CAPITANI CORAGGIOSI NELL’ITALIA DI BERLUSCONI

Dopo la Fiat in Serbia, la Piaggio sbarcherà in Cina. Piaggio punta a esportare la Vespa in Cina e a raddoppiare la sua produzione in India, il piano rientra nella strategia di penetrazione nei mercati dove le vendite di scooter stanno crescendo più velocemente. È quanto affermato oggi dal presidente dell’azienda, Roberto Colaninno, in un’intervista pubblicata sul Wall Street Journal. Colaninno spiega come l’aumento della domanda di motorini in Asia aiuterà la Piaggio a compensare il rallentamento delle vendite in Europa.

Quindi, oltre all’India, in cui l’azienda investirà 100 milioni di euro nei prossimi tre anni per incrementare la produzione dello stabilimento di Baramati, la Piaggio è interessata anche a Pechino: nel mese di agosto, sottolinea Colaninno, l’azienda inizierà a vendere l’Mp3 (scooter a tre ruote), mentre la Vespa approderà presto in Cina, ma data e prezzi non sono ancora stati fissati.

ROBERTO COLANINNO
Da manager diventa imprenditore senza capitali. Conquista Telecom facendo debiti. Insieme a Gnutti e Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. Hopa (controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 13,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano Telecom detendone solo il 1,5%. C’è il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie riservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia la Consob non ha accertato). Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”. Telecom viene gestita così bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della società. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per conflitto d’interessi. Nel 2008 viene costituita una “NewCo“, la C.A.I. Compagnia Aerea Italiana una società-veicolo che intende acquisire l’Alitalia. La società, presieduta dallo stesso Colaninno, riesce, dopo estenuanti trattative, a raggiungere un accordo con i sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL e UGL) il 25/09/2008 e quindi il 12/12/2008 firma col commissario straordinario l’atto di acquisto di Alitalia. Oggi Colaninno come Presidente di Alitalia, insieme all’AD Rocco Sabelli. Condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crac Italcase-Bagaglino nel dicembre 2006 e interdetto dai pubblici uffici per 5 anni, è assolto in appello nel maggio 2009. Rispetto ai due capi di imputazione che gli erano stati contestati, i magistrati hanno accertato che in un caso il fatto non sussisteva e nell’altro caso che Colaninno non aveva commesso il fatto. Dal casellario giudiziario non risulta più nessuna trascrizione a suo carico.

Bye bye, made in Italy…

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1 commento

  1. […] ci domandiamo se è possibile che la borghesia imprenditoriale italiana possa tranquillamente delocalizzare le sue aziende in paesi dove il costo del lavoro è praticamente zero, possa licenziare i lavoratori che in Italia […]


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