunto anche il Banco di Roma. Successivamente la Banca di Roma acquisisce numerose società: compra Banca Mediterranea, finanzia l’Alta Velocità delle Ferrovie dello Stato, fonda la holding turistica Ecp. Nel 1995 acquisisce la Banca Nazionale dell’Agricoltura (venduta cinque anni dopo all’Antonveneta a 1,5 volte il prezzo pagato) e il suo gruppo supera un giro d’affari di 10mila miliardi di Lire.

A fine anni ’90 il gruppo Banca di Roma acquisisce Mediocredito Centrale e Banco di Sicilia, in cambio, la Regione Siciliana e la Fondazione Banco di Sicilia ne divengono due soci importanti. Nel 2000 sono assorbite la Banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia. È questo il percorso che, attraverso l’unione di banche in crisi o pre-crisi, conduce Cesare Geronzi alla creazione nel luglio 2002 di un’unica unità bancaria, Capitalia.

Nel 2004 Cesare Geronzi e Capitalia vengono coinvolti nella crisi del sistema finanziario, generata dalla crisi argentina e dai crac Parmalat e Cirio. Capitalia però non aveva emesso alcun bond della Parmalat mentre ne emise solo due su 1.100 della Cirio, insieme a Unicredito e J.P.Morgan. Dopo due anni, il 7 dicembre 2006, il tribunale di Brescia ha condannato in primo grado Geronzi per la vicenda del crac Italcase. Questa accusa è stata poi ribaltata nella sentenza d’appello e, l’11 maggio 2009, Cesare Geronzi è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.

Il 20 maggio 2007, viene deliberata l’approvazione finale della fusione per incorporazione di Capitalia SpA in Unicredit SpA, un’operazione in cui Capitalia viene valutata 22 mld di euro. Dopo circa un mese avviene la fusione di Capitalia con Unicredit, e Cesare Geronzi viene nominato all’unanimità presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, di cui era già Vice Presidente. L’Assemblea del Patto di Sindacato di Mediobanca SpA lo nomina Presidente. Alla fine del 2008 Cesare Geronzi viene riconfermato nella carica di presidente, dopo che il 28 ottobre 2008 l’Assemblea degli Azionisti di Mediobanca approva l’abbandono del sistema di governance “duale” e il ripristino del “tradizionale”. Nel marzo 2010 viene designato da Mediobanca quale Presidente delle Assicurazioni Generali, nomina concretizzata il 24 aprile 2010.

La sua carriera professionale è stata sorretta storicamente da amicizie politiche importanti, partendo da quella di Giulio Andreotti dei primi anni ’80 fino al sostegno ricevuto da una parte dei vertici di Bankitalia alla fine degli anni ’90. Attraverso la sua attività di importante ed affermato banchiere, Cesare Geronzi possiede anche numerose partecipazioni in molti gruppi editoriali, che fanno o hanno fatto capo a diverse testate giornalistiche: Risparmio Oggi diretto da Bruno Vespa, Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, Class di Paolo Panerai, l’Unità, Il Manifesto per finire alla tv Telemontecarlo di Vittorio Cecchi Gori.

In seguito è fra i primi finanziatori della Omnitel e fonda la Mmp, una concessionaria di pubblicità, che si occupa di gran parte della carta stampata, pur essendo perennemente in perdita: Topolino, Secolo d’Italia, L’Unione sarda, Qui Touring, Famiglia Cristiana, Osservatore Romano. La Mmp chiuderà nel 1997 con 450 miliardi di perdite, il 70 per cento delle quali sono a carico del partner pubblico. Sono notevoli anche i finanziamenti ai partiti: nel 1996 i Democratici di Sinistra ricevono da Banca di Roma 502 miliardi, secondo quanto riportato dalla Centrale Rischi Interbancaria della Banca d’Italia.

SIAMO PADRONI DI UNA BANCA? CONSORTE, FACCI SOGNARE!
La vicenda Unipol-Bnl, le intercettazioni tra Consorte, Fassino e D’Alema, il caso Speciale

Esemplare il caso dei Ds, che nel 1996 si ritrovano esposti verso il sistema bancario per oltre 500 miliardi di lire, di cui 203 nei confronti della Banca di Roma (poi divenuta Capitalia) di Cesare Geronzi. Una cifra enorme, destinata a gonfiarsi ulteriormente in coincidenza della crisi e della chiusura (provvisoria) de «l’Unità». A quel punto (2001) l’indebitamento totale tocca la cifra record di 580 milioni. E, per far quadrare i conti, viene nominato tesoriere un uomo pratico come Ugo Sposetti. Così gran parte del patrimonio immobiliare del partito, dal palazzo di Botteghe Oscure ad altre 145 sedi di federazioni in tutta Italia, viene dismesso. L’operazione, studiata dall’Unipol – la compagnia di assicurazioni di proprietà delle cooperative rosse, presieduta dal manager abruzzese Giovanni Consorte – è realizzata grazie a una cordata di banche guidata dalla Carisbo (Sanpaolo-Imi) e composta anche da Montepaschi, Banca di Roma (Capitalia) e Intesa (ex Ambroveneto): i crediti vantati nei confronti della Quercia vengono cartolarizzati e gli immobili liberati dalle ipoteche vengono venduti. Si tratta delle stesse banche che nel 2000 avevano accettato di «riscadenzare» fino al 2018 un mutuo di 118 milioni a tassi agevolati. Tra i creditori, oltre alla Cassa di risparmio di Bologna, ci sono il Mediocredito centrale (Capitalia), la Bnl e l’Efibanca, la merchant della Popolare di Lodi.

