I SISTEMI ELETTORALI TRUCCATI

Scriveva Vilfredo Pareto: «Non ci fermiamo sulla rappresentanza popolare, queste chiacchiere non fanno farina (1)». Che la democrazia sia un sistema che utilizza carte truccate è un fatto dimostrato dall’esistenza non di un unico metodo elettorale di votazione, ma di diversi. Pur esaltando il principio della rappresentanza, che viene presentato come il fondamento basilare del sistema democratico, i metodi elettorali di votazione finalizzati (a sentir loro) a dare appunto corpo a questa rappresentanza, appaiono escogitati ad uso e consumo di chi già detiene il potere e fa di tutto per conservarselo. I due più noti, vale a dire il metodo proporzionale e quello maggioritario sono solo due esempi. In alcuni paesi democratici si applica il premio di maggioranza e in altri sono presenti soglie di sbarramento che impediscono di fatto la nascita di nuove forze politiche o il semplice rinnovo della classe dirigente. Ognuno insomma se la gira a suo piacimento.

In Italia l’assemblea costituente che varò la Carta della Repubblica entra in vigore il 1° gennaio 1948, introdusse il sistema bicamerale, costituito cioè da due rami del parlamento, la Camera e il Senato. Per l’elezione della Camera dei Deputati, i cui membri sono attualmente 630, venne conferita la possibilità di esprimere le preferenze. Per il Senato si preferì il sistema maggioritario. Nella elezione dei deputati, gli elettori avevano originariamente la possibilità di esprimere ben quattro preferenze, cosa che favoriva gruppi di cordate con un voto di scambio all’insegna di se tu fai votare i tuoi elettori per me, io faccio votare i miei per te. Solo dopo parecchi anni la preferenza venne ridotta ad una. Per il Senato, invece, composto da 315 membri parlamentari, senatori a vita a parte, venne adottato il sistema uninominale o maggioritario in base al quale, divisa l’Italia in 315 collegi, risultava eletto chi raggiungeva il risultato più alto rispetto agli altri concorrenti. In questo sistema i nomi dei candidati, scelti dai partiti o, ancor meglio dal segretario e dalla «cupola» dei dirigenti, erano direttamente stampati sulla scheda.

Un sistema comunque imperfetto e tale da falsare i risultati numerici. Basti pensare che proprio in una tornata elettorale di qualche anno fa, un partito o uno schieramento, pur ottenendo il maggior numero di seggi, e quindi di collegi conquistati, ha riportato in realtà una percentuale di voti più bassa rispetto a quella conseguita dagli avversari, realtà questa determinata dalla disparità della forbice dei suffragi, collegio per collegio. In tal modo il governo è stato formato non in base alla maggioranza dei voti espressi dei cittadini, ma in base al maggior numero dei seggi e questo in barba al principio secondo il quale dovrebbe essere la maggioranza a vincere. Avventure della democrazia…

Già nel 1953 del resto, c’era stato un tentativo di surclassare le minoranze attraverso l’emenazione di quella che venne definita la «legge truffa»  e che attribuiva un esorbitante premio di maggioranza alle alleanze di partiti che, coalizzandosi, avessero ottenuto la maggioranza dei voti. In questi ultimi anni poi, la sfrontatezza dei democratici ha superato ogni limite. In Italia, con il sistema di votazione introdotto con la legge 21 dicembre 2005, n. 270, nemmeno a farlo apposta, con i voti esclusivi della maggioranza, definito dal suo stesso ideatore «una porcata» e ribattezzato il «porcellum», non solo sono state abolite le preferenze, ma la lista dei candidati destinati ad essere eletti, la cosiddetta lista bloccata, viene direttamente compilata dal segretario del partito il quale, in tale ambito, ha cura di premiare i suoi fedeli, destinandoli a collegi sicuri e di emarginare i suoi oppositori, liquidandoli in collegi perdenti. Il parlamento in carica risulta così costituito da deputati non eletti, ma «nominati» sulla base della percentuale di voti conseguita dal partito.

