IL MURO DI GOMMA DELLA MULTINAZIONALE FIAT

«Lancio un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: non ci faccia vergognare di essere italiani», ha detto ai giornalisti Giovanni Barozzino. I tre lavoratori reintegrati dal giudice del Lavoro che ha annullato il loro licenziamento avvenuto qualche settimana fa, erano stati invitati dall’azienda a rimanere a casa, ma contrariamente a quanto suggerito, i tre sono oggi rientrati nello stabilimento di Melfi, applauditi dai colleghi, prima di essere però condotti nel gabbiotto di sorveglianza.

A Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli sarà impedito l’accesso alle postazioni nella catena di montaggio, ma due di loro, delegati Fiom, potranno continuare a svolgere attività sindacale all’interno della fabbrica. Solo dopo alcune ore sono nuovamente usciti su indicazione dei legali Fiom, dopo che un avvocato e un ufficiale giudiziario erano entrati nello stabilimento. La Fiat ha infatti confermato che accetterebbe la loro presenza a patto che occupino una saletta e svolgano solo attività sindacale. Ma il braccio di ferro è destinato a continuare poichè uno degli avvocati presenterà denuncia penale contro Fiat, per la mancata esecuzione della sentenza di reintegro (clicca e leggi la Sentenza di Reintegro del Tribunale di Melfi). Il Lingotto da parte sua respinge ogni accusa e ribadisce che sono pienamente legittimi i provvedimenti adottati, sostenendo di aver doverosamente eseguito quello relativo al reintegro degli operai. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi non si esprime sulla vicenda, e rispondendo sul tema in una conferenza stampa al Meeting dell’amicizia a Rimini, ha detto: «C’è una vicenda che riguarda alcune persone e che riguarda processi giudiziari sulla quale non mi esprimo. Mi stupisco caso mai di coloro che si stupiscono della prima sentenza sul tema. Poi c’è una dimensione politica: può un singolo lavoratore impedire ad altri di lavorare? Perché la Fiom non interviene su questo?».

INSERTO SATIRICO
GAZZETTA UFFICIALE REPUBBLICA ITALIANA n° 298
EDIZIONE STRAORDINARIA 27 DICEMBRE 1947
IN VIGORE DAL 1 GENNAIO 1948

Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 39 L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 46 Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

da GOVERNO DELLA REPVBBLICA DELLE BANANE

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