CAPISCO COME MA NON CAPISCO PERCHE’

«Quanto accaduto non cambia la missione italiana, perchè gli impegni internazionali vanno mantenuti, ci sono rischi che sappiamo di correre, ma vogliamo che il loro sacrificio non sia vano e che la lotta contro il terrorismo possa essere combattuta a partire dal 2013 dalle forze afgane in modo che i nostri possano tornare a casa».

Ignazio Benito Maria La Russa
Ministro delle Missioni orwelliane di Pace in Guerra
(Ansa, 28 luglio 2010)

Con l’ultimo attentato di oggi, in cui hanno perso la vita il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis, di un team specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi artigianali, sale a 29 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan, dall’inizio della missione orwelliana di Pace in Guerra nel 2004.

La guerra è pace…
La libertà è schiavitù…
L’ignoranza è forza…

25 luglio 2010: muore, suicida, un militare italiano. Si sarebbe sparato un colpo d’arma da fuoco all’interno del suo ufficio, a Kabul. Poche le informazioni sull’accaduto che filtrano dallo Stato Maggiore della Difesa, che non ha diffuso il nome della vittima, pur avendo avvertito la famiglia. Non si conoscono allo stato le ragioni che hanno indotto il militare italiano a togliersi la vita: sull’episodio sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della polizia militare.

23 giugno 2010: muore a Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan, il caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano. Il militare ha perso l’equilibrio ed è caduto da un mezzo blindato, riportando un forte trauma cranico. Apparteneva al 32esimo Reggimento Genio, della Brigata Alpina Taurinense.

17 maggio 2010: un veicolo blindato salta in aria per l’esplosione di un ordigno nella provincia di Herat. Muoiono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni. Le vittime appartenevano al 32.esimo reggimento Genio della brigata Taurinense.

26 febbraio 2010: viene ucciso Pietro Antonio Colazzo, un funzionario della Aise, l’Agenzia di informazione e sicurezza esterna, nel corso di un attentato suicida compiuto dai talebani a Kabul contro due ‘guest house’.

15 ottobre 2009: un militare del Quarto Reggimento alpini paracadutisti muore in un incidente stradale avvenuto sulla strada che unisce Herat a Shindad.

17 settembre 2009: sei militari muoiono in un attentato suicida a Kabul, rivendicato dai talebani. Le vittime, del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Kabul, sono Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Massimiliano Randino, Roberto Valente e Gian Domenico Pistonami.

14 luglio 2009: muore, in un attentato a 50 chilometri da Farah, il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni. Paracadutista dell’Ottavo Genio Guastatori della Folgore, faceva parte di un team specializzato nella bonifica delle strade.

15 gennaio 2009: il maresciallo dell’Aeronautica Arnaldo Forcucci  muore per un arresto  cardiocircolatorio. muore per un malore a Herat il caporalmaggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, dell’Ottavo reggimento bersaglieri di Caserta.

21 settembre 2008: muore per un malore a Herat il caporalmaggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, dell’Ottavo reggimento bersaglieri di Caserta.

13 febbraio 2008: muore in un attacco il maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, del Cimic Group South di Motta di Livenza. L’attentato avviene a una sessantina di chilometri da Kabul, nella valle di Uzeebin, mentre i militari italiani sono impegnati in attività di distribuzione di viveri e vestiario alla popolazione della zona. Rimane ferito il maresciallo Enrico Mercuri.

24 novembre 2007: muore in un attentato suicida nei pressi di Kabul il maresciallo capo Daniele Paladini, 35 anni. Altri tre militari rimangono feriti.

4 ottobre 2007: muore al Policlinico militare del Celio l’agente del Sismi Lorenzo D’Auria. Il militare era stato gravemente ferito il 24 settembre 2007 durante un’operazione delle forze speciali britanniche per cercare di liberarlo. Due giorni prima, D’Auria era stato sequestrato assieme a un altro sottufficiale del servizio di sicurezza militare e a un collaboratore afgano.

20 settembre 2006: muore in un incidente stradale, a sud di Kabul, il caporalmaggiore Giuseppe Orlando, 28 anni. Faceva parte della 22/a compagnia del Secondo Reggimento alpini di Cuneo.

26 settembre 2006: perdono la vita i caporalmaggiori Giorgio Langella, 31 anni, e Vincenzo Cardella, in seguito all’esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul. I due militari appartenevano alla 21esima compagnia del Secondo Reggimento alpini di Cuneo.

2 luglio 2006: il tenente colonnello Carlo Liguori, 41 anni è stroncato da un attacco cardiaco ad Herat.

5 maggio 2006: in seguito all’esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul, muoiono il tenente Manuel Fiorito, 27 anni, e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni, entrambi del Secondo Reggimento Alpini. I due soldati si trovavano a bordo di due veicoli blindati “Puma”, a sud-est della capitale afgana, quando sono stati investiti dall’esplosione.

11 ottobre 2005: muore il caporalmaggiore capo Michele Sanfilippo, 34 anni. Sanfilippo, effettivo al Quarto Reggimento Genio Guastatori di Palermo, viene ferito con un colpo alla testa, partito accidentalmente, nella camerata del battaglione Genio a Kabul. Muore poco dopo il ricovero in ospedale.

3 febbraio 2005: l’ufficiale di Marina Bruno Vianini perde la vita nello schianto di un aereo civile sul quale viaggiava, tra Herat e Kabul. Il capitano di fregata aveva 42 anni.

3 ottobre 2004: il caporal maggiore Giovanni Bruno, 23 anni, del Terzo reggimento alpini, è vittima di un incidente stradale mentre si trova a bordo di un mezzo dell’esercito nel territorio di Sorobi, a 70 chilometri da Kabul. Nell’incidente rimangono feriti altri quattro militari.

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1 commento

  1. […] che nessuno rispetta. Non per niente si parla di missione di pace ogni qualvolta si va alla guerra. Ogni tanto c’è qualche salma di nostri soldati che rientra tra facce di bronzo e lacrime dei fami…. Ma ci chiediamo mai se davvero la vogliono? E se preferissero mantenere quei sistemi o modelli […]


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