Dato l’automatismo dell’elezione, i suddetti candidati non hanno nemmeno l’onere di sobbarcarsi alla campagna elettorale o di tenere qualche discorso per rendere note le proprie vedute o per far conoscere le proprie intenzioni politiche. Un sistema questo, di feudatari e di vassalli, grati al segretario/signore e padrone, del privilegio accordatogli e privi di qualsivoglia autonomia sia nel proprio pensiero, sia nelle votazioni parlamentari. Un deputato/vassallo che si dovesse azzardare a votare alla Camera in maniera sgradita al segretario/signore, verrebbe immediatamente messo in quarantena e mai più ricandidato.

In tal modo il parlamento, teoricamente sede di dibattiti e di confronti, si è trasformato in un’assemblea di yes-man, dove si ratificano le decisioni prese altrove, vale a dire nelle sedi dei partiti. E nemmeno si può dimenticare il basso profilo dei deputati così designati, personalità mediocri, prive di qualunque competenza e delle qualità che dovrebbero contraddistinguere il legislatore. Basta andare a scorrere le biografie e vedere quali sono i loro titoli di studio. Non è un caso, a questo proposito, poi, che il governo faccia massiccio ricorso ai decreti legge che, una volta approvati, passati i fatidici due mesi che obbligano all’esame e all’approvazione da parte del parlamento, diventano oggetto di dibattiti assai minimalistici e risicati.

[Video YouTube da AndreaSpedale]

Dicevamo che esiste ormai un sistema elettorale diverso per ogni tipo di elezione. Questa realtà confonde gli elettori che spesso sbagliano e vedono vanificato il proprio voto. Nel 1993, dopo Mani Pulite, l’inchiesta della magistratura milanese che portò all’arresto o alla fuga di numerosi esponenti politici, colpevoli di avere intascato tangenti da ditte e imprese interessate all’emanazione di certe leggi favorevoli ai loro traffici, e che determinò il crollo della cosiddetta prima repubblica, il popolo italiano fu chiamato alle urne per un referendum che doveva sancire l’abolizione del sistema proporzionale e l’introduzione di quello maggioritario anche per la Camera dei Deputati. I promotori del referendum sostenevano che il sistema proporzionale aveva nel tempo favorito il proliferare del numero dei partiti e di conseguenza la corruzione, mentre invece l’introduzione del maggioritario avrebbe ridotto gli schieramenti politici soltanto a due, secondo il modello anglosassone, favorendo il bipolarismo e la stabilità.

Gli italiani purtroppo la bevvero. Al contrario però di quanto promesso e atteso, il numero dei partiti in breve tempo passò dagli otto tradizionali che avevano contradistinto l’intera vita della «prima repubblica» a quasi cinquanta, con l’aggravante della comparsa di partiti personali, sorte di aggregazioni abnormi nate non intorno ad una idea o ad un programma politico, ma ad una persona.

Da qui la lista Dini, la lista Pannella, la lista Di Pietro o di una miriade di partitini nati da una serie impressionante di scissioni dettate unicamente da rivalità e ambizioni personali. La responsabilità di questa frammentazione va ricercata proprio nell’eccessivo potere dato dal sistema elettorale ai segretari di partito nella scelta dei candidati per cui, gli oppositori interni, per non subire l’emarginazione, hanno finito per fondare propri raggruppamenti in grado di ricattare dall’esterno i partiti d’origine.

Si sa infatti che nell’ambito di un collegio, una forza anche piccola, sulla base di quello che è un vero e proprio ricatto, può essere determinante nella vittoria di uno degli schieramenti, portando o togliendo consensi. E questo ancora di più, quando hanno luogo, nei ballottaggi dove si assiste ad una vera e propria compravendita di posti, assessorati e quant’altro. In tal modo la confusione raggiunta è massima alla faccia delle promesse di un sistema più sobrio ed efficiente.

Ora in poi, da qualche tempo, in Italia, è stata concessa ad ogni regione la facoltà di farsi in modo autonomo la propria legge per il rinnovo del parlamento regionale, introducendo regole e sbarramenti tra i più diversi. Nella Babele venutasi a creare, il cittadino elettore, confuso e disorientato, è diventato un soggetto sempre più manipolabile e il suo voto uno strumento nelle mani di persone interessate solo alla propria carriera personale. La democrazia, diceva qualcuno, o la si fa in parlamento o non è democrazia.

