COSI’ PARLO’ IL SIONISTA BIBI

«Sono certo che alla fine della vostra indagine diverrà evidente come lo Stato d’Israele e l’esercito israeliano abbiano agito nel rispetto della legge internazionale. Non c’è nessuna crisi umanitaria nei territori palestinesi, perchè le merci possono raggiungere Gaza via terra».

Benjamin Netanyahu
Primo Ministro sionista dell’entità razzista ebraica
(Commissione d’Inchiesta Israeliana – Gerusalemme, 09 agosto 2010)

Il fatto…

All’alba del 31 maggio scorso, a 65 chilometri al largo delle coste della Striscia di Gaza, in acque internazionali (violazione IV Convenzione di Ginevra e Legislazione navale internazionale), la Marina Militare israeliana ha attaccato il convoglio di navi della “FREEDOM FLOTILLA” che trasportavano 10.000 tonnellate di aiuti umanitari per la popolazione palestinese assediata. Un atto dimostrativo e di sostegno per la popolazione palestinese assediata e ridotta in condizioni di vita disumane da anni di embargo israeliano. Attaccare i cittadini di altre nazioni “in acque internazionali”, perché hanno resistito all’arresto non solo è illegale, ma sminuisce le norme internazionali del diritto.

Nel blitz, alla stregua del peggior atto di pirateria, sono stati uccisi 9 attivisti turchi (La nona vittima, Furkan Dogan, aveva origini turche ma nazionalità statunitense) a bordo della nave Mavi Marmara, una delle sei che componeva la Freedom Flotilla. Tutto il mondo, compresa l’ONU (Risoluzione approvata da 32 dei 47 membri del Consiglio: Italia, Stati Uniti e Olanda contrari; Belgio, Gran Bretagna, Francia e Giappone astenuti) ha condannato all’unanimità l’atteggiamento sproporzionato nell’uso della forza di Israele. Tel Aviv, in risposta, ha sempre sostenuto l’indifendibile: provocazione! L’esercito israeliano sostiene che su cinque delle sei navi, l’abbordaggio è avvenuto pacificamente e senza violenze. Solo sulla Mavi Marmara le cose sono andate storte. Israele dice che le indagini sono ancora in corso, e quindi si è rifiutata di commentare l’articolo del Wall Street Journal. La Flotilla, quindi, era una “provocazione”. Volontari pacifisti e giornalisti sono una “provocazione”. Chiedere giustizia e libertà per i palestinesi, con le mani alzate di fronte alle armi, è provocatorio. Come pure pretendere che le condizioni di vita di chi vive nella Striscia possano essere documentate. La Verità diventa una provocazione. E la realtà, quella invece universalmente accettata, è ancora una volta quella israeliana.

Naturalmente, la propaganda sionista, ha raccontato un mare di stupidità, una montagna di bugie, attuando un minuzioso progetto filogovernativo per sensibilizzare (senza vergogna) giornalisti ed opinione pubblica, a partire da un video (messo in circolazione dall’ufficio stampa governativo israeliano che appartiene all’ufficio del primo ministro israeliano ed è responsabile per l’accreditamento dei giornalisti stranieri), sgradevole e offensivo, dichiarazioni, comunicati stampa, sostenendo che Gaza non è afflitta da alcuna crisi umanitaria, non mancano merci e beni di prima necessità nella Striscia e, persino beffarda per la popolazione locale, divulgano escursioni, attrazioni, shopping e, incredibile ma vero, ristorazioni con “menù” enogastronomici (compreso il filetto alla Stroganoff  – suggerimento dello chef – e la vellutata di spinaci) con la gentile raccomandazione per la Stampa straniera di far visita ai ristoranti nel territorio costiero dove poter apprezzare la raffinata cucina locale!

Anche le prove sull’abbordaggio alla nave Mavi Marnara, presentate a propria discolpa da Israele, risulterebbero false. Il Comunicato Stampa dell’IDF (emesso il 5 giugno scorso alle ore 18:09 e relativo al video pubblicato su YouTube il 4 giugno 2010) fornisce sapientemente una rettifica tanto imbarazzante quanto priva di senso circa le registrazioni audio delle comunicazioni avvenute con le navi della Freedom Flotilla.

Il 12 luglio 2010 è stato reso pubblico il risultato dell’indagine interna, della Commissione nominata un mese fa, e condotta dalle Forze di difesa israeliane (IDF), presentato al Capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi, sul sanguinoso arrembaggio al convoglio umanitario Freedom Flotilla. Nonostante le conclusioni, la commissione non raccomanda richiami o interventi contro singoli.  Una delle mancanze più gravi, secondo le cento pagine di rapporto presentate, è stata non valutare l’opzione che il convoglio umanitario avrebbe potuto opporre resistenza. Nonostante le conclusioni, la commissione “IDF Eiland” non ha raccomandato alcun provvedimento punitivo nei confronti di individui coinvolti nella pianificazione e l’esecuzione dell’operazione. Il fallimento del piano è descritto come errore e non come negligenza. Per l’entità sionista, quindi, nessun colpevole. E’ chiaro? I risultati non sono stati all’altezza di ciò che era già stato previsto.

