LE MANI MACCHIATE DI SANGUE

Il 25 luglio scorso, il sito internet WikiLeaks (fuga di notizie), ha diffuso oltre 90.000 documenti confidenziali sulla guerra in Afghanistan. Il suo fondatore, Julian Assange, è stato al centro dell’attenzione di alcuni alti esponenti dell’amministrazione di Washington che lo hanno accusato di avere le “mani macchiate di sangue“. Assange ha respinto al mittente tutte le accuse, ed ha accusato il Pentagono del tentativo di provare a distrarre l’attenzione dalle migliaia di vite umane perse durante il conflitto: «Bisognerebbe chiedersi perché il Pentagono si stia concentrando sul sangue ipotetico che potrebbe sporcare le nostre mani, piuttosto che sulle 20.000 vite umane perse in Afghanistan, già documentati e rese note dal materiale in nostro possesso».

I documenti in questione sono contenuti all’interno di un file criptato (.aes) rinominato INSURANCE.AES256 (1,4 GB).

Il capo di Stato Maggiore delle forze armate americane, Mike Mullen, durante una conferenza stampa al Pentagono, aveva detto: “Assange può dire ciò che vuole sugli aspetti positivi di quello che lui e le sue fonti stanno facendo, ma la verità è che hanno le mani sporche del sangue di giovani soldati e di famiglie afgane“. Un’accusa che, in qualche modo, era stata fatta sua anche dal segretario alla Difesa Robert Gates che ha sottolineato come le conseguenze della pubblicazione dei documenti riguardanti la guerra in Afghanistan da parte del sito web Wikileaks siano “potenzialmente gravi e rappresentino un rischio per le nostre truppe, i nostri alleati e i nostri partner afgani, e potrebbero minare le nostre relazioni e i nostri rapporti in questa regione fondamentale“.

Julian Assange ha però respinto ogni accusa ed ha accusato il Pentagono del tentativo di provare a distrarre l’attenzione dalle migliaia di vite umane perse durante il conflitto: “Bisognerebbe chiedersi perché il Pentagono si stia concentrando sul sangue ipotetico che potrebbe sporcare le nostre mani, piuttosto che sulle 20.000 vite umane perse in Afghanistan, già documentati e rese note dal materiale in nostro possesso“.

Lo scorso mese di aprile, Bradley Manning, un analista informatico dell’intelligence nordamericana, è stato arrestato con l’accusa di aver trasmesso di nascosto a una ong  il video che testimoniava di una strage compiuta da militari statunitensi a Baghdad nel 2007. Il video aveva fatto il giro del mondo, era la registrazione di un’azione di militari Usa a bordo di un elicottero Apache. I soldati colpirono mortalmente dodici persone dopo essersi accertati in modo superficiale del fatto che queste possedessero delle armi. Ma i bersagli erano disarmati, e nel raid, che colpì anche il furgone dal quale le persone erano scese, vennero feriti anche due bambini, che si erano nascosti all’interno del veicolo.

Fra le vittime ci furono anche un cameraman della Reuters, Namir Noor Ewldeen, e il suo autista Saeed Chmagh. Erano immagini classificate come “secret”, nessuno poteva vedere quel che da anni viene detto: le truppe Usa sparano ai civili. Per vie sconosciute il documento era giunto a WikiLeaks, che lo aveva diffuso con il titolo: “Collateral Murders” (Omicidi Collaterali). Nel video si sente chiaramente la voce del mitragliere che insiste affinché dal comando gli diano il via libera per aprire il fuoco, affermando che quello che poi sarebbe stato identificato come il giornalista della Reuters stava puntando un’arma verso il velivolo “pronto a sparare”. In realtà Namir Noor Ewldeen impugnava un macchina fotografica. Ma il soldato ricevette il via libera e sparò senza esitazione, uccidendo sette persone su otto. L’ottavo, ferito gravemente ma vivo, l’autista Saeed Chmagh si trascinò a stento verso un cancello aperto nell’estremo tentativo di mettersi in salvo. “Sta cercando di raccogliere un arma, datemi il permesso di sparare”, gridò al comando di terra il mitragliere. Un nuovo ok diede la possibilità al soldato di aprire ancora una volta il fuoco. La strage era compiuta.

Intanto la crociata contro WikiLeaks continua. Dietro alle parole del vertice della difesa a stelle e strisce riecheggiano le dichiarazioni di autorità e vertici militari che avevano già sottolineato i rischi per le vite dei soldati in Afganistan causati dall’azione del sito, che arrivano a dire che Julian Assange “ha le mani sporche di sangue“. Il presidente USA e Premio Nobel per la Pace Orwelliana, Barack Obama, si è detto “preoccupato” per la fuga di notizie messa in moto dal sito Wikileaks, aggiungendo che queste “non rivelano nulla di nuovo“. E che è stato proprio in funzione del quadro emerso da quelle notizie che aveva deciso di rivedere la sua strategia sulla guerra in Afghanistan annunciata lo scorso dicembre.

Nel frattempo WikiLeaks si starebbe attrezzando per rispondere al nuovo livello di attenzione delle autorità nei suoi confronti: su Internet e su BitTorrent è disponibile un file con funzione di “assicurazione“, 1,4 GB di dati per il momento protetti da cifratura (.aes) che, in caso succeda qualcosa a Julian Assange o alla piattaforma, potrà essere aperto da tutti coloro che nel frattempo l’avranno scaricato con l’inserimento di una semplice password (che al momento resta celata). Una sorta di assicurazione sulla vita, comparsa in un altro sito che diffonde materiale classificato e riservato: Cryptome.

L’Olanda è stato il primo Paese della Nato a lasciare l’Afghanistan. L’1 agosto scorso si è conclusa ufficialmente la sua presenza, durata 4 anni, nella provincia centro-meridionale di Uruzgan, che ha coinvolto in tutto 1950 soldati (con 24 vittime). Ma il contingente dell’Isaf è in crescita: Barack Obama ha infatti promesso l’arrivo di altri 30.000 uomini. Yes, we can…

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1 commento

  1. […] di questi rapporti è stato invece reso pubblico recentemente dal sito internet Wikileaks: “92mila documenti segreti dell’esercito USA che Wikileaks ha svelato con una decisione che per la C…”. Questi documento sono stati paragonati ai “Pentagon papers” che nel 1971 svelarono le […]


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