CONTROCIRCUITAZIONE DEL SISTEMA

Se per definire l’attuale situazione politica italiana, al centro come in periferia, usassimo un termine tecnico-scientifico potremmo senza alcun dubbio dire che siamo in una fase di cortocircuitazione del sistema. Non che questa condizione sia nuova all’esperienza della Repubblica Italiana, prima o seconda che dir si voglia, ma di sicuro ad un orizzonte non troppo lontano appaiono nubi color piombo che non promettono nulla di buono. Certo è che la crisi economica diffusa, con migliaia di piccole e medie aziende che hanno chiuso le saracinesche per l’impossibilità di tirare avanti e con un sistema bancario intento o a proteggere i guadagni di qualche lustro fa o a correre ai ripari per crediti facili ma ora in grave sofferenza, sta contribuendo a  saturare un ambiente con una miscela di gas altamente esplosiva. Ma non è solo la crisi economica. Nella miscela letale non possono non entrare, con una pressione parziale ragguardevole, le vicende della politica italiana di questi ultimi mesi; una politica che – come noi denunciamo ormai da anni – è lontana anni luce dal suo campo di applicazione naturale, ovvero quella comunità nazionale sempre più bisognosa di punti di appiglio solidi per evitare l’irrimediabile caduta in uno dei tanti baratri che la storia riserva ai popoli esausti per autoconsunzione morale ed intellettuale.

Ma torniamo al concetto di cortocircuitazione del sistema. Si è detto che la cosa non rappresenta una novità, visto che in altri periodi della storia recente di questo paese si è “rischiato” più volte di giungere ad eventi epocali, poi rientrati grazie al solito sistema dei contrappesi interni ed internazionali che hanno rimesso in carreggiata il vecchio sistema con qualche lifting di facciata. Basti pensare agli anni settanta, al cosi detto terrorismo rosso e nero ed alla risposta autoritaria di matrice centrista che taluni, allora, fortemente accarezzarono; oppure agli anni novanta, con la fine della prima repubblica ed il contemporaneo clima di degenerazione delle strutture statali prese d’assalto dall’attacco di uno “stato parallelo” sul quale ora si sta cercando (il forse è d’obbligo in Italia, come del resto il beneficio del dubbio!) di fare chiarezza. Dunque, nella non novità di un clima del genere, che i pennivendoli di regime e le più alte cariche dello Stato da tempo definiscono veleni o verità, a seconda dell’interesse di parte che hanno, la figura di Silvio Berlusconi costituisce il detonatore, ossia quello strumento la cui presenza determina la probabilità che si verifichi  o meno l’evento distruttivo.

Ciò significa che se all’improvviso Berlusconi venisse a mancare scoppierebbe sì una lotta cruenta per la sua successione, ma, con ogni probabilità, il vecchio sistema del compromesso storico dovrebbe essere un pò oliato ma tornerebbe in poco tempo a far quadrare il cerchio, con volti e sigle nuove ma con l’habitus bizantino di sempre, ieri tanto caro ai vari Moro, Fanfani,  Berlinguer e, perché no, Almirante e oggi ai loro discepoli Casini, Letta senior e junior, D’Alema e Fini. Potrà dunque sembrare un paradosso ma, allo stato delle cose, il permanere di Berlusconi alla guida dell’Italia ancora per qualche anno è in grado di garantire e la saturazione dell’ambiente e la contemporanea presenza di una miccia che, diversamente, non potrebbero esserci. Non a caso il cavaliere, che tutto è men che meno stupido, avendo compreso che le alchimie romane di palazzo prima o poi lo avrebbero schiacciato ha visto bene di legare a sé la parte economicamente forte del paese, rappresentata dalle regioni del nord a guida leghista: il connubio con la Lega rappresenta per Berlusconi la condizione essenziale per poter continuare a rimanere in sella nonostante gli scossoni interni al suo partito e la guerra giudiziaria che è ripresa più intensa che mai.

A conferma della tesi che stiamo esponendo vi è proprio la santa alleanza Berlusconi-Bossi in cui si intravede chiaramente quella volontà di destrutturazione della repubblica parlamentare di stampo centralista ereditata dalla volontà dei costituenti. Ed è in questa forte tensione sotterranea tra due macroblocchi trasversali che stanno formandosi che dobbiamo sperare per vedere ed udire l’esplosione definitiva del sistema. Sarà dallo scontro definitivo tra le vecchie logiche delle oligarchie politiche e d’apparato fedeli al modello centralista, di cui sono fautori  Fini, Casini; D’Alema, lo stesso Di Pietro tra i politici e buona parte del mondo finanziario-imprenditoriale che conta, e la linea nordista di una secessione mascherata nei fatti ma non nei contenuti tanto cara ai leghisti, a Tremonti e a Berlusconi.

Dallo scontro – se e come vi sarà – tra queste due faglie sotterranee potrà uscire l’occasione giusta per un momento “rivoluzionario”. Sempre a condizione che non venga partorito qualche artifizio di natura finanziaria da utilizzare per riequilibrare la crisi e riportare il popolino a guardare l’orticello di casa. Perché – si sa – le rivoluzioni si fanno quando c’è un popolo degno di tal nome e quando la gente della strada non sa cosa mettere in tavola per la cena dei propri figli. Se queste due condizioni ci saranno, ovvero sempre maggiori ristrettezze ed un detonatore umano di nome Berlusconi la possibilità di un rivolgimento resta presente; se poi questo possa addirittura trasformarsi in aperti scontri in cui ognuno giuoca la sua partita è ben altro discorso sul quale è difficile addentrarsi. Certo è che quanto enucleato può apparire un paradosso, ma sappiamo bene che la storia dell’uomo è stata spesso un avvicendarsi di paradossi più o meno grandi. Quanto alle forze social-nazionali che auspicano l’avverarsi di un momento simile, non ne possiamo dimenticare la fragilità organizzativa e l’incapacità di farsi movimento unitario di popolo in grado di entrare nella mischia quando e se sarà necessario.

ED E’ SU QUESTO CHE DOBBIAMO RIFLETTERE E PARTORIRE UNA SOLUZIONE NEL MENTRE CHE STIAMO ALLA FINESTRA A GUARDARE, PERCHE’ SE MAI ACCADESSE CHE DALLA FINESTRA SI DOVESSE SCENDERE NELLE PIAZZE LE COSE DOVRANNO ESSERE CHIARE PER TUTTI, SENZA SE E SENZA MA.

Controcircuitazione
da Nuvola Rossa, CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE

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