Fonti turche e alcuni media hanno rivelato un documento in cui risulta che una lista di persone da uccidere era stata preparata in anticipo dall’IDF per l’assalto alla “Freedom Flotilla”. Ci sono testimonianze che parlano di “corpi buttati in mare”. La stessa infermeria ha riferito di “aver trovato all’interno dei bagni della Mavi Marmara più di un cadavere con colpi di arma da fuoco alla nuca“. L’elenco delle atrocità include anche un bimbo di appena 13 mesi, figlio del macchinista della nave greca “8000″ usato come ostaggio, con un’arma puntata alla tempia per convincere il comandante della nave a cedere il comando ai soldati israeliani. Si sono moltiplicate anche le dichiarazioni degli altri passeggeri che volevano morire da martiri. E per il nostro (si fa per dire) ministro (inutile) degli Affari Esteri, Franco Frattini: «Vi sono stati degli episodi su cui occorre fare luce e noi chiederemo chiarimenti sulle violenze denunciate». I nostri connazionali (forse anche i suoi) sono stati “rapiti”, “picchiati”, “derubati” e lui ha ringraziato!

E’ politica di Stato in Israele dal 1948 (e prima col Sionismo) ammazzare i civili. Non sono “tragici errori”, non “danni collaterali”, non c’è alcun “rammarico per l’accaduto”. Ammazzare civili è ciò su cui Israele è nata con la pulizia etnica della Palestina, ed è ciò su cui sopravvive. A questo si aggiunge l’impunità totale di cui Israele gode grazie al fatto di essere la base militare americana più grande del pianeta, e solo marginalmente al fatto di essere Stato ebraico discendente dall’Olocausto. Unendo la politica congenita di Israele di ammazzare i civili con la sua assoluta impunità si ottiene precisamente ciò che è accaduto sulla Gaza Freedom Flotilla.

Intanto, continuano le testimonianze nel corso dell’inchiesta del governo israeliano sull’assalto dello scorso 31 maggio alla Mavi Marmara, la nave turca in cui 9 attivisti furono uccisi dall’esercito sionista mentre cercavano di portare un carico di aiuti umanitari a Gaza. Il ministro della difesa Ehud Barak, che si è assunto piena responsabilità politica per quanto accaduto, allo stesso tempo ha scaricato sull’esercito le critiche sull’esecuzione della missione: «I politici hanno deciso cosa fare, la difesa israeliana ha deciso come farlo». Ehud Barak ha spiegato che il 26 maggio la decisione di fermare la Freedom Flotilla era stata presa di comune accordo con il premier Benyamin Netanyahu e i sette ministri del foro per le questioni politiche e militari

E che tra le possibili conseguenze previste furono valutati anche potenziali “scenari estremi”. Un’affermazione che sembrerebbe contraddire quanto sostenuto da Benjamin Netanyahu, che invece ha dichiarato che durante quella riunione si era parlato soprattutto delle possibili conseguenze sul piano delle relazioni internazionali e che la possibilità di uno scontro violento fu solo menzionata di sfuggita: «Non furono discussi i dettagli dell’operazione, solo il possibile impatto che avrebbe potuto avere sui media. La commissione accerterà che Israele ha agito entro i confini della legge», ha detto di fronte ai cinque membri della Commissione presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema Yaacov Tyrkel.

Osservatori stranieri stanno seguendo i lavori della Commissione, che presto dovrebbe sentire il capo di stato maggiore israeliano Gaby Ashkenazi. Intanto il premier Benjamin Netanyahu ha avvertito che Israele si rifiuterà di cooperare con la commissione d’inchiesta formata dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon se questa chiederà di interrogare anche i militari israeliani che parteciparono al blitz contro la flottiglia. Secondo Benjamin Netanyahu gli accordi presi con l’Onu non prevedevano questa opzione, il Segretario generale dell’Onu invece nega di avere mai stabilito un patto di questo tipo. Infatti, una prima inchiesta condotta dalla Difesa israeliana, come già detto, aveva concluso i suoi lavori poche settimane fa affermando che gli incidenti a bordo furono causati dal fallimento delle operazioni di intelligence e dalla mancanza di un’adeguata preparazione all’operazione.

Ieri per la prima volta, a New York, si è riunita la Commissione d’inchiesta internazionale, voluta dall’Onu e incaricata di far luce sul blitz israeliano alla Freedom Flotilla, costato la vita a 9 persone. Parallelamente, a Gerusalemme, è cominciato anche il lavoro della Commissione istituita, sulla vicenda, dallo Stato ebraico: che ha ascoltato il premier israeliano Benjamin Netanyahu ed il ministro della Difesa, Ehud Barak. Rimane però il giallo sull’eventuale deposizione al Palazzo di Vetro dei soldati che parteciparono all’azione contro la nave turca Mavi Marmara: sulla questione, le Nazioni Unite paiono favorevoli, mentre Netanyahu ha fatto sapere che non permetterà ai militari di riferire alla commissione d’inchiesta dell’Onu.

 

Chiunque osi opporsi alla violenza quotidiana che Israele infligge alla popolazione palestinese è un antisemita. E per questa ragione bersaglio possibile

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2 commenti

  1. […] una superpotenza spaziale. Secondo quanto rivela il Jerusalem Post, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta per approvare un ambizioso piano che trasformerà Israele in una superpotenza nel settore dei […]

  2. […] Netanyahu, per i servi dell’entità razzista ebraica spesso soprannominato Bibi, giovedì scorso durante una commemorazione per Rehavam Ze’evi, ex fondatore del Moledet […]


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