Dagli anni ’90 è aumentato notevolmente il suo impegno nel settore calcistico, ed è nota in particolare l’influenza economica che ha ed ha avuto dentro alcune società calcistiche con problemi finanziari. Luciano Gaucci lo ritenne responsabile del fallimento dell’AC Perugia e gli lanciò numerose accuse da Santo Domingo, dov’era all’epoca latitante. Sull’argomento Cesare Geronzi è stato sentito dalla magistratura come persona informata sui fatti.

Nel 2004 ha acquisito tramite Capitalia il 49% di Italpetroli, la società che controlla l’AS Roma con una quota del 67%, sfruttando la conversione in azioni di crediti per 35 milioni di euro. La banca deteneva inoltre un’opzione a salire al 51% nel caso il piano di risanamento della squadra non avesse avuto successo ma, nel 2008, tale opzione è stata cancellata. Inoltre Capitalia è uno dei creditori della S.S. Lazio, dopo esserne stata anche azionista e averla salvata con un aumento di capitale.

Casi giudiziari:

  • Federconsorzi: assoluzione.
  • Parmalat – Eurolat: Nell’ambito del processo per il crac Parmalat è indagato per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta. Per l’accusa Cesare Geronzi avrebbe costretto Tanzi ad accollarsi la società Ciappazzi, appartenenti al gruppo Ciarrapico. L’investimento sarebbe stato finanziato da Capitalia con tassi da usura. Per il filone Eurolat, Cesare Geronzi è stato rinviato a giudizio per estorsione e bancarotta societaria il 5 aprile 2008. Secondo l’accusa, Cesare Geronzi avrebbe imposto a Tanzi l’acquisto di Eurolat, società del Gruppo Cirio di Sergio Cragnotti ad un prezzo gonfiato, minacciando di chiudere gli affidamenti bancari. Gli atti del processo sono stati trasferiti da Parma a Roma il 20 giugno perché il reato contestato (estorsione in relazione alla vendita di Eurolat dalla Cirio alla Parmalat) sarebbe stato compiuto a Roma. Il 23 marzo 2010, il gup di Roma, Tommaso Picazio, lo proscioglie dall’accusa di estorsione, mentre decide di affidare alla Cassazione la sentenza riguardante la competenza a svolgere il processo per bancarotta.
  • Crac Cirio: è indagato di frode riguardo l’emissione e collocamento dei bond Cirio tramite Capitalia.
  • Crac Italcase: assoluzione in appello con formula piena per non aver commesso il fatto.
  • Caso Telecom: frode fiscale operata dalla lussemburghese Bell (controllata da Hopa, la merchant bank di Emilio Gnutti partecipata anche da Geronzi).

Sul sito web del Meeting di Comunione e Liberazione in svolgimento a Rimini il banchiere Cesare Geronzi è così presentato:

E’ nato a Marino (Roma) nel 1935. Nel 1960 entra in Banca d’Italia dove ricopre la carica di titolare dell’unità che contratta i cambi (è, in sostanza, il “cambista” della Banca Centrale). Nel 1980 passa al Banco di Napoli con il grado di Vice Direttore Generale; di qui alla Cassa di Risparmio di Roma come Direttore Generale. E’ autore della prima fusione bancaria in Italia tra quest’ultima banca, il Banco di Santo Spirito ed il Banco di Roma; dalla successiva integrazione con Mediocredito Centrale, Banco di Sicilia e Bipop-Carire, nascerà il gruppo bancario Capitalia. Dal 1992 è nel Consiglio di Amministrazione di Mediobanca, quindi ne diviene Vice Presidente e poi dal 2007 Presidente fino al 2010. Attualmente è presidente delle Assicurazioni Generali S.p.A.. E’ presente nei Consigli di Amministrazione di alcune importanti società. 

 
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

da G.D.S, Bologna

Salve, Hola, Aloha, Hi, Hello, Salut, Ahoj, Zdravo, Buña, Cześć, Ni hao, Ohayoo, Hej, ЗДРАВИСВАНЕ,  Kaixo, επιφ, Werdesrt, Dag, Bog, Salam, Sawadee khap, Szia, Labas, السلام, 尓好, 여보세요, Boa tarde, Tēnā koe…internauta, benvenuto su Il Graffio News! Questo non è il paradiso terrestre che cercavi ma uno spazio di comunicazione, dove tutti quelli che navigano hanno pari diritti e doveri. Uno spazio aperto a disposizione di tutti i lettori della Rete che avranno il piacere di visitarci, senza vincoli di censura, dove l’unica regola fondamentale richiesta è il buonsenso.

Per segnalare o scrivere un articolo: ilgraffionews@libero.it

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5 commenti

  1. […] azionista rilevante attraverso la fondazione, rifiuta, Mediobanca presieduta da Cesare Geronzi (anche lui volto noto della magistratura giudiziaria) si fa garante ed i libici, presenti in piccola quote schizzano al 5%, iniziando a riciclare i […]

  2. […] democratico trova il suo gemello e compare nel capitalismo economico e finanziario e per questo ha cura di puntellare le sue strutture nel potere delle banche, delle lobbies, dell’alta […]

  3. […] rete?; su famiglie in difficoltà economiche contro i lussi erogati a pioggia a manager falliti e cravattari che invece dovrebbero stare a marcire in galera?; agli sfratti esecutivi e al diritto alla proprietà della casa a fronte delle 20 ville del […]

  4. […] quella che se la Borsa sale tu guadagni e se la Borsa scende non perdi una lira. Una bufala, naturalmente. La “garanzia” era costituita da obbligazioni bancarie, non dalla compagnia […]

  5. […] esercitando il compito proprio, naturale del banchiere, senza commettere alcun illecito» [Cesare Geronzi, Ansa del 04 luglio […]


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