I sistemi elettorali truccati hanno tolto al parlamento e alla democrazia, al di là di ogni considerazione ideologica, qualsiasi parvenza di dignità. Del resto, non solo le regole del gioco ma anche le stesse leggi possono essere modificate, truccate o addirittura abolite quando mettono in pericolo la «stabilità» della maggioranza, vale a dire del gruppo che detiene il potere ed è disposto a tutto pur di non farselo sfuggire dalle mani.

da Nicola Cospito
PERCHE’ NON SONO DEMOCRATICO
spiegato ai miei figli e ai miei alunni…

NOTE:

(1) Vilfredo Pareto, Trattato di sociologia generale, a cura di Norberto Bobbio, Torino, Comunità 1964 vol. II, p. 675,  § 2294

LEGGE n° 270 del 21 dicembre 2005

INVITO ALLA LETTURA. Dal libro di Nicola Cospito «PERCHE’ NON SONO DEMOCRATICO spiegato ai miei figli e ai miei alunni…», prefazione di Rutilio Sermonti – edizioni Nuova Impronta: Nicola Cospito non è un insegnante, tra le decine di migliaia di altri di ogni grado registrati nei ruoili di Viale Trastevere. Nicola è un educatore: categoria sparuta e ufficialmente ignorata, ma altamente preziosa, in assoluta disbiosi col balordo contesto generale. Disbiosi tale, che i rari esponenti della stessa devono forse ringraziare tale ufficiale ignoranza se a una qualsiasi oca giuliva, scodellata da un’anticamera di partito per la carica di On. Pallade Atena Pro Tempore della Repubblica, non salti un giorno o l’altro il ghiribizzo di imporre loro la cicuta, come al loro immortale predecessore. Non è vero che democrazia e libertà siano la stessa cosa. La democrazia è solo un sistema politico. Il peggiore. Si può essere per la libertà di tutti i cittadini e non essere democratici. E non è detto che l’alternativa alla democrazia debba essere necessariamente la dittatura. Del resto mentre i dittatori non si possono inventare, la democrazia è essa stessa la dittatura delle lobbies e dei furbi che ingannano il popolo con il suo consenso, variamente estorto. Cospito non è solo. Da Socrate a Platone, da Dante a Machiavelli, da Campanella a Guicciardini, da Sorel a Bardéche, per arrivare all’antiparlamentarismo italiano di Ottocento e Novecento, Cospito è certamente in buona compagnia.

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9 commenti

  1. […] l’introduzione di leggi ad hoc che impediscano il ricambio della classe politica. Le leggi varate negli ultimi anni in Italia con l’introduzione dei vari sbarramenti, premi di maggioranza, abolizione del sistema delle […]

  2. […] abbiamo assistito nell’ottusità di “Porta a Porta” all’incapacità politica degli onorevoli nominati della Repubblica coloniale italiota di dire agli italiani che non sappiamo cosa abbiamo deciso di […]

  3. […] I SISTEMI ELETTORALI TRUCCATI […]

  4. […] ma comunque ben saldi ai posti di comando. Gli altri, tutti gli altri, ovvero gli elettori ingannati da tale sistema, fuori. Sudditi, […]

  5. […] scena, un varietà, il trionfo dell’addobbo. E gli apparati costano, e le campagne elettorali anche. Ma oltre alla casse romane e alle varie correnti, i quattrini prendono altre destinazioni: come […]

  6. […] politica e impegno civile, di etica e solidarietà, uguaglianza e diritti, nonostante le continue elezioni e campagne elettorali, le organizzazioni antidemocratiche e le dittature feroci si sono nel frattempo comprate i nostri […]

  7. […] politica e impegno civile, di etica e solidarietà, uguaglianza e diritti, nonostante le continue elezioni e campagne elettorali, le organizzazioni antidemocratiche e le dittature feroci si sono nel frattempo comprate i nostri […]

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